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ITALIANI BRAVA GENTE? EDONISMO NEGATIVO E RESISTENZA AL CAMBIAMENTO O SOLO DISORIENTAMENTO E VOGLIA DI REGOLARITA’

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Redazione- L’orchestra suona le note di un  ultimo valzer  mentre la nave affonda. Riccardo Nielsen, nel suo libro “Le forme musicali”, editore Bongiovanni, Bologna, (1) parla anche del Valzer viennese. Queste le sue  parole:
“Anche i Valzer di G. Strauss altro non sono se non un semplice allineamento di più pezzi senza alcun effettivo legame formale: infatti ad una introduzione di carattere preludiante, segue un gruppo di quattro o cinque Valzer in forma di canzone, concluso da una ampia Coda in cui vengono ricapitolate le principali melodie usate nei Valzer. Questi, pur essendo una palese dimostrazione della genialità inventiva del loro autore, non sono di alcun interesse formale: la loro struttura è semplicissima, né vi è in essi ombra di sviluppi.”

Il valzer dei dati, delle opinioni, dei litigi  e delle contrapposizioni ( nagazionisti e riduzionisti, Regioni contro Governo, reddito fisso contro  reddito di impresa )  soprattutto dei dati statistici, e infine il supremo capolavoro  scienziati contro scienziati aizzati da opinionisti con una stampa  accondiscendente in alcuni casi .Le note larghe , alte , prepotenti  corrono dentro uno stordimento  generale. La nave affonda.

Affonda la nave degli italiani .” Italiani brava gente”. Un popolo demente e sconsiderato che ha chiuso gli occhi  per non vedere il mondo e non da ora e non solo in presenza di questa pandemia ?  Un popolo educato ormai da tempo all’egoismo  che è una larva malefica  che ove dovesse trasformarsi in farfalla genererebbe un mostro?

“Italiani brava gente” è un film  di Giuseppe De Santis  che girò pochi film, solamente quando aveva effettivamente qualcosa da dire. Il film è del 1964 . Un film per così dire “fuori tempo massimo” perché ormai ne avevano parlato da Monicelli a Comencini, da Risi a Vancini a Loy. Un film che parla delle vicende accadute ad un gruppo di soldati italiani nella  campagna di Russia che non si attiene ad alcun calcolo commerciale o adeguamento alle mode.

Dal punto di vista tecnico : “ … la messa in scena (cruda, ambientata soprattutto in esterni) di questo Italiani, brava gente può ricordare da vicino le atmosfere neorealiste – cioè di circa vent’anni prima – che resero celebre il regista; ma non è un cinema ‘nostalgico’ (in senso artistico e non storico), è solamente un cinema onestamente ‘popolare’, in cui infatti si fondono, come nel quadro corale di una immensa battaglia, i pensieri, le aspirazioni, i sentimenti, le idee politiche e – ultimo fattore ma non certo il meno importante – i dialetti di vari personaggi accomunati dalla nazionalità italiana. Brava gente, per il russo che ha conosciuto a fondo il nostro Paese, ma comunque destinata al macello nel gelo e nella crudeltà di quella disastrosa campagna”. (2)

Dal punto di vista dei contenuti sembra essere proprio la fotografia degli italiani che sembrano vivere un’Italia come “paese straniero”, un’Italia diventata una steppa russa gelata, ostile, luogo di morte.

 Luoghi ostili come sono diventati gli ospedali dove se ci  vai per un malore in molti casi non trovi assistenza e rischi di contagiarti, se ci vai  perché hai i sintomi di un contagio rischi di non trovare altrettanto l’assistenza necessaria perché sovraccarichi e impotenti a sostenere una seconda ondata di contagi annunciata  e sottovalutata .

Un Italia  e milioni di italiani ( non tutti) dunque , con comportamenti edonistici? L’ultimo valzer, l’ultima passeggiata al sole  perché tanto comunque il sole non fa male, l’ultima pizza del sabato sera , l’ultima bicchierata con gli amici . Come prima, più di prima  come il ritornello di una canzone senza accorgersi che il prima di questo passo non esiste se non nei ricordi e non esisterà sotto forma di “ dopo” per molto, molto tempo ancora .

