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IL FALLIMENTO DELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA

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Redazione- Negli ultimi tempi assistiamo al triste disfacimento dell’istituzione scolastica. Sempre più i casi di aggressioni da parte degli studenti verso i professori. Ricordiamo per esempio l’episodio avvenuto lo scorso Aprile a Lucca.

Gli episodi restano limitati nel numero ma sono l’indicatore di un corto circuito che va descritto per poter essere affrontano, compreso e in ultima istanza risolto.

Quello delle violenze a scuola non può essere analizzato come un fenomeno circoscritto. La scuola è uno degli specchi più fedeli e scomodi della società che la esprime e, essendo tale vanno carpiti elementi di svariata natura primo fra tutti la famiglia. Ricordiamoci che il nucleo famigliare è il primo luogo di relazione del bambino, quindi, di fondamentale importanza per la sua crescita e il suo sviluppo che successivamente viene accompagnato dalla scuola. Cosa succede all’interno del sistema famigliare?

Si può osservare come, nel corso del tempo, la famiglia abbia assunto un carattere meno autoritario e più autorevole. Di riflesso, troviamo questa ‘sostituzione’ anche nella scuola. Quando il professore, dal punto di vista del ragazzo, perde una valenza autoritaria, quando il docente viene visto come suo pari e non come ‘istituzione’ allora sorgono discrepanze e, dagli ultimi eventi è evidente.

E’ la deriva della modernità del capitalismo e del deleterio consumismo. Tutti i punti di riferimento sono crollati. Per riprendere il sociologo Zygmunt Bauman: la società liquida. I punti di riferimento sono appunto liquidi, privi di stabilità.

A partire dallo Stato (si pensi alla deriva populista); alla coppia, alla Famiglia a come è cambiata, alla religiosità, all’Educazione. Se quei valori, ormai cancellati, fossero stati sostituiti da altri capaci di garantire un certo tipo di stabilità, non avremmo questa condizione impregnata di umida incertezza. Valori non solo demoliti, ma sostituiti dalla mercificazione in tutti gli ambiti.

La violenza in classe, l’atteggiamento di estrema aggressività verso i docenti visto così non sembra così assurdo ma è (e dev’essere) un fenomeno da prendere come enorme spunto per riflettere sulla società attuale. Tutto questo non significa tornare nei vecchi meandri di una pedagogia autoritaria, violenta e unidirezionale ma, nemmeno evitare di scaricare responsabilità, non sanzionare il bambino/a quando c’è n’è l’esigenza, come un’eventuale bocciatura. La sensazione che mi trasmette il fatto in sé è di paura. Paura della superficialità con cui si affronta la questione, sia da alcune figure genitoriali che, molto spesso, sottopongono i figli ad una spropositata pressione carica di aspettative, ma non parlando realmente con essi, sia da parte di professori poco attenti ad alcuni segnali che potrebbe trasmettere un alunno.

Ecco gli adolescenti del XXI secolo. Giovani mal indirizzati e buttati in un turbinio di confusione. Difficile non reagire se non si focalizza un porto sicuro, un punto di stabilità.

A tal proposito penso all’opera Lettere luterane di Pier Paolo Pasolini, dove vi sono raccolti editoriali e interventi scritti tra l’inizio del 1975 e gli ultimi giorni di ottobre di quell’anno. I temi affrontati sono quelli dell’estraneità dei giovani, del conformismo, della televisione, del progresso e della politica in Italia. Il primo capitolo è I giovani infelici (sulla trasmissione della colpa tra le generazioni dei giovani e dei padri), segue la sezione Gennariello.

In questa parte, Pasolini è il “precettore” di un immaginario discepolo le cui origini, non a caso, napoletane sono il simbolo di quella forma di sopravvivenza arcaica, non sedotta dalla modernità, che l’autore scorge nel popolo-tribù di Napoli. Inoltre, nel presentarsi all’alunno, ancora una volta l’insegnante colloca a fondamento del proprio metodo l’esigenza di una liberazione da tutto ciò che si presenta come istituito e la riscoperta di tutti i sentimenti ormai svuotati dal potere consumistico:

‘’Per queste ragioni sappi che negli insegnamenti che ti impartirò, non c’è il minimo dubbio, io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istituito. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti stupidi automi adoratori di feticci.’’

 Rifugio quindi, la speranza nella cooperazione tra le parti, sopratutto dei professori che, debbono essere promotori dell’evoluzione

senza rifiutare sacralità e sentimenti.

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