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“FIAT CHROMA”, L’AMMIRAGLIA GIUSTA NEL MOMENTO GIUSTO-DOTT. ALESSANDRO SILVERI

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Redazione- La “Fiat” ha sempre incontrato non poche difficoltà nell’affermazione commerciale in segmenti di mercato molto distanti dalla produzione di utilitarie. Pensiamo agli insuccessi commerciali dell’ammiraglia “130” negli anni ’70 piuttosto che dell’Argenta” dei primi anni ’80 o della “Croma” del 2005.

Al contrario, la “Fiat Croma” del 1985 (con sigla di progetto 154 da non confondere con la 194 del 2005) è riuscita a imporsi diventando un prodotto di successo, pur con una carrozzeria a due volumi e mezzo con portellone, piuttosto che con la classica configurazione a tre volumi.

L’impegno finanziario e tecnologico accompagnato dalla comprensibile volontà di razionalizzare le risorse e di massimizzare i risultati spingono il gruppo torinese verso la strada delle sinergie attraverso lo sviluppo di una piattaforma comune, che si chiamerà “Tipo 4”, dalla quale poi sarebbero nate quattro diverse automobili: la “Fiat Croma” nel 1985, la “Lancia Thema” e la “Saab 9000” nel 1984 seguite dall’”Alfa Romeo 164” nel 1987.

Se per tre di queste quattro vetture: la “Lancia”, la “Saab” e l’”Alfa Romeo” l’immagine di pregio dei rispettivi marchi rafforzò la spinta commerciale di prodotti già dotati di una tecnologia di ottimo livello, resta più difficile, anche a distanza di molti anni, spiegare il non scontato ma raggiunto successo commerciale dell’ammiraglia “Fiat Croma”.

Pur condividendo oltre che al pianale, l’autotelaio e il giroporte con la “cugina” “Lancia Thema”, la “Fiat Croma”, sostituendo ai  tre volumi della “Thema” i due volumi e mezzo con le cinque porte, è riuscita a offrire un prodotto unico inventando una nuova formula dotata di maggiori funzionalità di utilizzo. Un’auto che poteva, in un’epoca in cui non era ancora esplosa la moda delle vetture famigliari prima, delle monovolume poi e delle SUV molti anni dopo, dare molte possibilità d’uso a chi doveva utilizzare l’auto per più funzioni. Pensiamo all’agente di commercio che con un’auto comoda e confortevole voleva portare la famiglia in vacanza o trasportare oggetti ingombranti.

La formula due volumi e mezzo era un valore aggiunto che si sposava molto bene con l’immagine di un costruttore generalista come la “Fiat”, ma era rafforzata anche da altri elementi di pregio di cui il mercato apprezzava i contenuti. Tra questi pensiamo alla linea elegante di “Giugiaro” che firmò anche la “Thema” a tre volumi, agli interni realmente capaci di ospitare cinque occupanti, alle motorizzazioni brillanti, pur senza velleità di vetture da corsa e proprio per questo capaci di garantire consumi accettabili o irrisori, se pensiamo alle versioni “CHT” benzina e “Id” (Iniezione Diretta).

All’atto della presentazione, nel dicembre del 1985, la “Croma” era disponibile con varie motorizzazioni a benzina, di 1600 e 2000 centimetri cubi e con due versioni diesel delle quali una sovralimentata. Nel 1988 venne presentata, per la prima volta nella storia, la versione “Id” diesel a iniezione diretta. Si trattava di un record tecnologico per un’autovettura di questo segmento commerciale.

Nel 1991 la “Croma” è stata sottoposta al suo più importante restyling che portò a una significativa modifica del frontale, uniformato così al nuovo family feeling di altri modelli “Fiat” e di altri particolari estetici e tecnologici.

Nel 1992, in occasione di un altro aggiornamento, vennero introdotte le versioni due litri sedici valvole, seguite qualche mese dopo dalla 2500 V6 da 159 cv, motorizzazione prodotta dall”Alfa Romeo” e destinata soprattutto ai mercati stranieri.

Alla fine del 1996, dopo l’ultimo aggiornamento estetico della primavera del 1995, la “Fiat” ha cessato la produzione della sua ammiraglia, costruita in 438.000 esemplari, senza una vera erede commerciale ed uscendo per dieci anni dal segmento di mercato “E”.

Ci ritornerà con un prodotto completamente differente nel 2005, al quale darà ancora il nome “Croma”. La storia ci conferma che quest’ultimo tentativo non sarà per nulla avvicinabile al successo di quello di vent’anni prima.

Potremmo concludere affermando che le caratteristiche della “Croma” del 1985 hanno decretato la buona riuscita commerciale del prodotto, senza però dimenticarci che un prodotto, per quanto buono, ha bisogno di essere presentato nel momento giusto per essere apprezzato in pieno. Se la “Croma” fosse stata presentata nell’era delle vetture famigliari o successivamente in quella dei Suv avrebbe, molto probabilmente, incontrato maggiori difficoltà commerciali, a riprova del fatto che la tecnologia è una leva commerciale di successo se risponde a una richiesta del mercato, specie quando si gioca fuori dai segmenti

commerciali di riferimento, come in questo caso.

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