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CHERNOBYL! FUKUSHIMA: PRO E CONTRO IL NUCLEARE

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Redazione- In due serate,lunedì 19  e lunedì 26 aprile  La7 ha trasmesso  la serie tv Chernobyl riunendo in due serate tutte le puntate della miniserie . Nel serial si  raccontano  i fatti avvenuti  trentacinque anni fa, quando il nocciolo del reattore della centrale nucleare di Cernobyl  si incendiò e continuò a bruciare per alcuni giorni  con le conseguenze che le cronache   e le inchieste hanno  raccontato in questi anni. Compreso appunto le ricostruzioni cinematografiche sia  nella finzione che nel documentario.

A trentacinque anni da quella tragedia  probabilmente se ne potrebbe compiere un’altra . Preparata in questi giorni  dall’annuncio della decisione del governo giapponese di voler sversare nell’oceano l’acqua di raffreddamento, chiaramente radioattiva , usata  nella centrale nucleare di FuKushima,  anche li,  per raffreddare le barre  . Infatti a dieci anni dall’incidente nucleare in Giappone, l’esecutivo guidato da Yoshihide Suga sceglie di rilasciare nell’oceano 1milione di tonnellate di acqua. Sono 200 i m3 giornalieri che si accumulano nelle cisterne dopo essere servite per raffreddare le barre di combustibile radioattivo. Esiste infatti un problema di stoccaggio  perché il nocciolo fuso dei reattori deve essere raffreddato costantemente con il liquido. In questo processo, l’acqua si contamina e deve essere stoccata. Probabilmente, come afferma l’azienda che  se ne occupa , entro il 2022 non ci saranno più cisterne disponibili . “Il rilascio dell’acqua trattata è un compito inevitabile per smantellare la centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi e ricostruire l’area di Fukushima”,secondo il primo ministro Yoshihide Suga, Il problema è che non esiste un vero procedimento di decontaminazione di quell’acqua .  Quello che userà la Tepco riesce a eliminare la maggior parte delle sostanze radioattive. Ma non tutte. Ecco dunque la contestazione ,  già all’interno dello stesso Giappone, per questa decisione .(1 )

Shaun Burnie di Green Peace  in uno studio fatto da questa associazione ha spiegato che Il carbonio-14 “si concentra nel pesce a un livello migliaia di volte superiore al trizio. Il carbonio-14 è un importante contributo alla dose collettiva di radiazioni umane e ha il potenziale di danneggiare il DNA umano”. Si sa già  da alcune analisi fatte sull’acqua decontaminata, inoltre, che  talvolta sono stati riscontrati dei livelli di sostanze radioattive ben più elevati del previsto. Rutenio, stronzio, cesio e iodio sono gli elementi che dovrebbero sparire attraverso l’ALPS. Eppure almeno per iodio e rutenio sono stati rilevate quantità in eccesso. In tutto sono 62 gli elementi radioattivi che contaminano i liquidi di raffreddamento di Fukushima.  Questa preoccupazione la esprimono non solo le forze politiche e le categorie  produttrici ,tra cui le aziende di pesca giapponesi, ma anche e soprattutto tutti i paesi che  confinano con le acque oceaniche dove l’acqua di raffreddamento  stoccata  verrà riversata anche se  in parte decontaminata.

E’ già da tempo che il governo giapponese sta pensando ad una soluzione  alternativa allo sversamento in mare . Una sarebbe quella di costruire altre cisterne ma anche qui , considerato il fatto che il Giappone è terra di terremoti, questa soluzione potrebbe rappresentare un pericolo in aggiunta .  L’altra soluzione sarebbe quella di far evaporare l’acqua come è già stato praticato testata e comprovata  a seguito del meltdown nucleare verificatosi nel 1979 presso la centrale nucleare di Three Mile Island, negli Stati Uniti. Anche se gli studi in questo senso non sono mai troppi e la sicurezza di un risultato positivo non è mai  certezza assoluta  come  d’altra parte dimostra  la natura di una scienza  realmente a disposizione delle conoscenze e dei dubbi che queste possono ingenerare .  ( 2)

Ma torniamo a “Cernobyl “trasmesso da La7 . Questo filmato è una miniserie  tv  in  cinque puntate che  raccontano i fatti accaduti nella città dell’Ucraina a seguito dell’incendio della centrale nucleare  a distanza ormai di trentacinque anni . E’ un modo di  ricordare gli uomini e le donne che si sono sacrificati per salvare  il territorio e le popolazioni non solo dell’Ucrania ma di un territorio che arrivava fino a Berlino   in Germania . Il racconto delle vicende usa le testimonianze  e i resoconti degli abitanti di  Pryp”jat’, raccolti dalla scrittrice  Premio Nobel per la letteratura Svetlana Alexievich nel suo libro  “Preghiera per Cernobyl “  oltreché sul saggio “Chernobyl 01:23:40 “di Andrew Leatherbarrow.

