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GEOMETRIE SOGNANTI IN RICORDO DI UNA SOGNATRICE

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Redazione-  Tra gli avvenimenti cultural-artistici di questo anomalo giugno romano, Bibliothe ha ospitato per qualche giorno un mix di opere pittoriche e testi scelti della scomparsa Laura ROSSO – con la collaborazione di Francesco Gallo Mazzeo, Luca Verdone e Giancarlino Benedetti Corcos, Michela Cauro, Massimo Fedele e Massimo Napoli, ma anche di Pierluigi Albertoni, Mariapia Ciaghi, Enzo Barchi e Andrea Tabrini –, che hanno restituito, una volta di più, il complesso, variegato e peculiare mondo di una artista che non si vuole lasciar andare.

Dopo gli studi classici e la laurea in Storia dell’Arte, il teatro, attrice dapprima e poi aiuto-regista; la ricerca artistica vera e propria con le esplorazioni e i viaggi, in America e in India, e gli attraversamenti delle pagine di filosofia e filosofia del linguaggio di Ludwig Wittgenstein, Ernst Cassirer, Wilhelm von Humboldt e Martin Heidegger, convinta che “il male della società contemporanea è un male del linguaggio”; la pittura, immagini colorate e astratte, dai grandi teloni rosso-nero-oro dei primi anni ‘90 al segno che usava gli elementi primordiali e naturali rappresentati da rami di felci, legni, foglie restituiti in un assieme di legacci, alle sue geometrie astratte “alla Barnett Newman” – rettangoli viventi, strisce di un’indagine artistica che mirava a suscitare reazioni solo col colore, la pennellata e la texture –, al segno ‘leggero’ degli ultimi lavori; la scrittura, poi, poesia ma non solo, una scrittura impellente, a fiumi, che mischiava il giorno con la notte, la fatica e il sonno, in un’urgenza che andava assecondata.

Immagine che contiene edificio, Carminio, Bordeaux, rosso Descrizione generata automaticamente

Scriveva anche di Roma, Laura, e del suo legame con la sua città natale: “Roma. Mi allevava sana, ero libera nei sentieri, nutrimenti migliori, i Fori imperiali. La cura, taccuini sparsi er fissar, la tua grandezza nel passato”. Roma destinataria delle sue installazioni, a stretto contatto con il suo spazio urbano, lungo, addosso alle sue mura, per “indagare e verificare la funzione dell’arte nella contemporaneità attraverso ricerche che utilizzano canali di diffusione in modalità progettualmente mirate”.

Immagine che contiene arte, dipinto, aria aperta, pietra Descrizione generata automaticamente

Di lei hanno scritto in tanti, tra questi: A.C. Anselmi, V. Apuleo, A. Arevalo, P. Balmas, L.Cherubini, A. Cochetti, M. de Candia, A, C. Erotico, E. Gallian, T. Macri, B. Martusciello, R. Perfetti, L. Pratesi, L. Scialanga, A.E. Rossi, P. Roccasecca, E. Torelli Landini. “Una fantasia circense” vedeva nella poetessa-artista, nelle sue performance teatrali, nelle sue mostre, Luca Verdone: “un’anima in totale sintonia con la personalità di una artista girovaga, avventuriera…una vita artistica di azzardi”. Ma anche una vita artistica anticonformista, libera di sentire, libera di non andare da nessuna parte, come la poesia “Ferrovia” di Laura ben scandisce. Ma anche la cultura di Laura, sottolinea Verdone, il suo attingere a Carlo Emilio Gadda tra gli altri, alla sua prosa “congegnata come un apparecchio meccanico che descrive la gamma di sentimenti di rabbia e repulsione per gli scenari che narra nei suoi romanzi”. Come Laura, nel suo abbandonarsi ora a sentimenti di repulsa ora di accettazione del mondo intorno, della società consumistica-

Tante anche le mostre e le rassegne cui Laura Rosso ha partecipato, nel periodo che va dal 1989, alla Libreria Fahrenheit, al 1997-1998 all’Art Gallery Internet, e in mezzo tante occasioni in Italia e all’estero. Alcune sue opere sono conservate oggi al Museo Laboratorio dell’Università di Roma.

ACRONIE il titolo del testo scritto per l’occasione da Francesco Gallo Mazzeo, ad alludere forse agli eventi senza tempo costituiti dalle manifestazioni artistiche di Laura o forse a Laura stessa… “Laura, d’alloro, di vesti e nutide pelli, che fanno da schiena, ad angeli a frotte, d’un lieto lassù…”

Un dialogo artistico e di vita infine quello con Giancarlino Benedetti Corcos: incursioni teatrali d’assieme che riflettevano la loro relazione, mentre l’uno si abbeverava dall’altra e viceversa, in un sodalizio d’anime che oggi, a distanza di tanti anni dalla scomparsa dell’artista, avvenuta nel marzo nel 2012, lascia in chi resta solo una scia di tenerezza e amore. E di sogno.

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