FRAGILITA’: UNA RICCHEZZA PER STARE AL MONDO
Redazione- Sono due i fatti più importanti messi in luce dall’epidemia di Coronavirus : la fragilità dell’uomo come organismo biologico ( di fronte alla complessità dell’antropocene) e il fallimento dell’ordine liberale internazionale creato per governare l’interdipendenza. E’ dunque il fattore umano che va messo al centro di ogni attenzione per il recupero di un ordine sociale economico e politico nuovo.
Da questo partiamo senza però aver prima esaminato alcune condizioni che nella storia dell’uomo hanno determinato recuperi e cambiamenti epocali. Ogni tempo e ogni società ha paure collettive,ansie, addirittura angosce ,insicurezze. Ma ogni società , nel corso dei secoli ha trovato il modo per attenuare gli effetti negativi ,recuperare gli elementi di stabilità,rilanciare un percorso che spesso ha portato a conquiste importanti con cambiamenti epocali. Certo ogni società con i propri strumenti e anche diversi di volta in volta.
Tanto che mentre l’epidemia del 1630-33 colpiva il nostro paese si verificava contemporaneamente il drammatico scontro tra Galileo Galilei e l’Inquisizione romana che vide vincitore , malgrado l’abiura lo scienziato che con le sue affermazioni e i suoi studi , fondava la scienza moderna.
Mentre il terrorismo rosso e nero costringeva l’Italia a combattere una battaglia di legalità si concretizzavano conquiste civili, etiche e morali di alto profilo: la chiusura dei manicomi con la promulgazione della legge Basaglia e la legge sul divorzio.
E ancora mentre lo stragismo alimentava la stagione più oscura della storia repubblicana e il rapporto Stato mafia a lungo indagato e ancora sotto i riflettori delle ricostruzioni storiche ma soprattutto del dibattito nelle aule di giustizia , le forze politiche italiane raggiungevano una coesione di intenti ,mai più raggiunta successivamente.
Mentre negli anni Ottanta del Novecento aumentava l’incertezza ma soprattutto la paura per una guerra nucleare si ponevano le basi proprio per evitare che non ci fossero guerre nucleari o meglio che quelle armi non prolificassero .
E anche oggi , per intenderci all’inizio di questa pandemia da Covid 19 ,mentre ogni paese europeo andava per proprio conto in termini di debito , l’emergenza e la fragilità hanno permesso all’Europa di lanciare ,dopo il fuoco del bakoca della Banca Centrale Europea ,un progetto di aiuti come il Next Generation Eu e tutte le altre misure economiche collegate.
Ma per guardare ancora alla Storia, la pandemia del 1918 che imperversò nelle trincee della Prima Guerra mondiale ne accelererò sicuramente la fine . La peste del 1347-1352 minò in parte il potere della Chiesa e diede il via a movimenti laici contro le gerarchie ecclesiastiche ; favorì la nascita di movimenti che chiedevano la riforma della Chiesa ufficiale come i Flagellanti ,i Fratres vitae communis dei Paesi Bassi.
E lo stesso Donald Trump che chiama il Covid 19 “The China plague” o “ Kung flue “ non sfugge a quello che è già capitato in occasione della “spagnola” quando ogni paese la chiamò con il nome dell’avversario : gli alleati la spagnola, il Senegal influenza brasiliana, il Brasile influenza tedesca , il Giappone Sumo.