Ma anche forse italiani disorientati  dai provvedimenti  di “stop and go” che caratterizzano la gestione di questa seconda pandemia. Provvedimenti spesso  malamente comunicati e ancora più malamente  costruiti  in una atmosfera  che  mette in evidenza la voglia di lasciarsi alle spalle questo periodo. Ma che inesorabilmente però evidenzia una serie di  incomprensioni  tra Stato e regioni, una serie di errori a carico di chi  deve tenere la barra dritta,la contrapposizione  tra salute ed economia  . Una situazione in cui non si dicono le cose come stanno, da parte di alcuni  politici ( che tentano di lucrare elettoralmente consensi  sfruttando la situazione ) e da parte anche di un certo  giornalismo che ne conferma  le affermazioni  . Comportamenti  dunque conseguenti  degli italiani  ( da tempo viene invocato  il buon senso e  libera adesione  )che fanno pensare ad irresponsabilità sotto forma di edonismo . Anche se di fronte alle cifre quotidiane dei decessi  viene immediatamente da chiedersi  il perché  e il perché  solo in Italia così alti , al terzo posto di una classifica  mondiale . Italiani divisi tra  le ragioni della salute e le ragioni dell’economia , sempre in bilico tra loro ; incapaci di una scelta netta  che affermi le ragioni della salute  perché senza salute non si garantisce nemmeno il lavoro. Italiani distratti dalle contingenze  immediate  e impossibilitati a guardare  realisticamente a quello che accadrà per esempio nel prossimo mese di marzo  quando  si dovranno affrontare  tutte assieme le “vere” conseguenze di queste due ondate di pandemia .Conseguenze in qualche modo  sempre rimandate  di occasione in occasione.  Conseguenze  che sono  esaminate  nel rapporto 2020 sulla ristrutturazione delle imprese dopo l’epidemia (Reviving and Restructuring the Corporate Sector post-Covid. Designing Public Policy Intervention), del Group of the Thirty, o G30, il think tank di consulenza su questioni di economia monetaria e internazionale nel cui steering committee, il comitato di direzione, siedono Mario Draghi, ex presidente della Bce, e Raghuram Rajan, noto economista ed ex governatore della Reserve Bank of India. Di cui Mario Draghi ne ha dato  una prima  e sommaria descrizione, soprattutto  in riferimento ai provvedimenti da prendere in un articolo sul Corriere della sera di  martedì 15 dicembre 2020 .

Parlavamo di edonismo  nei comportamenti . Scrive Manuela Cremaschini sul suo blog   “Ricerca del piacere a tutti i costi, in tutti gli aspetti della vita ed in qualunque attività, quindi può diventare uno stile di vita improntato unicamente alla ricerca del piacere personale, egoistico e narcisistico, che può anche non corrispondere al senso comune del piacere.”(…) La modernità è il concentrato dell’atteggiamento edonistico, utilitaristico, opportunistico, secondo il quale la vita merita di essere vissuta solo negli aspetti che rendono qualcosa, che producono un utile, che danno un piacere, se non c’è guadagno in tal senso non si ha un piacere effettivo.” (3)

Un piacere dunque  l’edonismo che in questo momento ha solo un segno negativo.

Infatti un popolo che soggiace in un’epoca dura, come quella che stiamo vivendo,  in cui non è possibile fare altro che sopravvivere   ( mangiare, vestirsi e pensare a sopravvivere)  e in cui qualsiasi piacere è fondamentalmente irraggiungibile, ad un “piacere negativo”, quello che procura morte  in modo masochistico ,Esagerato forse ma  forte perché  si trasforma in un privilegio per alcuni . per una minoranza  a scapito di tutti gli altri che ne pagano ugualmente le conseguenze  .

Ma sia chiaro tutto questo ragionare è una ipotesi di scuola per così dire perché il punto del ragionamento è un altro .  Quale?

