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“ANTISEMITA ,UNA PAROLA IN OSTAGGIO “ DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Le storie dei sopravvissuti all’Olocausto ancora viventi : Sami Modiano, Edith Bruck, Liliana Segre, testimoni infaticabili di un racconto che ogni giorno continuano a narrare specialmente alle nuove generazioni, spesso ignare dei fatti di cui furono protagonisti. nei molti incontri a cui sono presenti, specialmente nelle scuole, sono la memoria di una Storia che non può essere dimenticata . Storie dunque che insieme a molte altre testimonianze sia scritte che visive alimentano la memoria .

Quella che viene celebrata in una Giornata ad essa dedicata ogni anno il 27 gennaio. Una ricorrenza istituita nel nostro paese con la legge 20 luglio 2000, n. 211, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Nell’articolo 1 si legge che “la Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, ‘Giorno della Memoria’, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. “In occasione del ‘Giorno dell Memoria’ di cui all’articolo 1 – è scritto nell’articolo 2 – sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione”.

Furio Colombo, giornalista e scrittore, allora deputato dell’Ulivo ebbe parte attiva per la formulazione e l’approvazione di questa legge in Parlamento . Fu lui a proporla ,ad illustrarla , a chiarirne le ragioni e le necessità e quindi a convincere i partiti che bisognava «ricordare lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali” e tutto quello che il testo della legge sopra trascritto nel primo articolo appunto ci ricorda. Una legge approvata 5 anni prima dell’Onu, che la votò nel 2005 con la risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005 durante la 42ª riunione plenaria.

Il 27 gennaio data fissata per la celebrazione de la Giornata della memoria perchè in quel giorno del 1945 furono abbattuti i cancelli nei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau dove erano ancora detenuti circa settemila uomini degli oltre un milione di deportati che vi avevano trovato la morte . In tutto la stima degli ebrei sterminati ammonta a sei milioni . Una giornata per ricordare anche per esempio le leggi razziali emanate in Italia dal governo fascista come ricorda lo stesso Furio Colombo che, in una intervista , alla domanda da parte dell’Espresso : Lei proviene da una famiglia ebraica. Cosa ricorda di quegli anni in cui furono promulgate le leggi razziali? rispondeva così :«In quegli anni vivevo a Torino. Ricordo che i bambini delle scuole elementari venivano tutti riuniti nell’aula magna affinché ai bambini cristiani venissero indicati i bambini ebrei che sarebbero stati espulsi per sempre dalle scuole del Regno, come si diceva allora. E ricordo anche che, quando i bambini elencati furono invitati a lasciare l’aula, non ci fu un solo insegnante della scuola elementare Michele Coppino di Torino, quartiere Crocetta, ad opporsi, nessun insegnante diede un ultimo saluto, un addio agli scolari ebrei». (1)

Per essere in grado di garantire una procedura unitaria per quanto concerne il ricordo, l’educazione e la ricerca sul tema dell’Olocausto, nel 1998 è stata fondata l’International Holocaust Remembrance Alliance IHRA. Fino al 2013 si chiamava ancora Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research ITF. Al 2021 l’IHRA ha 35 paesi membri, un paese di collegamento e otto Stati hanno lo statuto di paesi osservatori. a definizione dell’IHRA consta di due parti. Nella prima parte la definizione è così formulata:

«L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.»

Nella seconda parte figurano degli esempi che servono a comprendere tale definizione e sono di aiuto a livello applicativo. Con l’ampia applicazione e accettazione di tale definizione di antisemitismo è possibile rilevare e comparare in modo sistematico e unitario il fenomeno dell’antisemitismo.(2)

L’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) è un forum intergovernativo fondato nel

1998, che unisce i governi e gli esperti per rafforzare, promuovere e divulgare l’educazione sulla

Shoah (Olocausto), la ricerca e il ricordo in tutto il mondo e il sostegno degli impegni della

Dichiarazione del Forum internazionale di Stoccolma. Fino al gennaio 2013, l’organizzazione era

conosciuta come Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance

and Research.