Nel giorno in cui si registra il più alto numero di morti , 887,nella seconda ondata di contagi da Covid 19 che ha investito il nostro paese, secondo una curva che non accenna a scendere,in cui si parla della morte di tante persone delle quali si ignora tutto tranne il fatto di essere accomunati in un unico destino, in questo giorno, accade qualcosa di significativo .Proprio perchè la morte non è commercio del panico ma indagine profonda sul senso del vivere e del morire, sono i pm di Roma a ricostruire nell’atto di chiusura delle indagini, gli ultimi, drammatici giorni di vita di Giulio Regeni, catturato e torturato a morte dalla National Security egiziana dal 25 gennaio al 3 febbraio 2016. Ed è la stessa Procura a mettere sotto accusa tra gli altri colui che è stato il carceriere, l’aguzzino e il boia del giovane ricercatore: si tratta del maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Un testimone: “Ho visto Giulio incatenato nella stanza 13 della villa usata dalla Nsa” .Un giorno in cui la fragilità di un ragazzo dovrebbe trasformarsi in un punto di forza contro un governo, quello egiziano, che ha continuato a depistare e a tenere in scacco l’Italia. In una vicenda in cui l’Europa è stata completamente assente per molto tempo fino ad una recente pronuncia del suo Parlamento ; in cui l’università di Oxford che Regeni frequentava altrettanto silenziosa e il Governo italiano continua in modo altalenante a far sentire la sua voce smorzata da affari e trattati economici tenuti in piedi con l’Egitto. Il cui presidente è stato recentemente insignito della Legione d’onore dal francese Macron durante l’ultima visita ufficiale a dimostrazione di come affari e politica vadano a braccetto e passino sopra ogni cosa .
Mathis Deen nel suo libro “ Per antiche strade “ edito da Iperborea ,2020,dice a pag. 32 che “ Qualsiasi cosa possiamo immaginare è già accaduto una volta”. Dunque tutto è possibile alla fragilità.
Quella che ha già salvato questo paese nei primi mesi del 2020. La fragilità di chi aveva paura ed è rimasto al suo posto anonimamente a svolgere il lavoro che aveva il compito di fare . Un 2020 salvato dalla fragilità degli infermieri e dei medici, degli insegnanti che si sono dedicati per la prima volta alla didattica a distanza e da tanti altri che chiusi dentro una stanza hanno aspettato un nuovo mondo. Stando a attenti a non credere troppo alle profezie perché fanno “ evadere” il futuro e dal futuro. Ora la fragilità ci aiuta a fare una prova. Proviamo ad essere migliori in un paese multiforme,poliedrico, difficile da raccontare senza tener conto della complessità. Stiamo dentro un passato che non passa ma dobbiamo farlo passare.
Dunque una fragilità , come abbiamo cominciato col dire che sembra essere una scoperta ma che in realtà può essere trasformata in una opportunità, consciamente o meno . La fragilità messa in evidenza dal Covid 19, per esempio, ha fatto mettere ,in casa europea ,alla porta , il patto di stabilità,ha mandato in soffitta l’austerity e ha ridimensionato il mercato, messo all’angolo i sovranisti. Insomma un cambio di passo che sarebbe apparso impossibile fino all’inizio di quest’anno.
Senza contare la messa in crisi del neo liberismo globale che già dal 2008 ebbe una scossa che ha cercato di riassorbire in ogni modo . Quella emergenza fu determinata da un piccolo focolaio di epidemia finanziaria causata dai “subprime”. Questa specie di assicurazione per i rischi derivati dalla mancata capacità di restituzione dei prestiti agli acquirenti di casa che non se lo potevano permettere non funzionò secondo le aspettative. Anche se le perdite potevano essere controllate e circoscritte, l’intreccio finanziario invece provocò conseguenze a catena coinvolgendo sia le banche che i settori produttivi in gran parte degli stati del mondo.
