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” BASTERANNO LE ARMI ? ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Basteranno le armi ? E’ questa la domanda che gli Stati Uniti d’America, l’Europa unita, la Gran Bretagna, Israele, la Russia, l’Ucraina i giornali nazionali e internazionali si fanno in questi giorni ,arrivati ormai a quattro anni  della guerra Russia Ucrania,  alla distruzione di Gaza, l’annientamento del popolo palestinese, l’ennesimo attacco al Libano da parte di Israele per debellare gli Hezbollah,l’attacco degli Usa all’Iran e la sua risposta  con obiettivo i  i paesi del Golfo..

Basteranno le armi per  continuare queste guerre che hanno un solo obiettivo  dichiarato almeno dai protagonisti che  ho menzionato : un vincitore e un vinto perchè è scomparsa nei dibattiti, nei talk show , negli incontri ma soprattutto sui tavoli dei contendenti la parola “ negoziazione”. Quando “ per caso” , e bisogna proprio dirlo , la diplomazia  riesce a segnare qualche punto a suo favore, anche un quel “caso “ negoziazione significa  una vittoria per negoziare meglio. Ovvero la preminenza su tutto  della forza  che chiaramente come detto è la logica  del vincitore e del vinto.

Tutto questo in un contesto in cui il riarmo della Germania e in generale dell’intera Europa, unitamente all’abbandono della neutralità da parte per esempio della Finlandia che ha chiesto di entrare nella Nato, desta viva preoccupazione.Come pure desta allarme il comportamento  del  capo di uno dei paesi militarmente più forti al mondo Donald Trump. Quest’uomo  che  nelle promesse della campagna  elettorale, per esempio,  riteneva di poter porre fine al conflitto Russia Ucraina in una settimana  non solo non è riuscito a mantenere questa promessa  per quello ed altri conflitti ,mancando  il progetto per l’assegnazione a suo favore del Nobel per la pace ma  innescando guerre a catena.  Non solo con le armi ma anche con  i dazi, la finanza, la concorrenza spietata nell’appropriarsi di risorse come nel caso del Venezuela.

Basta leggere  uno dei data room del Corriere della sera o di Sky per rendersi conto di come quella promessa elettorale non solo non  è stata onorata ma peggio è stata affossata  sotto un peso inaccetabile   di morti, distruzioni giustificate da una propaganda  della forza e della invincibilità. Eccone un elenco, solo un elenco .  Somalia – 1 Febbraio 2025: A due settimane dall’inizio  del secondo mandato  Trump ordina un attacco militare contro una base Isis in Somalia, Iraq – 13 Marzo 2025:  Trump ordina l’uccisione di Abadallah Makki  Muslikal- Rifai , un comandante di alto profilo dell’Isis in un attacco nella provincia irachena di al-Anbar. Yemen – Marzo-Maggio 2025: . Per settimane il Pentagono colpisce con decine di azioni navali e aeree le installazioni degli Houthi filoiraniani nello Yemen .Iran – 22 Giugno 2025: Trump lancia  “ Midnight  Hammer” (Martello di mezzanotte), l’operazione militare di aeronautica e marina contro i siti nucleari in Iran. Mar dei Caraibi – 2 Settembre 2025. gli Stati Uniti avviano offensive mirate contro il traffico di droga venezuelano. Il 2 settembre viene affondata una  imbarcazione nel Mar dei Caraibi, muoiono 11 uomini .Siria – 19 dicembre 2025. In seguito a un attacco in cui muoiono due soldati statunitensi e un traduttore nella città di Palmyra, Trump ordina un blitz contro lo Stato islamico con oltre 70 obiettivi raggiunti .Nigeria – 25 dicembre 2025. Nel giorno di Natale Trump lancia attacchi aerei contro basi dell’Isis nello stato di Sokoto, per vednicare  le uccisioni di cristiani.Venezuela – 2 gennaio 2026. Il nuovo anno inizia con «Absolute Resolve»: 150 aerei delle forze armate Usa bombardano il nord del Paese, muoiono 80 persone tra militari e civili venezuelani e cubani, il presidente venezuelano Nicolas Maduro viene catturato e trasferito nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, a New York. Iran 28 febbraio 2026  gli Stati Uniti lanciano un attacco preventivo  congiunto con Israele sull’Iran .

