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GIOCO D’AZZARDO: DATI DELLE NUOVE EMERGENZE SOCIO-EDUCATIVE-DOTT. MONIA CIMINARI

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Redazione- Il GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) è una “forma morbosa chiaramente identificata di gioco al negativo, che in assenza di strumenti idonee di informazione e prevenzione, può rappresentare, causa la sua ramificata diffusione, un’autentica malattia sociale.

L’Assistente Sociale che opera con autonomia tecnico professionale e di giudizio in tutte le fasi dell’intervento a favore della prevenzione, del sostegno e del recupero di persone, famiglie, gruppi e comunità che si trovano in situazioni di bisogno e/o di disagio, può essere chiamato in causa in queste situazioni di emergenza sociale di aiuto avendo cura di promuovere il benessere della persona vittima di GAPin questione e del suo contesto di vita.

Il servizio sociale è composto da professionisti competenti ed esperti della globalità che hanno per natura specifica la capacità di far collegamenti e connessioni tra i vari aspetti di un problema.

La professione del servizio sociale si caratterizza per:

  • il SAPERE (conoscenze tecniche);
  • il SAPER ESSERE (maturità e capacità di relazione);
  • il SAPER FARE (capacità di applicare le conoscenze teoriche);
  • il SAPER DIVENIRE (capacità di adeguarsi alla società che evolve, aggiornandosi e informandosi in tal senso );
  • la LEGITTIMAZIONE FORMALE (riconoscimento dell’esercizio della professione e mandato sociale da parte delle istituzioni, Ordine, comunità);
  • il CODICE DEONTOLOGICO (insieme di principi e valori a cui l’Assistente Sociale si uniforma nell’esercizio della professione)
  • TERRITORIALITÀ:
    • è un punto di riferimento per i bisogni di tutta la popolazione residente sul territorio;
    • Attenzione alla “patologia” per fare ricerca sui bisogni, nell’organizzazione di servizi e il coordinamento delle risorse per una migliore qualità della vita della comunità (lavoro d’equipe e di rete tra ambito, Asur, scuole, Associazioni, Consulta dei Servizi Sociali per progetti mirati attraverso lo strumento programmatico del Piano di Zona).
  • UNIVERSALITÀ DELL’INTERVENTO (può accedere qualunque tipo di utenza problematica/disagiata);
  • UNITARIETA’ METODOLOGICA CON SPECIFICHE FASI:
    • conoscitiva
    • valutativa
    • propositiva-decisionale
    • attuativa
    • verifica
  • PLURIFUNZIONALITA’:
    • presa in carico dell’utenza
    • conoscenza dei bisogni e delle risorse della comunità
    • elaborazione dei progetti
    • organizzazione e gestione dei servizi
    • formazione e ricerca

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Nello specifico con i GAP…

L’Assistente Sociale:

  • Entra in contatto con le persone affette da GAP e ne analizza il problema e i bisogni;
  • Individua e censisce le situazioni problematiche su segnalazioni di insegnanti, medici, forze dell’ordine, attraverso i punti unici di accesso, ecc.;
  • Identifica gli strumenti più adatti al singolo caso e disponibili sul territorio;
  • Crea un contatto tra la persona ed i servizi territoriali;
  • Segnala alle autorità giudiziarie i casi che necessitano del loro intervento;
  • Coordina le attività svolte dalle strutture competenti SERT Servizi per le tossicodipendenze o SerD Servizi per le Dipendenze Patologiche, UMEA Unità Multidisciplinare età adulta , UVI Unità Valutativa Integrata;
  • definisce i percorsi da seguire con le persone affette da GAP e la sua rete familiare, elaborandoli anche all’interno di équipe multidisciplinari.

Il lavoro di èquipe può avvenire attraverso lo sviluppo di:

  • CASE MANAGEMENT: gruppo mono-professionale o pluridisciplinare, con funzione di analisi, valutazione e presa in carico al fine di raggiungere esiti qualitativi ed efficaci.
  • CASE MANAGER: figura di regia (A.S. o Psicologo) che esamina le varie problematiche del GAP nell’ottica di un progetto globale comune, creando una struttura a rete da sostegno.
  • di gruppi di auto-mutuo-aiuto (supervisionati).

Metodologia del lavoro in équipe

  • Incontri periodici per aspetti organizzativi, discussione dei casi, valutazione/monitoraggio/definizione programma individualizzati;
  • Suddivisione in gruppi per attività di “area comune”;
  • Supervisione.