Quelle avvisaglie oggi si rivelano un incendio anche se di natura diversa tanto da mettere in crisi proprio la globalità del sistema interscambi . Che si dibatte in una contraddizione quasi insanabile tra una gestione sanitaria dell’epidemia, che ha come obiettivo garantire cure per la salute delle persone colpite dal virus (e quindi con l’obiettivo fondamentale di rallentare e controllare l’evoluzione del contagio), e un sistema economico globale che non può rallentare. Con la conseguenza che si, la situazione è opposta a quella del 2008 ma allo stesso tempo, come riferisce un editoriale di Friuli Sera del 4 marzo 2020 dal titolo :” La fragilità di un sistema economico di fronte alla emergenza sanitaria. I conti tornano sempre meno” mette in evidenza : “ una debolezza strutturale proprio della globalizzazione della produzione e della fornitura di servizi: forse l’emblema può essere rappresentato proprio dalla nave da crociera Diamond Princess ferma davanti al porto di Yokohama, emblema di come un virus distrugge immediatamente un prodotto. Ma altre evidenze hanno sorpreso un pubblico disattento: l’esistenza di “supply chain” incredibili, con frammentazioni e delocalizzazioni di produzioni al top delle innovazioni, ma anche una reazione di accaparramento di generi alimentari da folle in preda ad ansie ingiustificate. Insomma la materialità ha ripreso un ruolo di protagonismo e chiede risposte a domande che fino ad ieri non ci ponevamo.
Ogni crisi ha effetti collegati alla predisposizione della realtà colpita a subirne danni (o talvolta vantaggi). Si apre quindi anche una dinamica globale per gestirne le competitività conseguenti, limitare i danni o approfittare delle opportunità, rendendo rapidi processi che si sarebbero verificati in un tempo più lungo. Da questo punto di vista la situazione italiana appare fortemente precaria e l’inevitabile accentuazione della situazione recessiva già presente rischia di far calare qui tutti i rapaci che amano banchettare su prede inanimate. Difendersi non sarà facile, ancor più in una realtà come il F-VG che non ha ancora smaltito i danni subiti dopo il 2008 da una dissennata “spending review” delle sue finanze pubbliche.” (1)
Oltre alla fragilità umana dunque è venuta anche in evidenza una fragilità di sistema, specialmente nel nostro paese . Il Piano nazionale di ripresa italiana destina 4,8 miliardi per la riforma dei servizi di assistenza e la telemedicina e 4,2 miliardi all’innovazione. Nove miliardi in tutto che rappresenta la quota più bassa tra le sei missioni del piano . Cosa che fa pensare e che indica ancora una volta lo scompenso che soffre la sanità che dovrebbe avere la preminenza ma che invece rientra nel novero di misure incongrue, isolate tra di loro, con difficoltà nella “ messa a terra” per una giungla di provvedimenti, norme e disposizioni che determinano anche l’immobilismo della pubblica amministrazione . Che in questo momento dovrebbe essere il motore di quella che viene chiamata “ ripartenza” ma che si va rivelando , senza interventi efficaci e visioni d’insieme solo il congelamento di uno status quo che è la peggiore cosa che può capitare nella situazione che stiamo vivendo.
Bisogna però tener conto che la fragilità è anche sicurezza. Il problema vero però è quello di capire che cos’è la sicurezza e quindi il suo contrario l’insicurezza. In che cosa consiste e che cosa rappresenta per ciascuno di noi. Noi che siamo abituati a guardare sempre fuori di noi e mai dentro. Forse se riuscissimo a fare uno sforzo per tornare a noi stessi capiremmo che l’insicurezza ci appartiene , è nostra fino in fondo , fa parte della nostra esistenza. Fa parte del nostro cammino umano. E quindi da uomini possiamo tenerla nel giusto conto per adoperarla a nostro vantaggio . Così come per la fragilità. La nostra fragilità di uomini.
E’ quello che probabilmente , a volte anche inconsciamente, è stato fatto. E grazie a questa involontaria capacità di accantonare l’ansia del volere la sicurezza a tutti i costi ( invocando provvedimenti che non risolvono il problema della sicurezza ma calmano solo la nostra ansia ) che siamo riusciti a spiazzare determinati contesti e situazioni per trasformarli attraverso il dubbio, da negativi e positivi. Le verità accertate ci fanno comodo ma spesso non ci permettono di reagire. E’ la fragilità che spezza ogni certezza e dà la possibilità al dubbio di fare il suo lavoro . Ha detto Cartesio :” Dubium sapientiae initium. Il dubbio è l’inizio della sapienza.”
