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DISASTRI AMBIENTALI, PANDEMIE, MUTAZIONI CLIMATICHE. ECCO IL NUOVO MILLENNIO

0 6.004

Redazione- Chi se lo sarebbe mai immaginato che dopo i festeggiamenti della notte di San Silvestro dell’ultimo giorno del Novecento  e  il pranzo  del Capodanno del primo giorno  del nuovo millennio ,  già il due di gennaio  tutti i giochi sarebbero stati fatti  e c’era ormai poco da scommettere . Il nuovo millennio , i primi venti anni del nuovo millennio lo dimostrano , si è aperto  con  veri e propri disastri, ultimo dei quali quello che stiamo vivendo in questi giorni : una pandemia che  sta sconvolgendo il mondo . Quali e quanti sono allora  i disastri  che aprono il nuovo  millennio  ?  Probabilmente sono tutti disastri ambientali  perché  il 90% dei disastri, avvenuti ,appunto negli ultimi venti anni,  sono  stati  causati da  eventi  meteorologici estremi  :  inondazioni, tempeste, ondate di calore.  6.457 catastrofi meteorologiche sono state registrate in tutto il mondo da EM-DAT, il principale database internazionale di tali eventi. Tali catastrofi hanno causato 606.000 vittime, una media di circa 30.000 all’anno, con ulteriori 4,1 miliardi di persone ferite, senza tetto o bisognose di assistenza d’emergenza. Secondo il  Global  Risks Report   ( 1)  pubblicato dal World Economic Forum nel 2020, per la prima volta i rischi globali in cima alla lista previsti in termini di probabilità sono tutti riconducibili all’ambiente. (2)

Certo di problemi  sulla faccia di questa Terra ce ne sono  diversi e anche  difficili da risolvere .Problemi vecchi e nuovi  , quelli che si trascinano da secoli, quelli che  appaiono all’orizzonte, quelli che hanno caratterizzato un passato che non è  ancora passato e quelli che si profilano nel  breve e lungo periodo. Emigrazioni,  mancanza di cibo,  guerre, sovraffollamento,  povertà, sottosviluppo,  colonialismo , terrorismo, dittature , genocidi:  tutti problemi che si riferiscono in  generale  alla vita dei popoli  e delle nazioni  .Per non parlare poi dei problemi  più vicini alle persone nella sfera delle loro relazioni e della vita comunitaria che  sono altrettanto  pesanti , perché interessano la sfera  personale, familiare   altrettanto importante quanto quella pubblica. Macrofenomeni e micro fenomeni che appunto delineano un quadro  di riferimento  bene preciso  su cui  riflettere e se possibile intervenire prima che si troppo tardi .

Dicevamo che  nei disastri  ambientali che hanno caratterizzato  questo primo ventennio del Duemila c’è sicuramente  la mano dell’uomo che si è esercitato, per così dire, in una operazione fondamentale e gravissima ai danni del pianeta :  cambiare gli habitat , arrecando appunto a volte danni inestimabili.  Soprapopolazione, inquinamento ,sfruttamento delle risorse ittiche ,processi industriali, distruzioni degli habitat,deforestazione, modifica genetica  e prodotti chimici, riscaldamento globale, acidificazione degli oceani , cambiamento climatico sono soltanto alcuni aspetti di questo stravolgimento  della natura che spesso si trasformano ,come stiamo dicendo, in  disastri.