 La seconda puntata   è stata trasmessa da La/ proprio il 26 aprile  perché in  quel  26 aprile 1986 alle ore 01:23 durante un test, il reattore numero 4 della centrale nucleare ucraina di Černobyl’, situata a pochi chilometri di distanza dal confine con la Bielorussia, esplose. L’aria circostante  fu  contaminata  da una grande quantità di materiale radioattivo. Intervennero  i vigili del fuoco per tentare di spegnere l’incendio  e i tecnici sperando  di stabilizzare la  situazione.  A tre chilometri di distanza dalla  centrale , a Pryp’jat’ – la cittadina-dormitorio sorta proprio per i lavoratori della centrale e per le loro famiglie -, migliaia di persone videro  salire al cielo una colonna di fumo simile all’eruzione di un vulcano: quello che ricadeva  però non era  cenere e lapilli ma radioattività.

In breve come racconta il filmato riassunto  sul sito di movie player. It  : “  Poche ore dopo, il professor Valery Legasov (Jared Harris) – il primo vicedirettore dell’Istituto Kurčatov per l’Energia Atomica, uno dei più stimati chimici sovietici di quegli anni – riceve una telefonata dal Cremlino: farà parte della commissione d’inchiesta sull’incidente nucleare più terribile della Storia, il Disastro di Černobyl’. Insieme a Boris Shcherbina (Stellan Skarsgård) – a capo della commissione governativa istituita dal Cremlino nelle prime ore successive al disastro – e a Ulana Khomyuk (Emily Watson) – la fisica nucleare bielorussa che per prima, a Minsk, a poche ore dall’esplosione, rileva un’enorme quantità di radiazioni nell’aria -, Legasov fa quanto in suo potere per evitare una seconda esplosione e per scoprire la verità su cos’è successo quella maledetta notte.Nel frattempo il seminterrato della centrale viene drenato con successo, ma si scopre che è iniziata una fusione del nocciolo che minaccia di contaminare le acque sotterranee, che inquinerebbero il fiume Dnepr. Dopo che Shcherbina e Legasov sono riusciti a convincere Gorbaciov della necessità di installare uno scambiatore di calore sotto l’impianto, il ministro dell’industria del carbone Mikhail Shchadov recluta dei minatori di carbone a Tula, guidati da Glukhov, per scavare un tunnel sotto la centrale. Nel frattempo Shcherbina avverte Legasov che i due sono sotto stretta sorveglianza da parte del KGB. Legasov invia Khomyuk in un ospedale di Mosca, dove, nonostante Djatlov non collabori, riesce ad apprendere dai morenti Toptunov e Akimov che l’impianto è esploso dopo che Akimov ha avviato l’arresto di   emergenza.”( 3 )

Le conseguenze  .Nelle settimane successive allo scoppio, a causa delle radiazioni, furono trentuno i lavoratori della centrale e i pompieri che persero la vita tra atroci sofferenze, ma il numero esatto delle vittime collaterali del disastro nucleare è tutt’oggi incerto e non vi è ormai più alcun modo di stabilire con certezza i morti diretti, ma soprattutto quelli indiretti, deceduti in seguito, a causa di malattie.

Ma Chernobyl continua a bruciare, eppure in pochi – e troppo poco – ne parlano. Secondo Greenpeace Russia, l’area coinvolta dai roghi adesso supera i 40mila ettari con uno stop e go a partire dal 17 ,18 aprile  scorso  .  Sulla base di immagini satellitari, gli esperti russi di Greenpeace ritengono che «proprio questi incendi abbiano provocato un notevole fumo a Kiev e nei suoi dintorni» e confermano che «Non si prevedono precipitazioni che possano aiutare i vigili del fuoco. Il vento è previsto principalmente in direzione di Kiev. Se la direzione del vento cambia, il fumo può raggiungere le città russe». A preoccupare è un possibile fallout radioattivo, visto che nell’area di esclusione sono stati rilevati valori anomali di radioattività dovuti a particelle contaminate da Cesio 137 nell’aria.

E Cernobyl rimane una drammatica urgenza  malgrado tutto quello che in questi trentacinque anni è stato fatto e il prezzo pagato dalle popolazioni di quel territorio.  Cernobyl si può dire è ormai un simbolo . Mai la storia ha conosciuto  un disastro del genere  che è sinonimo del pericolo insito nella vita moderna, di come la tecnologia possa fallire con danni  terribili  appunto nelle conseguenze . Greenpeace ha pubblicato una relazione sui suoi effetti, che sono ritenuti più vasti di quanto precedentemente stimato. “Il numero esatto delle vittime potrebbe restare per sempre sconosciuto, tuttavia 3 milioni di bambini sono bisognosi di cure”, ha dichiarato il segretario generale dell’ONU Kofi Annan. “Il numero esatto di coloro che rischiano di sviluppare condizioni mediche gravi non sarà noto fino al 2016, se non dopo”. Il disastro non è naturalmente rimasto confinato all’area evacuata al momento della tragedia. Le nubi di materiale radioattivo sono state trasportate dai fenomeni meteorologici su metà del pianeta, ma soprattutto in Europa settentrionale. Il cesio-137 rappresenta l’agente radioattivo principale di Chernobyl, e ha una semivita di oltre 30 anni. “Le conseguenze radiologiche (e quindi sulla salute) di tale incidente nucleare continueranno a farsi sentire per i secoli a venire”, si legge nella relazione di Greenpeace. Il documento prosegue: “Più della metà del cesio-137 emesso in seguito all’esplosione è stato trasportato nell’atmosfera e ha raggiunto altri paesi europei. Almeno altri 14 paesi europei [oltre a Ucraina, Bielorussia e Russia] (Austria, Svezia, Finlandia, Norvegia, Slovenia, Polonia, Romania, Ungheria, Svizzera, Repubblica ceca, Italia, Bulgaria, Repubblica di Moldova e Grecia) sono stati contaminati da livelli di radiazione superiori al limite di 1 Ci/m quadrato utilizzato per definire le aree ‘contaminate'”.   (4 )