Aree di competenza dell’assistente sociale

FAMILIARE LAVORATIVA RELAZIONALE ECONOMICA
Conoscenza Motivazionale Rafforzamento relazioni di aiuto Tutoraggio eventualmente con amministratore di sostegno
Coinvolgimento Orientamento Potenziamento capacità di gestione quotidianità e del tempo libero Definizione quadro debitorio
Supporto Individuazione piano di risanamento finanziario (legale, amm.sost.)
Rieducazione all’uso ad al valore del denaro (psicologo, A.S., tutore)

Programmazione dell’intervento

  1. Analisi / lettura del bisogno
  2. Piano di lavoro con individuazione di obiettivi breve nella quotidianità, medio e lungo termine
  3. Analisi delle risorse familiari, associazioni, volontariato, vicinato…
  4. Tempi di realizzazione
  5. Verifica in itinere e valutazione finale

Lo strumento principale dell’assistente sociale per cogliere i bisogni, definire gli obiettivi del cambiamento e sviluppare le varie fasi del processo di aiuto è il colloquio che può essere di tipo:

  • INFORMATIVO (scambio di dati e informazioni);
  • PROFESSIONALE (definire i bisogni, facendo emergere quelli latenti);
  • TERAPEUTICO e DI EQUIPE (cambiamento della situazione problematica).

Lo svolgimento del colloquio si caratterizza in più fasi:

  1. Fase sociale: di accoglienza;
  2. Fase di indagine: dare un nome al problema;
  3. Fase interattiva: definizione dei soggetti coinvolgibili nel processo di aiuto;
  4. Fase bersaglio: fissare gli obiettivi da raggiungere e definizione dei compiti;
  5. Termine del colloquio: osservazione di come la persona reagisce alla separazione; verifica delle proprie emozioni e dell’utente e raccolta dati in modo organico.

Il colloquio psico- sociale

E’  un incontro tra due o più persone nel quale si instaura una relazione professionale tra assistente sociale ed il soggetto affetto da GAP/familiari, chiarendo gli scopi dell’intervento e il ruolo dell’Assistente Sociale.

Lo scopo dell’assistente sociale è di creare un clima di fiducia nel quale verranno colte le motivazioni che hanno spinto l’utente/famiglia a chiedere aiuto, comprendere il problema, come il soggetto con GAP lo affronta o perché non ci riesce.

E’ necessario creare:

    • Un clima di ACCETTAZIONE: dando al soggetto coinvolto la possibilità di esprimersi liberamente negli aspetti manifesti e meno;
    • Il SAPER OSSERVARE: l’operatore osserva nel cliente la comunicazione verbale, ossia, le parole ed il linguaggio che utilizza e la comunicazione non verbale legata alla postura, al ritmo della voce, all’intensità del suo parlare e anche al modo in cui si presenta;
    • IL SAPER ASCOLTARE: che significa dare la giusta attenzione all’interlocutore in modo da ascoltare il suo racconto ed il suo vissuto, senza giudicare. In questa fase l’interlocutore partecipa cercando di manifestare la sua opinione, questo comportata di seguire ciò che dice senza trarre conclusioni affrettare. Sospendere il proprio punto di vista per essere vicino all’interessato, ma non troppo, riuscendo a mantenere le giuste distanze per avere una comprensione obiettiva ed attenta e quindi empatica.

ASCOLTARE significa:

    • sapere perché si ascolta (il motivo);
    • essere abituati ad ascoltare;
    • resistere alle distrazioni;
    • comunicare interesse (protendere in avanti);
    • mantenere il contatto oculare;
    • osservare i movimenti del corpo, le espressioni del viso, la cura di sé, la postura, la corporatura.
    • AUTENTICITA’ vuol dire essere presente nella relazione e non essere solo colui che dal di fuori dirige i lavori.

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    • CHIAREZZA: la risposta deve essere data in modo che possa aiutare il cliente a chiarirsi con se stesso, utilizzando parole semplici, libere da gergo o termini tecnici, usando parole comprensibili e di chiaro significato alla portata dell’interlocutore.

LE TECNICHE PRICIPALI TECNICHE USATE NEL COLLOQUIO SONO:

  • La riformulazione è quell’intervento che permette di ridire con altre parole, in modo più consapevole e più chiaramente, ciò che l’altro ha appena detto in modo tale che ci sia corrispondenza tra quanto viene detto dal cliente e quanto viene riformulato da chi lo ascolta. In questo modo si è sicuri di non inserire nel colloquio, elementi che sono estranei e di non interpretare il racconto che gli è stato fatto. Se il cliente si riconosce nella riformulazione sarà sicuro che è stato ascoltato. Questo potrà supportarlo nell’aprirsi maggiormente e raggiungere il risultato atteso.
  • Il rispecchiamento: è un modo dire con parole proprie cosa si è ascoltato, focalizzando l’attenzione sul sentire e sulle emozioni, sul tono emotivo dell’utente, ripetendo quelle ‘parole chiavi’ che lo caratterizzano.

