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GREEN NEW DEAL E FIT-FOR-55 UNA SCOMMESSA PER L’EUROPA

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Redazione- L’Unione europea  si candida  a svolgere un ruolo di traino  nella transizione ecologica   di fronte a due   momenti importantissimi di questo percorso  il G20  tenutosi   a Roma e la Cop26  che  ha preso  il via  a Glasgow proprio  quando è terminato  il G20 e che chiuderà i suoi lavori nella seconda settimana di novembre . La Commissione von der Leyen  propone infatti  il progetto del suo Green New Deal e ha avviato  da poco il  suo Fit-for-55, un pacchetto di misure per centrare un taglio del 55% delle emissioni di CO2 entro il 2030.

Sul sito della Commissione europea si legge : “Il 14 luglio la Commissione europea ha adottato una serie di proposte per trasformare le politiche dell’UE in materia di clima, energia, trasporti e fiscalità in modo da ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. È fondamentale ridurre le emissioni nel prossimo decennio per fare dell’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 e tradurre il Green Deal europeo in una realtà concreta…” “…Il nostro obiettivo è fare dell’Europa il primo continente al mondo a impatto climatico zero. Queste proposte intendono fare in modo che tutti i settori dell’economia dell’UE siano in grado di far fronte a questa sfida. Preparano la strada affinché l’UE possa realizzare i suoi obiettivi climatici entro il 2030 in modo equo, competitivo ed efficiente in termini di costi. “ Perché cambiamenti climatici sono la sfida più grande della nostra epoca, ma rappresentano anche un’opportunità per costruire un nuovo modello economico.”

Per cui Il Green Deal europeo indica la strada da seguire per realizzare questa profonda trasformazione. Tutti i 27 Stati membri hanno assunto l’impegno di fare dell’UE il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Per raggiungere questo traguardo si sono impegnati a ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. In questo modo si creeranno nuove opportunità per l’innovazione, gli investimenti e l’occupazione, ma anche per: Il Green Deal europeo indica la strada da seguire per realizzare questa profonda trasformazione. In questo modo si creeranno nuove opportunità per l’innovazione, gli investimenti e l’occupazione, ma anche per: ridurre le emissioni,creare posti di lavoro e favorire la crescita, affrontare la povertà energetica, ridurre la dipendenza energetica dall’estero , migliorare la salute e il benessere.

La Commissione promuove inoltre la crescita del mercato dei veicoli a emissioni zero e a basse emissioni. In particolare, vuole fare in modo che siano messe a disposizione dei cittadini le infrastrutture necessarie per ricaricare i veicoli di questo tipo, per viaggi brevi e lunghi.Inoltre, a partire dal 2026, al trasporto su strada si applicherà lo scambio di quote di emissione, con il risultato di attribuire un prezzo all’inquinamento, stimolare l’uso di carburanti più puliti e indirizzare gli investimenti verso le tecnologie pulite.La Commissione propone anche di fissare il prezzo del carbonio per il settore del trasporto aereo, che finora ha beneficiato di un’esenzione, e di promuovere i carburanti sostenibili per l’aviazione, con l’obbligo di passare a miscele di carburanti sostenibili per tutti i voli in partenza dagli aeroporti dell’UE.Per garantire un contributo equo del settore marittimo allo sforzo di decarbonizzazione della nostra economia, la Commissione propone di estendere l’applicazione del prezzo del carbonio a questo settore. Per i porti principali la Commissione fisserà inoltre obiettivi in materia di fornitura di energia elettrica da impianti di terra alle navi, così da ridurre l’utilizzo di carburanti inquinanti che danneggiano anche la qualità dell’aria a livello locale.

La transizione verde rappresenta una grande opportunità per l’industria europea, perché crea mercati per tecnologie e prodotti “puliti”.Queste nuove proposte avranno un impatto sull’intera catena del valore di settori quali l’energia, i trasporti, l’edilizia e le ristrutturazioni, contribuendo a creare posti di lavoro sostenibili, locali e ben retribuiti in tutta Europa. 35 milioni di edifici potrebbero essere ristrutturati entro il 2030 con la creazione di 160 mila posti di lavoro nel settore dell’edilizia.

