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EUGENISMO: UNA PROSPETTIVA STORICA-DI ROBERTO RUBINO

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CHIARIFICAZIONI LESSICALI ED ETIMOLOGIA

Dal greco, eu = buono, felice  ghénesis = generazione. La parola eugenetica viene usata la prima volta nel 1883 da Sir Francis Galton[1] con questo significato: scienza per il miglioramento della specie umana dando alle razze e ceppi di miglior sangue una maggiore probabilità di prevalere sopra i meno dotati. L’eugenetica ha dunque un accento pratico rispetto al suo omologo eugenismo con il quale indico la giustificazione teoretica della pratica eugenica.  Distinguo, poi, un’eugenetica positiva, la quale cerca di promuovere la trasmissione delle caratteristiche ritenute desiderabili di generazione in generazione, da un’eugenetica negativa, la quale invece persegue l’obiettivo del miglioramento della specie umana o della razza eliminando gli individui o le popolazioni con caratteristiche non desiderabili[2].

EUGENISMO ANTICO

Nel mondo pre-cristiano abbondano gli esempi sul tentativo di migliorare la società. Platone suggerisce di allontanare i “peggiori” dalla società e di dare spazio ai “valenti” di andare con le donne così da procreare figli buoni, quanto agli ubriachi, che inseminano in modo squilibrato, con ogni probabilità faranno nascere figli anormali, irresponsabili, devianti nel comportamento e fisicamente deformi[3].  Ma Platone non è il solo a sostenere la necessità di un miglioramento collettivo della specie umana. E’ noto che a Sparta i bambini deformi venivano gettati dalla Rupe Tarpea. A Roma, tra i diritti del pater familias esisteva quello di ex-ponere il figlio non desiderato. Una volta messo fuori dalla porta, il bambino cessava di essere figlio e dipendeva per la sua sopravvivenza dal buon cuore di qualche passante. L’eugenismo pre-cristiano si fondava su motivi pietistici (la sicura infelicità dei nascituri deformi) e sociali (migliorare la società eliminando ogni individuo inferiore).

Il Cristianesimo porta una ventata di novità: solo Dio può migliorare la specie umana, anzi solo Dio l’ha migliorata con l’avvento della Grazia. Dunque la condanna è forte e netta: l’eugenismo è inutile e costituisce un grave peccato.

Un ritorno all’eugenismo si ha con l’affievolirsi del sentire cristiano: da Lutero in poi il soggetto si “libera” della Verità, si separa dalla Realtà e costruisce per sè il modello di vita migliore. L’uomo cade in un antropocentrismo radicale. La speculazione greca interpretava la realtà avendo come modello la natura (mentalità cosmocentrica) e come polo di riferimento l’uomo; la speculazione medioevale aveva come modello interpretativo l’uomo (mentalità antropocentrica) e come obiettivo sommo Dio (contenuti teocentrici). Sulla scorta del pensiero moderno, la filosofia contemporanea mantiene la mentalità antropocentrica del Medioevo e accentua fino a conseguenze estreme il già recuperato antropocentrismo dei contenuti, pervenendo in tal modo a un vero e proprio antropocentrismo radicale.

EUGENISMO CLASSICO

La “rivoluzione scientifica” funge da catalizzatore per il cambiamento della mentalità eugenetica, tanto che possiamo riscontrare un vero e proprio recupero di tipo scientifico – positivo delle idee dell’eugenetica antica.

Queste le tappe cruciali di un periodo storico che si estende dalla fine del XVII secolo alla metà del XX secolo.

GALL E LA FRENOLOGIA: Franz Joseph Gall (Baden 1758 – Parigi 1828) è riconosciuto come l’iniziatore della nuova disciplina medica nota come frenologia (dal greco: discorso sulla mente) che possiamo considerare una prima forma di antropometria o biometria. In base alle teorie di Gall è possibile definire con precisione quasi matematica le peculiarità psicologiche di una persona esaminando la conformazione del suo cranio. Dalla ipertrofia o ipotrofia di alcune zone del cranio è possibile determinare le caratteristiche somatiche e caratteriali del soggetto. E’ evidente l’esasperato materialismo che sottende a questa teoria la quale, nonostante la feroce critica mossa da Hegel, viene accolta in Inghilterra, e in seguito negli USA, dove la classe governante la utilizzava per giustificare l’inferiorità dei soggetti colonizzati.

