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LA COMUNICAZIONE CUORE PULSANTE DEL GENERE UMANO-DOTT.SSA ALESSANDRA DELLA QUERCIA(VIDEO)

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Redazione-Comunicazione: la strabiliante giungla popolata dalle specie più variegate di esseri umani che si nutrono della stessa linfa: le parole, i gesti e le espressioni.

La comunicazione riveste un ruolo fondamentale: senza di essa non esiste relazione sociale.

Gli elementi fondamentali della comunicazione sono i seguenti:

  • Emittente (o trasmettitore): la persona che emette il messaggio;
  • Ricevente (o destinatario): colui che riceve il messaggio emanato dall’emittente;
  • Messaggio: il corpo della comunicazione;
  • Referente: lo scopo e l’argomento della comunicazione;
  • Codice: l’insieme delle regole utilizzate per comunicare;
  • Canale: lo strumento della comunicazione;
  • Feedback: il messaggio di ritorno che il ricevente invia all’emittente, il quale influenzerà i messaggi successivi.

La comunicazione si differenzia dall’informazione, poiché in quest’ultima non c’è il feedback, non è richiesto alcun tipo di riscontro.

Esistono tre tipologie di comunicazione:

1) verbale: indica ciò che si dice (o si scrive, nel caso di una comunicazione scritta).Include le parole, la costruzione logica delle frasi e l’uso di alcuni termini piuttosto che di altri;

2) paraverbale: indica il modo in cui qualcosa viene detto o scritto. Include le espressioni vocali, ossia il tono, il timbro, l’accento e il volume della voce. Per quanto concerne la scrittura, si fa riferimento all’uso della punteggiatura, in grado di conferire un certo ritmo a ciò che si legge.

3) non verbale: indica ciò che si trasmette attraverso le espressioni del viso, la gestualità, la postura, i movimenti, la posizione occupata nello spazio e gli aspetti estetici (il modo di vestire o di prendersi cura di se stessi). Nella comunicazione scritta logicamente questo fattore non sussiste, in quanto non emerge la fisicità dello scrittore. È possibile, comunque, ricondurre altri fattori alla componente non verbale della scrittura: il supporto che ospita il brano scritto e, se il brano è scritto a mano o al computer, la calligrafia o il font utilizzati.

La comunicazione non verbale rappresenta una grossa fetta dell’intera comunicazione, vien da sé che è estremamente significativa.

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Ne 1967, il famoso psicologo Paul Watzlawick e altri importanti esponenti della Scuola di Palo Alto, dopo aver a lungo studiato la comunicazione e la sua influenza sulle persone, pubblicarono l’esito delle loro esaurienti ricerche in un libro che tuttora rappresenta una sorta di Vangelo per i comunicatori e che s’intitola “Pragmatica della comunicazione umana”. All’interno del volume, troviamo i 5 assiomi della comunicazione, ossia i suoi principi cardine:

1° Assioma=> È impossibile non comunicare: ogni comportamento comunica qualcosa e, visto che è impossibile avere un non-comportamento, la non-comunicazione è altrettanto impossibile.

2° Assioma=> Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione, ed è il secondo che definisce il primo: ogni interlocutore interpreta la comunicazione secondo il proprio punto di vista e la relazione che intercorre tra i due comunicanti.

3° Assioma=> La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti: il significato dato alla comunicazione e alla relazione cambia in base alla punteggiatura data. Ad esempio: Gianni può dire che picchia il fratello perché gli strappa i quaderni e il fratello può dire, al contrario, che gli strappa i quaderni perché lui lo picchia.

4 ° Assioma=> La comunicazione può essere digitale (o numerica) e analogica: il linguaggio digitale riguarda l’uso delle parole e veicola i contenuti (comunicazione verbale), mentre il linguaggio analogico veicola gli aspetti di relazione e le immagini (comunicazione non verbale).

5° Assioma=>Gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari: sono simmetrici se si basano sull’uguaglianza e sono sullo stesso piano (ad es. due amici che parlano) oppure sono complementari se si basano sulla differenza e non sono sullo stesso piano (ad es. mamma/bambino; dipendente/datore di lavoro).

GLI OSTACOLI DELLA COMUNICAZIONE

Sono ben descritti dai filtri personali e dalle 12 barriere di Gordon.

I maggiori filtri personali sono:

-filtro della “preferenza”: preferire d’istinto chi ci dà ragione, chi ha le nostre convinzioni;

-filtro del “chi”: mancare di oggettività e non considerare il contenuto detto, ma chi l’ha detto;

-filtro dei “fatti”: basarsi esclusivamente sui fatti, trascurando i messaggi emozionali;

-filtro dei “pensieri devianti”: vagare altrove con la mente;

-filtro delle “difese psicologiche”: la mente preserva l’individuo dal pensare alcuni contenuti emotivi spiacevoli e lo allontana dal contenuto emotivo della comunicazione altrui.