Si prevede che l’elettrificazione dell’economia e il maggior ricorso alle energie rinnovabili si tradurranno in una crescita dell’occupazione in questi settori. L’aumento dell’efficienza energetica degli edifici creerà anche posti di lavoro nel settore edile, con una maggiore domanda di manodopera locale.Il ripristino della natura e la ripresa della biodiversità offrono una soluzione rapida ed economica per assorbire e stoccare il carbonio.La Commissione propone pertanto di ripristinare le foreste, i suoli, le zone umide e le torbiere in Europa. Ciò aumenterà l’assorbimento di CO2 e renderà il nostro ambiente più resiliente ai cambiamenti climatici.Una gestione circolare e sostenibile di tali risorse:

 –   migliorerà le nostre condizioni di vita

–    manterrà un ambiente sano

–    creerà posti di lavoro di qualità

–    fornirà risorse energetiche sostenibili.

Il Green Deal europeo ha già dato un esempio positivo, inducendo i principali partner internazionali a fissare le proprie scadenze per la neutralità climatica.  Con gli investimenti nelle tecnologie per le energie rinnovabili stiamo sviluppando competenze e prodotti che andranno anche a vantaggio del resto del mondo.Con la transizione ai trasporti verdi creeremo imprese leader a livello mondiale in grado di servire un mercato globale in crescita. Collaborando con i nostri partner internazionali ridurremo insieme le emissioni prodotte dal trasporto marittimo e aereo in tutto il mondo. L’UE condividerà queste proposte e idee con i suoi partner internazionali in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP 26) in programma a Glasgow a novembre.

In sostanza dunque quando si parla di Green Deal, si parla innanzitutto di un progetto molto ambizioso: un “piano strategico” che prevede l’adozione di varie misure di diversa natura, da attuare tramite leggi, decreti e investimenti, al fine di contrastare l’attuale surriscaldamento globale e il cambiamento climatico. Per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi del Green Deal saranno mobilitate risorse pubbliche e private. … La Banca europea per gli investimenti (BEI) e altri enti finanziari, sia nazionali che internazionali, giocheranno un ruolo cruciale nel finanziamento della transizione verde.

Scrive Luca Misculin si Il Post : “Concretamente, il Green Deal europeo sarà una «strategia», cioè una serie di misure di diversa natura – fra cui soprattutto nuove leggi e investimenti – che saranno realizzate nei prossimi trent’anni. Al momento la Commissione ha pianificato i primi due anni, i più importanti per mettere a punto una struttura che sia in grado di reggere un progetto così ambizioso. Al Green Deal lavoreranno sia la Commissione – l’organo esecutivo dell’Unione – sia il Parlamento e il Consiglio, che invece detengono il potere legislativo. Per la Commissione il Green Deal sarà gestito da Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione e uno dei politici più rispettati a Bruxelles, che ha ricevuto una delega ufficiale da von der Leyen…”.In sostanza : “…Le misure di cui si sta discutendo di più, sostanzialmente perché sono le più importanti che verranno presentate nei prossimi mesi, sono due: la cosiddetta Legge sul Clima, la base legislativa per tutti i provvedimenti che seguiranno nei prossimi anni, e il Fondo per una transizione giusta, cioè il salvadanaio che servirà a finanziare iniziative sostenibili nelle regioni europee più arretrate e vulnerabili. Sono quelle che potrebbero subire ingenti perdite di lavoro nel corso della transizione da un’economia basata sulla manifattura pesante e la produzione a combustibili fossili – altamente inquinanti – verso forme e fonti più sostenibili, che nel breve termine saranno meno bisognose di forza lavoro.”