Perché gli italiani non vogliono accettare il drastico cambiamento che questa epidemia sollecita ad intraprendere ? A cominciare dalla politica per finire all’ultimo uomo della strada .  Un cambiamento contro il quale stanno lottando ( e sotto certi punti di vista anche  comprensibile ) perché rimangono pervicacemente legati ad un modo di vivere che stava  già per tramontare  ( insostenibile dal punto di vista ambientale e delle risorse )    e di cui la pandemia ha accelerato il disfacimento.  Nuovi orizzonti, “cieli nuovi e terre nuove “ intese come opportunità  culturali ed economico- finanziarie,come prospettive di vita  e come rivalsa , che non si riescono a riconoscere e che pure questo paese ha  in se stesso ,basterebbe solo richiamarle all’appello. Italiani che forse non si vogliono riconoscere in queste opportunità  perché turbano un quieto vivere che seppure nelle ristrettezze, nei bisogni insoddisfatti , nelle carenze  a volte grandi  e generatrici   di disuguaglianze , è in qualche modo rassicurante.

E questo è perdere la bussola. In uno scenario che si delinea così : “Da un lato, la strada della presa di coscienza che la globalizzazione, con i suoi molteplici pregi e vari difetti, è un processo irreversibile e inarrestabile dovuto innanzitutto alle nuove tecnologie – e che quindi le emergenze globali (sanitarie, cambiamento climatico e sostenibilità ambientale, terrorismo, lotta a riciclaggio e cybercrime, per citarne solo alcune) si possono risolvere solo con la cooperazione politica e tecnologica internazionale. Riprendere la strada della collaborazione globale consentirebbe di ritornare a un buon ritmo di sviluppo delle nuove tecnologie il cui nucleo è la condivisione dei costi e/o delle informazioni, come ad esempio la biogenetica, la robotica, l’intelligenza artificiale, Big Data, le auto a guida autonoma, la fusione nucleare, ecc. Dall’altro lato del bivio ci si avvierebbe verso la strada di un vasto rigurgito di sentimenti nazionalistici il cui sbocco potrebbe portarci indietro di alcuni decenni, con una sciagurata accelerazione del bilateralismo come metodo di definizione degli equilibri mondiali. Le conseguenze economiche negative sarebbero potenzialmente numerose: acuirsi delle tensioni protezionistiche sino-americane, effetto negativo sulla tenuta dell’Unione Europea e dell’euro, tentazioni di uscite dall’eurozona, esacerbarsi delle problematiche relative al debito nei paesi più esposti, limitazioni ai movimenti di capitale, hard Brexit. (4)

Pandemie come quella del Sars-CoV 2  si sono verificate periodicamente nella storia della nostra specie sul pianeta, ma la condizione globalizzata del mondo contemporaneo rende questo evento nuovo ed unico. Le ripercussioni economiche saranno notevoli . Sarebbe utile approfittare della crisi  perché in presenza del crollo di certi sistemi  che ormai hanno dimostrato la loro fallibilità  si potrebbero sostituire con altri più sostenibili ed umani.

Ne fa alcuni esempi  Roberto Battista in un articolo dal titolo : “Cosa succederà dopo il coronavirus? Ipotesi di un mondo nuovo “  del 18 marzo 2020 su “Italia che cambia”: “…  sarebbe il caso di cominciare a pensare seriamente fin d’ora (cosa che si sarebbe già dovuta fare da tempo) al potenziamento delle filiere corte, della produzione locale, delle coltivazioni biologiche, dell’economia circolare, delle varie opzioni per rendersi più autonomi in modo più sano e sostenibile. Sarebbe un’opportunità di cambiamento che, indotta dalla necessità ineluttabile, potrebbe funzionare, evitare problemi più grandi e fornire modelli migliori da consolidare nel futuro. (…) E ancora tra l’altro avanza anche una ipotesi del tutto innovativa. “Al di là del dibattito, spesso futile, sulla sovranità monetaria e gli effetti dell’Euro sulla vita degli italiani, varrebbe la pena di considerare una soluzione originale (e fattibile) con la creazione di una moneta virtuale sul  modello del Sardex poi seguito da altre monete basate sullo stesso principio come l’Umbrex e simili esperimenti che hanno avuto un certo successo a livello locale. Si tratta di monete complementari non speculative, quindi nulla a che vedere con il modello Bitcoin, e sono pensate per stimolare l’economia circolare su base locale .”

