Ultime Notizie

” IL BENE DELLA COMUNITA’ ” DI VALTER MARCONE

0

Redazione-  Le letture della liturgia della scorso domenica 21 settembre ci presentano due temi che interrogano la nostra coscienza e la nostra vita non solo come credenti ma come cittadini . Il Vangelo secondo Luca ci presenta un amministratore disonesto ma scaltro : “ In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
(Lc 16, 1-13 )

Mentre la lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo richiama la nostra attenzione sugli uomini che stanno al potere . “ Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. (1 Tm 2, 1-8 )”

In altre parole due temi che richiamano la nostra responsabilità civile perchè ci ricordano che comunque e in qualche modo siamo anche noi amministratori, in generale delle cose del creato, della nostra vita e delle persone che ci stanno vicine, delle cose del mondo che ci circonda e anche della cosa pubblica perchè attraverso il voto deleghiamo qualcuno a rappresentarci appunto nelle moderne democrazie che si avvangono di questo strumento del voto e della elezione.

Ma il concetto di bene comune è antico se pensiamo a come lo ha definito il filosofo greco Aristotele. Un bene con tre caratteristiche secondo le quali : il popolo sia costituito nella pace.; ciascuno abbia di che vivere; ciascuno sia condotto ad agire bene. Lo segue ma non troppo Tommaso D’Aquino per il quale : «L’uomo non è ordinato alla società civile in forza di tutto il proprio essere, e di tutti i suoi beni […] Invece l’uomo in tutto quello che forma il suo essere, il suo potere e il suo avere dice ordine a Dio» (S.Th.,I-II, q. 21, a. 4). Dunque non solo benessere economico e stabilità poilitica ma il coinvolgimento della sfera personale il saper vivere ossia il vivere bene e contestualmente il rispetto dell’ordine divino a cui tutte le cose sono sottomesse . .

La definizione di “ bene comune “ nel corso dei secoli è stata arricchita in vario modo .Per esempio secondo il Dizionario di dottrina sociale è stato definito dalla Chiesa cattolica: “ concetto centrale nella concezione e nella valutazione cristiana delle finalità e della concreta realtà di ogni convivenza sociale, economica, politica “ come “ idea-cardine della dottrina sociale. A tale idea sono strettamente connessi tutti quegli altri concetti (da giustizia a sviluppo economico, da solidarietà a popolo, da pace a democrazia), con cui la Chiesa applica i principi del proprio patrimonio dottrinale alla comprensione del mondo contemporaneo e alla sollecitazione ad agire autenticamente da cristiani dentro le molteplici forme di comunità in cui viviamo. Fino ad arrivare al concetto di bene comune nel Noivecento quando fu strumento per puntellare le ideologie di un certo tipo di Stato o di partito unico. Infine nel nostro presente la nozione di bene comune viene “ collocata dai regimi democratici in una posizione che continua a essere di second’ordine: più evocato e simbolicamente o retoricamente alluso, che perseguito e diffusamente praticato. (1)

Un bene comune in particolare che per la Chiesa cattolica a partire dalla lettera enciclica Immortale Dei del 1° novembre 1885 di Leone XIII veniva definito come «necessario dunque che la società civile, istituita per l’utilità comune, nel perseguire la prosperità dello Stato provveda a che i cittadini, nel loro cammino verso la conquista di quel sommo e immutabile bene al quale naturalmente tendono, non solo non vengano in alcun modo ostacolati, ma siano favoriti con ogni opportunità» (ID).

Una concezione di bene comune della Chiesa cattolica che modernamente richiama i diritti di libertà che vengono affermati al fine di determinare quali siano le condizioni che consentono e favoriscono il coerente perseguimento del bene comune .