l pacchetto Fit for 55 contiene 13 proposte legislative sull’energia e sul clima, che hanno lo scopo comune di mettere l’Unione Europea in condizione di centrare l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 come previsto dalla Legge Clima.  Scrive  a questo proposito   Dari Andrea – Ingegnere, Editore INGENIO : “Alcuni dei provvedimenti sono un aggiornamento della legislazione già esistente, per allinearla con il Green Deal e i nuovi target. È il caso della revisione dell’ETS, il mercato del carbonio europeo, o delle modifiche alla direttiva sulle energie rinnovabili (RED). In altri casi, invece, il pacchetto Fit for 55 introduce una nuova legislazione: ad esempio la proposta di tassa sul carbonio alla frontiera (CBAM) o la nuova strategia forestale dell’UE. Lo scambio delle quote di emissioni sta funzionando. Negli ultimi 16 anni l’Ets ha consentito di ridurre del 42,6% le emissioni dalla produzione di energia elettrica e da industrie ad alta intensità energetica. L’ETS ha limitato a un massimo complessivo le emissioni di circa 11 mila centrali energetiche e industrie in tutta Europa e ha creato un mercato per consentire a questi 11 mila enti di scambiarsi tra loro delle “quote” di emissioni, in modo che se un’industria inquina di più possa comprare quote da quelle che inquinano di meno, sempre all’interno del limite totale prestabilito, che si riduce di anno in anno. La Commissione propone di abbassare ulteriormente il limite massimo generale delle emissioni e di aumentarne il tasso annuo di riduzione, di eliminare gradualmente le quote di emissioni a titolo gratuito per il trasporto aereo e di includere nell’Ets quelle del trasporto marittimo; viene inoltre istituito un mercato parallelo delle emissioni per ridurre quelle del trasporto stradale (responsabile del 20,4% di tutte le emissioni Ue) e degli edifici (che consumano il 40% di tutta l’energia).”

Stefano Caserini   su  Altraeconomia  241 nel numero di Ottobre 2021 dice a proposito di Fit for 55: “Ci sono almeno tre obiettivi importanti nella proposta della Commissione. Il primo è ridurre del 100% le emissioni delle automobili immatricolate dal 2035, che di fatto rappresenta uno stop ai combustibili fossili per i nuovi autoveicoli: un segnale inequivocabile all’industria automobilistica. Un passo inevitabile. Se si vuole arrivare alla neutralità climatica, non c’è spazio per le auto fossili, è arrivato il momento di dire basta: 15 anni sono sufficienti per organizzare l’uscita dai motori a scoppio, per organizzare la transizione.  Il secondo è il “Carbon border adjustment mechanism”. Una sorta di tassa sul carbonio alla frontiera che graverà sulle aziende che importano nella Ue da Paesi con regole climatiche meno rigide, eliminando il vantaggio competitivo di quegli Stati che producono a costi minori perché non hanno limiti alle emissioni di CO2. Così si neutralizzerà l’incentivo a delocalizzare le industrie perché la tassa alla frontiera azzererà la differenza di prezzo con chi produce con tecnologie vecchie e senza curarsi del clima. È una misura molto importante e rappresenta un attacco alla globalizzazione neoliberista che non ha mai preso in considerazione la questione climatica. Infine l’istituzione di un fondo sociale per il clima volto a sostenere i cittadini più esposti all’aumento del prezzo dell’energia che, almeno nel breve periodo, deriverà dall’adozione di queste misure. È importante il riconoscimento dell’esistenza delle diseguaglianze che determineranno un diverso impatto di queste misure su varie fasce della popolazione; poi sarà da vedere quanto il fondo riuscirà concretamente a far fronte alle esigenze.”