La chiarificazione: significa riformulare il contenuto del discorso in modo da evidenziarlo bene, perché legando bene le diverse informazioni fornite, si può dare il giusto feedback di riflessione sulla situazione, di riscontro alla persona stessa.

PERCHÉ È IMPORTANTE COINVOLGERE LA FAMIGLIA?

Spesso le richieste di aiuto vengono dalla famiglia poiché vi è sofferenza a causa della condotta del GAP.

Analizzando le problematiche familiari si evince che spesso sono conseguenza e/o concausa del gioco patologico.

La famiglia deve cercare di comprendere quanto accaduto diminuendo il tono della RABBIA e del RISENTIMENTO per diventare un luogo di convivenza possibile.

La ludopatia è, dunque, l’incapacità di resistere all’impulso di fare scommesse o di giocare d’azzardo, nonostante chi ne è affetto abbia, talvolta, la consapevolezza che ciò possa portare a gravi conseguenze per sé e per altri. Essa si manifesta come un comportamento persistente, ricorrente ed eccessivo di gioco, unito ad una compromissione grave di aspetti della vita personale, familiare e lavorativa del soggetto.

Si considerano d’azzardo tutti quei giochi che si basano essenzialmente sulla fortuna. Vi rientrano: le scommesse, le lotterie, la roulette, le slot machine, i dadi, il poker, i video poker e le sfide online, ecc.

Il gioco d’azzardo compulsivo può avere inizio negli anni dell’adolescenza e progredire nel tempo. Non sono chiare, tuttavia, le cause di questa patologia, sebbene siano stati individuati una serie di fattori che possono favorire la comparsa di tale dipendenza, fra questi:

    • la presenza di altri disturbi del comportamento – come i deficit di attenzione o l’iperattività;
    • l’avere problemi di dipendenza da altre sostanze o soffrire di disturbi dell’umore;
    • la presenza in famiglia di altre persone dedite al gioco d’azzardo;
    • le frequenti sollecitazioni di gioco anche online e sui social;
    • forti periodi di stress, la solitudine, la depressione;
    • la bassa autostima o di sviluppato narcisismo/egocentrismo.

Con il passar del tempo si ha bisogno di giocare sempre di più e somme sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato. Il giocatore nei momenti di pausa dal gioco, pianifica costantemente le prossime mosse per escogitare un modo per procurarsi il denaro per giocare.

Indicativamente, la coesistenza di almeno 5 di questi sintomi è ritenuta sufficiente per diagnosticare un quadro di Gap:

  • l’essere eccessivamente assorbiti dal gioco d’azzardo, al punto da ripensare continuamente alle esperienze di gioco passate e di pianificare le prossime, anche escogitando i modi per procurarsi il denaro con il quale giocare;
  • sentire il bisogno di aumentare le somme di denaro per provare uno stato di eccitazione dal gioco;
  • manifestare ira o nervosismo ogni qual volta si cerca di controllarsi e resistere all’impulso di giocare;
  • considerare il gioco un modo per sfuggire ai problemi o per alleviare disturbi dell’umore (quali sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione);
  • tornare a giocare dopo aver perso, per rifarsi e mentire ai propri famigliari, al terapeuta o ad altre persone, per celare l’entità del proprio coinvolgimento e della perdita subita nel gioco d’azzardo;
  • commettere azioni illegali (falsificazioni, furti, frodi, appropriazioni indebite) per finanziare il gioco;
  • l’aver messo in pericolo o perduto una relazione significativa, un lavoro, oppure altre opportunità scolastiche o di carriera, a causa del gioco d’azzardo;
  • chiedere aiuto ad altri (amici o familiari) per trovare denaro col quale alleviare la propria situazione economica disperata a causa dal gioco.