A ricordarci la tragedia di Cernobyl che sembra rimossa, malgrado  le conseguenze  che devono essere tuttora affrontate a  decenni di distanza i pericoli della  energia nucleare ci vengono ricordati  ancora da quanto accaduto appena dieci anni fa a Fukushima . Anche se,  come dice Enrico D’Urso  su  Open.online  il 14 aprile 2021  a proposito di questa vicenda   dello sversamento in mare di acqua utilizzata  per il raffreddamento del nucleo  della centrale di Fukishima,  la portata dell’operazione potrebbe essere  meno preoccupante di quello che si pensi .Perché  :” tutta la  polemica  molto più politica e di immagine che sanitaria. (…)mette in evidenza  l’opinione  dei escatori della regione, già pesantemente colpiti da anni di fermo,che  temono nuovi contraccolpi di immagine. E anche se la popolazione potrebbe aver paura di consumare pesce contaminato, la stessa contaminazione ambientale risulterebbe trascurabile per un semplice motivo: grazie ai sistemi di trattamento delle acque contaminanti, l’eventuale rilascio in mare comporterebbe dosi di radioattività minori rispetto alla media a cui gli stessi giapponesi sono soggetti. Per fare un paragone, gli italiani sono in media soggetti a una dose leggermente superiore rispetto a quella del Sol levante.”

Va qui ricordato come sono andate le cose  per quanto riguarda il disastro registrato a Fukushima.” L’11 marzo 2011, il nord-est del Giappone è stato colpito da un violentissimo terremoto di magnitudo 8,9 con epicentro sul fondo marino del Pacifico a circa 500 kilometri da Tokyo.
Il terremoto è stato causato da un forte sollevamento di una parte del fondale. Si è spostata di conseguenza tutta la massa d’acqua sovrastante, creando uno tsunami, ossia un maremoto, con onde alte circa 10 metri che sono penetrate fino a 10 kilometri nell’entroterra. Le vittime, secondo una prima stima, ammontano a circa 30000.
A questa tragica conseguenza se ne è aggiunta un’altra: nella prefettura di Fukushima, il terremoto e il maremoto hanno danneggiato gravemente quattro dei sei reattori della centrale nucleare.
La causa scatenante è stata naturale, ma nell’incidente di Fukushima – come in quelli verificatisi nel 1979 a Three Mile Island in Pennsylvania (USA)  e nel 1986 a Chernobyl in Ucraina (URSS) – sono state determinanti le responsabilità umane.
Anzitutto la scelta di costruire una centrale nucleare in una zona costiera soggetta a tsunami, per di più senza adeguate protezioni.
La società Tepco (Tokyo Electric Power Company), proprietaria dell’impianto, e le autorità giapponesi hanno sottovalutato la forza che può avere uno tsunami, nonostante il fenomeno sia ben noto in Giappone.
La centrale nucleare è stata costruita su una costa alta appena 4 metri sul livello del mare, e protetta da dighe frangiflutti alte poco più di 5 metri, adatte a fronteggiare un tifone, non uno tsunami.
Quando le onde di maremoto alte più di 10 metri hanno investito la costa, i reattori nucleari della centrale sono stati sommersi. “ (5)

Le stime sulle conseguenze sono approssimative.  Ventimila vittime  e centoventimila persone  costrette ad abbandonare  le case e la città a causa delle radiazioni. Inoltre uno studio condotto dall’Università giapponese di Kanazawa stima che tutt’oggi si possa trovare il cesio-137 (una variante radioattiva del cesio generata della fissione nucleare) nella sabbia di otto spiagge distanti addirittura 100 chilometri dalla centrale nucleare e che nelle falde acquifere dell’intera regione ve ne siano quantità dieci volte superiori: problema non indifferente per salvaguardare la salute pubblica. Per le conseguenze ambientali si stima che ci vorranno anni  per calcolarle , finora si è registrato un aumento esponenziale di casi di cancro alla tiroide nei bambini, da una media di 3 casi su un milione a 152 casi su 590mila.

Gli  ultimi monitoraggi di  Greenpeace  Giappone hanno trovato evidenze della nuova contaminazione radioattiva prodotta nel 2019 da due tifoni, Hagibis e Bualoi, che hanno rilasciato cesio radioattivo stoccato nelle foreste della Prefettura di Fukushima, che non sono mai state decontaminate. Il monitoraggio, condotto tra ottobre e novembre 2019, ha rilevato i livelli di radioattività presenti nella Prefettura di Fukushima. In alcune aree i livelli di radiazione sono aumentati rispetto agli anni precedenti, in altre sono diminuite, e altre aree sono risultate nuovamente contaminate dopo le attività di decontaminazione. Sono stati individuati siti altamente contaminati in varie areee, anche all’interno della città di Fukushima. Questa complessa emergenza, ancora in divenire, contraddice la propaganda del governo del Giappone che continua a spingere per una presunta normalizzazione dell’area, celebrando l’efficacia del suo programma di decontaminazione. (…)Picchi di radioattività sono stati rilevati in tutte le aree monitorate, comprese le città di Okuma, Naraha (J-Village) e Fukushima. Anche nell’area, recentemente riaperta, di Iitate sono stati rilevati livelli di radiazione significativamente differenti da quelli rilevati da Greenpeace negli ultimi cinque anni: è verosimile che si tratti del movimento di suolo radioattivo causato dalle notevoli piogge del 2019. Quanto alla città di Fukushima, in sole quattro ore, il team di monitoraggio ha rilevato quarantasei picchi di radioattività nei pressi della stazione Centrale: undici di essi superavano l’obiettivo di decontaminazione a lungo termine del governo giapponese (0,23 μSv/h misurato a un metro dal suolo). In un caso la radioattività era 137 volte più elevata dei livelli precedenti il disastro nucleare del 2011.   (6 )

