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IL TEATRO PER CERCARE LE RADICI DEGLI UOMINI

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Redazione- Si parla spesso di antropologia culturale o sociale, ma molto raramente di storia del teatro o antropologia teatrale.
L’antropologia teatrale, su un piano puramente di studio, spesso non è considerata più di tanto importante, ma cos’è questa (altra) antropologia?

La definizione più gettonata è di Eugenio Barba, antropologo: “l’Antropologia Teatrale è lo studio del comportamento scenico pre-espressivo che sta alla base dei differenti generi, stili, ruoli e delle tradizioni personali e collettive”.
Con base pre-espressiva, Barba intende i livelli elementari e basilari dell’organizzazione teatrale, quelli che per gli spettatori non sono distinguibili tra più opere a confronto.
Questo tipo di antropologia comprende studi fatti sugli attori e per gli attori, come può un attore e il teatro essere la radice di intere popolazioni?

Il teatro non nasce con finalità estetiche, ma da pulsioni essenziali presenti negli individui; le prime testimonianze del teatro pare risalgano a tempi antichissimi, anche prima delle testimonianze che oggi si hanno. Diversi studiosi hanno cercato le origini del teatro, cercando di spiegare queste pulsioni che spingono gli individui a vivere recitando.

Ci sono due studiosi in particolare che hanno affrontato questo interrogativo: Tadeusz Kantor (1915-1990) e Victor Turner (1920-1983). Kantor sosteneva che l’attore è un individuo, che ad un certo della sua esistenza si separa dalla sua comunità d’origine per manifestarsi come attore, K. non specifica quale sia però, la modalità con il quale questo individuo si manifesta tale rispetto alla collettività e neanche in quale momento.
Turner invece, sostiene che l’attore e le radici del teatro stanno nel dramma sociale, inteso come rottura di una regola, un’etichetta sociale o di costumi; una volta che avviene questa rottura in un individuo, questo non può più cambiare, va intesa quasi come fosse una sorta di ribellione alla normalità, un rito di passaggio dalla quale non si torna indietro.

L’origine del teatro va ricercata nei popoli primitivi, nei loro rituali religiosi e nelle loro esperienze di comunità.
Si associa la nascita degli spettacoli teatrali agli eventi religiosi, momenti di grande festa simili in più popolazioni. Quasi sempre i momenti di festa erano caratterizzati da spettacoli con danzatori singoli o a gruppi, spesso con maschere e vestiti indossati appositamente per l’occasione.
Ci sono enormi differenze però, tra il teatro occidentale e quello orientale, anche se rimangono accomunati dall’origine religiosa.

In Occidente si presuppone che il teatro sia nato da individui che si manifestano attori ma non esiste un mito reale di fondazione, mentre in Oriente ne esiste più di uno e di diversi tipi, soprattutto basati sulla storia della danza, che fa da fulcro in tutto il teatro orientale.

In tutti i paesi orientali è salda l’idea dello stretto legame tra danza e musica, soprattutto in Giappone dove veniva praticata la “danza salvifica”, rito sciamanico che serviva ad allontanare le eventuali collere dei defunti verso le loro famiglie, oppure le “danze kagura”, che veniva ballate per chiedere e ottenere favori dagli Dei.

In Asia coloro che scelgono di fare gli attori sono costantemente seguiti da un maestro, con cui si instaura un rapporto simile a quello tra genitore-figlio; insieme lavorano costantemente sulla pratica e l’imitazione, per raggiungere la perfezione.

Nel tempo però, gli spettacoli teatrali si sono staccati dall’iniziale significato religioso, assumendone di nuovi; soprattutto gli occidentali cominciano a recitare, facendo teatro per divertimento, svago, o semplicemente per allontanarsi dalla monotonia delle giornate.

Solo anno più, anno meno, a partire dall’età barocca e negli anni successivi gli attori di teatro vennero considerati dei veri e propri lavoratori; formando compagnie ed esibendosi a pagamento nei teatri delle grandi città o in luoghi concessi loro apposta, spesso seguiti e indirizzati da registi, che li guidavo per migliorare la loro arte sottoponendoli ad innumerevoli prove, e training. Pratiche che sono rimaste ad oggi, praticamente invariate.

Gli spettacoli attuali sono classificati “solo” come “industria dello spettacolo”, mentre andrebbe considerata di più la possibilità di scambio transculturale che possono dare, molto importante per collettività e per la formazione stessa dell’essere umano a livello individuale; soprattutto considerando che non esisterebbero senza pubblico, quindi necessitano obbligatoriamente di uno scambio tra individui, devono creare un rapporto attore-spettatore.

L’antropologia, in generale studia l’essere umano in funzione dei fenomeni culturali “originali”, tra cui il teatro, essendo ciò qualcosa esistente da tempi ancora non totalmente definiti, ma che permetteva agli uomini di esprimere le loro culture, probabilmente ancora prima delle parole.

Quindi, l’antropologia teatrale di per sè assume il ruolo di una scienza per riscoprire, divulgare e valorizzare un patrimonio rappresentato da riti, danze e miti, che ricerca tra queste attività ritenute extra rispetto alla vita ordinaria, le radici degli uomini, e le spiegazioni ad interrogativi ancora aperti a livello antropologico.

Fonti

pedagogia.it

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