Un uomo,insieme ad altri uomini potenti e potentati , complice di atrocità  come lo sterminio del popolo palestinese o come il massacro di Bucha  che è  l’esempio di come una guerra possa essere    sentita, raccontata, manipolata , interpretata.

Il 31 marzo  i soldati russi hanno abbandonato Buche, una città  della cinta attorno a Kiev.  Una normale operazione di guerra. Solo che  dietro di loro hanno lasciato  cadaveri e fosse comuni . Vittime soprattutto civili  uccisi  nella loro quotidianità , inermi, . Il racconto di quella strage parla appunto di civili legati e imbavagliati,  uccisi nel sonno, . Secondo le fonti tali atrocità sarebbero state commesse  dal Battagline 51480   a cui appartenevano soldati siberiani comandati dal  tenente collonnello  Asambekovich. Un massacro difficile da ricostruire  per le numerose  testimonianze , foto e video , conteste da entrambe le parti russe e ucraine . Secondo le dichiarazioni di  Maria Zakharova  non solo  i soldati russi al momento dl massacro avrebbero già lasciato la città, ma  i video di Bucha sarebbero stati ordinati dagli Stati Uniti per screditare “l’operazione speciale” del Cremlino in Ucraina.

Una strage difficile da ricostruire ma sempre una strage. Un racconto che ci dice chiaramente come  quella guerra , ma tutte le guerre  siano  accompagnate da propaganda , manipolazioni .

Ma l’intento di questo scritto è quello di far riflettere  ancora una volta sulle armi, sul  loro uso, sul  loro rifiuto  ,  sulla  funzione degli arsenali , sul  costo del loro uso, sicuramente in vite umane ma anche  dal punto di vista finanziario  e delle ripercussioni  appunto economiche sulla vita concreta e quotidiana delle popolazioni.  Fino appunto all’uso sproporzionato  e fuori da ogni morale dell’applicaziuone di quella che noi chiamiamo intelligenza artificiale applicata alle armi, ai sistemi di combattimento. Tutti temi che richiamano  la necessità di promuovere sempre più una educazione alla pace , quella vera  disaramate  disarmante come fin dall’inizio del suo pontificato  Papa Leone XIV va  sostenendo.

Parliamo dunque per esempio del costo dell’ultima  guerra  in ordine di tempo, quella  promossa e voluta da Donald Trump  contro l’Iran. Le prime cinque settimane di guerra con l’Iran sono costate a Israele circa 11,5 miliardi di dollari, dice il ministero delle Finanze israeliano, secondo quanto riporta il New York Times. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno speso circa 13,7 miliardi di dollari in intercettori e 9,7 miliardi di dollari in bombe e missili per colpire obiettivi, aerei distrutti o danneggiati, sono stimati in 2,6 miliardi di dollari.Senza contare l’inflazione, che dall’inizio del conflitto è volata ai massimi degli ultimi due anni. A marzo è balzata al 3,3% dal 2,4% del mese precedente complice un caro-energia che ha fatto schizzare i prezzi della benzina del 12,5%. La fiducia dei consumatori americani , misurata dall’indice Michigan, è crollata in aprile ai minimi storici appesantita dalle aspettative sui prezzi. Per Trump e la sua promessa età dell’oro è un duro colpo: eletto per rilanciare l’economia e portare avanti l’America First, il presidente è alle prese con una ripresa che rallenta e prezzi che volano.