D’altra parte del tutto laicamente il Presidente Sergio Mattarella nel suo discorso a fine anno 2024 afferma : “Vi è bisogno di riorientare la convivenza, il modo di vivere insieme. In questo periodo sembra che il mondo sia sottoposto a una allarmante forza centrifuga, capace di dividere, di allontanare, di radicalizzare le contrapposizioni. Sono lacerate le pubbliche opinioni. Faglie profonde attraversano le nostre società. La realtà che viviamo ci presenta contraddizioni che generano smarrimento, sgomento, talvolta senso di impotenza. A livello globale aumenta in modo esponenziale la ricchezza di pochissimi mentre si espande la povertà di tanti.(…)Il rispetto verso gli altri rappresenta il primo passo per una società più accogliente, più rassicurante, più capace di umanità. Il primo passo sulla strada per il dialogo, la collaborazione, la solidarietà, elementi su cui poggia la nostra civiltà.(…) Ho fatto riferimento ad alcuni esempi di persone che hanno scelto di operare per il bene comune perché è proprio questa trama di sentimenti, di valori, di tensione ideale quel che tiene assieme le nostre comunità e traduce in realtà quella speranza collettiva che insieme vogliamo costruire.È questa medesima trama che ci consentirà di evitare quelle divaricazioni che lacerano le nostre società producendo un deserto di relazioni, un mondo abitato da tante solitudini.Siamo tutti chiamati ad agire, rifuggendo da egoismo, rassegnazione o indifferenza.

Parla Sergio Mattarella del bene comune come un solido anello di congiunzione tra generazione e generazione in un tempo di grandi cambiamenti in cui siamo immersi.

La proposta della Dottrina sociale della Chiesa cattolica è di organizzare il potere politico in modalità sussidiaria, ossia a partire dal basso. Secondo questo modello, man mano che si sale il potere politico sarà:

‍• meno di contenuti e più di forma;

• meno diretto e più indiretto;

• meno erogatore e più organizzatore;

• meno operativo, ma più capace di far fare;

• più di supplenza che di sostituzione.

Per questo dice dunque Papa Leone XIV nel Discorso ai parlamentari in occasione del Giubileo dei governanti pronunciato nell’Aula delle Benedizioni il 21 giugno 2025 sul bene comune e sull’azione politica che deve tenedere a questo obiettivo esponendo la prima dellle tre considerazioni su questo tema “La prima riguarda il compito, a voi affidato, di promuovere e tutelare, al di là di qualsiasi interesse particolare il bene della comunità, il bene comune, specialmente in difesa dei più deboli ed emarginati. Ad esempio, si tratta di adoperarsi affinché sia superata l’inaccettabile sproporzione tra una ricchezza posseduta da pochi e una povertà estesa oltremisura (cfr Leone XIII, Lett. Enc Rerum Novarum , 15 maggio 1891, 1). Quanti vivono in condizioni estreme gridano per far udire la loro voce e spesso non trovano orecchie disposte ad ascoltarli. Tale squilibrio genera situazioni di permanente ingiustizia, che facilmente sfociano nella violenza e, presto o tardi, nel dramma della guerra. Una buona azione politica, invece, favorendo l’equa distribuzione delle risorse, può offrire un efficace servizio all’armonia e alla pace sia a livello sociale, sia in ambito internazionale.” (3)

Prendendo dunque in considerazione in prima battuta i più deboli ed emarginati . Ai quali si rivolge l’amore cristiano come afferma sempre Papa Leone XIV ricordando la Lettera enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti ,176-1929 che non è mai una teoria, ma sempre segno e testimonianza concreta dell’agire di Dio in favore dell’uomo . Ma che devono essere anche salvaguardati dal potere umano per cui ai governanti Papa Leone XIV si rivolge dicendo loro : “ di promuovere e tutelare, al di là di qualsiasi interesse particolare, il bene della comunità, il bene comune, specialmente in difesa dei più deboli ed emarginati. Ad esempio, si tratta di adoperarsi affinché sia superata l’inaccettabile sproporzione tra una ricchezza posseduta da pochi e una povertà estesa oltremisura (cfr Leone XIII, Lett. Enc. Rerum Novarum 15 maggio 1891, 1). Quanti vivono in condizioni estreme gridano per far udire la loro voce e spesso non trovano orecchie disposte ad ascoltarli.” E richiamando l’essenziale : “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata e proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, che appartiene ormai al patrimonio culturale dell’umanità. Quel testo, sempre attuale, può contribuire non poco a mettere la persona umana, nella sua inviolabile integralità, a fondamento della ricerca della verità, per restituire dignità a chi non si sente rispettato nel proprio intimo e nelle esigenze della propria coscienza.

Papa Leone XIV esamina poi altre condizioni per la realizzazione del bene comune e infine pone come esempio per i governati Tommaso Moro , l’uomo che è arrivato a sacrificare la propria vita pur di non tradire la verità, esempio lo rende ancora oggi, per noi, un martire della libertà e del primato della coscienza.