Un Fit for 55 anche per l’Italia dunque. Ma stando al Pnrr sembra che alcune occasioni siano state sprecate . Il Pnrr, ad esempio, non solo è sbilanciato sull’idrogeno più che sulle rinnovabili e sull’alta velocità più che sul trasporto pubblico locale sostenibile, ma ha indicato per la revisione del Piano energia e clima un obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030 di solo il 51%, ossia addirittura inferiore al target europeo del 55%. Che andrebbe portato almeno al 65%. E nel più recente decreto Semplificazioni ha agevolato soprattutto le grandi opere impattanti, più che i settori funzionali alla transizione quali rinnovabili ed economia circolare. Venerdì 30 aprile FacciamoECO ha presentato in Sala Stampa alla Camera insieme alle associazioni ambientaliste alcune proposte prioritarie su rinnovabili, mobilità sostenibile, economia circolare e  agroecologia per rendere davvero l’Italia ‘Fit for 55’. Sono intervenuti i deputati della componente ecologista FracciamoECO Rossella Muroni, Andrea Cecconi, Lorenzo Fioramonti e Alessandro Fusacchia,  il Presidente del Coordinamento Free Livio De Santoli, il Direttore scientifico del Kyoto Club Gianni Silvestrini, la già co-portavoce dei Verdi Europei Monica Frassoni, Damiano Di Simine per Legambiente, Stefano Leoni per Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, la Portavoce di Green Italia Annalisa Corrado e Famiano Crucianelli, per il BioDistretto della Via Amerina e Delle Forre.

Emanuele Bompan nel suo editoriale su RM Renewable Matter  del 15 luglio 2021 scrive : “La cosa più triste, però, è constatare l’assenza di un messaggio chiaro e incoraggiante dal Presidente del Consiglio Draghi o dal Ministro del MITE Cingolani. La stampa e i leoni da tastiera social si lanciano in attacchi contro la Commissione EU, ribadendo il rischio economico insito nella decabonizzazione (e ignorando i costi di vite e di stabilità politica legati al cambiamento climatico) e i dubbi legati allo stop delle auto a benzina, quando una buona parte delle compagnie automobilistiche hanno già buttato il cuore oltre l’ostacolo, come Stellantis. “I prezzi della CO2 potrebbero ancora crescere a tre cifre, influendo sulla competitività del sistema europeo, oltre che sull’equità sociale e sul lavoro”, ha spiegato Cingolani durante un question time alla camera, aggiungendo però che “il governo è pronto a intervenire, per contenere gli effetti negativi”. Certo dopo un piano da oltre 230 miliardi di euro ci si sarebbe aspettati un messaggio un po’ più ambizioso, del tipo: siamo pronti alla decarbonizzazione, abbiamo pianificato un piano che metterà i cittadini italiani al sicuro senza impattare eccessivamente sulle loro tasche. Dice bene Luca Fraioli su La Repubblica che “esiste il timore di rivolta sociale contro un Green Deal che venga percepito come un insieme di balzelli e sacrifici in nome del clima, malcontento che potrebbe esser cavalcato dal fronte populista. Una preoccupazione che non riguarda solo il governo ma anche le associazioni ambientaliste, perché il raggiungimento degli obiettivi fissati dagli Accordi di Parigi richiede consenso e dunque misure capaci di ridurre i costi della transizione per i cittadini”. Gli occhi sono puntati sul “Fondo sociale per l’azione climatica” da 144 miliardi proposto dalla Commissione. Ma quello che serve oggi non sono solo risorse economiche, ma una narrativa politica condivisa, che sappia creare fiducia e far capire persino alle destre la necessità di queste misure (proprio loro, sono pronti a ricevere milioni di profughi per il clima?). Il governo ha il dovere di indicare come le risorse messe a disposizione potranno far risparmiare le famiglie italiane e sostenere soprattutto il Sud e le famiglie più deboli, dove Bonus 110% o bonus mobilità sono poco usati, spesso più per mancanza di informazione che di volontà. Il governo ha 9 anni per costruire un modello italiano sostenibile sia economico che culturale. Se non ci riuscirà non è detto che il malcontento venga solo da fascisti e qualunquisti, ma il rischio di instabilità può arrivare anche da giovani, ecologisti e antagonisti, che non permetteranno al governo di svendere il futuro del paese e del pianeta. Cingolani avrà una grande responsabilità in tutto questo: gli auguriamo che con un colpo di reni sappia riprendere in mano la situazione e fare gli interessi degli Italiani, non di una minoranza di aziende ormai considerate una liability anche dalla BCE.