Cernobyl e Fukushima , due disastri a confronto . “La prima grande differenza tra Chernobyl e Fukushima riguarda il fattore umano. La lunga serie di mancanze nella costruzione e conduzione della centrale nucleare V.I.Lenin in Ucraina è impressionante: progettazione difettosa, personale, in parte, non abbastanza qualificato e operatori tenuti all’oscuro sul funzionamento della centrale stessa a causa del segreto militare. Nonostante la progressiva apertura della Glasnost, quella cortina di ferro, ancora viva nei primi anni ’80 e che manteneva nascosta la Russia ai nemici della NATO, strisciava anche tra i suoi cittadini e lavoratori privandoli delle conoscenze che avrebbero potuto evitare il disastro. Anche a Fukushima ci fu l’errore umano, ma di un tipo diverso: la Commissione nazionale creata per investigare sul disastro appurò infatti che la TEPCO, società proprietaria della centrale di Okama, aveva sottovalutato l’altezza dei possibili tsunami, costruendo barriere per contenere onde fino a 6 metri e non oltre.”

Tra i due incidenti altri incidenti Quando si pensa ai rischi relativi all’energia nucleare la mente corre presto all’aprile del 1986 e allo scenario apocalittico di Černobyl’, di fatto l’incidente più grave mai avvenuto. Ma gli incidenti sono stati molti di più di quanto si immagini. Per stabilire quali fosseroile più “gravi” si è scelto di riferirsi alla scala INES (International Nuclear and radiological Event Scale), la scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici, sviluppata a partire dal 1989 dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) per classificare gli incidenti nucleari e radiologici. Questa scala, costituita da sette gradi, è logaritmica, perciò il passaggio da un livello all’altro indica un aumento del danno pari a dieci volte.

1957, Disastro di Kyshtym (URSS). Conosciuto anche come “incidente di Majak”, è stato classificato al 6° livello della scala INES, inferiore solo ai casi di Černobyl’ e Fukushima. L’impianto nucleare di Majak, all’epoca dei fatti, costituiva un sito militare dell’Unione Sovietica e ospitava un impianto per la produzione di materiale nucleare, nella fattispecie plutonio, destinato alla fabbricazione di bombe atomiche. Il 29 settembre 1957 un guasto al sistema di raffreddamento di una delle cisterne provocò un’esplosione chimica della potenza di 70-100 tonnellate di dinamite, in seguito alla quale si riversarono nell’atmosfera radionuclidi per un rilascio di radioattività pari a 74 PBq. Venne contaminata un’area di 23.000 km2, comprendente le province di Chelyabinsk, Sverdlovsk e Tyumen, e circa 10 mila persone furono evacuate e trasferite altrove. Attualmente il governo non ritiene la zona pericolosa per gli esseri umani e tuttavia persistono tracce di radioattività elevata nelle zone colpite più pesantemente.

1979, incidente di Three Mile Island (USA). Con il suo indice INES 5 rappresenta il più grave incidente nucleare avvenuto negli Stati Uniti, sebbene non abbia provocato morti accertate. Erano le 4:00 del 28 marzo 1979 quando un guasto al circuito di refrigerazione secondario causò un blocco della portata di alimentazione ai generatori di vapore. L’insufficienza della strumentazione nella sala di controllo e l’inadeguata preparazione del personale impedì di diagnosticare il problema, con conseguente degenerazione della situazione. La refrigerazione forzata del reattore fu ristabilita alle 19:50 dello stesso giorno, mentre la refrigerazione per convezione naturale venne ripristinata solo un mese dopo, il 27 aprile. Durante l’incidente il nocciolo radioattivo subì una pericolosa fusione parziale e l’unità riportò danni tali da comportarne la chiusura.

1999, disastro di Tokaimura (Giappone). L’incidente, di livello INES 4, al sito della JCO, una piccola fabbrica di combustibile nucleare, fu considerato all’epoca il terzo più grave incidente della storia del nucleare civile, preceduto solo da Three Mile Island e Černobyl’. Violando le norme ministeriali, furono miscelati con acido nitrico 16 kg di uranio esaurito anziché 3 kg. Immediata la reazione nucleare a catena e la fortissima emissione di raggi gamma. Lo stabilimento venne evacuato e due operatori morirono per le radiazioni subite, mentre altre 119 persone furono contaminate in misura minore.    (7 )

L’incendio di Windscale, avvenuto il 10 ottobre 1957, è stato il peggior incidente nucleare della storia della Gran Bretagna, classificato a livello 5 nell’International Nuclear Event Scale. Quel giorno, il nucleo del reattore dell’Unità 1 prese fuoco, bruciando per 3 giorni, con un rilascio di materiale radioattivo in tutto il Regno Unito e in Europa. Si è stimato che l’incidente ha causato 240 nuovi casi di cancro.

