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INGEGNERIA DECISIONALE TRA CONOSCENZA E ADATTABILITA’-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO(OTTAVA E ULTIMA PARTE)

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“Le euristiche sono regole pratiche per calcolare determinati tipi di numeri o per risolvere certi tipi di problemi. Sebbene le euristiche psicologiche per la soluzione di problemi siano normalmente sviluppate nell’ambito della discussione sulla razionalità limitata come risposta a limiti cognitivi, esse possano venir interpretate altrettanto facilmente come versioni di un comportamento basato su regole che segue una logica diversa da quella della conseguenza.“

                                             (James G. March)

Redazione-Il quadro della teoria di MARCH si colloca entro la teoria della scelta limitata e procedurale. La totalità della decisione indica che conoscendo perfettamente il contesto non c’è possibilità di sbagliare.

Oggi abbiamo un campo più complesso: l’ambiente. Ci si sposta dalla teoria dell’organizzazione in campi organizzati secondo ruoli stabiliti. Spostando l’attenzione sui limiti e il contesto, questi vanno interpretati. Il problema è la mente di questa razionalità. A partire da Weber (calcolo-razionalità/ mezzi-fini) si passa da una scelta di razionalità a una scelta di razionalità limitatali (il modello analitico-deduttivo di Popper si riferisce ad una concettura o teoria).Noi non siamo fatti per vedere le cose in forma olistica, ma di volta in volta cerchiamo di conoscere e rappresentare l’oggetto o il fenomeno materiale o una strategia d’azione. La mente è un tutto all’interno della quale ci sono delle specializzazioni. La conoscenza intuitiva non è mai lontana o separata dalla razionalità procedurale. Prendere una decisione implica lo scopo (strategia-adeguatezza). Popper dice che ogni decisione parte da un problema (perché non mi ridà). E’ necessario ridefinire la prassi da dove siamo partiti. La razionalità è limitata perché noi conosciamo le cose solo temporaneamente e sono parziali (riconoscere gli aspetti cognitivi a riconoscere l’azione). La mente è neurologicamente limitata. I limiti sono cognitivi, procedurali e di categorizzazione. I limiti cognitivi sono quelli neurocognitivi. La memoria è selettiva. La memoria è dinamica (attenzione/disattenzione). Altro fattore importante è la motivazione( ad es. blocco nel processo decisionale). I limiti procedurali riguardano l’individuazione dei limiti operativi ( o sono un progettista o sono un esecutore / o sono un valutatore o sono un operatore). In sostanza sono importanti i ruoli. In più ruoli non siamo accettati. I limiti di categorizzazione (forme di amicizia,amore ecc.) riguardano un’azione intrapresa che non ha una regola condivisa. Vengono messi in risalto le priorità e i limiti di priorità.

L’interazione sociale, invece, riguarda l’adattamento in cui si pone l’azione sociale. La molla dell’azione è l’interesse. Di conseguenza l’adattività strategica si può riassumere in: “date le circostanze… il miglior risultato per i migliori interessi”.

In questo senso poi ce la vediamo con la società attraverso regole. Nella società ci sono dei ruoli. Le regole sono imperniate dalle regole non scritte. Le regole sono pratiche sociali che fanno parte di una prestazione(vincere/perdere – dare/ricevere). La società è fatta da un’insieme di vincoli e di possibilità ( o opportunità). All’interno di queste possibilità ci sono scelte  decisionali . L’uomo nell’azione sociale non è interamente libero ( non può fare quello che vuole), ma ha delle regole da rispettare che sono sociali. Siamo sotto il sistema sociale educante che riguarda vincoli e possibilità. Dati i vincoli nulla è prescritto. Nella logica della competitività si vuole vincere. Il campo di decisione riguarda l’ottimizzazione dei mezzi allo scopo. Ognuno mira al risultato con l’impiego dei mezzi minimi (conflitto-competizione). Una decisione è una scelta di vincoli e quindi una scelta di una gamma di azioni. La scelta dei mezzi rispettano le regole. Se non si rispettano si verifica la devianza. Il miglior uso dei mezzi per le scelte decisionali è quello con più attori sociali che li vede impegnati in un piano per tentativi o in un piano programmato. Non va mai dimenticato il contesto ( fatto di norme, valori stili) entro cui l’attore si muove, nel postulato di responsabilità, formazione, comunicazione e sviluppo. E’ necessario trovare una correlazione tra preferenze, vincoli e opportunità.

Nell’ ingegneria decisionale, vengono prese in considerazione le complicazioni che insorgono quando i decisori tentano di prendere decisioni intelligenti.

L’ingegneria decisionale, prende in considerazione le COMPLICAZIONI che insorgono quando i decisori tentano di prendere DECISIONI INTELLIGENTI:

I SOSTENITORI DELL’AZIONE RAZIONALE: sottolineano il ruolo dell’accurato calcolo delle CONSEGUENZE future, screditando il cieco conservatorismo del rispetto delle regole.

I DIFENSORI DEL RISPETTO DELLE REGOLE: pongono l’accento sull’accumulo di ESPERIENZE  rappresentando delle regole. Essi criticano le eccessive richieste di INFORMAZIONE.

L’ingegneria decisionale, considera i PROBLEMI di definizione dell’INTELLIGENZA rispetto ai RISULTATI.

