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HIERONYMUS BOSCH E IL GIARDINO DELLE DELIZIE TERRENE

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Redazione- Nel novembre 2017 la grande arte è tornata a cinema attraverso un docufilm: Hieronymus Bosch, trasmesso anche su SkyArte mercoledì 19 maggio scorso (2021).Il docufilm è un viaggio tra i misteri e i simboli raffigurati sul trittico Il Giardino delle delizie terrene, l’opera più celebre, avvincente e misteriosa del pittore fiammingo Hieronymus Bosch.Il film è di José Luis López-Linares. Fra i musicisti ha collaborato anche Ludovico Maria Enrico Einaudi, compositore e pianista italiano, figlio dell’editore Giulio Einaudi, nipote del primo Presidente della Repubblica italiana, Luigi Einaudi.

Hieronymus Bosch anticipa di ben quattro secoli il surrealismo di Salvator Dalì. Il trittico Il Giardino delle delizie terrene è attualissimo ai nostri giorni fra gli artisti e gli scienziati che hanno a cuore le sorti del pianeta Terra, fra loro Leonardo di Caprio.

Punto di non ritorno – Before the Flood – è un documentario del 2016 diretto da Fisher Stevens sul cambiamento climatico, in cui Leonardo Di Caprio, attore, produttore, nonché attivista statunitense, dibatte sul cambiamento climatico, che sta colpendo la Terra, con le più importanti personalità del pianeta, fra cui Elon Musk, John Kerry, attualmente inviato speciale del presidente statunitense Biden sul clima.

Il film Before the Flood si apre proprio con il trittico Giardino delle delizie dove vita e morte, sensualità e caos, forme antropomorfe, strumenti musicali e specie animali sono trasfigurate in una commistione visiva di macabro e fantastico che distingue l’opera di Hieronymus Bosch, e che il film evento Bosch Il giardino dei sogni  ha portato sul grande schermo.

L’attore statunitense, ricevuto anche da Papa Francesco, ha rivelato che il suo impegno ecologico è stato ispirato dal trittico di Bosch. Intervistato, ha detto : “Una raffigurazione della Terra di Bosch era appesa sopra il mio letto di bambino, l’aveva appesa mio padre. Per me ha sempre rappresentato il pianeta e l’utopia ecologica è stata un’ispirazione e una promessa di futuro”.

Chi era Hieronymus Bosch?

Hieronymus Bosch vive fra il XV° e il XVI° secolo nella zona meridionale dei Paesi Bassi, allora possedimento dei duchi di Borgogna. Nasce in una famiglia di artisti, tutti pittori. Il padre, Anton van Aken è uno dei pittori di maggior prestigio in quel tempo. E’ a capo dell’impresa familiare che lavora per il patriziato locale e per la chiesa di San Giovanni che diverrà cattedrale nel 1559. Nella bottega di famiglia, oltre alla pittura, si pratica la doratura e la produzione di arredi sacri.

Sulla biografia dell’artista e sulla sua famiglia le fonti archiviate sono veramente poche, tuttavia si legge che intorno al 1480-81 Bosch viene nominato per la prima volta come libero maestro in un documento sull’acquisto di due scomparti di un trittico dipinto in origine dal padre nel 1463. Nel 1481 sposa Aleid van de Meervenne, di estrazione borghese, la quale porta in dote diversi terreni. Hieronymus, pur non appartenendo alla ristretta cerchia dei notabili, beneficia ormai della prosperità dei maggiorenti e può permettersi uno studio nella casa della moglie. Inizialmente la sua clientela è locale. Successivamente aumenta e si allarga grazie alle conoscenze altolocate conseguite in seguito alla sua appartenenza alla confraternita Nostra Signora, diffusa anche negli ambienti più prestigiosi e aristocratici di Bruxelles.