Verificatosi il 13 settembre 1987, a Goiânia, nello stato brasiliano di Goiás, è stato un incidente di contaminazione radioattiva al Cesio-137. Tutto è iniziato con il furto di una vecchia fonte di radioterapia da un sito ospedaliero abbandonato. Passando poi di mano in mano, causò quattro morti e contaminò 112.000 persone. Secondo il Time è stato uno dei peggiori disastri nucleari del mondo.

La Power Station nucleare di Saint-Laurent si trova nel comune di Saint-Laurent-Nouan a Loir-et-Cher, sul fiume Loira, a 30 chilometri da Orléans. Il 17 ottobre 1969, 50 chilogrammi di uranio in uno dei reattori cominciarono a sciogliersi. Questo incidente è stato classificato a livello 4.

RA-2 RESEARCH REACTOR (Argentina)Il 23 settembre 1983, durante un esperimento nella configurazione del nocciolo del reattore, furono commessi errori in violazione alle norme di sicurezza da parte di un operatore che ricevette 200 Rads dai raggi gamma e 1.700 Rads dai raggi di neutroni. Questa enorme quantità di radiazioni lo uccise in due giorni.

Cernobyl, Fukushima e tutti gli altri incidenti che abbiamo voluto ricordare ci inducono a fare un bilancio dei pro e dei contro di questa forma di produzione dell’energia  di cui abbiamo bisogno per i processi di produzione  nelle nostre società .  l’energia nucleare appare utile perché riduce le emissioni di CO2, riduce l’importazione di petrolio e la dipendenza delle economie dal petrolio. La copertura del fabbisogno energetico interno tramite il nucleare riduce la possibilità degli shock esterni sull’economia e consente ai governi un minore carico di spesa . Di controverso  la gravità delle conseguenze degli incidenti alle centrali nucleari è un aspetto preoccupante insieme alle  radiazioni a cui la popolazione viene esposta che  causano un maggiore rischio di morte per leucemia e tumore. le scorie nucleari sono un altro aspetto critico del nucleare. Non possono essere distrutte e l’unica soluzione, per il momento, sembra essere lo stoccaggio per migliaia di anni in depositi geologici o ingegneristici. La ricerca di un deposito sicuro è  tra i principali obiettivi di Eu e Usa . Inoltre i controversi processi per l’ubicazione delle centrali, la possibilità che soggiacciano  ad attentato terroristici , il trasporto delle scorie completano il quadro degli svantaggi.  (8)

Quello dell’ energia nucleare è un tema ancora molto dibattuto . Sembrava  dovesse essere una soluzione intermedia  in attesa  dell’affermazione  del l’energia solare, eolica e altre fonti rinnovabili  che però ancora non sono in grado di sostituirla  quantitativamente e su larga scala , unica prospettiva  in realtà auspicabile . Anche se l’Italia da tempo ha già fatto una scelta in questo senso  il problema dell’energia nucleare  rimane intatto per la sua portata internazionale  che appunto vede coinvolto anche il nostro paese  . La decisione di rinunciare al nucleare in Italia, di non costruire nuove centrali e di smantellare , con i relativi lunghissimi tempi le centrali esistenti con la ricerca di  depositi sicuri per le barre utilizzate  fu presa con alcuni referendum a cominciare  dal 1987.  Ricordiamo  qui solo  il referendum   popolare che si svolse il  12  13 giugno 2011 perché il terzo quesito di quel referendum  proibiva definitivamente la costruzione di nuovie centrali .In quell’occasione votò il 57% degli aventi diritto.  Il successo dei “Sì”  toccò  il 95%, un successo travolgente, sperato e ricercato. Il terzo quesito referendario del 12 e 13 giugno era sicuramente il più importante;  riguardava ,come detto ,  l’abrogazione parziale di norme circa la costruzione di nuove centrali nucleari (  9 ). Nel 1987 si era tenuto già un referendum  che aveva portato  alla chiusura di   quattro  centrali nucleari italiane :  Trino Vercellese, Piemonte;Caorso ,Emilia Romagna; Latina ,Lazio;Garigliano Campania. In Italia ci sono anche tre siti di stoccaggio scorie radioattive di III categoria (le più pericolose da stoccare poiché la radioattività permane per centinaia di migliaia di anni) per un totale di 235 tonnellate.Si trovano distribuiti nel territorio italiano, uno al nord, uno al centro e uno al sud. In Piemonte a Saluggia,  nel Lazio alla Casaccia e al sud in Basilicata, a Trisaia.I rifiuti radioattivi stoccati nei vari depositi e nelle isole nucleari dismesse ammontavano nel 2010 a 90mila metri cubi.

Oggi in Italia non ci sono centrali nucleari attive. Anche se  nello scorso secolo ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo del nucleare. L’Italia ha effettivamente generato elettricità da centrali nucleari tra il 1963 e il 1990. Il primo impianto è stato quello di Latina, avviato nel ’63, il più potente d’Europa per l’epoca. Sono seguiti gli impianti di Sessa Aurunca e Trino nei due anni seguenti e quello di Caorso del 1977. Tra gli anni ’60 e ’70 il nucleare italiano conobbe il periodo di massimo sviluppo: nel 1966 infatti, l’Italia era il terzo paese occidentale per potenza nucleare installata.