Libertà e primato della coscienza per il bene comune in una prospettiva di grande interesse ma anche di grande coraggio per la realizzazione : “ “Quella che si delinea, dunque, è una sfida notevole, che richiede molta attenzione e uno sguardo lungimirante verso il futuro, per progettare, pur nel contesto di scenari nuovi, stili di vita sani, giusti e sicuri, soprattutto a beneficio delle giovani generazioni.”

Una sfida : coltivare la speranza che non significa come di ce Sebastiano Nerozzi, professore di Storia del Pensiero economico all’Università Cattolica del Sacro Cuore e segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici in Italia . “ andare alla continua ricerca di nuove idee e nuovi entusiasmi, ma avere la pazienza di curare e nutrire i semi che sono stati gettati, riconoscendo l’importanza di ciò che si è ascoltato e ricevuto, come una ricchezza da custodire e rinnovare con la propria cura e il proprio impegno. “

(1)https://www.dizionariodottrinasociale.it/Voci_fondamentali/Bene_comune.html

(2) https://www.casadeicittadini.it/notizie-progetti/bene-comune

(3)Signora Presidente del Consiglio e Signor Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana,
Signora Presidente e Signor Segretario Generale dell’Unione Interparlamentare,
Rappresentanti delle Istituzioni Accademiche e Leader Religiosi,

con piacere vi accolgo in occasione dell’Incontro dell’Unione Interparlamentare Internazionale, nel Giubileo dei Governanti e Amministratori. Saluto i Membri delle Delegazioni di ben sessantotto Paesi. Tra loro, un ricordo particolare va ai Presidenti delle rispettive Istituzioni parlamentari.

L’azione politica è stata definita da Pio XI, con ragione, «la forma più alta di carità» (Pio XI, Discorso alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana, 18 dicembre 1927). E in effetti, se si considera il servizio che svolge a favore della società e del bene comune, essa appare realmente come un’opera di quell’amore cristiano che non è mai una teoria, ma sempre segno e testimonianza concreta dell’agire di Dio in favore dell’uomo (cfr Francesco, Lett. enc. Fratelli tutti, 176-192).

Vorrei perciò, in proposito, condividere con voi questa mattina tre considerazioni che ritengo importanti nell’attuale contesto culturale.

La prima riguarda il compito, a voi affidato, di promuovere e tutelare, al di là di qualsiasi interesse particolare, il bene della comunità, il bene comune, specialmente in difesa dei più deboli ed emarginati. Ad esempio, si tratta di adoperarsi affinché sia superata l’inaccettabile sproporzione tra una ricchezza posseduta da pochi e una povertà estesa oltremisura (cfr Leone XIII, Lett. enc. Rerum novarum, 15 maggio 1891, 1). Quanti vivono in condizioni estreme gridano per far udire la loro voce e spesso non trovano orecchie disposte ad ascoltarli. Tale squilibrio genera situazioni di permanente ingiustizia, che facilmente sfociano nella violenza e, presto o tardi, nel dramma della guerra. Una buona azione politica, invece, favorendo l’equa distribuzione delle risorse, può offrire un efficace servizio all’armonia e alla pace sia a livello sociale, sia in ambito internazionale.

La seconda riflessione riguarda la libertà religiosa e il dialogo interreligioso. Anche in questo campo, oggi sempre più di attualità, l’azione politica può fare tanto, promuovendo le condizioni affinché vi sia effettiva libertà religiosa e possa svilupparsi un rispettoso e costruttivo incontro tra le diverse comunità religiose. Credere in Dio, con i valori positivi che ne derivano, è nella vita dei singoli e delle comunità una fonte immensa di bene e di verità. Sant’Agostino, in proposito, parlava di un passaggio dell’uomo dall’amor sui – l’amore egoistico per sé stesso, chiuso e distruttivo – all’amor Dei – l’amore gratuito, che ha la sua radice in Dio e che porta al dono di sé –, come elemento fondamentale nella costruzione della civitas Dei, cioè di una società in cui la legge fondamentale è la carità (cfr De civitate Dei, XIV, 28).

