QUANDO PARLIAMO DI TRANSIZIONE ECOLOGICA
Redazione- Di che cosa parliamo quando parliamo di transizione ecologica? Quella che segue è una riflessione e una ricerca indiziaria .In altre parole cerca di dare una risposta alla domanda che mi sono fatta ascoltando e leggendo definizioni, idee, discussioni sul termine appunto “ transizione ecologica”, usato e abusato, entrato nel programma di governo Draghi e nei piani progetti europei e di conseguenza del Next Generation eu. Domande e considerazioni anche alla luce della lettura della petizione di Green Peace al governo Draghi di cui abbiamo riferito già su queste pagine .
Partiamo da un antefatto. Il termine “transizione ecologica “spunta all’improvviso, come un marziano, durante le consultazioni di Mario Draghi per la formazione di un governo di coalizione . Sembra una innovazione imprescindibile, un nuovo modo di intendere la promozione delle energie rinnovabili. Insomma una specie di rivoluzione stupefacente e da stupire. Sembra un coniglio nel cilindro .Viene proposta dal fondatore del Movimento 5 stelle Grillo a proposito della costituzione di un nuovo ministero che recuperando e sottraendo competenze da altri ministeri istituisca una sua competenza specifica , un suo bilancio, una sua azione di governo appunto su due temi molto importanti la transizione e l’ecologia. In realtà ,dopo il primo impatto a sorpresa e le divagazioni mediatiche e politiche “ a tema” si rimane “stupefatti” non dalla sorpresa della novità ma dalla sorpresa della “ sciatteria” con cui viene riproposto un problema che ha già alle spalle un retroterra non solo culturale ma anche politico. Senza contare della sorpresa più interessante di tutti : la proposta di un ministero che si occupasse di questo settore era già contenuta nel governo precedente in una proposta e immediatamente dopo ritirata dello stesso Movimento 5s.
Quindi qualcuno dice che sia stato l’accoglimento della richiesta di istituire un ministero della transizione ecologica a convincere il Movimento 5S,che l’aveva proposto, a sostenere il governo Draghi e a permetterne la formazione e l’insediamento . Solo che alla luce del dibattito attuale probabilmente nemmeno loro sapevano che cosa stavano chiedendo ,ovvero che cosa dovesse contenere la formula “ transizione ecologica “ e in che cosa sarebbe consistito il lavoro che poi il ministero in questione dovrebbe fare,sta facendo o farà.
Di un ministero della transizione ecologica si era già parlato forse in occasione della formazione del governo gialloverde ma poi non se ne era fatto più niente . A leggere i resoconti parlamentari in realtà, questa proposta fu presentata e poi ritirata in aula. Nel novembre 2019 la senatrice Maria Laura Mantovani del M5s, relatrice del testo, annunciò il ritiro dell’emendamento, ma dopo quella specie di bocciatura, al ministero dell’Ambiente è nato un dipartimento operativo su questi temi.
La competenza ministeriale della Transizione ecologica quindi al momento della formazione del governo Draghi esisteva già, ed era un dipartimento del Ministero dell’Ambiente. E’ diretto da un omonimo del fondatore del Movimento il dott. Mariano Grillo che si occupa, come si legge dal sito del dipartimento, di “investimenti verdi” e “cura le competenze del Ministero in materia di economia circolare, contrasto ai cambiamenti climatici, efficientemente energetico, miglioramento della qualità dell’aria e sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale ambientale, valutazione e autorizzazione ambientale e di risanamento ambientale”.
Inoltre, ” il Dipartimento esercita (…) le competenze in materia di: politiche per la transizione ecologica e l’economia circolare e la gestione integrata del ciclo dei rifiuti; strategie nazionali di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici; mobilità sostenibile; azioni internazionali per il contrasto dei cambiamenti climatici, efficienza energetica, energie rinnovabili, qualità dell’aria, politiche di sviluppo sostenibile a livello nazionale e internazionale, qualità ambientale, valutazione ambientale, rischio rilevante e autorizzazioni ambientali; individuazione e gestione dei siti inquinati; bonifica dei Siti di interesse nazionale e azioni relative alla bonifica dall’amianto, alle terre dei fuochi e ai siti orfani; prevenzione e contrasto del danno ambientale e relativo contenzioso; studi, ricerche, analisi comparate, dati statistici, fiscalità ambientale, proposte per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi”.