L’incidente di Chernobyl del 1986 portò però a un drastico cambio di rotta. A partire dal  1987  con i primi tre referendum abrogativi . Ma questa è tutta un’altra storia  che ci ripromettiamo ancora  di raccontare su queste pagine .

( 1)  Resta ad esempio il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno. Solitamente gli esperti tendono a non considerare la contaminazione da trizio come un grande problema, perché ha un basso impatto sull’organismo umano e una vita molto breve grazie a un periodo di decadimento di soli 12 anni. Oltre al trizio però c’è anche il carbonio-14, e qui la faccenda cambia completamente. Il processo di trattamento delle acque messo a punto da Tepco, l’Advanced Liquid Processing System (ALPS), non è stato pensato per affrontare il carbonio-14. Questo isotopo radioattivo è integrato nel ciclo del carbonio, il che significa che viene incorporato da tutti gli organismi viventi in diverse concentrazioni. Ma soprattutto ha un’emivita enormemente più lunga di quello del trizio: 5.730 anni. https://www.rinnovabili.it/green-economy/green-market/apple-facebook-sostenibilita-california/

( 2 ) Già nell’agosto 2011 venne creato un impianto per il trattamento delle acque contaminate. Questo, usando un insieme di tecnologie francesi, statunitensi e giapponesi, riusciva a far diminuire la contaminazione da cesio da 55.000 kBq/l a 5.5 kBq/l (1 kBq = 1000 disintegrazioni al secondo). Questo fu poi affiancato da un secondo sistema, denominato ALPS (advanced Liquid Processing System), che è in grado di rimuovere tutti i contaminanti portandoli sotto i limiti di legge. L’ALPS non riesce a rimuovere il trizio, che essendo chimicamente idrogeno è da questo indistinguibile e non processabile.Il trizio è uno dei beta-emettitori meno energetici. Un atomo di trizio genera un beta da 19 keV. Il famoso potassio-40 delle banane genera o una gamma da 1461 keV o un beta da 1312 keV. L’energia del singolo decadimento non vuol dire però molto, dobbiamo anche sapere quanti ne abbiamo. Il trizio nelle cisterne ha una concentrazione di partenza fra 0.5 e 4 MBq/l (milioni di disintegrazioni al secondo per litro), con una media di circa 1 MBq/l. La legislazione in materia nucleare è molto varia nel mondo, per l’acqua potabile si passa dal limite OMS che è pari a 10.000 Bq/l, a quello italiano ed europeo che è a 100 Bq/l, a quello australiano che è a 76.106 Bq/l. Bevendo per tutto l’anno da una fonte con 60 Bq di trizio, la dose annuale corrisponderebbe ad 1/12.000 di una TAC o ad 1/12 di un viaggio aereo Washington-Los Angeles e ritorno. Da ciò, diluendo l’acqua di Fukushima che esce dall’ALPS con un fattore di diluizione modesto, questa risulterebbe potabile per molte legislazioni mon diali . https://www.open.online/2021/04/14/giappone-centrale-nucleare-fukushima-acque-mare-nessuna-paura/

( 3) https://movieplayer.it/news/chernobyl-stasera-la7-19-aprile-2021_96890/

(4 )  Nelle aree contaminate circostanti il sito, i tassi di incidenza del cancro sono aumentati del 40 per cento nella Bielorussia nel suo complesso, di percentuali più elevate nelle aree più vicine a Chernobyl, di 2,7 volte nelle aree contaminate della Russia, e di quasi tre volte nelle aree colpite dell’Ucraina. Nel caso del cancro alla tiroide, un tumore che rappresenta una sorta di “marchio di fabbrica” del disastro di Chernobyl, i tassi sono ancora in ascesa. Nel periodo tra il 1988 e il 1998, i tassi relativi al cancro alla tiroide sono raddoppiati, mentre nel 2004 nelle aree contaminate della Russia sono triplicati. Gli effetti non si esauriscono tuttavia con il cancro alla tiroide. Altre malattie della tiroide hanno dato luogo a una varietà di patologie endocrine. I tassi di incidenza di leucemia, di altre forme di cancro, di malattie respiratorie, digestive, cardiovascolari e immunitarie sono aumentati tutti dalle due alle quattro volte. La compromissione delle risposte immunitarie, il cosiddetto AIDS di Chernobyl, miete molte vittime, e i neonati tendono a contrarre un numero di infezioni di 2,9 volte maggiore rispetto ai bambini “normali”. Gli effetti della contaminazione sui sistemi riproduttivi e urogenitali hanno moltiplicato l’incidenza delle nascite sottopeso e della natimortalità nell’Europa centrale e settentrionale. Per di più, in queste stesse regioni, dal disastro di Chernobyl sono aumentati i casi di sindrome di Down e di altre malformazioni congenite, tra cui anencefalia, spina bifida, malformazioni cardiache, malformazioni del sistema nervoso centrale, palatoschisi e labioschisi. “è ragionevole concludere che l’incidente di Chernobyl ha causato e continuerà a causare un livello elevato di morbilità e mortalità in tutta Europa, dalla Scandinavia all’Europa occidentale, a sud, dove Europa e Asia si incontrano in Turchia, e oltre”https://cordis.europa.eu/article/id/25525-effects-of-chernobyl-worse-than-expected/it