Il costo della guerra in Ucraina per la Russia viene stimato  in  circa 250 miliardi di euro solo per la difesa nel 2025. In precedenza, si stimava che la Russia potesse spendere circa 27 miliardi di dollari al mese in salari, armi e riparazioni. Sull’altro fronte   per respingere la macchina militare russa ,

secondo dati recenti, confermati da Andriy Hnatov, capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Ucraina, un solo giorno di guerra su larga scala è costato al Paese, in media, l’incredibile cifra di 172 milioni di dollari (145,7 milioni di euro) nel 2025.Alla vigilia del quadriennale della guerra, il governo ucraino, la Banca Mondiale, la Commissione Europea e le Nazioni Unite hanno pubblicato l’aggiornamento del Rapid Damage and Needs Assessment (RDNA5) congiunto.A dicembre 2025, il costo totale della ricostruzione e della ripresa in Ucraina è stimato in quasi 588 miliardi di dollari (500 miliardi di euro) per il prossimo decennio.

Armi  e devastazioni  costati fino ad oggi  dal punto di vista materiale   miliardi e miliardi di     dollari .Un costo  che diventa insostenibile , o meglio che incide pesantemente sulle economie dei paesi in guerra con risvolti  pesanti dal punto di vista della vita quotidiana per tutti i  cittadini.

Per non parlare dei costi  di vite umane. A quattro anni dall’inizio dell’invasione (febbraio 2026), la guerra in Ucraina ha provocato un numero di vittime complessivo, tra morti e feriti, che secondo alcune stime supera il milione e mezzo di soldati su entrambi i fronti.  Nel conflitto Israele Hamas a gennaio 2026, le stime indicavano oltre 71.000 morti nella Striscia di Gaza dall’inizio delle ostilità il 7 ottobre 2023, mentre per quanto riguarda Israele, il bilancio totale delle vittime, tra l’attacco iniziale e le successive fasi belliche, è stimato in circa 2.000 persone.

Attualmente sono attivi circa  56 conflitti nel mondo , il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, che coinvolgono direttamente o indirettamente oltre 90 Paesi.  Il numero di vittime causate dai conflitti armati nel mondo è elevato e in costante mutamento, con stime che indicano oltre 240.000 morti in un solo anno tra la fine del 2024 e la fine del 2025, e una stima al ribasso di oltre 233.000 decessi solo nel corso del 202 4. Un panorama desolante che richiama altri morti.quelli della prima guerra mondiale  che sono stati forse  8,5 milioni, contro i circa 60 milioni di vittime della Seconda guerra mondiale .

Una triste  contabilità che sembra non aver mai fine  con prezzi altissimi sia in risorse economiche e finanziarie sia in vite umane.  Cinicamente si parla di risparmio  economico e finanziario ma non certamente di vite umane. Ecco allora l’ introduzione  di una nuova arma , un drone armato , appunto un oggetto volante  inventato e costruito per altri usi che  viene dotato di un dispositivo offensivo per colpire un bersaglio.   che sembra escludere dai  campi di battaglia l’elemento umano . Che sembra, perchè in realtà  chi paga le conseguenze è sempre la popolazione civile, Una guerra che modifica i campi di battaglia . Una guerra che chiede alla tecnica di migliorare  continuamente le sue potenzialità  tanto che in tema di conflitto atomico  la richiesta è quella di  superare la preistoria delle bombe di  Hiroshima e Nagasakhi . Per non parlare dell’uso dei satelliti e  dell’utlima arrivata : l’imntelligenza artificiale applicata appunto  ai conflitti bellici con il potenziamento delle armi.

E sempre in tema di economia e finanza bellica va sottolineato il raffronto tra il costo di un drone (in particolare i modelli “kamikaze” o loitering munition) e quello di un missile tradizionale che  evidenzia un’enorme disparità economica, che rappresenta il fulcro delle moderne strategie di guerra asimmetriche. Nel 2026, un drone kamikaze come lo  Shahed -136 (o i suoi derivati) ha un costo stimato tra i 20.000 e 50.000 dollari  per unità. Al contrario, un missile intercettore di difesa aerea, come quelli del sistema Patriot , costa circa  4 milioni di dollari  per lancio  Ecco dunque la spiegazione  dell’uso massiccio di droni.

