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LA FOLLE XENOFOBIA DELL’ITALIANO INCOLTO

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Redazione-Negli ultimi anni alcuni italiani stanno subendo una mutazione antropologica, divenendo xenofobi, se non addirittura razzisti, la qual cosa non stupisce coloro che hanno memoria storica e che non possono dimenticare le leggi razziali del 1938, quando, per fare cosa gradita allo scellerato Hitler, Mussolini promulgò una legge che, ad imitazione di quella di Norimberga del 1935, vietava i matrimoni con persone ebree. Ci sembra, pertanto, più che mai attuale, riproporre i versi, tratti dall’Eneide, che evidenziano il dramma dei naufraghi, che nei nostri giorni sembrano dimenticati dalla protervia di alcuni, i quali in modo semplicistico e “manicheo” ritengono che i nostri fratelli, nati nelle terre duramente sfruttate dall’imperialismo europeo, rappresentino un pericolo da evitare. Non dimentichiamo il monito biblico: “Siamo tutti stranieri su questa terra!”

“Huc pauci vestris adnavimus oris. Quod genus hoc hominum? Quaeve hunc tam barbara morem permittit patria? Hospitio prohibemur harenae; bella cient primaque vetant consistere terra. Si genus humanum et mortalia temnitis arma, at sperate deos memores fandi atque nefandi.”

 

In pochi a nuoto arrivammo qui sulle vostre spiagge. Ma che razza di uomini è questa? Quale patria permette un costume così barbaro, che ci nega perfino l’ospitalità della sabbia; che ci dichiara guerra e ci vieta di posarci sulla vicina terra. Se non nel genere umano e nella fraternità tra le braccia mortali, credete almeno negli Dei, memori del giusto e dell’ingiusto.

[Virgilio, Eneide, Libro I 538-543]

Mai come adesso questi versi di Virgilio sono tragicamente attuali.

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