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COME AIUTARE IL LUDOPATICO:

    • IL RICONOSCERE di avere un problema è sicuramente il primo passo per risolverlo.
    • Sul territorio italiano sono già presenti diverse strutture specializzate nell’offrire aiuto per affrontare la dipendenza dal gioco d’azzardo: I SERT/SER-D Centro di Salute Mentale presso ASUR-ASL, Centro di recupero per Ludopatia San Patrignano -Coriano RN, Gruppo Abele, associazione sorta a Torino nel 1965 su iniziativa di Don Luigi Ciotti, Centro di recupero San Nicola a PITICCHIO, gruppi AMA….
    • In riferimento ai gruppi di auto mutuo aiuto (GRUPPI AMA ) possono essere considerati come piccoli Davide contro il Golia del GAP, attraverso le associazioni e i volontari, si sono sviluppati diversi progetti di settore nelle Marche. Il progetto ‘Famiglia come risorsa’ ha seguito a Fano, a partire dal 2011, 55 nuclei familiari, il 19,91% dei casi per problemi correlati. Il GLATAD di Tolentino nel 2009-2011 ha contattato 90 soggetti mentre gli utenti singoli presi in carico sono stati 30 e le famiglie 20. Al ‘GAMES OVER’ di Ancona in 4 anni sono stati accolti oltre 100 soggetti e oltre 250 familiari con una media di 6-7 colloqui settimanali. A Massignano la COOP IRS AURORA nel settembre 2012 ha accolto 4 persone con gioco d’azzardo patologico. Le associazioni con gruppi di auto mutuo aiuto sono molto attive ad Ancona e oggi sono in formazione due gruppi Ama con 12-14 partecipanti.
    • Ma l’incognita fondamentale è che molto spesso il ludopatico non ammette di avere un problema, tende a minimizzare o a negare l’evidenza, o comunque non riesce a chiedere aiuto nel modo corretto, neanche con il supporto di amici e familiari. E contro la sua volontà non potrà attivarsi il percorso terapeutico mirato a farlo uscire da tale situazione.
    • La legge prevede dei meccanismi di tutela civile attraverso i quali anche persone diverse dal giocatore problematico possono intervenire, affinché vengano presi una serie di accorgimenti diretti a contenere i rischi a cui il ludopatico espone sé stesso e la propria famiglia.

L’amministrazione di sostegno, introdotto con la legge 6/2004, è l’istituto più utile a tal proposito. Esso consente di affiancare un amministratore nominato da un giudice ad un soggetto che si trova in uno stato di difficoltà fisica o psichica, anche parziale o temporanea. Tale stato pone il soggetto infermo nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi (quella che giuridicamente costituisce la cosiddetta capacità d’agire di una persona, che normalmente si acquisisce con il compimento del diciottesimo anno d’età).

Con l’amministrazione di sostegno si attua la forma meno invasiva di limitazione della capacità d’agire prevista nel nostro ordinamento. Il soggetto viene così tutelato mediante l’affiancamento di una persona che lo aiuterà a compiere gli atti di vita quotidiana e di gestione dei propri beni.

La procedura per la nomina dell’amministratore di sostegno può essere aperta solo nei confronti di maggiorenni, essendo i minori già sottoposti ad un genitore o tutore.

Essa si richiede presentando un ricorso al giudice tutelare. Tale ricorso può essere presentato:

  • dallo stesso interessato;
  • dal coniuge o dalla persona stabilmente convivente;
  • dai familiari entro il 4° grado (genitori, figli, fratelli, sorelle, nonni, zii, prozii, nipoti, cugini);
  • dagli affini entro il 2° grado (cognati, suoceri, generi, nuore);
  • dal tutore, dal curatore, dal pubblico ministero o dagli assistenti sociali.

In tale ricorso, occorrerà menzionare con chiarezza quali sono le problematiche che affliggono l’infermo (beneficiario dell’amministrazione) e quali sono le attività per le quali egli necessita di aiuto.

Entro 60 giorni dalla presentazione del ricorso, ed a seguito dello svolgimento di un’udienza nella quale saranno convocati ed ascoltati il beneficiario e il ricorrente, il Giudice, qualora ritenga fondate le esigenze di aiuto, nominerà con decreto motivato l’amministratore di sostegno specificando quali atti è autorizzato a compiere. Gli effetti decorreranno dalla data di deposito di tale decreto (la cancelleria provvederà a farlo annotare nel registro delle amministrazioni di sostegno e, a cura dell’ufficiale stato civile, sarò anche annotato a margine nell’atto di nascita). Quindi sarà il giudice a stabilire, a seconda del caso, cosa l’amministratore può fare e, di conseguenza, cosa il beneficiario dell’amministrazione non può fare.

La scelta dell’amministratore da parte del giudice avviene in base alla persona eventualmente indicata dallo stesso beneficiario, oppure scegliendolo tra il coniuge (se non legalmente separato) o la persona stabilmente convivente, oppure fra un parente entro il 4° grado. Tale scelta deve comunque avvenire con esclusivo riguardo alla cura e all’interesse della persona beneficiaria.