Tanto per intenderci cominciamo a domandarci : che cos’è allora un disastro? Il vocabolario Treccani definisce un  disastro come : “  una grave sciagura che provochi danni di vaste proporzioni o causi la morte di parecchie persone; soprattutto con riferimento a scontri ferroviarî, collisioni di navi, sciagure aeree, e sim.: un d. ferroviario; accorrere, recarsi sul luogo del disastro. 2. a. Rovina, danno irreparabile prodotto da calamità naturali, da interventi dell’uomo sul territorio, dalla guerra, da attentati, ecc.: i d. del terremoto, dei bombardamenti; d. ecologico; l’alluvione ha provocato gravi d. nella zona; il d. del Polesine (nel 1951), il d. del Vaiont (nel 1963); il d. delle Torri gemelle (2001). b. Fatto, avvenimento, anche non calamitoso in sé, che è causa di gravi perdite o danni, anche economici: la grandine è stata un vero d. per i vigneti; la morte del padre è stata un d. per quella famiglia; la svalutazione della moneta sarebbe un d. per i piccoli risparmiatori; l’affare si è risolto in un d. per i due soci. In usi fig. e iperb.: questo tuo compito è un vero d.; l’esame è stato un d.; spesso riferito a persona, che provochi danni o che per altri motivi sia causa di preoccupazioni: quel ragazzo è un d., rompe tutto quello che tocca; mio figlio a scuola è un disastro.”

Ma per dirla in altri termini e in modo più vicino al tema  di cui  ho iniziato a parlare , un disastro è   : “ spesso associato all’aggettivo naturale  (o anche catastrofe naturale) per indicare un evento o una serie di eventi catastrofici di origine naturale. Tra i più noti disastri naturali vi sono:  terremoti, maremoti e tsunami eruzioni vulcaniche,inondazione e alluvioni  ,incendi, frane, valanghe, cicloni, tornado che appunto sono  fenomeni  naturali ma che diventano  , si passi il termine “ innaturali” se provocati dall’’uomo. Innaturali perché rompono appunto  la catena naturale degli eventi e proiettano le condizioni di vita ,diversamente normali, in situazioni insostenibili.

Così i disastri che hanno   caratterizzato  la storia  di questo pianeta  ne hanno  modificato il volto E sono stati anche disastri  che hanno avuto e hanno un risvolto economico pesante perché fanno sentire il peso  dei  danni anche nell’andamento della vita appunto economica . “Secondo un rapporto pubblicato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio Disastri (UNISDR), fra il 1998 e il 2017 le perdite economiche causate dai disastri ambientali e climatici( parliamo appunto dal primo ventennio del Duemila ) sono aumentate del 151% rispetto al ventennio precedente, passando da 1.313 miliardi di dollari a 2.908 miliardi. Secondo uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Eccellenza EMbeDS (Economics and Management in the era of Data Science), dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Pennsylvania State University, “negli ultimi 50 anni l’impatto economico degli eventi estremi si è moltiplicato” causando crescenti danni.”  ( 3 )Così che ogni  disastro che si ripete “costa circa 26 milioni di dollari in più dell’anno precedente al netto degli aumenti attribuibili all’evoluzione di reddito, popolazione e dei prezz i“.

Disastri  che modificano  il volto  del pianeta e in particolare i suoi habitat.  Ma che cosa è un Habitat ? In biologia, l’insieme delle condizioni ambientali in cui vive una determinata specie di animali o di piante, o anche dove si compie un singolo stadio del ciclo biologico di una specie. “Un habitat deve dunque avere tutte le caratteristiche favorevoli a garantire un’esistenza agevole a un essere vivente. In uno stesso habitat possono convivere specie diverse e con esigenze differenti. In questo caso si può parlare di biotopo, una particolare area ambientale in cui vivono organismi appartenenti a più specie. Quando due specie condividono un habitat e svolgono, all’interno di esso funzioni diverse, possiamo anche parlare di nicchia ecologica. Essa consiste nei metodi di sopravvivenza, socializzazione e riproduzione di un organismo. All’interno di un habitat è possibile anche trovare aree specifiche con condizioni climatiche a se stanti, ossia i microhabitat.” (4)

Habitat che diverso da un ecosistema  perché appunto  un ecosistema è costituito dalla totalità degli organismi viventi e non viventi. Infatti: “Esempi comuni di ecosistemi sono la macchia mediterranea , il deserto, la foresta, gli oceani, la tundra, la steppa, la savana. La presenza di un’infinità di specie di esseri viventi contribuisce a rafforzare il concetto di biodiversità. Occorre inoltre sottolineare che quanti più elementi ci sono all’interno di un determinato ecosistema, tanto più quest’ultimo si dimostrerà in grado di resistere al meglio alla scomparsa di un dato numero di esemplari. In questo modo, il ripristino dell’equilibrio iniziale appare poi più semplice. Di converso, nel momento in cui si registra l’estinzione di determinate specie, l’ecosistema si indebolisce in maniera considerevole. Nei casi peggiori potrebbe addirittura andare inevitabilmente incontro ad un crollo.”  (5)