( 5) https://online.scuola.zanichelli.it/dinuccigeografia/372-2/

(6) https://www.italiachecambia.org/2020/03/dopo-nove-anni-fukushima-ancora-radioattiva/

(7  ) https://frontierenews.it/2011/06/le-5-catastrofi-nucleari-piu-gravi-della-storia/

(8)https://www.ecoage.it/energia-nucleare-vantaggi-e-svantaggi.htm

(9) il quesito diceva : “« Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria”, limitatamente alle seguenti parti:  art. 7, comma 1, lettera d: “d) realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare;”; nonché la legge 23 luglio 2009, n. 99, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, limitatamente alle seguenti parti: art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “Con i medesimi decreti sono altresì stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui al primo periodo.”; art. 25, comma 2, lettera c), limitatamente alle parole: “, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell’esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali”; art. 25, comma 2, lettera d), limitatamente alle parole: “che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alle parole: “la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alla particella “per” che segue le parole “dei rifiuti radioattivi o”; art. 25, comma 2, lettera i): “i) previsione che le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di Paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (AENOCSE) o dalle autorità competenti di Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali di cooperazione tecnologica e industriale nel settore nucleare, siano considerate valide in Italia, previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare;”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “gli oneri relativi ai”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere”; art. 25, comma 2, lettera n): “n) previsione delle modalità attraverso le quali i produttori di energia elettrica nucleare dovranno provvedere alla costituzione di un fondo per il «decommissioning»;”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alla virgola che segue le parole “per le popolazioni”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 25, comma 2, lettera q): “q) previsione, nell’ambito delle risorse di bilancio disponibili allo scopo, di una opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità.”; art. 25, comma 3: “Nei giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa che comunque riguardino le procedure di progettazione, approvazione e realizzazione delle opere, infrastrutture e insediamenti produttivi concernenti il settore dell’energia nucleare e relative attività di espropriazione, occupazione e asservimento si applicano le disposizioni di cui all’art. 246 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.”; art. 25, comma 4: “4. Al comma 4 dell’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, dopo le parole: «fonti energetiche rinnovabili» sono inserite le seguenti: «, energia nucleare prodotta sul territorio nazionale».”; art. 26; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “gli impieghi pacifici dell’energia nucleare,”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “sia da impianti di produzione di elettricità sia”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “costruzione, l’esercizio e la”; art. 29, comma 4, limitatamente alle parole: “nell’ambito di priorità e indirizzi di politica energetica nazionale e”; art. 29, comma 5, lettera c), limitatamente alle parole: “sugli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture,”; art. 29, comma 5, lettera e), limitatamente alle parole: “del progetto, della costruzione e dell’esercizio degli impianti nucleari, nonché delle infrastrutture pertinenziali,”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “, diffidare i titolari delle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “da parte dei medesimi soggetti”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “di cui alle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alla parola: “medesime”; art. 29, comma 5, lettera h): “h) l’Agenzia informa il pubblico con trasparenza circa gli effetti sulla popolazione e sull’ambiente delle radiazioni ionizzanti dovuti alle operazioni degli impianti nucleari ed all’utilizzo delle tecnologie nucleari, sia in situazioni ordinarie che straordinarie;”; art. 29, comma 5, lettera i), limitatamente alle parole: “all’esercizio o”; art. 133, comma 1, lettera o) del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 limitatamente alle parole “ivi comprese quelle inerenti l’energia di fonte nucleare”; nonché il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”, limitatamente alle seguenti parti: il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “e campagne informative al pubblico”; art. 1, comma 1, limitatamente alle parole: “della disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 1, comma 1, lettera a): “a) le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi degli operatori per lo svolgimento nel territorio nazionale delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui all’art. 2, comma 1, lettera e), nonché per l’esercizio delle strutture per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi ubicate nello stesso sito dei suddetti impianti e ad essi direttamente connesse;”; art. 1, comma 1, lettera b): “b) il Fondo per la disattivazione degli impianti nucleari;”; art. 1, comma 1, lettera c): “c) le misure compensative relative alle attività di costruzione e di esercizio degli impianti di cui alla lettera a), da corrispondere in favore delle persone residenti, delle imprese operanti nel territorio circostante il sito e degli enti locali interessati;”; art. 1, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “e future”; art. 1, comma 1, lettera g): “g) un programma per la definizione e la realizzazione di una “Campagna di informazione nazionale in materia di produzione di energia elettrica da fonte nucleare”;”; art. 1, comma 1, lettera h): “h) le sanzioni irrogabili in caso di violazione delle norme prescrittive di cui al presente decreto.”; art. 2, comma 1, lettera b): “b) “area idonea” è la porzione di territorio nazionale rispondente alle caratteristiche ambientali e tecniche ed ai relativi parametri di riferimento che qualificano l’idoneità all’insediamento di impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera c): “c) “sito” è la porzione dell’area idonea che viene certificata per l’insediamento di uno o più impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera e): “e) “impianti nucleari” sono