La durata dell’incarico  viene stabilita dal giudice nel decreto. L’amministrazione di sostegno è revocabile nel caso in cui vengano meno i suoi presupposti (ad es. in caso di guarigione dalla patologia) oppure qualora essa non risulti essere lo strumento più idoneo a tutelare l’interessato (occorrendo altre misure più invasive e limitanti nei confronti della capacità d’agire di una persona, come ad esempio l’interdizione, mediante la quale si priva totalmente della capacità d’agire).

Ai fini della revoca, è utile chiedere una valutazione da parte dello psicologo per accertare le effettive mutate condizioni del beneficiario. Il coinvolgimento dello psicologo è spesso utilizzato anche per:

  • fornire un sostegno al nucleo familiare nella fase successiva alla nomina dell’ amministratore di sostegno;
  • indirizzare la persona affetta da ludopatia nella ridefinizione del proprio progetto di vita;
  • mediare i conflitti che nascono fra beneficiario, amministratore di sostegno e familiari, soprattutto in presenza di patrimoni ingenti.

È bene sottolineare che la scelta fra amministrazione di sostegno e interdizione non è legata alla gravità minore o maggiore delle condizioni psico-fisiche in cui versa l’infermo, ma alle complessive esigenze di protezione dello stesso: più gravi sono i rischi concreti di danneggiare la propria persona e i propri averi, maggiori saranno le possibilità di ottenere misure di protezione più drastiche. Ad ogni modo, la giurisprudenza tende sempre a privilegiare l’amministrazione di sostegno tra gli istituti disponibili, subordinando l’adozione di misure di protezione più invasive ai soli casi in cui venga accertata l’insufficienza di tale istituto ad appagare adeguatamente le peculiari esigenze dell’infermo.

Alla luce di ciò, lo strumento migliore per intervenire legalmente nei confronti di un dipendente patologico da gioco d’azzardo è l’amministrazione di sostegno. Un aiuto specifico e non particolarmente invasivo, rispettoso della dignità della persona, ma comunque in grado di evitare i danni, economici e non, cui il giocatore va incontro.

Il Giudice inoltre può, inoltre, a seconda dei casi, ritenere di concedere al beneficiario la disponibilità di una modica cifra (€ 50,00 a settimana es.) onde lasciargli una minima autonomia nella gestione del denaro.
Il decreto di nomina, dopo aver disciplinato le attività vietate al beneficiario, si occupa dell’oggetto dell’incarico, specificando la natura sostitutiva dell’Amministratore per tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministratore dell’amministrato.
In particolare, all’Amministratore è attribuito innanzitutto il dovere/potere di riscuotere e incassare i redditi del beneficiario, intrattenendo anche i rapporti con le banche e gli istituti di credito, di provvedere al pagamento di quanto necessario alle sue necessità quotidiane, dei servizi e utenze fruite, delle imposte e delle tasse: questo aspetto consente di garantire l’adempimento delle obbligazioni assunte dal giocatore, evitando ripercussioni anche sui redditi e sul patrimonio dei suoi familiari.

L’Amministratore dovrà poi provvedere a tutte le incombenze relative alla cura della persona del beneficiario, anche sotto l’eventuale profilo sanitario, presentare le dichiarazioni dei redditi e concludere eventuali contratti di locazione infrannuali: si tratta di situazioni che, in parte, potrebbero non verificarsi ma che, in ipotesi, dovrebbero essere gestite dall’Amministratore senza bisogno di un ulteriore intervento del Tribunale.

Per l’espletamento delle attività di cui sopra è stato fissato un limite di spesa mensile (es. di € 1.300,00), stabilito in ragione dei redditi del beneficiario e dei bisogni inerenti la sua persona: la soglia di spesa consente all’Amministratore di operare al suo interno senza bisogno di altra specifica autorizzazione del Giudice, necessaria al contrario per atti che eccedono il predetto limite, oltre che per tutti gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione.

Infine, sia all’Amministratore che al beneficiario è ovviamente preclusa la possibilità di compiere tutti gli atti personalissimi che spetterebbero al beneficiario (concernenti ad esempio la facoltà di fare donazioni e testamento, il riconoscimento di figli naturali, adozioni, ecc.).

Per quanto concerne il controllo sull’attività dell’Amministratore, in capo a quest’ultimo è previsto il dovere di depositare un rendiconto annuale in merito all’attività svolta e alle condizioni di vita del beneficiario: quest’ultimo aspetto riveste particolare importanza considerando la durata illimitata dell’incarico e/o la possibilità di una sua revoca e/o modifica da parte del Tribunale, nell’auspicabile eventualità in cui venissero meno o mutassero le esigenze che hanno

determinato l’applicazione della misura di protezione.

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