 Dunque il nuovo millennio  si è aperto con disastri  ambientali che rischiano di  stravolgere  il volto del pianeta la cui salvezza  può venire da molti contributi e azioni   fino a  ripensare ,probabilmente anche i modelli di produzione e di consumo in favore di  nuovi. Uno stravolgimento  a causa di due emergenze  appunto mondiali:  la pandemia da covid 19 e  la crisi climatica, sulle quali sono chiamati ad intervenire tutti  perché  stanno determinando un comune destino. E se comune è il destino sicuramente comune devono essere le soluzioni per affrontare i problemi che ne derivano.

Soluzioni comuni appunto ipotizzabili  come interventi  che rompano schemi  precostituiti da tempo e che hanno governato  la vita degli Stati e  dei popoli.  In termini di rottura dunque dello statu quo,cominciamo da una inversione di tendenza che sembra aprire la porta alla speranza per un futuro  che tenga conto delle difficoltà che registrano interi continenti  in tema appunto di pandemia, emigrazione, fame ,povertà, sottosviluppo ed altri problemi  connessi. Il 20 gennaio di quest’anno Jeo Biden appena eletto come presidente degli Stati Uniti d’America ha firmato una  serie di provvedimenti in discontinuità con la politica del suo  predecessore nella convinzione appunto  della necessità di una inversione di rotta  per fronteggiare pericoli e problemi che  con il passare dei mesi , se non contrastati o avviati a soluzione , diventeranno ,proprio nei prossimi decenni sempre più esplosivi. Tanto da dichiarare : “ Alcune delle azioni esecutive che firmerò oggi contribuiranno a cambiare il corso della crisi del covid, combatteremo il cambiamento climatico in un modo che non abbiamo fatto finora, promuoveremo l’uguaglianza e sosterremo altre comunità svantaggiate “. Una dichiarazione di intenti proseguita poi quasi nell’immediato appunto con la partecipazione al tavolo  sulla crisi climatica dopo  l’abbandono  avvenuto  in occasione del summit parigino su questo tema.

Ecco dunque i temi sui quali Joe Biden  che sembrava  un “presidente decotto “  con tutte le conseguenze per la sua amministrazione  individua  la necessità di arrivare ad una convergenza mondiale , stimolando anche l’Unione Europea ad avere maggiore coraggio  nel mettere in atto politiche che contribuiscano alla soluzione di alcuni problemi  al cuore dei temi  evidenziati . Certo la politica americana  che Joe Biden intende perseguire  tende sicuramente  a contrastare  l’egemonia cinese e russa ( per esempio  nei paesi sottosviluppati  dove  Cina e Russia opera con larghezza di mezzi ) ,tende a recuperare il ruolo a livello mondiale come grande potenza qual è. E le idee  dell’amministrazione Biden ( compresa la sospensione temporanea della proprietà intellettuale dei  brevetti dei vaccini anticovid ) in questi settori  che in parte continuano la politica dell’amministrazione Trump che possono essere definite quasi liberal socialliste   appaiono, in questo momento ,a dir poco rivoluzionarie. Perché  propongono un cambiamento  soprattutto in tema ambientale inteso in  senso largo.

Sicuramente in tema ambientale una collaborazione internazionale gioverebbe a soluzioni che diventano sempre più urgenti. Una collaborazione che  deve tener conto di un  elemento essenziale o meglio di un’azione indispensabile  per avviare a soluzione molti problemi : invertire la rotta.  In una situazione in cui si va facendo insostenibile la presenza dell’uomo e delle sue attività . “Oggi il peso dei manufatti umani supera il peso dell’intera biomassa”, cioè, il peso di tutti gli organismi viventi sulla Terra secondo uno studio  realizzato da un  gruppo di ricercatori dell’israeliano Weizmann institute of science, e  pubblicato su Nature.(6) Insostenibile perché già adesso (al netto dell’acqua) le città pesano più delle foreste e la plastica pesa il doppio degli animali terrestri e marini.

