JAMES POLK, IL PRESIDENTE ”SCERIFFO” E LE “SETTE PIAGHE D’EGITTO” – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO
Redazione- Qualche giorno fa Mario Natangelo ha titolato la sua vignetta “Tutto Brucia”. Brucia Hong Kong, Brucia Piazza Affari. Brucia Wall Street. Brucia Londra. Intanto il novello Nerone, ossia il presidente ”sceriffo”, è soddisfatto, mentre l’America trema.
Torna la caccia alle streghe e si teme prossimamente l’insurrection act , provvedimento che potrebbe essere adottato dal nuovo presidente per reprimere le proteste che vanno diffondendosi in protesta della nuova amministrazione statunitense e delle sue deliberazioni. Si torna indietro. Si torna agli inizi dell’Ottocento. Le lancette della Storia sono impazzite. Non c’è più lo stato di diritto, si va spegnendo la libertà di stampa, la magistratura non è più indipendente. Lo “sceriffo” non si fa scrupoli e mena a destra e a manca.
Nessuno si è accorto in tempo che un presidente non può coniare o servirsi di altra moneta (criptovalute) per l’arricchimento personale, quando il dollaro è la valuta ufficiale degli USA, nonché la valuta del sistema monetario internazionale. Non solo. Lo “sceriffo” va incontro ad un conflitto di interessi mostruoso e si macchia anche di alto tradimento. Avanza tuttavia come un rinoceronte fra bicchieri di cristallo e fa guadagnare miliardi alla sua cricca, speculando in borsa: insider trading e, ancora una volta, alto tradimento.
Nello Studio Ovale campeggia l’immagine dell’undicesimo presidente degli Stati Uniti: James Knox Polk. Lo ha voluto lui, lo “sceriffo”, il quale si ispira al suo antico predecessore. Antico sì, poiché Polk ha governato nella prima metà del 1800. E’ da tutti riconosciuto come colui che ha creato l’America come continente, sottraendo immensi territori al Messico, comprando l’Alaska. Avrebbe voluto anche Cuba ma la Spagna, che in quel tempo stava realizzando grandi profitti con rum, tabacco, zucchero e melassa, non lo permise. Polk fu uno schiavista e latifondista le cui politiche trascinarono l’America nella guerra civile.

James Polk è stato ampiamente considerato un presidente di successo, nonché un uomo di destino e un maestro di scacchi politico. Ma se Polk da presidente degli Stati Uniti si comportò come rappresentante dell’intero popolo, non altrettanto si può affermare del magnate ”sceriffo”, prodigo solo con i suoi fedelissimi.
Per governare bene un paese bisogna essere animati da nobili ideali senza i quali tutto si deturpa, tutto si corrompe. Uomini senza scrupoli, allenati alla menzogna, a prevaricare, trascinano il paese in un baratro.

I rapaci è vero che volano ma restano pur sempre rapaci.
Attualmente dobbiamo interrogarci tutti su che cosa sia stato l’ultimo quarantennio. Come abbiamo vissuto. Quali siano stati i nostri obiettivi, gli “ideali”. Da che cosa siamo stati maggiormente animati. La risposta è pronta: denaro, motori, successo, estetica chirurgica, donne oggetto, predatori, e ogni forma di corruzione pur di ottenerli.
Il capofila del periodo non è stato contrastato, né fermato. Si sono in molti asserviti a lui. Le madri hanno venduto le figlie e figli. Così va il mondo. E il nuovo presidente è l’epitome, l’epigono di tale lunga scia.
Ora siamo tutti attoniti. I danni potrebbero essere immani. Pagheranno gli ultimi. Gli onesti, le persone per bene.
Frattanto, mentre i democratici sembrano estinti e la popolazione appare stordita dal tornado presidenziale, una lucina si intravede all’orizzonte.
Allo Hamilton College di New York il 3 aprile scorso, il 44° presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha tenuto un discorso ai giovani studenti presenti, esortandoli, in qualità di cittadini, ad opporsi alla deriva della democrazia e a resistere. Deriva, quella cui allude Obama, divenuta insostenibile e resa capillare dal nuovo presidente, di cui l’ex presidente non ha mai citato il nome.
«Sono turbato, vedo comportamenti contrari al patto di base che abbiamo come americani». L’ex-presidente ha ammesso gli errori delle precedenti amministrazioni democratiche ma ha anche riconosciuto che dopo la Seconda Guerra Mondiale, c’è stato sempre un ampio consenso tra democratici, repubblicani, conservatori e liberal sull’insieme di regole da rispettare e attraverso cui appianare le differenze e divergenze. Obama ha aggiunto che: “Ci sono alcuni legami che trascendono il partito, il territorio o l’ideologia. C’era un credo a cui tutti ci attenevamo. La nozione di base della democrazia americana, incarnata dalla nostra Costituzione e dal Bill of Rights, è che tutti noi contiamo, tutti noi abbiamo dignità, tutti noi abbiamo valore, e che istituiremo un sistema in cui ci siano lo Stato di diritto, la separazione dei poteri e una magistratura indipendente …. Ci sono queste libertà, la libertà di culto e la libertà di stampa e la garanzia che, se andiamo davanti alla legge, ci sarà un processo. Tutti ci siamo attenuti a questo, più o meno. Questo non significa che non ci fossero politici corrotti. Non significa che non ci siano stati abusi di potere. Nella società stessa, ovviamente, c’erano grandi differenze in termini di accesso, di influenza e di potere. Ma abbiamo detto che, anche se questo ideale non è stato sempre rispettato, era l’ideale giusto da avere. Credo che il nostro impegno nei confronti di questi principi si sia eroso … Spetta a tutti noi risolvere la situazione”.
L’ex presidente, pur rivolgendosi agli studenti, ha voluto parlare al Paese, a tutti gli americani, almeno a quegli americani ingannati, che non sanno più in quale paese abitano. Ha invitato i cittadini statunitensi a difendere i valori e gli ideali del loro Paese, ideali che in questo momento storico sono messi in discussione, calpestati. Esistono solo i super-ricchi. Tutti gli altri sono da rottamare. Obama ha sottolineato l’importanza della cittadinanza attiva: il “Cittadino è la carica più importante nella democrazia” e ogni cittadino deve adempiere il proprio dovere e anche sacrificarsi per la difesa dei valori democratici su cui si fondano gli USA: “nessuno verrà a salvarci”.
Poi ha aggiunto: “È stato facile per la maggior parte delle nostre vite dire di essere progressisti o dire di essere a favore della giustizia sociale”… Ora “siamo in uno di quei momenti in cui, sai cosa devi fare, non basta più dire di essere a favore di qualcosa, potresti effettivamente dover fare qualcosa“.
Intanto il mondo brucia miliardi mentre bambini muoiono di fame, di sete, di cecità, di malattie incurabili poiché non hanno ospedali. Non hanno case, rifugi in cui ripararsi. Deserto sotto le stelle, le quali prima o poi quelle grida, quei lamenti, quei pianti sentiranno e ascolteranno. In quel tempo che verrà anche i faraoni tremeranno per le “sette piaghe d’Egitto”.
F.to Gabriella Toritto