Nostra Diletta Signora è un’associazione, maschile e femminile, per laici ed ecclesiastici, ha come simbolo un giglio tra le spine – “sicut lilium inter spinas” . Si dedica al culto della Vergine, partecipando alla processione annuale e all’abbellimento della cappella del duomo riservata alla confraternita, alle onoranze funebri dei suoi membri, nonché ad opere di carità, contribuendo al ciclo annuale di banchetti festivi tra i quali spiccano quelli durante i quali è servita la carne di cigno.

In campo intellettuale la confraternita pubblica libri e istituisce la Scuola Latina per l’insegnamento del latino. Una di esse è frequentata dall’allora diciassettenne Erasmo da Rotterdam. Ad oggi non ci sono pervenute notizie sulle relazioni dirette tra Erasmo e Bosch, ma evidenti, sebbene indirette, sono le connessioni ravvisabili tra i dipinti dell’artista e La nave dei folli di Sebastian Brant, principale fonte di ispirazione per l’Elogio della follia, in olandese Lof der Zotheid, che Erasmo da Rotterdam dedica al suo amico Tommaso Moro.

In seguito ad un attento studio del trittico Il Giardino delle delizie alcuni studiosi, nel tentativo di spiegare i soggetti della poetica di Bosch, hanno ipotizzato la sua relazione con altre sette, ispirate ad un’eresia clandestina che praticava il nudismo e il libero amore attraverso i quali raggiungere l’agognata rinascita dell'”innocenza paradisiaca” prima del peccato originale. Hanno anche ipotizzato l’adesione di Bosch ad una cellula superstite dell’eresia catara. E, poiché non esistono riscontri documentali, la critica successiva ha scartato tali interpretazioni.

Il Trittico Il Giardino delle delizie, come altre opere di Hieronymus Bosch, risente di influenze del gusto gotico internazionale, a cui forse l’autore è indirizzato dal padre.

I suoi quadri sono impregnati di una elevata valenza simbolica, onirica, spirituale e allegorica. Sono ricchi di modernità a tale punto da renderlo anticipatore di tematiche afferenti alla psicoanalisi, al surrealismo, all’utopia ecologica.

Il Giardino delle delizie terrene, attualmente esposto al museo el Prado di Madrid, è un grande trittico, costituito da una tavola centrale e da due laterali, sulle quali è raffigurata la storia dell’umanità attraverso una sequenza temporale che la vede agli albori paradisiaci e celestiali, sull’ala destra, fino alla degenerazione (ala sinistra) che comporta lutti, miserie, malattie.

La prima tavola raffigura il giardino dell’Eden, in cui  Dio, rappresentato con il volto di Cristo, scruta e fissa negli occhi. Sulla tavola centrale è narrato il caos provocato dai “piaceri effimeri”  – le delizie – della vita terrena. Il terzo pannello, dalle tonalità fosche e tenebrose, forse prefigura le conseguenze dei comportamenti irresponsabili e delittuosi dell’umanità, cui consegue la dannazione nell’inferno.

Si tratta di raffigurazioni oniriche di forte impatto, le quali hanno suscitato moltissime interpretazioni ed evocazioni durante i secoli a venire. Sulla tavola centrale, verso l’ala sinistra del trittico, quell’ala che precede la decadenza e la putrefazione dell’umanità, si osserva una grande sfera grigia, metallica nell’aspetto, caratterizzato da robusti aculei metallici. Essa stride fortemente con la vita rappresentata intorno, seppur vita votata alla dissolutezza dei costumi. La sfera sforna da uno squarcio personaggi grigi, dalle posture e sembianze animalesche. Sembrano scimmie. La rappresentazione della sfera preconizza un’arma letale, come ad esempio le mine esplosive, armi da guerra, ma evoca anche la forma del virus contro cui attualmente stiamo combattendo. Si racconta che Bosch abbia “generato” l’opera, profetica ed attualissima, durante un periodo di grave malattia. L’opera è unica, enigmatica, presumibilmente concepita al fine di una raffigurazione della dottrina cristiana medioevale attraverso immagini allegoriche, che

traggono ispirazione dalle Sacre Scritture e dalla tradizione.

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