Una situazione che potrebbe essere senza ritorno  tanto che ,per esempio Raffaele Scolari in un libro dal titolo Disastro e sopravvivenza ,pubblicato da Mimesis edizioni  nel  2020 ne analizza i termini fino a   “ sostenere  che, nel momento in cui l’umanità si troverà quasi con le spalle al muro in conseguenza di disastri climatici planetari, essa saprà cambiare. Il problema qui è il “quasi”. Infatti, si suppone che l’evento che potrebbe indurci a cambiare radicalmente orientamento possa avere luogo troppo tardi: quando ci sentiremo quasi con le spalle al muro, potrebbe già essere troppo tardi. Così può essere compreso il dictum di Blanchot: “Ci troviamo ai bordi del disastro senza poterlo situare nel futuro: esso, piuttosto, è già da sempre avvenuto.”

Veramente  dunque siamo giunti  in un ventennio  ai bordi di un disastro? Forse si o forse no .Anche perché dobbiamo separare le azioni  recenti che producono cambiamenti e le azioni  ormai di secoli .Sappiamo, infatti, che negli ultimi due secoli l’uomo ha aggregato al sistema clima una nuova sorgente di gas serra: CO2, soprattutto, ma anche CH4, N2O, alocarburi, aerosol (che non sono gas, ma particelle).Sappiamo anche che i sistemi naturali riescono ad assorbire solo una parte del principale gas serra, la CO2, di origine antropica. E che, dunque, la restante parte si accumula (e si è accumulata) in atmosfera. Questa è la ragione principale per cui la concentrazione attuale di CO2 è passata da 280 a 414 ppm, raggiungendo il livello più alto da almeno 800.000 anni e, forse, da 10 milioni di anni. E sappiamo che Sulla base della teoria dell’”effetto serra” i climatologi hanno messo a punto dei “modelli generali del clima” che riescono a ricostruire abbastanza bene il clima del passato a livello globale (un po’ meno bene a livello regionale). La ricostruzione del clima del passato risulta più precisa per quanto riguarda gli ultimi due secoli.

Sulla base di questi modelli  si può dire che l’uomo ha già contribuito a cambiare il clima del pianeta in cui vive. Il problema sta o potrebbe stare nel fatto che questo cambiamento diventi incontrollabile tanto da determinare  altri numerosi cambiamenti che appunto stravolgerebbero  il pianeta. Così si parla di scioglimento dei ghiacciai, innalzamento  delle coste, trasformazione di zone temperate in zone aride e viceversa.  Quello che si prefigura non è però una maxi previsione ma una serie di scenari  frutto di una sintesi ponderata e tenendo conto di una serie di assunzioni come per esempio il fatto che nel corso di questo secolo, per esempio, non ci saranno mutamenti sostanziali nelle dinamiche delle forzanti astronomiche del clima. La posizione relativa della Terra nello spazio varierà con continuità e dunque a determinare i cambiamenti del clima non saranno né i cicli di Milankovic né forti variazioni dell’attività solare. Non sono previste variazioni neppure nel flusso dei raggi cosmici, solari e galattici. Naturalmente, se dovessero verificarsi mutamenti imprevisti e significativi dei fattori astronomici, tutti gli scenari cambierebbero.   ( 7)

Sintesi ponderate e assunzioni  operate da  l’IPCC  e riferite in un lungo articolo su il BO LIVE dell’Università degli studi di Padova in un resoconto a firma di Pietro Greco e Antonio Massariolo del 30 luglio 2019. Tra questi scenari in sintesi  per quanto si riferisce dunque  al clima terrestre  si dice che l’aumento della temperatura continuerà a crescere e che questo aumento non sarà omogeneo  su tutto il pianeta .Si dice anche che I cambiamenti ulteriori del clima avranno un impatto sull’economia e sulla società umana. Probabilmente ci saranno ricadute di tipo politico. È per questo che molti analisti ritengono quella relativa al clima la più grave minaccia che incombe sull’umanità nel XXI secolo. Concludendo con una domanda: Che fare, dunque? Una domanda del tutto singolare. Tanto che  va tenuto conto di almeno tre condizioni :