Intanto  a Glasgow da qualche ora circola la prima bozza del documento politico finale di Cop26, diffuso  dal presidente Alok Sharma. Sono elencati tutti i punti principali di cui in parte si è già dibattuto e anche quelli ancora in agenda. Il «Non paper: sommario della presidenza sui possibili elementi identificati dalle parti» elenca adattamento, finanza, migrazioni, transfer di tecnologia, implementazione dell’accordo di Parigi, la partecipazione dei giovani e la giusta transizione. Cita l’importanza del multilateralismo e della cooperazione internazionale, dell’«urgenza di un’azione per mantenere vivo l’obbiettivo di 1.5 °C». Ma in quell’elenco di due paginette non vengono mai citati i combustibili fossili. E tanto basta per aver fatto scattare, dietro le quinte, la furia dei Paesi più vulnerabili e anche di quelli più ambiziosi. La bozza sottolinea «l’importanza di rispondere alla scienza e fare riferimento ai risultati dell’IPCC»; cita l’obiettivo del Net Zero (l’economia a emission zero) entro il 2050, il target inseguito da Stati Uniti ed Unione europea. Chiede di «aumentare urgentemente i flussi finanziari ai livelli necessari per sostenere i paesi in via di sviluppo» ed esprime «profonda preoccupazione» che l’obiettivo del fondo per il clima da 100 miliardi di dollari (annui) non sia stato ancora raggiunto. Carbone, gas e petrolio non figurano esplicitamente in nessun punto. E tantomeno le due parole «combustibili fossili». (1 )

Tanto che  le differenze strategiche e culturali stanno pesando su questa Cop 26 e sembrano difficili da superare. . L’obiettivo minimo di questa  ventiseiesima edizione della Conferenza sul clima è ,da una parte ,quello di  perfezionare, migliorare, e completare l’accordo di Parigi. In termini reali ,dall’altra parte, è quello di salvare proprio quegli accordi  costruiti nel 2015 per spingere  i paesi partecipanti innanzitutto a comprendersi e fidarsi tra loro, a  cooperare e non guardare gli interessi immediati  . La stabilità del clima è dunque l’obiettivo  che è poi in definitiva come ha ricordato  David Attenborough  aprendo il vertice di Glasgow  “la condizione fondamentale della nostra  prosperità”. La Cop 1 si è tenuta nel 1995 ,la Cop che si  tenne a Parigi nel 2015 era la numero  21 e dette un risultato da festeggiare.  Un risultato atteso da decenni che sembrava avesse scritto una pagina di storia per l’umanità. In questi cinque anni poco si  è visto  in tema di azzeramento di emissioni pur permanendo una certa normalizzazione ,mettendo al centro di ogni decisione la scienza. Non è poco  nella lunga prospettiva. Nell’immediato, nei cinque anni che ci separano dagli accordi di Parigi  sono co0nti8nuate ad aumentare le emissioni di gas serra,sono stati anni molto caldi, e le fonti fossili sono rimaste al centro dello sviluppo industriale. Solo la pandemia per il Covid 19 è riuscita a  far calare le emissioni del 5,4 per cento  secondo il rapporto delle Nazioni  Unite “ The Heat  is One”.La deadline  è fissata per il 12 novembre  ma quallcuno afferma che  la Conferenza potrebbe andare avanti a oltranza. Staremo a vedere perché su questi temi  Anankenews tornerà  nelle prossime settimane

anche alla luce dei documenti finali della conferenza medesima.

(1  ) https://www.corriere.it/esteri/21_novembre_08/cop26-bozza-carbone-gas-petrolio-combustibili-fossili-clima-b7d0d488-40b9-11ec-87fb-b565e6aab98c.shtml

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