Probabilmente nelle intenzioni dei richiedenti ( il M5s che,come abbiamo detto , addirittura ha subordinato il suo appoggio al governo Draghi proprio alla istituzione o meno di questo ministero insieme anche ad un ministero per i giovani che non ha avuto però seguito ) la istituzione di un ministero ad hoc per questo settore è apparso come un decisivo passo in avanti rispetto all’esistente.
I militanti del M5s sono stati anche chiamati a votare sulla piattaforma Rousseau l’eventuale appoggio al governo Mario Draghi rispondendo a un quesito che introduce, quella che i vertici grillini, rivendicano come una grande novità: il ministero della transizione ecologica.
Scriveva Nello Trocchia l’11 febbraio 2021 su Domani sotto il titolo “Ministero della transizione ecologica e la proposta ritirata dai 5 stelle. “ …E ora Mario Draghi ha assicurato che nel nuovo governo questo ministero ci sarà», dice Luigi Di Maio sui social. Di Maio dimentica di dire che la maggioranza uscente, senza Lega e Forza italia, non è riuscita ad approvare la legge terra mia e neanche, a proposito di transizione, la fine della stagione degli incentivi miliardari alle fonti fossili. Non c’è solo la questione che un ministero senza contenuti condivisi è solo una scatola vuota, ma anche altro. Consultando i lavori parlamentari si scopre che, nel novembre 2019, il governo Conte II aveva promosso un emendamento al decreto 104 che si occupava di trasferimento di funzioni e riorganizzazione dei ministeri.(1)
Va anche ricordato che di un ministero della transizione ecologica fu lanciata dal Wwf, con l’obiettivo di riformare il ministero dell’Ambiente: allora si dissero quasi tutti d’accordo, ma non bastò per far seguire alle parole i fatti. Ad oggi all’interno del ministero dell’Ambiente esiste già un dipartimento per la Transizione ecologica e gli investimenti verdi, che cura le competenze del ministero in materia di economia circolare, contrasto ai cambiamenti climatici ed efficientemento energetico (2).
Perché esiste già in Francia e in Spagna ed è nelle linee guida europee. La «transizione ecologica» è già richiesta nelle indicazioni per la gestione del Recovery Fund: è fra le principali voci di spesa insieme all’innovazione. (3)
Ma dunque di che cosa dovrebbe occuparsi questo Ministero visto che ci sono ,sparse un po’ ovunque competenze in questo settore. Nel suo blog il garante del Movimento 5 Stelle ha parlato di «un Super-Ministero per la transizione ecologica che fonde le competenze per lo sviluppo economico, l’energia e l’ambiente». Che è a pensarci bene una formulazione generica e a 360 gradi .In risposta
Si parla di transizione in molti settori della nostra vita pubblica con risvolti giuridici , economici e sociali.
Un ruolo dunque centrale nella gestione dei fondi del Recovery plan. L’Ue ha chiaramente detto che l’obiettivo delle risorse del Next Generation Eu è quello di rendere l’Europa “più ecologica, digitale e resiliente”. Ecologica, appunto, tanto che uno degli elementi principali è quello delle “transazioni climatiche e digitali eque”. A cui aggiungere “la lotta ai cambiamenti climatici, a cui verrà riservato il 30% dei fondi europei”.