Ma l’elenco delle opportunità  di innovazione  in verità sarebbe davvero lungo perché si tratterebbe di riconsiderare tutti gli elementi per una rifondazione di un paese dalla A alla Zeta . Tentativo che è stato fatto con le proposte Colao e con  gli Stati generali di Villa Pamphili  a Roma durante la prima ondata di questa pandemia.  Entrambi hanno  avanzato proposte  e generato  aspettative. Anche perché i “conti”, diciamo così ,  saranno presto fatti quando ci si troverà  di fronte ai progetti e programmi per spendere i fondi della Next Generation Eu  chiamati anche Recovery Fund che veramente dovranno rappresentare il punto di rifondazione  di questo paese. Veramente. Anche perché l’Europa non è disposta ad accettare che non si faccia ora veramente sul serio in un paese in cui  la difficoltà di spendere i fondi Eu ,la corruzione,  l’incapacità di realizzare finalmente una semplificazione ,ha  creato un vero danno. Soprattutto in questo momento l’Europa sollecita  un monitoraggio  continuo  e fattivo  della “messa a terra” dei progetti da realizzare con il Recovery Fund pena la perdita  degli stessi  per  tutti i progetti “ fuori tempo massimo “  .  Ma il buon giorno si vede dal mattino.  Anche in questo caso  Italia e italiani non riescono a pensare a questo scenario in modo coordinato, unitario, asseverante  e soprattutto produttivo in riferimento agli elementi  di  quel cambiamento che ci siamo sforzati di esaminare  in queste note .

Il peggio che potrebbe capitare in tema di ripartenza è che , i fondi del Recovery Fund, già impegnati  per alcuni  milioni di euro nella manovra di bilancio e legge finanziaria 2021, vengano sciupati in spesa corrente, vengano usati per accontentare  qua e là le varie  liste della spesa  che  molti stanno formulando. In altre parole che vengano distratti da  quello che è  l’obiettivo  fondamentale per ripartire  : produrre posti di lavoro, avviare una nuova economia  d’impresa  , verde e sostenibile e per questo capace anche di  creare nuove infrastrutture e allargare  l’orizzonte a ricerca e  formazione  . Nel primo caso sarebbe  riprodurre una conservazione  egoistica in favore delle attuali generazioni ; nel secondo caso sarebbe veramente guardare  alle generazioni future che dovranno ripagare questo debito,  trasformando debito cattivo in debito buono. E non si dica che si potrebbe anche tentare di chiedere una cancellazione del debito .Come si comincia a sussurrare . Perché sarebbe ridicolo e pericoloso. Ridicolo perché  ancora non abbiamo ricevuto i fondi del  Recovery Fund e già ne chiediamo  la cancellazione.  Pericoloso perché nel prossimo anno l’Italia  dovrà chiedere al mercato milioni di euro per il sostentamento di molti settori compreso stipendi e pensioni. Chiedere la cancellazione del debito porterebbe   i potenziali  creditori ad una sfiducia  nella possibilità di ripagare il debito che si accingono a farci con il credito delle somme che andiamo a chiedere sul mercato. Cosa pericolosissima .

La situazione  che abbiamo brevemente esaminato prodotta da un evento naturale straordinario  ci richiama alla mente un parallelo con quell’altro evento naturale verificatosi a L’Aquila  con il sisma del 2009.  Anche in quel caso si possono rintracciare quegli elementi negativi che stanno caratterizzando l’attuale pandemia  : dall’incapacità di  pensare  in modo coordinato, unitario, asseverante  alla capacità di produrre  elementi sostanziali di cambiamento . Per dire  che la storia si ripete e probabilmente l’Aquila   può essere la spia di quello che nel paese non funziona , di quello che nel paese si dovrebbe fare e non si fa.

