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“CONFITEOR”-PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

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Redazione- Nella religione cristiana-cattolica c’è una preghiera che i fedeli sono invitati dal presbitero a recitare dopo l’introito e il saluto, all’inizio di ogni Messa. E’ l’atto penitenziale in cui la comunità dei fedeli recita una formula di confessione generale, a cui fa seguito l’assoluzione del sacerdote, al fine di avvicinarsi a Dio con il cuore e con la mente contriti e più puri.La formula penitenziale è il “Confiteor”, che recita così: “Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa …”

Ora i pensieri sono qualcosa di molto personale, se non rivelati restano segreti; le parole e le opere invece, poiché sono proferite ed agite non possono essere nascoste; risultano palesi, soprattutto se le parole sono messe per iscritto.Diversamente le omissioni rappresentano ciò che doveva essere detto o fatto ed è stato taciuto o tralasciato.Parto da questo incipit per introdurre una riflessione su un argomento che nel mese di maggio ha occupato le pagine di molti giornali, le quali seppur riguardanti contesti e personaggi differenti tra loro, riconducevano ad un unico argomento: la calunnia, l’invidia, l’ipocrisia.

Calunnia, invidia, ipocrisia, insieme, costituiscono purtroppo un “trittico” ferale. Tutti abbiamo letto le rivelazioni del principe Hanry sul dolore arrecato a lui bambino, alla madre, la principessa Diana, alla moglie Megan, da parole, da rivelazioni molto spesso infondate. Così come abbiamo appreso e letto su “Il Foglio”, di venerdì 28 maggio scorso, le scuse del ministro Di Maio nei confronti dell’ex sindaco di Lodi, assolto in Appello, in quanto non vi fu turbativa d’asta: “Mai più gogna, chiedo scusa”… “Sì: sull’arresto dell’ex sindaco di Lodi ho contribuito ad esacerbare il clima. Mi scuso: i diritti sono diritti. Basta con l’imbarbarimento del dibattito associato ai temi giudiziari”.

E che dire poi della sindaca di Roma, Virginia Raggi, che nella puntata dìMartedì su La7 del giorno 25 maggio scorso, ha ribadito: “Sono stata descritta come donna dissoluta, da patata bollente a patata bollita, oca del Campidoglio …”Anche le redazioni dei nostri giornali locali ultimamente si sono occupati degli esiti tragici di certa stampa e di scelte deliberate e scellerate che non hanno saputo o non hanno voluto anticipare le conseguenze nefaste di cui sono state portatrici.E potremmo continuare a citare tanti altri casi di gogna mediatica e di stigma sociale. La gogna, la lingua biforcuta, come scriveva Dante, distruggono la reputazione di persone, di intere famiglie, se non quando addirittura inducono al suicidio.

I casi si ripetono e all’origine del fenomeno ravvedo un primitivo cannibalismo che, seppur in versione informatizzata e mediatizzata, va riproponendosi sempre più ai nostri giorni. Così come vi riscontro un maldestro protagonismo, quello degli ignoranti, che non hanno altro argomento per porsi al centro dell’attenzione altrui, se non “sparlare” di altri. Vi constato un’urgenza patologica perché lo scoop (in un salotto, per strada fra conoscenti o sulla carta stampata) potrà renderci protagonisti, noti e via discorrendo.

I personaggi politici, quelli dello spettacolo, gli artisti in generale hanno un reddito importante rispetto alla media delle altre persone e possono difendersi facilmente nelle sedi più opportune dalle offese scritte o proferite nei loro confronti. Ben altra cosa accade per le persone comuni, in particolare per le donne, ultimamente vittime di diverse manifestazioni di discredito sociale, se non di violenze. La violenza può manifestarsi in tante sfaccettature. Non necessariamente deve colorarsi di sangue. E ci sono sempre un uomo o una donna e l’invidia e l’ipocrisia, dietro la calunnia e l’infamia.Viviamo in una società che ormai corre verso un imbarbarimento sempre più evidente. La stampa, i salotti dei Talk-show ne costituiscono lo specchio!

Ricordo che quando ero bambina nel mio paese, in Abruzzo, c’era una giovane donna che si era “persa”. Tutti lo sapevano. Alcuni la denigravano. Quegli “alcuni” erano i più rozzi e gretti. Tutti gli altri paesani, allora di profonda fede cristiana-cattolica, tacevano. Lo sguardo parlava per loro e con compassione! Oltre all’invidia e all’ipocrisia anche l’ignoranza concorre alla gogna.“Ignoranza” è un sostantivo che deriva dal v. tr. “ignorare”, ossia “non conoscere”, “non sapere”; “sottovalutare, trascurare” (G. Mazzini 1872); “chi ignora o conosce male quello che dovrebbe sapere” (1311, Giordano da Pisa).

Ora l’ignoranza, in buona o cattiva fede, si riscontra spesso alla base di azioni che hanno conseguenze superficialmente non valutate, non opportunamente considerate. Di qui ne consegue il danno e il dolo.

Fra le parole, le opere e le omissioni credo che queste ultime, le omissioni, siano molto gravi e quasi sempre minimizzate.Omettere un’informazione importante per la “salute” psico-fisica, morale e sociale di una persona, tenerla segreta, significa esporre al danno qualcuno e quel danno, poiché omesso, diventa dolo.“Dolo” significa frode, inganno, raggiro e, in quanto tale, coincide con la volontà cosciente, consapevole di arrecare male, danno. Ne consegue l’infrazione non solo della Legge divina quanto anche della Legge degli uomini.

Vi sono tantissimi esempi di reputazioni stroncate. Stroncate da personaggi abietti e biechi, da veri maiali. Indegni. Occorre molto tempo e tanta fatica prima che la verità affiori, che emerga dal fango. Una saggia ed anziana donna mi diceva un tempo: “Perle date in pasto ai maiali!”. Già i maiali, quelli tornano sempre e sporcano, perché vivono nell’aia, in mezzo al letame.

Vi sono giornali che pur di vendere pongono personaggi pubblici “l’un contro l’altro armati”. Esempio più calzante è il rincorrersi di fakenews sui membri della Corona inglese, in particolare sulle giovani consorti dei due principi della dinastia Windsor. “Chi è la più bella del reame?”; “Chi delle due è la più elegante?”; “Quale errore ha commesso una delle due?” In una sequela di falsità che indigna e che distorce la mente di molti lettori ignari.

Le parole del principe Harry denunciano un dolore profondo, una ferita tanto più dolorosa quanto più quel dolore ha investito la figura materna; un dolore radicato nelle viscere a tal punto da volere “scappare” da se stessi e tentare rifugio, seppur per pochi attimi, forse per qualche ora, in ciò che conduce all’oblio. Quell’oblio era, è la ricerca della morte. Era. È la ricerca della sepoltura della profanazione subita: il male “gratuitamente” reso da altri al proprio essere, a quanto più di sacro possa esserci: la madre, la propria vita.Allora è saggio invitare tutti alla riflessione. Prima di dire, prima di agire è bene riflettere.

Prima di dire, prima di agire è bene riflettere se siamo “maiali-serpenti” oppure uomini!

 

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