Che questo ministero possa essere centrale nella gestione del Recovery è evidente anche guardando il piano presentato dal precedente governo italiano: ben 69 dei 209 miliardi di euro sono destinati alla sostenibilità ambientale e alla voce rivoluzione verde e transizione ecologica. È chiaro che con il nuovo governo il piano e le risorse destinate alla transizione ecologica potrebbero cambiare, ma senza dubbio l’ambiente resterà un tema centrale. Ad ora il Recovery prevede 17,5 miliardi per la transizione energetica e la mobilità sostenibile. Altri 29,2 miliardi per l’efficienza energetica e 14,8 per la tutela del territorio. Ancora, vanno aggiunti 5,9 miliardi per l’economia circolare e 2,4 provenienti dal React-Eu. Fondi che, stando anche alle parole di Draghi, potrebbero aumentare in caso di un ulteriore svolta green. E che potrebbero essere gestiti dal nuovo ministero della Transizione ecologica. ( 4 )
A guidarle il nuovo ministero il Presidente Draghi ha chiamato Roberto Cingolani , fisico, già direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia e dal 2019 in Leonardo con l’incarico di Chief technology e innovation officer con il compito di sovrintendere e promuovere la transizione energetica verso fonti rinnovabili. Peraltro lo stesso Cingolani ha ricordato recentemente che in tutto il mondo circa l’84% di energia viene prodotta da combustili fossili mentre le energie rinnovabili rappresentano solamente l’11% e il nucleare il 4%.
Ma da dove si comincia. Probabilmente dalla produzione di energia utilizzando fonti a basse emissioni di carbonio con investimenti infrastrutturali , tecnologie e competenze. Proprio questo sarà uno dei settori chiave dei compiti coi quali si misurerà il nuovo dicastero. E poi c’è la de carbonizzazione
Ma anche “ la transizione ambientale “ come scrive Mario Perisse il 17 febbraio 2021 sotto il titolo “Ministero della Transizione ecologica, che cos’è esattamente e di cosa si occuperà” ( 5 ):” che riguarda un vasto campo di azione, dall’utilizzo e consumo dei suoli, alla salvaguardia del mare e delle risorse ittiche, dall’ inquinamento da plastica che secondo diversi studi scientifici ha cominciato ad entrare – una volta dispersa in particolato in mare – nelle catene alimentari, all’inquinamento atmosferico. Con tutte le esigenze di tutela della biodiversità ed ecosistemi, del suolo, dei mari e acque dolci, della qualità dell’aria. E qui c’è un altro aspetto che riguarda da vicino la salute pubblica, ovvero quello dell’inquinamento dovuto allo smog e, collateralmente, al problema dei rifiuti e del loro smaltimento.
Forse a leggere le dichiarazioni seguite alla istituzione di questo Ministero a cui è stato chiamato a presiedere il fisico Roberto Cingolani c’è troppa “ carne al fuoco”, come si suol dire , o forse è proprio l’urgenza di certi temi da considerare o riconsiderare più la necessità di interventi in settori lasciati all’incuria e all’incompetenza che hanno determinato un corto circuito al quale va probabilmente messo rimedio e subito. Perché va capito subito che cosa è la transizione ecologica e quali e quanti possono essere gli interventi di una struttura ministeriale che ha bisogno poi di studi, proposte teoriche ed operative, risorse economiche, coinvolgimento delle istanze del territorio,compreso il volontariato, gli enti del terzo settore, le imprese private. Insomma di una rete di operazioni concrete che significano lavoro capace e competente , informazione costante .
Probabilmente va data la parola al ministro Roberto Cingolani ma prima forse è necessario capire proprio ilo significato e il valore di “transizione ecologica” nel senso di capire se è un contenitore strutturale o un processo dinamico o che cosa è per il programma del governo Draghi la transizione ecologica . in che cosa consiste e consisterà l’azione di governo. Probabilmente azzardiamo l’idea che tutto è limitato ad un aspetto essenziale di questa tematica : l’individuazione di energie rinnovabili compatibili con l’ambiente per lo sviluppo .
