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COSTANZA D’ALTAVILLA (PRIMA PARTE)

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Appuntamento con le Storie.

«E quest’altro splendor che ti si mostra
da la mia destra parte e che s’accende
di tutto il lume de la spera nostra,

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ciò ch’io dico di me, di sé intende;
sorella fu, e così le fu tolta
di capo l’ombra de le sacre bende.

Ma poi che pur al mondo fu rivolta
contra suo grado e contra buona usanza,

non fu dal vel del cor già mai disciolta.

Quest’è la luce de la gran Costanza
che del secondo vento di Soave
generò ‘l terzo e l’ultima possanza
».

(Dante AlighieriParadiso, Canto III, 118-120)

Redazione- Fu una donna che non poté passare inosservata o cadere nell’oblio del tempo e della Storia. Il Sommo Poeta fiorentino la incontra alla fine del III° Canto della terza Cantica, dopo un lungo dialogo con la piccola e bellissima Piccarda Donati, vera protagonista del primo Cielo, o “cielo della Luna”, quel cielo del Paradiso più lontano da Dio, destinato agli Spiriti mancanti ai voti, anime che non portarono a compimento la loro promessa a Dio perché costrette da disegni politici, familiari e dinastici.

È la giovane Piccarda a presentare a Dante l’anima più luminosa del Cielo della Luna. Si tratta di Costanza de Hauteville, o d’Altavilla, entrata a pieno titolo nella Storia dei Grandi per avere dato al mondo il figlio Federico II di Svevia, lo stupor mundi, il Reparator orbis, nipote del grande Federico Barbarossa.

Costanza d’Altavilla fu imperatrice e regina di Sicilia, figlia del re normanno Ruggero II di Sicilia e della di lui terza moglie Beatrice di Rethel. Quest’ultima, sua madre, discendeva da una famiglia di conti della Lorena ed era imparentata, tramite la madre omonima, figlia del conte Goffredo di Namur, con i duchi di Zähringen e i conti di Hainaut.

Costanza, ultima discendente diretta della dinastia normanno-sicula, fondata da Roberto il Guiscardo e dal fratello Ruggero, nacque nel 1154, probabilmente a Palermo, dopo la morte del padre avvenuta il 26 febbraio di quello stesso anno: “postuma post patrem materno ventre relicta”.

Cresciuta dalla madre, trascorse l’infanzia alla corte di Palermo, florida per i commerci e per la cultura vivace e multietnica, dove acquisì familiarità con i costumi e le usanze della sua terra natale. Il padre, Ruggero II, assieme al figlio Guglielmo I, fratello di Costanza, rese grande Palermo e tutta la Sicilia, centro di un crocevia di traffici commerciali in una posizione strategica di rilievo nel mar Mediterraneo. Si pensi che al loro tempo gli introiti del solo porto di Palermo erano pari alle entrate annuali dell’intero regno d’Inghilterra. Inoltre Ruggero II e Guglielmo I si circondarono degli uomini più dotti e illustri del tempo. Dunque Costanza, che visse a corte, non poté che respirare quelle atmosfere di grande vivacità culturale e intelligenza.

Prima del suo ingresso sulla scena della politica europea, le fonti la ricordano una sola volta. Esattamente nella primavera del 1168, quando cresceva sempre più l’opposizione contro il preminente ruolo assunto dal cancelliere francese Stefano di Perche, nobile della Bassa Normandia, nell’amministrazione del Regno, così ché, al fine di conferirgli una legittimità e di rafforzarne la posizione, fu diffusa la voce secondo cui vi era il progetto di porre sul trono di Sicilia un suo fratello, che avrebbe dovuto sposare Costanza. La voce produsse però l’effetto contrario. Infatti i francesi, che in quel momento si trovavano a Messina, furono trucidati dalla folla esasperata e Stefano di Perche fu costretto a fuggire, mentre la rivolta dilagò con grande rapidità.

Si ritiene poi che Costanza sia vissuta in isolamento sia in età giovanile sia da adulta, forse in un monastero. Lo stesso Dante Alighieri fece propria la credenza secondo cui Costanza d’Altavilla, ormai monaca, fosse uscita “dalla dolce chiostra” per ragion di Stato, contro il suo stesso volere (Paradiso, III, v.113 e sgg.). Sempre Dante la “purifica” dalle false e calunniose invenzioni dei guelfi, rendendola santa. Del resto la forzata “smonacazione” ha consentito al Sommo Poeta di collocarla “nella sfera più ardente” del Paradiso e di immortalarla ieratica e risplendente in un luminoso trionfo quale imperatrice, regina, madre di Federico II.

Dante, dall’alto della sua coscienza, seppe intuire e comprendere come Costanza, nonostante la sua condizione femminile, a quel tempo mortificata e posta al servizio del potere maschile, abbia saputo assumere e interpretare con grande intelligenza, prudenza e magnanimità, il ruolo attribuitole dalla Storia. Ella superò ogni preventivo calcolo umano e ogni fatalità storica, incidendo sostanzialmente in uno dei periodi più delicati ed importanti della Storia medievale, del Mezzogiorno d’Italia e dell’intero Occidente.

Fu calunniata con l’accusa di essere una “patriota siculo-normanna”, che cospirava contro lo stesso coniuge, lo svevo Enrico VI e contro la di lui madre, Beatrice di Borgogna, grazie a certe facoltà magiche, divinatorie possedute. Si narra anche che alcuni astrologi, appartenenti alla corte normanna, avessero pronosticato che ella, forte dei suoi poteri, avrebbe irrimediabilmente lasciato alla sua morte la Sicilia e tutto il regno in rovina.

Ora la Storia ci ha tramandato ben altra cosa. Fu il figlio, il grande e terribile Federico II di Svevia, a rendere ancora più importante, forte ed influente ciò che sia il padre, Enrico VI, sia la madre, Costanza d’Altavilla, gli avevano lasciato in eredità, sebbene, dopo la sua morte, quel mondo potentissimo, stupendo e terribile insieme, andasse in frantumi.

Dunque Costanza, fu sottratta al monastero per andare, ventiquattrenne, in sposa a Enrico VI, figlio di quel Federico Barbarossa, che aveva combattuto la battaglia di Legnano contro la 1° Lega Lombarda.

I cronisti, vicini alla casata sveva, plaudirono alle nozze ed esaltarono le doti della sposa. Meno benevoli furono i nemici guelfi, suoi detrattori per motivi esclusivamente di parte. La denigrarono poiché più grande del coniuge di nove anni e con una gravidanza maturata alle soglie dei quarant’anni. Insomma Costanza d’Altavilla fu la modernità ante tempus.

Addirittura secondo il Villani, Costanza concepì il primogenito Federico II già cinquantenne. Ora Costanza, nata nel 1154, partorì Federico II nel 1194, dunque ne aveva quaranta e non cinquanta. Ancora: Salimbene de Adam, monaco, storico di quel tempo, dubitò persino della maternità della regina normanna, data la veneranda età. Egli ipotizzò che Federico II della dinastia degli Hohenstaufen, il Reparator orbis, lo Stupor mundi, l’imperatore che correntemente parlava 6 lingue, fosse probabilmente figlio di un beccaio di Jesi!

Incredibile! Si negava a Costanza la possibilità di essere madre solo perché quarantenne! Le si negavano

intelligenza, perspicacia e saggezza solo perché donna!

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