gli impianti di produzione di energia elettrica di origine nucleare e gli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, realizzati nei siti, comprensivi delle opere connesse e delle relative pertinenze, ivi comprese le strutture ubicate nello stesso sito per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi direttamente connesse all’impianto nucleare, le infrastrutture indispensabili all’esercizio degli stessi, le opere di sviluppo e adeguamento della rete elettrica di trasmissione nazionale necessarie all’immissione in rete dell’energia prodotta, le eventuali vie di accesso specifiche;”; art. 2, comma 1, lettera f): “f) “operatore” è la persona fisica o giuridica o il consorzio di persone fisiche o giuridiche che manifesta l’interesse ovvero è titolare di autorizzazione alla realizzazione ed esercizio di un impianto nucleare;”; art. 2, comma 1, lettera i), limitatamente alle parole: “dall’esercizio di impianti nucleari, compresi i rifiuti derivanti”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare, tra i quali, in via prioritaria, la protezione dalle radiazioni ionizzanti e la sicurezza nucleare”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “la potenza complessiva ed i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli impianti nucleari da realizzare,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “valuta il contributo dell’energia nucleare in termini di sicurezza e diversificazione energetica,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, benefici economici e sociali e delinea le linee guida del processo di realizzazione”; art. 3, comma 2: “2. La Strategia nucleare costituisce parte integrante della strategia energetica nazionale di cui all’art. 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.”; art. 3, comma 1, lettera a): “a) l’affidabilità dell’energia nucleare, in termini di sicurezza nucleare ambientale e degli impianti, di eventuale impatto sulla radioprotezione della popolazione e nei confronti dei rischi di proliferazione;”; art. 3, comma 3, lettera b): “b) i benefici, in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, derivanti dall’introduzione di una quota significativa di energia nucleare nel contesto energetico nazionale;”; art. 3, comma 3, lettera c): “c) gli obiettivi di capacità di potenza elettrica che si intende installare in rapporto ai fabbisogni energetici nazionali ed i relativi archi temporali;”; art. 3, comma 3, lettera d): “d) il contributo che si intende apportare, attraverso il ricorso all’energia nucleare, in quanto tecnologia a basso tenore di carbonio, al raggiungimento degli obiettivi ambientali assunti in sede europea nell’ambito del pacchetto clima energia nonché alla riduzione degli inquinanti chimico-fisici;”; art. 3, comma 3, lettera e): “e) il sistema di alleanze e cooperazioni internazionali e la capacità dell’industria nazionale ed internazionale di soddisfare gli obiettivi del programma;”; art. 3, comma 3, lettera f): “f) gli orientamenti sulle modalità realizzative tali da conseguire obiettivi di efficienza nei tempi e nei costi e fornire strumenti di garanzia, anche attraverso la formulazione o la previsione di emanazione di specifici indirizzi;”; art. 3, comma 3, lettera g), limitatamente alle parole: “impianti a fine vita, per i nuovi insediamenti e per gli”; art. 3, comma 3, lettera h): “h) i benefici attesi per il sistema industriale italiano e i parametri delle compensazioni per popolazione e sistema delle imprese;”; art. 3, comma 3, lettera i): “i) la capacità di trasmissione della rete elettrica nazionale, con l’eventuale proposta di adeguamenti della stessa al fine di soddisfare l’obiettivo prefissato di potenza da installare;”; art. 3, comma 3, lettera l): “l) gli obiettivi in materia di approvvigionamento, trattamento e arricchimento del combustibile nucleare.”; l’intero Titolo II, rubricato “Procedimento unico per la localizzazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari; disposizioni sui benefici economici per le persone residenti, gli enti locali e le imprese; disposizioni sulla disattivazione degli impianti”, contenente gli artt. da 4 a 24; art. 26, comma 1, limitatamente alle parole: “della disattivazione”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “riceve dagli operatori interessati al trattamento ed allo smaltimento dei rifiuti radioattivi il corrispettivo per le attività di cui all’art. 27, con modalità e secondo tariffe stabilite con decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e finanze, ed”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “, calcolate ai sensi dell’art. 29 del presente decreto legislativo”; art. 26, comma 1, lettera e), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 27, comma 1, limitatamente alle parole: “e sulla base delle valutazioni derivanti dal procedimento di Valutazione Ambientale Strategica di cui all’art. 9”; art. 27, comma 4, limitatamente alle parole: “, comma 2”; art. 27, comma 10, limitatamente alle parole: “Si applica quanto previsto dall’art. 12.”; art. 29; art. 30, comma 1, limitatamente alle parole: “riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo ed uno riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate da norme precedenti”; art. 30, comma 2: “2. Per quanto concerne i rifiuti radioattivi derivanti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo, il contributo di cui al comma 1 è posto a carico della Sogin S.p.A. secondo criteri definiti con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e la tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e finanze che tiene conto del volume complessivo e del contenuto di radioattività. Tale contributo è ripartito secondo quanto previsto all’art. 23 comma 4.”; art. 30, comma 3: “3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica ai rifiuti radioattivi derivanti da attività già esaurite al momento dell’entrata in vigore del presente decreto, per i quali rimane ferma la disciplina di cui all’art. 4 del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, così come modificato dall’art. 7-ter del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n 13.”; l’intero Titolo IV, rubricato “Campagna di informazione”, contenente gli artt. 31 e 32; art. 33; art. 34; art. 35, comma 1: “1. Sono abrogate le seguenti disposizioni di legge: a) articolo 10 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860; b) articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 20, 22 e 23 della legge 2 agosto 1975, n. 393.” »

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