Per avere allora un punto di riferimento unitario nell’azione politica, piuttosto che escludere a priori, nei processi decisionali, la considerazione del trascendente, gioverà cercare, in esso, ciò che accomuna tutti. A tale scopo, un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d’uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente. Di essa già nell’antichità si faceva autorevole interprete Cicerone, il quale nel De re publica scriveva: «La legge naturale è la diritta ragione, conforme a natura, universale, costante ed eterna, la quale con i suoi ordini invita al dovere, con i suoi divieti distoglie dal male […]. A questa legge non è lecito fare alcuna modifica né sottrarre qualche parte, né è possibile abolirla del tutto; né per mezzo del Senato o del popolo possiamo affrancarci da essa né occorre cercarne il chiosatore o l’interprete. E non vi sarà una legge a Roma, una ad Atene, una ora, una in seguito; ma una sola legge eterna e immutabile governerà tutti i popoli in tutti i tempi» (Cicerone, De re publica, III, 22).

La legge naturale, universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell’agire, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell’intimità personale.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata e proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, appartiene ormai al patrimonio culturale dell’umanità. Quel testo, sempre attuale, può contribuire non poco a mettere la persona umana, nella sua inviolabile integralità, a fondamento della ricerca della verità, per restituire dignità a chi non si sente rispettato nel proprio intimo e nelle esigenze della propria coscienza.

E veniamo alla terza considerazione. Il grado di civiltà raggiunto nel nostro mondo, e gli obiettivi a cui siete chiamati a dare riscontro, trovano oggi una grande sfida nell’intelligenza artificiale. Si tratta di uno sviluppo che certamente sarà di valido aiuto alla società, nella misura in cui, però, il suo utilizzo non porti a intaccare l’identità e la dignità della persona umana e le sue libertà fondamentali. In particolare, non bisogna dimenticare che l’intelligenza artificiale ha la sua funzione nell’essere uno strumento per il bene dell’essere umano, non per sminuirlo né per definirne la sconfitta. Quella che si delinea, dunque, è una sfida notevole, che richiede molta attenzione e uno sguardo lungimirante verso il futuro, per progettare, pur nel contesto di scenari nuovi, stili di vita sani, giusti e sicuri, soprattutto a beneficio delle giovani generazioni.

La vita personale vale molto più di un algoritmo e le relazioni sociali necessitano di spazi umani ben superiori agli schemi limitati che qualsiasi macchina senz’anima possa preconfezionare. Non dimentichiamo che, pur essendo in grado di immagazzinare milioni di dati e di offrire in pochi secondi risposte a tanti quesiti, l’intelligenza artificiale rimane dotata di una “memoria” statica, per nulla paragonabile a quella dell’uomo e della donna, che è invece creativa, dinamica, generativa, capace di unire passato, presente e futuro in una viva e feconda ricerca di senso, con tutte le implicazioni etiche ed esistenziali che ne derivano (cfr Francesco, Discorso alla Sessione del G7 sull’Intelligenza artificiale, 14 giugno 2024).

La politica non può ignorare una provocazione di questa portata. Al contrario ne è chiamata in causa, per rispondere a tanti cittadini che giustamente guardano, al tempo stesso, con fiducia e preoccupazione alle sfide di questa nuova cultura digitale.

San Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, ha additato ai politici, come testimone a cui guardare e intercessore sotto la cui protezione porre il loro impegno, San Tommaso Moro. In effetti, Sir Thomas More fu uomo fedele alle sue responsabilità civili, perfetto servitore dello Stato proprio in forza della sua fede, che lo portò a interpretare la politica non come professione, ma come missione per la crescita della verità e del bene. Egli «pose la propria attività pubblica al servizio della persona, specialmente se debole o povera; gestì le controversie sociali con squisito senso d’equità; tutelò la famiglia e la difese con strenuo impegno; promosse l’educazione integrale della gioventù» (Lett. Ap. M.P. E Sancti Thomae Mori, 31 ottobre 2000, 4). Il coraggio con cui non esitò a sacrificare la sua stessa vita pur di non tradire la verità, lo rende ancora oggi, per noi, un martire della libertà e del primato della coscienza. Possa il suo esempio essere anche per ciascuno di voi fonte di ispirazione e di progettualità.

Illustri Signore e Signori, vi ringrazio per questa visita. Formulo i migliori auguri per il vostro impegno e invoco su di voi e sui vostri cari le celesti benedizioni.

Ringrazio tutti voi. Dio benedica voi e il vostro lavoro. Grazie.

Commenti

commenti