Attualmente i paesi membri sono 34 (Argentina, Australia, Austria, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda,Israele, Italia,Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania,Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Ungheria). Vi sono inoltre sette paesi osservatori (Albania, Bosnia, El Salvador, Moldavia, Monaco, Turchia, Uruguay) e sono in corso le adesioni di altri paesi

La definizione di antisemita suggerita dal forum IHRA è stata adottata il 17 gennaio 2020 anche dal Consiglio dei Ministri, del Governo italiano del tempo in coerenza con la risoluzione sulla lotta contro l’antisemitismo adottata dal Parlamento europeo il 1° giugno 2017 e con le conclusioni del Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2018 : “Il 27 gennaio il Consiglio dei Ministri, in occasione della Giornata della Memoria, ha ribadito l’impegno a promuovere e a rafforzare la memoria della Shoah (Olocausto) e a contrastare l’antisemitismo in tutte le sue forme. A tale scopo il Governo ha accolto l’intero documento IHRA sull’antisemitismo, compresi gli esempi, facendo riferimento ad esso per avviare un percorso di ricognizione delle espressioni e delle condotte di antisemitismo, al fine di giungere a un’adozione della definizione in diversi contesti sociali e istituzionali.

Il Consiglio europeo in quella risoluzione condannava tutte le forme di antisemitismo, razzismo e xenofobia, e sottolineava l’importanza di combattere l’intolleranza. Accoglieva con favore l’adozione, il6 dicembre 2018, della dichiarazione del Consiglio relativa alla lotta contro l’antisemitismo.

Infatti in un comunicato stampa del 15 ottobre 2024 il Consiglio affermava : “Il Consiglio ha approvato oggi una dichiarazione sul sostegno alla vita ebraica e la lotta contro l’antisemitismo.

La dichiarazione evidenzia livelli allarmanti di antisemitismo in tutta l’UE e sottolinea che l’UE si oppone inequivocabilmente a tutte le forme di antisemitismo, razzismo, odio e discriminazione. Il Consiglio chiede con la massima fermezza ulteriori azioni per contrastare tali fenomeni.

Fra i settori specifici, la dichiarazione enfatizza l’importanza di combattere tutte le forme di incitamento all’odio antisemita, comprese la negazione e la banalizzazione dell’Olocausto. Queste tendenze in aumento, specie online, danneggiano le comunità ebraiche, minano la memoria storica collettiva e minacciano la coesione e la sicurezza delle società democratiche europee.

La dichiarazione insiste inoltre sulla necessità di sostenere la vita ebraica attraverso la cultura, l’istruzione e la memoria dell’Olocausto quali elementi chiave per promuovere la tolleranza, la comprensione reciproca, il patrimonio culturale e il dialogo interculturale. Un’altra priorità importante è garantire l’incolumità degli ebrei e la sicurezza delle istituzioni e degli edifici ebraici, nonché assistere e proteggere le vittime di tutte le forme di antisemitismo, razzismo e ogni altro tipo di odio.

Il Consiglio invita gli Stati membri, la Commissione, l’Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali e l’Agenzia dell’UE per la formazione delle autorità di contrasto a proseguire e intensificare, nei rispettivi settori di competenza, gli sforzi intesi a combattere l’antisemitismo e a sostenere la vita ebraica.(3)

La definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance IHRA mette dunque al primo posto proprio la parola “antisemitismo” che in questi ultimi mesi è stata riscoperta e spesso usata a proposito e sproposito quando si parla di conflitto tra Israele e Hamas .

Un termine coniato nel 1879 dal giornalista ed agitatore tedesco Wilhelm Marr, per definire la propaganda antiebraica allora diffusa in Europa, e nel tentativo di trovare un modo di definire gli ebrei che non fosse basato sulla religione. Un termine che ha una storia lunghissima come ipotizzata dallo studioso Jerome A. Chanes ,una storia accentuatasi sull’aspetto razziale nell’ultimo periodo nel XIX-XX secolo.