  1. L’uomo è l’unico attore ecologico in grado di porsi questa domanda, perché è l’unico che “sa” di essere un attore ecologico, locale e globale. Questa coscienza produce degli effetti perturbativi sul sistema clima. Gli animali da allevamento che producono discrete quantità di metano non sanno di essere attori ecologici. E difatti non si pongono il problema di mutare i loro stili di vita. L’uomo sa di essere attore ecologico e questa consapevolezza lo porta a cambiare, in una certa misura, i suoi comportamenti: per aumentare o per diminuire la sua impronta sull’ambiente.
  2. L’uomo è, infatti, l’unico attore ecologico dotato di una così spiccata intenzionalità da poter prefigurare un “futuro desiderabile” e cercare di realizzarlo. La costruzione di questo futuro è un fattore di perturbazione del sistema ecologico globale e, anche, del sistema clima. In realtà gli uomini hanno diversi “futuri desiderabili” nella loro mente. E talvolta questi “futuri desiderabili” sono in conflitto. Molti, per esempio, desiderano un futuro in cui possano disporre di una bella automobile e godere di un lungo periodo di vacanza per visitare il mondo. Allo stesso tempo molti desiderano un futuro con un clima stabile, simile a quello attuale. Ma questi due futuri desiderati sono in conflitto. Più automobili e più turisti che scorrazzano da una parte all’altra del pianeta accelerano i cambiamenti del clima.
  3. Restiamo al “futuro climatico desiderabile”. L’uomo lo deve costruire in un regime di incertezza. E poiché nel prossimo capitolo ci porremo il problema di come realizzare un futuro climatico desiderabile, è bene ribadire quali sono i principali fattori che rendono incerta la sua concreta attuazione. (8)

Uno scenario dunque tra catastrofi ambientali,  cambiamenti climatici, pandemie  che richiedono la massima attenzione  fin da ora per far in modo che i prossimi decenni  non continuino  le tragedie che hanno caratterizzato i primi venti anni di questo Duemila .

Così che sembra  utile  chiudere, per il momento  con una nota di ottimismo  con riferimento a quell’insieme di teorie e analisi che chiamiamo “futurologia “ ( qualcuno la eleva a scienza ) ci viene da un libro  di Peter Diamandis, imprenditore e futurologo,  anche co-fondatore della Singularity University, un’organizzazione no profit con sede nella Silicon Valley che offre formazione in futurologia. Nel suo nuovo libro “The Future Is Faster Than You Think”,  ribadisce la sua tesi: il ritmo (già rapido) dell’innovazione tecnologica sta per aumentare enormemente. Il libro inoltre  contiene una sorta di “tabella di marcia” che mostra in che direzione andranno le cose nel corso del decennio appena iniziato. Perché, sì, nei prossimi 10 anni reinventeremo ogni settore su questo pianeta, con enormi cambiamenti in tema di longevità, cibo o economia(9 )

Contro il catastrofismo  incontrollato. Anche se  secondo Lo stato del futuro 19.1, l’influente rapporto del Millennium Project  “  tradotto in italiano nel 2018 , ci aspettano anni complicati e di arretramento del progresso. “Il rapporto mostra le prospettive di 15 sfide diverse e tutte, o quasi, concordano su un rallentamento dei progressi – intesi in senso multiforme – dell’umanità negli anni Venti del Ventunesimo secolo. Ma il testo non si ferma qui, e avanza raccomandazioni per invertire questa tendenza, elaborando scenari e analisi di anticipazione su tutti i livelli decisionali, sia nel settore pubblico che in quello privato, con la promozione iniziative concrete: dalla tassazione sulle nuove tecnologie al  reddito di base, da un programma di ricerca e sviluppo sul modello del programma Apollo per il cambiamento climatico, all’introduzione di diete a base di insetti.  (10 )