MALHTUS: (Inghilterra, 1766 – 1834). L’opera  principale del reverendo Thomas Robert Malthus è l’ Essay on the Principle of PopulationI in cui viene esposta la seguente teoria economico – politica: la produzione alimentare cresce seguendo una progressione di tipo matematico, mentre la popolazione cresce seguendo una proporzione geometrica. L’unico rimedio per non ridurre l’umanità intera alla fame è limitare la crescita della popolazione (ovviamente i ricchi, unici che possono acquistare i beni prodotti, sono da proteggere contro i proletari che non hanno altro che lavoro e figli). Conseguenze: i malthusiani fecero mancare i fondi per la produzione del vaccino contro il vaiolo (scoperto da Jenner quasi 60 anni prima), nonostante la Poor Law del 1795 difendesse i poveri e il British Act del 1853 intendesse sconfiggere il vaiolo, al fine di non permettere ai meno abbienti di proliferare.

DARWIN: (Inghilterra, 1809 – 1882). Le opere principali: Origin of Species  e  Descent of Man. Il punto centrale della teoria evoluzionista è che il motore del processo evolutivo è la lotta per l’esistenza, la selezione naturale. Inoltre, se l’uomo discende dalla scimmia non è altro che un primate evoluto. Conseguenze: taglio con la dimensione trascendente, appiattimento dell’uomo a livello degli altri animali, proposte sociali in chiave eugenetica (soprattutto contro i poveri e per il miglioramento della razza all’interno del matrimonio[4]). Se la selezione naturale è una sorta di eugenetica naturale, la morale non può andare contro natura e dunque ogni sentimento di pietismo verso i deboli e i poveri e in contrasto con la vita stessa.

SPENCER: (Inghilterra, 1820 – 1903). Punto di partenza della posizione spenceriana è l’idea di evoluzione di Darwin applicabile all’intera storia del pensiero umano e alla società: se la natura della società impone che sia solo il più forte a sopravvivere, è preciso dovere dello Stato eliminare ogni legislazione che renda la vita comoda ai cittadini. Il governo non deve infatti interferire con la sopravvivenza del più forte, avendo invece il dovere di favorire la più crudele delle competizioni. Se è nella natura delle cose che il più forte abbia il sopravvento sul più debole è giusto che il più forte imponga i propri interessi a spese dei più deboli[5].

GALTON: (Inghilterra, 1822 – 1911). L’intuizione di Galton, dopo la lettura delle opere di Darwin, è che quello che la natura fa ciecamente, lentamente e rozzamente, l’uomo può fare provvidentemente, velocemente e gentilmente. Galton propose di rilasciare un certificato di “idoneità” alla salute ereditaria: chi superava il test veniva incoraggiato a sposarsi, mentre chi non lo superava veniva incoraggiato ad

emigrare.

Le pubblicazioni di Malthus, Darwin, Spencer e Galton, costituiscono uno strano caso editoriale: nel giro di 24 anni, e con le possibilità di diffusione libraria dell’Inghilterra di fine Ottocento, vengono pubblicati cinque libri che sono strettamente legati tra loro e che si richiamano l’un l’altro, come se pre – esistesse un progetto comune verso l’eugenismo. Da un punto di vista culturale tale progetto  fu destinato a cambiare la storia dei successivi decenni in Europa e negli Stati Uniti.

[1] Francis Galton, Inquiries into Human Faculty end  Its Development, Macmillan and Co., Londra, 1883

[2] Cf Giovanni Widmann,  Origini e breve storia dell’eugenetica, in “Humanitas”, anno LIX, n.4 (luglio – agosto 2004), Morcelliana, Brescia, p. 655

[3] Platone, Repubblica, V, 459d7; Leggi, VI

[4] Charles Darwin, l’Origine dell’uomo, Editori Riuniti Roma, 1983. A p. 255 scrive: l’uomo ricerca con cura il carattere, la genealogia dei suoi cavalli, del suo bestiame e dei suoi cani; ma quando si tratta del suo matrimonio di rado, o mai, si prende questa briga.

[5] Herbert  Spencer, Social Statics…, D. Appleton and Co., Londra, 1892

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