L’INGEGNERIA DECISIONALE vuole migliorare l’ADATTABILITA’ , l’uso della CONOSCENZA e la creazione di SIGNIFICATI attraverso decisioni intelligenti.

Si  focalizza l’attenzione  in un’ingegneria intelligente che oscilla tra  capacità di produrre decisioni in termini di processo e di risultato.

Vediamo che il “processo” è condizionato da termini come “intelligenza, razionalità e competenza”, inteso che sostanzialmente la razionalità sono tutte le azioni che hanno dato luogo a buoni risultati, proceduralmente razionale. Ovvero, se sono state seguite procedure che valutano le conseguenze previste e scelgono azioni che conducono a scegliere tutte quelle azioni che producono risultati previsti o sperati.

Un’organizzazione è definita “capace di apprendere” o “sostanzialmente capace di apprendere” se la sua prestazione è migliorata. Se ha tratto inferenze dai risultati precedenti.

Pertanto, l’ingegneria intelligente, deve generare impegno, conoscenza, azione, sostegno dell’azione e fiducia nella capacità di determinare le conseguenze.

Parlare della generazione d’impegno, sottende come il  processo decisionale presupponga l’impegno e la volontà dei decisori di dedicare tempo ed energia alla decisione stessa con assunzioni di  RESPONSABILITA’ delle conseguenze incerte delle loro AZIONI. Progettare processi decisionali efficaci comporta la creazione di MOTIVAZIONI.

Conoscenza ed azione, invece, sono i presupposti necessari verso la chiarezza e la fiducia. Ne consegue che un’azione decisiva viene presa più facilmente in considerazione dall’ignoranza e la presunzione, che da quella del saggio, più facilmente dalla persona di vista corta che da quella che sa fare previsioni sulla lunga distanza.

Per dirla con il pensiero di Amleto che  lamentava il modo in cui “il naturale colore dell’azione sbiadisce ai gracili riflessi del pensiero”, è necessario riflettere per azioni adeguate e funzionali.

Altro elemento fondamentale è il sostegno dell’azione, in cui l’idea dell’azione ricca e significativa e l’idea dell’umano valere non sono antiche tradizioni, ma anche parti importanti della fede contemporanea.

Infine, la fiducia nella capacità di determinare le conseguenze, poggia su un incisivo impegno professionale.

Quando un grande impegno alimenta grandi aspettative se la storia non soddisfa, si inventano eroi. Si narrano vicende in cui il flusso della storia è attribuito alle intenzioni, alle strategie e alle virtù dei singoli decisori.

Il normale Processo Decisionale è costruito per date conferma a queste idee di significato. L’informazione è raccolta e riportata per simboleggiare l’importanza dei decisori.

Vale ricordare il pensiero del Dottor Relling, il quale  afferma:

“ Togliete le illusioni a una persona” e le togliete contemporaneamente la felicità”.

E’ molto importante perseguire le identità, poiché  L’EFFICACIA DECISIONALE dipende dall’ASSUNTO che una grande azione comporta grandi aspettative.

LE IDENTITA’ DEI DECISORI sono APPRESE nello stesso modo in cui sono apprese le altre identità sociali, attraverso l’istruzione, l’imitazione e l’elaborazione di ciò che significa essere un BUON DECISORE.

L’AZIONE è sostenuta dalla SOCIALIZZAZIONE nella misura in cui determina la sua necessità.

Gli obblighi costituiscono le basi dell’impegno di vecchie tradizioni di onore, dovere, autostima e autorealizzazione.

Avere un’arbitraria ostinazione, vuol dire che  l’ostinazione a ‘tentare’ non dipende dalla fiducia nel successo o dagli obblighi verso se stessi. Le decisioni sono senza conseguenza e sono irrilevanti, rispetto all’identità che hanno un SIGNIFICATO.

Fondamentale, dunque è che nella storia contemporanea, vadano ricercate e trovate decisioni intelligenti.

Le moderne teorie del processo decisionale collettivo hanno accumulato nel tempo vistosi fallimenti nel risolvere i problemi della definizione di decisioni intelligenti.

I problemi dei MUTAMENTI ENDOGENI di PREFERENZE e IDENTITA’ sono al di là di qualsiasi attuale formulazione.

E’ arduo confidare che ogni PROCESSO DECISIONALE produrrà decisioni che possono essere interpellabilmente definite intelligenti.

La storia è piena di decisioni e processi decisionali che sembrano offrire miglioramenti nel breve periodo e in alcuni campi, ma che, a un esame retrospettivo, hanno creato problemi più grandi nel lungo periodo o in altri campi.

LA CONOSCENZA circa le difficoltà della definizione e dell’acquisizione di virtù attraverso il processo decisionale conduce al pessimismo sulle possibilità di un’AZIONE INTELLIGENTE.

I PROBLEMI sono difficili ma non al di là dell’umana COMPRENSIONE e possono trovare una SOLUZIONE.

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E possibile applicare il pensiero ai problemi dell’intelligenza, così come è possibile trarre profitto dalla comprensione delle decisioni per migliorarle.

L’idea di decisione dà significato all’obiettivo, al Sé e alle complessita’ della vita sociale.

Bibliografia:  JAMMES MARCH, “Prendere decisioni”, Ed. Il Mulino, Bologna, 2002.

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