Per qurno ruguarda l’uso dell’intelligenza artificiale  nei comflitti armati  ci si domanda se sostituirà le decisioni umane  per stabilire obiettivi ed altre strategie . L’uso  dell’intelligenza artificiale  nei conflitti armati  sta già modificando profondamente i processi decisionali, agendo come supporto fondamentale o, in alcuni casi, come sistema autonomo per l’identificazione e l’ingaggio di obiettivi.Insomma  uno strumento che doveva aiutare l’umanità  a vivere meglio è stato trasformato in uno strumento di distruzione e di morte.

Dunque probabilmente non basteranno le armi in dotazione agli eserciti di molti paesi .O meglio non basterà la potenza di quelle armi. La rincorsa ad avere  armi  tecnolgicamente più potenti  è  la china verso la quale siamo incamminati . E il problema della potenza delle armi  è in generale  anche il problema della tecnica  che sta segnando la fine della Storia e dell’Occidente come lo conosciamo . Secondo la tesi di   Umberto Galimberti ampiamente discussa in opere come Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica (2007) e L’ospite inquietante (2007)  la tecnica moderna ha smesso di essere un semplice strumento nelle mani dell’uomo (come nell’antichità) per diventare il soggetto della storia e l’ambiente in cui viviamo.La tecnica non tende a uno scopo, non promuove un senso, non svela verità, ma funziona semplicemente. L’obiettivo non è il “bene dell’uomo”, ma il funzionamento del sistema tecnico stesso.L”uomo non è più il soggetto che domina, ma un “funzionario” dei suoi apparati, ridotto a mezzo per il potenziamento della tecnica stessa. La guerra tecnologica è dunque l’esaltazione  del “non senso”. Dal quale è difficile uscire.

Tanto che  in questo scenario la salvezza è difficile da intravedere  A meno che  non si riesca a far  risuonare chiaro e forte  un appello, quello  alla pace  di cui in questi mesi si è fatto promotore Papa Leone XIV  che annuncia in questo modo  la buona novella , il messaggio evangelico. Un invito alla pace   che è stato raccolto anche dalla Conferenza episcopale italiana  con il documento che segue  e che si condivide con il lettore che può leggere  la   nota pastorale integralmente su https://www.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/31/2025/12/05/NotaPastorale_EducarePace.pdf 

Il 19 novembre 2025 ad Assisi  in occasione del ’81°  Assemblea  Generale  della  Conferenza episcopale italiana è stata  pubblicata la Nota Pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante”,  Una nota  che risponde in pieno all’invito di papa Leone XIV che, nell’udienza concessa ai vescovi italiani lo scorso 17 giugno, aveva incoraggiato ogni comunità a diventare «una ‘casa della pace’, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono», la Conferenza episcopale italiana, nel corso della recente Assemblea generale, tenuta ad Assisi dal 17 al 20 novembre 2025, ha approvato la nota “Educare ad una pace disarmata e disarmante”.