(1)The Global Risks Report 2020 has been published in advance of the 50th Annual Meeting of the World Economic Forum (WEF). According to a press release by the WEF, “for the first time in the survey’s 10-year outlook, the top five global risks in terms of likelihood are all environmental.” The Global Risks Report informs the WEF’s multi-stakeholder initiatives throughout the year.  The report derives from the results of an annual ‘Global Risks Perception Survey’ that is sent to approximately 800 members of the WEF community. Respondents are asked to assess: (1) the likelihood of a global risk occurring over the course of the next decade, and (2) the severity of its impact at a global level if it were to occur. https://sdg.iisd.org/news/environmental-hazards-feature-in-2020-global-risk-report/

(2) I principali disastri ambientali causati dall’uomo degli ultimi 20 anni

Gennaio 2000, fuoriuscita di cianuro a Baia Mare, Romania.100 mila metri cubi di rifiuti contaminati da cianuro fuoriescono da una diga, inviando tonnellate di cianuro nei fiumi circostanti

2002, inquinamento da intensificazione dell’allevamento di bestiame da latte, Nuova Zelanda .Il fiume Waikato ha avuto una lunga storia di inquinamento dell’acqua e ora non riesce a rispettare le norme sanitarie per il contatto umano.

Novembre 2005, esplosioni nell’impianto petrolchimico di Jilin City, Cina. Le esplosioni costano la vita a sei dipendenti e inquinano il fiume Songhua con circa 100 tonnellate di sostanze inquinanti contenenti nitrobenzene e benzene, la cui esposizione riduce la conta dei globuli bianchi ed è legata alla leucemia.

Febbraio 2006, frana di Leyte, Filippine .Un’enorme valanga di detriti si riversa in una valle popolata della provincia meridionale di Leyte

Dicembre 2008, fuoriuscita di cenere di carbone presso la Fossil Plant, Usa.L’impianto conteneva 1,1 miliardi di galloni di fango di cenere di carbone e quando il disastro è avvenuto a causa di una rottura accidentale, ha sparso nel fiume e lungo le sue rive un’onda di 300 milioni di galloni di fango di “cenere volante” dello spessore di un metro e mezzo.

Aprile 2010, esplosione della British Petroleum Oil Spill, Golfo del Messico.Durante la perforazione di un pozzo esplorativo nel Golfo del Messico, la piattaforma esplode iniziando a sversare petrolio in mare

Marzo 2011, incidente nucleare alla centrale di Fukushima, Giappone.Uno tsunami dalle dimensioni enormi si abbatte sulle coste nord-orientali giapponesi, colpendo la centrale nucleare di Fukushima. 20 mila persone perdono la vita, e altre 120 mila sono costrette ad abbandonare le proprie case.  L’acqua di raffreddamento viene versata in mare

2015/2016, la ‘fine’ della Grande Barriera Corallina, Australia. Il temporaneo aumento di 4 gradi della temperatura del mare ha causato lo sbiancamento del 90% dei coralli e la morte del 20% di essi.

Maggio 2017, inondazioni del bacino del fiume Uruguay, Uruguay.. 3.500 persone sono state sfollate, e sono state calcolate perdite per centinaia di milioni di dollari.

Gennaio 2019, il disastro della diga di Brumadinho, Brasile.Una diga presso la miniera di ferro di Córrego do Feijão, 9 chilometri a est di Brumadinho, Minas Gerais, subisce un guasto catastrofico, liberando una colata di fango composta da circa 12 milioni di metri cubi di materiali di scarto della miniera.

Novembre 2019, acqua alta a Venezia, Italia. Nel 2019 si sono verificati 18 eventi mareali sopra i 110 centimetri, di cui ben 12 nel solo mese di novembre, una frequenza che non si era mai verificata prima. I danni di questi eventi sono calcolati in centinaia di milioni di euro.

