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TERAMO, PRESENTAZIONE DEL LIBRO “IL TEMPO E LA BELLEZZA” DEL PROF.RE ANTONIO LERA

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Redazione-La Bellezza salverà il mondo, cosi il principe Myskin ne L’idiota di Dostoevskij nel 1869, arrivava ad una conclusione importante escludendo politica, religione e scienza, ovvero l’opera dell’uomo. Politica della bellezza ripresa poi da Hillman, filosofo e psicoanalista junghiano che sosteneva che solo la bellezza ha le caratteristiche per tirar fuori l’uomo dalla trappola esistenziale. La Bellezza è unità ontologica, ovvero  un ponte esistenziale esercitante piena funzione mediatrice o di salvataggio dell’umanità, nella sua essenziale comunione con l’uomo, rendendo semplici le complessità ambientali ed eliminando i timori che fanno restare chiuse le porte che l’essere umano incontra nel suo cammino terreno. della sua esistenza, facendoci riconquistare l’unità superiore che concorre all’universalità. E la bellezza quando interseca il tempo individua il senso giusto, ovvero la prospettiva che mette l’uomo a distanza dai problemi e ad al riparo dalla sua presa di posizione nei confronti della realtà, in una sorta di limbo che media principio di piacere e principio di realtà, ovvero istanza di dipendenza e istanza di autonomia. La bellezza è una terapia per il tempo ed il tempo un rimedio per la bellezza, cosi nessuno dei 2 amanti possa essere scontentato allo stesso modo il tempo è un vento che passa e lascia di se una traccia che chiede onestà d’approccio alla bellezza. L’Artista deve continuamente tagliare/intagliare, distruggere/costruire versi nel procedimento etico/estetico, solo cosi potrà far si che la bellezza della poesia sia unica, rispettando le unità temporali senza perdere il suo carattere unitario. Per cui nella diade esistenziale complessità/semplicità sta la cifra dell’essere che attraverso il messaggio artistico veicola la bellezza all’interno del tempo, rendendo l’opera altissima, segno costitutivo di una civiltà, degna perciò di appartenere all’arte e fa dell’artista un cantore dalla forza assoluta e sconvolgente. L’esperienza della bellezza ci rende capaci di agganciarsi a immagini immanenti e passare dal mondo esteriore a quello nostro interiore portando dentro l’oggetto bello che poi rielaborato potrà restituire al mondo il Soggetto bello. La natura e le sue pregiate opere (nei fiori, attraverso percezioni sensoriali, tutto ciò che diviene arte, spirito, geometria, simmetria, proporzione) inevitabilmente diventa a volte degna di ammirazione e dunque mai “bellezza pericolosa”, rappresentando i fatti salienti nelle quattro stagioni in cui il passato diviene presente e non di rado anticipa il futuro. La Bellezza di un’opera d’arte non può avere effetti perturbanti né sottolineare caducità esistenziali per cui trascina l’uomo all’interno della propria umanità in quell’eternità del sentire il senso del sublime dove l’artista trova il modo di rappresentarsi all’interno della diade Tempo/Bellezza. Possiamo dire che il Tempo nell’opera poetica non esclude il versante estetico del Sé. E se per Freud l’arte è ritorno del rimosso e per la Klein, espressione della fantasia del mondo interno, ovvero mezzo di riparazione, per Bion invece è elaborazione del processo di pensiero che si libera dalle richieste del Super Io e definisce fortemente il Sé. L’opera d’arte non è più sottomessa al potere o alla interpretazione formalistica e strutturale che ingabbia l’opera d’arte in una rete isolante, ma si affranca e diviene piena, attraverso congruenze simboliche e metafore raffinate. L’Artista è dunque intento a pensare all’oggetto estetico sfuggendo la nube del tempo, tollerandola a volte, terminando sulla relazione col fruitore che viene a sua volta invitato a studiare ed approfondire le prospettive estetiche in un’ottica temporale. Di qui l’illuminazione dello Psicoanalista Romolo Rossi che accosta arte e psicoanalisi, analizzando come alcuni capolavori della letteratura abbiano valenze creativo-conoscitive pari ai testi psicoanalitici e come l’empatia svolga una funzione terapeutica nella relazione tra fruitore e opera d’arte, parimenti come tra paziente e terapeuta. Ma quello che più d’ogni altra cosa rende il Tempo e la Bellezza indissolubilmente accanto nell’Arte è la condizione di stupore nel fruitore che improvvisamente ritorna bambino davanti ad un testo poetico o un quadro o una scultura riappropriandosi dell’atmosfera di meraviglia, che