Cominciamo col dire che cos’è una transizione e quindi una transizione aggettivata con ecologica
Luigi Mastrodonato il 17 marzo 2021 su Wired (6 ) riferisce sulle due ore di esposizione da parte del ministro Roberto Cingolani alle Commissioni camerali : “Sono state tre ore intense quelle in cui Roberto Cingolani, neo ministro per la Transizione ecologica, ha esposto alle commissioni di Camera e Senato le linee guida che contraddistingueranno il suo mandato. Parole che hanno lasciato per certi aspetti l’amaro in bocca: se da una parte è stato importante quanto detto in termini di snellimento degli iter burocratici lato rinnovabili, l’introduzione del concetto di debito ambientale, l’ammonimento a ridefinire le nostre scelte alimentari contro il sovraconsumo di carne e l’obiettivo di un abbattimento delle emissioni del 72% entro il 2030 nella produzione e consumo di elettricità, dall’altra la sua view è apparsa troppo proiettata al futuro e ambigua, tanto da finire nel campo dell’utopia e rischiare di tramutarsi in un’enorme perdita di tempo quando di tempo da perdere di fronte al disastro ambientale non ce n’è più.(…) Cingolani nel suo discorso ha parlato fusione nuclleare e sull’idrogeno verde: “L’universo funziona con la fusione nucleare. Quella è la rinnovabile delle rinnovabili”, e poi “non possiamo non considerare l’idrogeno verde come la soluzione regina. È sostanzialmente il vettore ideale. Fra dieci anni avremo l’idrogeno verde e le automobili che andranno a celle a combustibile. Le batterie le avremo superate”.
Uno scenario avveniristico, affascinante, splendidamente seduttivo che però non rende giustizia a quelle quattro piccole e povere cose che l’Europa chiede di fare proprio in termini di energie rinnovabili e transizione ecologica. Infatti scrive la Commissione : “Per realizzare il Green Deal europeo è necessario ripensare le politiche per l’approvvigionamento di energia pulita in tutti i settori dell’economia: industria, produzione e consumo, grandi infrastrutture, trasporti, prodotti alimentari e agricoltura, edilizia, tassazione e prestazioni sociali. Per conseguire questi obiettivi è essenziale aumentare il valore attribuito alla protezione e al ripristino degli ecosistemi naturali, all’uso sostenibile delle risorse e al miglioramento della salute umana. È in questo ambito che un cambiamento profondo è più necessario e potenzialmente più benefico per l’economia, la società e l’ambiente naturale dell’UE. L’UE dovrebbe inoltre promuovere, e sostenere con investimenti, la necessaria trasformazione digitale, che offre gli strumenti essenziali per realizzare i cambiamenti. Se, da un lato, tutti questi settori di intervento sono fortemente interconnessi e si rafforzano reciprocamente, dall’altro è necessario prestare particolare attenzione ai potenziali compromessi tra gli obiettivi di tipo economico, ambientale e sociale. Il Green Deal farà un uso coerente di tutte le leve politiche: regolamentazione e normazione, investimenti e innovazione, riforme nazionali, dialogo con le parti sociali e cooperazione internazionale. Il pilastro europeo dei diritti sociali guiderà gli interventi per garantire che nessuno sia escluso da questo processo. Nuove misure non saranno sufficienti, da sole, per conseguire gli obiettivi del Green Deal europeo. Oltre ad avviare nuove iniziative, la Commissione collaborerà con gli Stati membri per intensificare gli sforzi dell’UE volti a garantire che la legislazione e le politiche attuali pertinenti ai fini del Green Deal siano attuate e applicate in modo efficace. ( 7 )
In altre parole mobilitare l’industria per un’economia pulita e circolare, Costruire e ristrutturare in modo efficiente sotto il profilo energetico e delle risorse, progettare un sistema alimentare giusto, sano e rispettoso dell’ambiente, preservare e ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità ,realizzare obiettivo “inquinamento zero” per un ambiente privo di sostanze tossiche Perseguire i finanziamenti e gli investimenti verdi e garantire una transizione giusta.