2019, incendi della foresta amazzonica, Foresta Amazzonica.Più di 72 mila incendi boschivi vengono riscontrati in Amazzonia dall’inizio del 2019, un aumento dell’83% rispetto all’anno precedente. Natura degli incendi : dolosa

Maggio 2020, fuoriuscita di combustibile diesel e di lubrificanti nel fiume Ambarnaya, Siberia.Il collasso di una centrale elettrica porta ad una fuoriuscita di oltre 20 mila tonnellate di combustibile diesel e di lubrificanti nel fiume che rifornisce di acqua potabile la vicina Norilsk

Luglio 2020, riversamento di olio combustibile da nave cargo, Mauritius.Secondo le stime si sarebbero riversate nella laguna mille tonnellate di olio combustibile,

E due  particolari  evidenze in tema di disastri ecologici . La prima  l’enorme deposito di rifiuti elettronici a Guiyu, Cina con lo  scarico di componenti elettroniche obsolete  con alti problemi di  tossicità tanto che l’88% dei bambini della provincia soffre di avvelenamento da piombo e il tasso di aborti spontanei è più alto del normale. E la lenta morte del lago Victoria, Africa.Il più grande lago dell’Africa è il centro di una tempesta perfetta di crisi ambientali: inquinamento chimico e delle acque reflue grezze; pesca eccessiva; una piaga di piante di giacinto d’acqua e fioriture di alghe che soffocano la flora e la fauna. La sorte di  40 milioni di persone in Uganda, Kenya e Tanzania che  dipendono per la sussistenza  dal lago Vittoria

(3) https://www.lenius.it/disastri-ambientali-causati-uomo/

(4) https://timgate.it/lifestyle/green/habitat-naturale-significato-ed-esempi.vum#!

(5) https://timgate.it/lifestyle/green/ecosistema-che-cos-e-e-come-si-forma.vum?objectType=correlati#!

(6) Humanity has become a dominant force in shaping the face of Earth9. An emerging question is how the overall material output of human activities compares to the overall natural biomass. Here we quantify the human-made mass, referred to as ‘anthropogenic mass’, and compare it to the overall living biomass on Earth, which currently equals approximately 1.1 teratonnes10,11. We find that Earth is exactly at the crossover point; in the year 2020 (± 6), the anthropogenic mass, which has recently doubled roughly every 20 years, will surpass all global living biomass. On average, for each person on the globe, anthropogenic mass equal to more than his or her bodyweight is produced every week. This quantification of the human enterprise gives a mass-based quantitative and symbolic characterization of the human-induced epoch of the Anthropocene. https://www.nature.com/articles/s41586-020-3010-5

(7 ) https://ilbolive.unipd.it/index.php/it/news/clima-futuro

( 8)  Il clima del futuro  di Pietro Greco e Antonio Massariolo https://ilbolive.unipd.it/index.php/it/news/clima-futuro

(9  )  https://www.futuroprossimo.it/2020/01/peter-diamandis-nei-prossimi-10-anni-reinventeremo-ogni-settore/

( 10 )  Il Millennium Project è un network indipendente nato circa venticinque anni fa, senza scopo di lucro, fatto di istituzioni ed esperti di futures studies che mirano a migliorare la capacità di prendere le decisioni, accumulare conoscenza e progettare le politiche future. Il lavoro di traduzione in italiano è dell’Italian Institute For the Future, un’organizzazione no-profit fondata nel 2013 che si ispira alla tradizione dei centri di futures studies diffusi in diversi paesi del mondo, con l’obiettivo di studiare i cosiddetti megatrend e formare futurologi professionisti. La versione originale de Lo stato del futuro è giunta ormai alla diciannovesima edizione. Ogni anno l’edizione viene ampliata, i dati aggiornati, le idee integrate anche con il feedback coi lettori.https://www.wired.it/attualita/tech/2018/12/17/stato-del-futuro-millennium-project/?utm_source=google&utm_medium=cpc&utm_campaign=paid-DSA&gclid=EAIaIQobChMIxdvKl7W68AIVWfBRCh0fFgAnEAMYASAAEgLk4vD_BwE

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