Ci affidiamo alle parole  di  Antonello Ciccozzi  professore di Antropologia culturale all’Università dell’Aquila, in una intervista  apparsa sul magazine aquilano  New Town ( 5) che dice :  “La sensazione è che serva subito un drastico cambiamento di rotta, soprattutto all’Aquila. Il dissenso verso questa politica di sottovalutazione del rischio è poi impedito da una bizzarra coincidenza: chi vorrebbe protestare non può proprio per la ragione per cui vorrebbe farlo; il virus ci impedisce di scendere in piazza in massa, e questo non fa che rafforzare lo status quo.  L’Italia e l’Occidente in generale, invece di pensare a un’interrogazione alla Nazioni Unite per chiedere ristori alla Cina per questo disastro globale, pensa a salvare l’economia natalizia.” Continuando : “In questi mesi c’è stata un’affermazione per molti versi fuorviante del termine “negazionismo”, prestito improprio dalla Shoah che, oltre ad annacquare il senso storico del termine, opacizza il fatto che, rispetto alla percezione attuale del rischio pandemico, spesso è stato ed è il diffuso e martellante rassicurazionismo di molti esperti a alimentare eccessi di ottimismo tra la popolazione, a partire da un rilancio dei loro messaggi da parte di media e esponenti politici. Il termine “negazionismo” porta l’opinione pubblica a focalizzarsi su fenomeni folkloristici come la tale Angela di Mondello del “non ce n’è coviddi”, e al contempo distoglie l’attenzione dal legame eziologico che spesso sussiste tra certe visioni popolari e il contagioso rassicurazionismo di esperti che hanno dichiarato che il virus sarebbe “clinicamente morto”, o che “non ci sarà nessuna seconda ondata”. Fino a presentare  la  possibile catastrofe aquilana, spia di quella italiana,  così : “A L’Aquila c’è una situazione surreale in quanto una città che ancora non esce dalla catastrofe sismica( e di catastrofi nel nostro paese ce ne sono state dalle quale non si è ancora usciti Ndr.)  che l’ha massacrata poco più di dieci anni fa si trova oggi, nella seconda ondata Covid-19, in balia di una catastrofe epidemiologica già per molti versi manifesta e che lascia già intravedere segni chiari del rischo di una sua prossima esplosione verso il peggioramento, a meno di rimedi drastici e immediati. Ogni giorno abbiamo notizie di morti a noi prossimi, in città ci sono indici di contagio tra i più alti d’Italia e del mondo. Ci consoliamo anestetizzandoci con generalizzazioni statistiche che diluiscono l’emergenza della città in medie annacquate dai livelli di contagio sporadico delle aree rurali, gli addetti ai lavori fanno cherry-picking sulle statistiche, scegliendo quelle più rassicuranti e rimuovendo quelle allarmanti in funzione di un finalismo interpretativo che, forse inconsapevolmente, pensa solo a sostenere ipotesi di partenza del “va tutto bene”. Così può capitare che in una pretesa sacralizzante di presunta oggettività del dato, guardiamo alle statistiche, spesso“biased”, posizionali, variamente distorte ma ammantate di scientificità, per non guardare alla realtà dei fatti. Di fronte a questo disastro che si va conclamando con segnali sempre più eloquenti non solo è ingenuo e inappropriato usare statistiche di comodo come paraocchi, molto probabilmente tra poco questa scelta si rivelerà come una scelta  scellerata e criminale.”

Una scelta alla quale si cerca di porre rimedio  con la trasformazione della zona arancione in rossa. Ma una scelta  in altre parole scellerata  e criminale  che  potrebbe anche essere l’incapacità di capire  la direzione del cambiamento  che sarà inevitabile in un modo o nell’altro . La capacità di capire che forse è meglio ,  per il nostro paese e per l’Aquila  orientare questo cambiamento più  che subirlo .

Dunque edonismo o no , di fatto , la nave deve andare , l’importante è cambiare musica, per riprendere la metafora  iniziale .Cambiare  e accettare il cambiamento  non dentro una bolla  ma  lungo un percorso  che è appena cominciato.

(1)Riccardo Nielsen Le forme musicali Bongiovanni Editore Bologna,1900

(2) https://www.filmtv.it/film/3713/italiani-brava-gente/recensioni/522445/#rfr:none

(3) https://www.marilenacremaschini.it/ledonismo-ieri-ed-oggi/

(4) https://aspeniaonline.it/gli-effetti-economici-della-pandemia-le-prime-possibili-valutazioni/

(5) https://news-town.it/interviste/32974-il-rassicurazionismo-e-la-pandemia-intervista-a-antonello-ciccozzi.html?fbclid=IwAR3HVD45XzOOhAq52PnrX3_BF9-aAKp3YC_6jEPkYmcqd2XSVdyFUQLfxsI

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