Il Signore ci dona e ci affida la sua pace. Ci consiglia di essere operatori di pace, per essere chiamati figli di Dio. La cura per una cultura di pace è una costante preoccupazione dei credenti e di tutti gli uomini di buona volontà. Leone XIV ha chiesto che ogni comunità sia una «casa della pace e della non violenza», «dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono»[1]. Per questo motivo la Commissione Episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, avvalendosi del contributo di teologi e teologhe impegnati nella riflessione sul tema della pace e ai quali va la nostra riconoscenza per l’apporto dato, ha preparato una Nota pastorale sul tema dell’educazione alla pace, approvata dall’81ª Assemblea Generale il 19 novembre 2025 ad Assisi. Già nel 1998, la Commissione Ecclesiale giustizia e pace della CEI aveva pubblicato una nota sull’educazione alla pace[2].
Il presente documento, Educare a una pace disarmata e disarmante, invita a riscoprire la centralità di Cristo “nostra pace” in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia, e si inserisce nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, con un’analisi attenta della situazione attuale segnata da numerosi conflitti; dall’“inutile strage” di persone, per lo più civili e bambini; da una mentalità che rincorre la strategia della deterrenza degli armamenti, che può cambiare l’economia e la cultura dei nostri Paesi; da una violenza diffusa che rischia di diventare una cultura che affascina soprattutto i più giovani. Per questo, è necessario un rinnovato annuncio di pace al quale la presente Nota può offrire un contributo.
Nella Dichiarazione congiunta, firmata il 29 novembre 2025, Leone XIV e Bartolomeo I invocano «il dono divino della pace sul nostro mondo», sottolineando che «tragicamente, in molte sue regioni, conflitti e violenza continuano a distruggere la vita di tante persone. Ci appelliamo a coloro che hanno responsabilità civili e politiche affinché facciano tutto il possibile per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente, e chiediamo a tutte le persone di buona volontà di sostenere la nostra supplica»
[3].
Alle nostre comunità viene dato uno strumento per leggere la realtà contemporanea (prima parte della Nota); viene poi rivolto l’invito ad attingere alla Parola di Dio e al Magistero una visione di riconciliazione, di pace, di convivenza tra i popoli, continuamente minacciata dal peccato nelle sue forme anche “strutturate” di ingiustizie e di guerre. Essere alla scuola della pace significa mettersi alla scuola della Parola di salvezza e della Dottrina sociale della Chiesa; quest’ultima, in particolare da Benedetto XV fino a Leone XIV, è stata un punto di riferimento per tutti i popoli nella soluzione di conflitti e nel ripensamento delle vie di pace da percorrere. Da questa ricchezza di contenuti, che disarmano i cuori e trasformano gli strumenti di distruzione in mezzi di sviluppo, nasce un impegno che i cristiani condividono con tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Nella Nota c’è un costante riferimento agli “artigiani e architetti della pace”, che in ogni epoca sono stati l’esempio più vero che «la pace non è un’utopia spiritale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione»
[4]. Alla loro testimonianza le comunità cristiane sono sempre chiamate ad attingere esempi e parole efficaci anche nel nostro tempo.
Oggi si aprono tanti ambiti e orizzonti nei quali divenire “case di pace”: la preghiera, anzitutto, che implora costantemente questo dono di Dio e anima la speranza; la famiglia e la scuola, luoghi nei quali si comincia ad apprendere la non violenza; la società civile e la politica, chiamate ad avere una visione che assicuri sviluppo e solidarietà, che sono “i nomi nuovi” della pace; a scongiurare la strategia della corsa agli armamenti e a non far proliferare le armi nucleari.
Sono grandi temi su cui occorre ritornare per formare le coscienze delle comunità, che devono essere illuminate da un ideale di pace. Ci sostenga, in questo percorso, san Francesco d’Assisi, la cui lezione di vita, dopo otto secoli, non perde d’attualità. Come scrive il suo primo agiografo, egli, «in ogni suo sermone, prima di comunicare la parola di Dio al popolo radunato, augurava la pace dicendo: “Il Signore vi dia la pace!”. Questa pace egli annunciava sempre sinceramente a uomini e donne, a tutti quanti incontrava o venivano a lui. In questo modo molti che odiavano insieme la pace e la propria salvezza, con l’aiuto del Signore abbracciavano la pace con tutto il cuore, diventando essi stessi figli di questa pace e desiderosi della salvezza eterna»
[5].

Roma, 5 dicembre 2025 Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

 

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