riconduce alla relazione madre/figlio, a quella bellezza fatta di contatti, umidi calori, vezzose cenestesie che hanno improntato nella memoria la bellezza esistenziale. La Bellezza nell’arte in chiave analitica è riportare nel cuore, ovvero ri-cor-do, laddove la funzione terapeutica dell’arte sta nell’incanalare la sofferenza in qualcosa di creativo e riproporre il mistero della fede esistenziale insito in ogni opera. La bellezza nell’arte è sfuggevole ad ogni approccio gnoseologico, è complessa, articolata, coinvolge diversi livelli di consapevolezza, etichetta e distingue sfumature e tonalità diverse dell’esperienza estetico-sensoriale, per cui il processo percettivo si costituisce da due aspetti distinti ed interconnessi entrambi concorrenti a determinare emozioni, sensazioni, stato dell’essere: quello cognitivo(ottica del giudizio mediata da fattori culturali, condivisi con i contesti di appartenenza che ci consente di argomentare su un bel panorama, una bella macchina, un bel quadro, una bella poesia, senza specificarne il perché e ci accosta ad una bellezza, canonica e condivisa, restituendoci una sensazione di piacevole condivisione), e quello immediato (elaborazione percettiva non mediata da strutture intrapsichiche, qualcosa di più intimo che realizza un assetto mentale specifico connesso a una emozione particolare in cui il piacere è di tipo estasiatico). In tutto ciò entra la dimensione temporale in cui i mondi sensoriale ed emozionale dialogano con l’esigenza di perfezione, di vigore, di vitalità, di potere e di benessere per cui attraverso l’opera artistica il soggetto struttura le polarità reale/ideale che orientano l’espressione di Sé coinvolgente il processo di individuazione ed appartenenza. L’arco di tensione che regola il Sé è in continua evoluzione e si tende ed articola all’interno dei 2 poli della fusione (appartenenza senza confini che annulla il Sé) e dell’alienazione (l’individuazione isolata e scissa dall’altro). Dal punto di vista intrapsichico il rapporto tra Sé e bellezza, intesa come espressione di una perfezione, può essere letto in funzione dei bisogni primari e delle funzioni  svolte dagli oggetti-Sé arcaici, che Sia nell’arte che in psicoanalisi si riattivano nella traslazione (creazione artistica/transfert) come idealizzazione o partecipazione alla bellezza, grandiosità o rispecchiamento ed ammirazione della propria bellezza, infine uguaglianza o gemellarità. La tendenza inconscia a plasmare se stessi in ciò che si fa di artistico va letta in funzione di ciò che pensiamo che gli altri desiderino guardare, per cui spesso per essere all’altezza del percorso artistico occorre corrompere e disconoscere alcune parti di Sé e sviluppare un proprio gusto estetico e un concetto proprio del bello. L’espressione autentica e di libertà del Sé sviluppa un proprio senso estetico, asincrono e speciale che ha a che fare con la creatività artistica e rende tutti gli artisti autentici, pionieri, geniali, imperituri in quanto capaci di aver consegnato per sempre la bellezza al mondo. E’ il caso in cui ci si sente in grado di creare e condividere la bellezza. Ciò che nella depressione, e nell’incapacità artistica diviene profonda alienazione ed autoesclusione dalla bellezza e dal mondo ideale com meccanismo perverso che consegna il soggetto alla giusta punizione per non essere stato all’altezza, nella impossibilità di esperirsi capace di mostrarsi sul palcoscenico senza temere il fallimento. La significanza di una opera artistica ed in particolare di una poesia, sia come principio di unità che come agente di obliquità semantica, è prodotta dal giro complesso compiuto dal testo mentre passa sotto il giogo della mimesi, muovendo le emozioni e lo stupore da una rappresentazione all’altra (metonimia) onde esaurire il paradigma temporale di tutte le possibili variazioni della matrice poetico esistenziale. E il testo poetico lo si può considerare come un modello ridotto di mondo, ovvero simbolo del mondo raccontato in poche parole, in cui la poesia va letta come reticolo metaforico, grembo elaborativo di sé laddove il potere simbolico diviene tessuto artistico. L’Arte è una delle poche modalità di rappresentazione della coscienza umana a saldare insieme il Tempo e la Bellezza in modo imprescindibile al punto che il tempo esalta la Bellezza e la Bellezza rende onore al Tempo.

Antonio Lera

(Scrittore e Docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DE L’AQUILA)

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