Dubitare significa sospendere il giudizio e quindi il consenso ,non accetta la credenza ma bandisce l’ignoranza che è il contrario di ogni ricerca . Anzi è proprio la sua collocazione all’interno del processo di ricerca, il suo carattere problematico, che ha costituito il “valore permanente del dubbio” nella storia del pensiero . E allora il dubbio ci permette anche di accettare e accertare quello che è dunque scientifico , cioè quello che è dimostrabile e quindi innegabile. Tra dubbio e scienza sta la possibilità della fragilità di ricostruire i termini di una umanità capace di rendere di nuovo le cose del mondo che in definitiva sono le opportunità di rinnovamento e costante cambiamento del mondo. Una fragilità che sa stare nel mondo diventa una ricchezza per la vita delle persone, delle comunità.
La pandemia ci ha travolto come un’onda. Il cambiamento climatico ci invaderà come un tsunami. E allora veramente sarà distruzione e morte senza limiti. L’insicurezza e dunque la fragilità ma anche la “finitezza” ci dice che siamo imperfetti e tra queste nostre imperfezioni la più onerosa è sicuramente la morte. Ma lo stupore è che, in un universo vecchissimo ( quanti miliardi di anni ha l’universo), in modo accidentale e destinato alla morte, è comparso in un angolo remoto ( la terra che non è poi al centro dell’universo ) ,una creatura come l’uomo, una canna pensante . Un organismo complesso che trova nell’imperfezione e nella finitezza una sua forza . Perché l’uomo nella sua vanità tende a farci credere che sta al culmine del creato quando invece è il risultato di un nesso casuale nella totalità. E se per questo, proprio per questo l’uomo è il più libero di tutti è anche l’unico chiamato a decidere nel presente del suo futuro dovendo vivere e non vegetare.
Fragilità è vivere nella insicurezza che potrebbe anche significare come scrivono i ricercatori del Censis sul loro rapporto annuale un conto sociale altissimo .Le conseguenze delle due ondate di pandemia da Covid 19 saranno ,proprio nel 2021, la perdita di un milione di posti di lavoro ( Valentina Conte Repubblica 7 dicembre 2020 ), due terzi di questa perdita dovuti anche al venir meno della cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti . Un milione di posti di lavoro di cui due terzi sono donne e giovani che si vanno ad aggiungere a chi il lavoro l’aveva già perduto o non lo ha avuto mai. Un conto altissimo che i ricercatori Censis definiscono così nella loro fotografia:” Quando esaurirà la sua onda d’urto la pandemia lascerà dietro di sé una società più incerta e impaurita ,ma soprattutto più fragile…”
Una società dunque soggetta a cambiamenti che è l’unica risposta alla sua fragilità perché il cambiamento sta all’interno della legge dell’evoluzione che vale per il coronavirus, secondo le ultime notizie di mutazione che provengono dall’Inghilterra ma anche soprattutto per la specie umana . Scriveva Charles Darwin : “Siccome gli individui d’ogni specie che nascono sono di numero assai maggiore di quelli che possono vivere, e perciò deve rinnovarsi la lotta fra i medesimi per l’esistenza, ne segue che se qualche essere varia anche leggermente, in un modo a lui profittevole, sotto circostanze di vita complesse e spesso variabili, egli avrà maggior probabilità di durata e quindi potrà essere eletto naturalmente. Inoltre, secondo le severe leggi dell’eredità, tale varietà eletta tenderà continuamente a propagare la sua forma nuova e modificata.”
Il cambiamento dunque per sopravvivere e lottare contro la fragilità e l’insicurezza.
(1)https://friulisera.it/la-fragilita-di-un-sistema-economico-di-fronte-alla-emergenza-sanitaria-i-conti-tornano-sempre-meno/