Il Green Deal europeo è la nostra tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE. Realizzare questo obiettivo significa trasformare le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità in tutti i settori politici e rendendo la transizione equa e inclusiva per tutti. (8 )
Ma associazioni ambientaliste come Legambiente e Greenpeace, bollano il Cingolani-pensiero (9)come fuori dal tempo ( perché troppo sconnesso dalle tecnologie del presente ) e con una idea di transizione diversa da quella che vede in atto sforzi istituzionali e aziendali che si stanno facendo . Secondo queste associazioni le affermazioni di Cingolani denotano un’assenza di pragmatismo e di una view fondata perlopiù su ideali che impiegheranno molto tempo a concretizzarsi. Guardare al futuro lontano è importante per un ministero per la Transizione ecologica, ma questo va fatto mantenendo i piedi nel presente. Ecco che cosa potrebbe significare transizione ecologica: guardarsi attorno ora , elencare i problemi esistenti e avviarli a soluzione uno ad uno, subito e concretamente .
(1) L’emendamento ritirato.«Ferme restando le competenze degli altri Ministeri, (…) dopo le parole: «dell’ambiente», sono aggiunte le seguenti: «e della transizione ecologica» e al decreto legislativo 30 luglio 1999. n. 300, ovunque ricorrano le parole: «Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare”, sono sostituite con le seguenti: «Ministero dell’ambiente e della transizione ecologica», ed il capo VIII è conseguentemente ridenominato “Ministero dell’ambiente e della transizione ecologica”», così recita l’emendamento 5.1000 presentato e sostenuto dal governo.
(2) https://www.fanpage.it/politica/perche-il-ministero-della-transizione-ecologica-e-cosi-importante-e-cosa-centra-con-il-recovery/
(3) In Francia il ministero «della transizione ecologica» ha questo nome dal 2020 ed è affidato a Barbara Pompili. È l’ultima denominazione del ministero dell’ambiente che esiste a Parigi dal 1971. Questo ministero ha assunto negli anni sempre maggiore peso assumendo la gestione delle politiche di protezione ambientale, di trasporti ed energia, quindi clima, prevenzione dei rischi naturali e tecnologici, sicurezza industriale, dei trasporti e delle infrastrutture. È Teresa Ribera Rodriguez a guidare questo ministero in Spagna dal 2018. Il principale obiettivi è creare una legge sui cambiamenti climatici ed elaborare un piano energetico decennale per ridurre del 20 per cento le emissioni di gas serra rispetto a quelle del 1990. Si occupa protezione del patrimonio naturale, della biodiversità, dei boschi, del mare, dell’acqua e della transizione energetica. Un ministero simile esiste anche in Svizzera e in Costa Rica. https://www.vanityfair.it/news/politica/2021/02/11/ministero-della-transizione-ecologica-di-cosa-si-tratta
(6) Wired.it
( 7 ) https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52019DC0640&from=EN
( 8 ) Il Green Deal europeo prevede un piano d’azione volto a: promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare e ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento. Il piano illustra gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento disponibili e spiega come garantire una transizione equa e inclusiva. L’UE intende raggiungere la neutralità climatica nel 2050. Abbiamo proposto una legge europea per il clima per trasformare questo impegno politico in un obbligo giuridico. Per conseguire questo obiettivo sarà necessaria l’azione di tutti i settori della nostra economia, tra cui:
investire in tecnologie rispettose dell’ambiente
sostenere l’industria nell’innovazione
introdurre forme di trasporto privato e pubblico più pulite, più economiche e più sane
decarbonizzare il settore energetico
garantire una maggiore efficienza energetica degli edifici
collaborare con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali mondiali.
L’UE fornirà inoltre sostegno finanziario e assistenza tecnica per aiutare i soggetti più colpiti dal passaggio all’economia verde. Si tratta del cosiddetto meccanismo per una transizione giusta, che contribuirà a mobilitare almeno 100 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 nelle regioni più colpite.