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Lo psicologo americano Thomas Gordon, eccelso rappresentante della scuola umanistica rogersiana ed esperto della pratica clinica, ha elaborato le 12 barriere della comunicazione, che ben sintetizzano le azioni che incrinano i rapporti interpersonali:

1) Dare ordini – comandare – esigere

2) Mettere in guardia – minacciare

3) Moralizzare – fare prediche

4) Offrire soluzioni già pronte

5) Argomentare con fredda logica – redarguire

6) Giudicare – criticare – biasimare

7) Lusingare – fare complimenti eccessivi

8) Ridicolizzare – etichettare

9) Interpretare – diagnosticare

10) Rassicurare – consolare

11) Indagare – investigare – mettere in dubbio

12) Cambiare argomento – minimizzare – ironizzare.

Insomma, essere dei comunicatori efficaci non è affatto semplice. Qual è il motivo?

Gli esperti del settore indicano tre teorie:

1)Teoria del deficit: sostiene che gran parte delle persone hanno problemi a relazionarsi con il prossimo, semplicemente perché ignorano come si faccia. Il fatto è che sin da piccini ci insegnano a leggere, a scrivere e a risolvere problemi matematici, ma nessuno ci insegna a comunicare nel modo più consono e proficuo.

2)Teoria della motivazione: afferma che le cattive relazioni derivino dalla scarsa motivazione della gente di avvicinarsi e interessarsi realmente agli individui con cui devono interporsi.

3)Teoria dell’esigenza: consiste nell’irragionevole pretesa di modificare il carattere e gli atteggiamenti altrui e di plasmarli a proprio piacimento. È da ingenui e da presuntuosi credere di poter cambiare la gente, che non cambierà mai se non sarà la prima a volerlo.

Altri fattori che interferiscono con il naturale fluire dello scambio comunicativo sono:

– i messaggi complessi, astratti o monotoni;

– la presenza di fonti di distrazione;

– eventuali limitazioni della capacità del ricevente;

– diverse concezioni ideologiche.

Ne risulta una comunicazione errata, che non porta altro che:

-irritabilità; – spreco di energie e tempo; – fraintendimenti; – mancata risoluzione delle questioni.

LE STRATEGIE COMUNICATIVE VINCENTI

Esiste un rimedio a questi atteggiamenti deleteri? Com’è la comunicazione vincente?

La sintetizzerei, immaginandola come un gustoso e saporito menu, dove:

– l’antipasto sta per la base, i rudimenti essenziali;

– primo piatto sta per una grammatica di buon livello, un’adeguata costruzione delle frasi;

– secondo piatto sta per un’ottima dialettica, un uso di termini accattivanti e tematiche di spessore;

– dulcis in fundo sta per una facoltà di pensiero profonda e sottile, per un’anima “oltre”.

Il tutto condito da: chiarezza espositiva, assertività, incisività, perspicacia, rispetto per le opinioni altrui, ironia e savoir-faire.

È vivamente consigliato:

praticare l’ascolto attivo: non limitarsi a sentire, ma carpire quanto viene detto;

fare domande mirate e appropriate: è sintomo di interesse e aiuta ad evitare malintesi;

rivolgere apprezzamenti sinceri: fungono da “rinforzo emotivo”;

mostrare empatia: immedesimarsi nell’animo altrui, con sensibilità e assenza di giudizio:

mantenere un contatto oculare con l’interlocutore: lo sguardo è straordinariamente espressivo e fa percepire la propria presenza. Uno sguardo assente denota che siamo lì, ma non ci siamo veramente.

avvalersi della “tecnica della resa”: scovare il lato di verità in quello che l’altra persona ci dice. Bisogna, cioè, essere consapevoli che non esiste una verità assoluta e non c’è mai una persona che ha completamente ragione e una che ha completamente torto. Partendo da questo presupposto si è più disposti ad avvicinarsi all’altro che, non sentendosi attaccato, riuscirà a rilassarsi e ad aprirsi con serenità.

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Come affermava l’arguto Dale Carnegie: “Ricordate che il vostro interlocutore può anche avere torto marcio, ma è convinto del contrario. Non condannatelo per partito preso, tutti gli stupidi ne sarebbero capaci. Cercate di capirlo. Solo le persone sagge, tolleranti e fuori dal comune ci riescono. C’è sempre un motivo se gli altri si comportano in un certo modo. Scovatelo questo motivo e avrete in mano la chiave del loro comportamento, per non dire addirittura della loro personalità.”

RIFLETTENDO…

La comunicazione è talmente illimitata che è assolutamente impossibile spiegarla in poche righe. Tutte le tipologie comunicative hanno una notevole rilevanza, ma la comunicazione non verbale è intrisa di fascino e magia, specialmente quando si coniuga con l’arte. Diviene pura sublimità.

Uno degli innumerevoli esempi che confermano questa affermazione è ben esplicato dalla performance presente nel video sottostante. Nel 2010, nell’ambito della retrospettiva del MoMA a lei dedicata, l’artista Marina Abramović è restata per tre mesi, impassibile, seduta su una sedia mentre a turno i visitatori potevano accomodarsi davanti a lei. Tra le persone che si è trovata di fronte c’è stato anche il suo compagno storico, Ulay, ex collega e compagno storico di Marina dal 1976 all’89, con cui ha condiviso un legame simbiotico e anticonvenzionale e da cui si è separata con una performance impegnativa: novanta giorni di camminata per dirsi addio sotto la grande muraglia cinese.

In quei pochissimi minuti la comunicazione verbale fra loro ha detto più di un oceano di parole.

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