Antisemitismo che ricompare nel conflitto Israele Hamas che inaspettatamente ha avuto uno sviluppo diverso da quello che qualcuno si attendeva. Tanto che Israele è riuscito a far fronte ad Hamas ( spopolando addirittura la striscia di Gaza di migliaia di palestinesi civili le cui strutture secondo Israele nascondevano centinaia e centinaia di terroristi ) l’Iran con l’uccisione di alcuni leader di quel governo , gli Hezbollah del Libano che da decenni combattono Israele .

Probabilmente quel 7 ottobre 2023 l’ordine partito da menti che avevano calcolato molti aspetti di una vicenda che si rivelerà una ciambella senza buco ad Hamas di invadere parte del territorio di confine di Israele e di mettere in atto il sanguinoso blitz con morti e prigionieri mirava all’annientamento di Israele da parte del mondo arabo. La terribile reazione di Israele fuori da ogni concezione umana e umanitaria seppure non condivisa nella stessa Israele e opera di una minoranza al governo che per appoggiare Netanhiau un uomo politico fuori tempo e sulla strada del congedo definitivo da una carriera politica ricca negli ultimi tempi di spropositi porta a dire che condannare Israele e sostenere la Palestina per il modo in cui stanno avvenendo certi fatti non ha niente a che vedere con la Shoah e ignora il fatto che è in gioco la sopravvivenza e l’esistenza di Israele, che non possiamo abbandonare. Perchè Israele è l’immagine dell’ebraismo nel mondo quello che ha lottato e lotta contro l’antisemitismo .

Ora per tornare al Giorno della memoria bisogna dire che in questi anni c’è stato un lento e progressivo annebbiamento dei temi che propone di ricordare ; una ricorrenza aggredita da un clima che ne soffoca il senso, ne insulta il fondamento e ne annichilisce le ambizioni.

L’antisemitismo di oggi è costellato di episodi come la caccia all’ebreo per le strade di Amsterdam che diventa la zuffa tra tifoserie avversarie, per soprammercato innescata dalla protervia di quella israeliana. Oppure come per il Pride in cui il gay ebreo è “ammesso”, ma deve sopportare di essere contestato (significa insultato) se espone una bandiera con la Stella di David. E poi gli insulti alla senatrice Liliana Segre che ,tutto messo insieme ,costituiscono un nuovo modo di abbandonare l’ebreo al suo destino che in quegli anni furono le leggi razziali e le deportazioni nei campi di sterminio e che oggi potrebbero suscitare ancora spaventosi baratri di noncuranza di fronte a destini di sofferenza, esclusione, di morte sociale.

Con una annotazione proprio su quella sofferenza come dice Anna Arendt: il peso del crimine commesso nei confronti degli ebrei fu commisurato alla sofferenza di quesl popolo mentre in realtà quel peso doveva essere riferito a ben altri elementi di giudizio.

La condanna del crimine di Hamas perpretato il 7 ottobre si è lentamente estesa anche ad Israele che come è avvenuto sempre in molti conflitti non è riuscita a trovare la giusta misura contro un nemico che ha comunque sempre nella sua ideologia la distruzione di Israele. Una condanna di Israele , il cui comportamento è deprecabile fin quando si vuole, che addirittura ha richiamato il termine “ genocidio” su cui a lungo si continuerà a discutere esaminando la distruzione della popolazione civile di Gaza. Ora arrivare fino al genocidio significa reinvestire la Storia di una responsabilità che è quella per esempio dell’Olocausto con paralleli e distorsioni che fanno pensare. Come fa pensare l’attuale scambio di prigionieri, che è una tregua, non una pace per il semplice fatto che Hamas non ha certo cancellato dal suo statuto l’obiettivo finale e cioè distruggere Israele.

Paralleli e distorsioni ho detto in un contesto in cui il 14% degli italiani, secondo il Rapporto Italia dell’Eurispes, non crede che la Shoah sia mai avvenuta. il 15,9% degli italiani minimizza la portata della Shoah, affermando che non avrebbe prodotto così tante vittime, Nel 2004, sempre secondo Eurispes, solo il 2,7% degli italiani metteva in dubbio l’Olocausto. Oggi quella percentuale è quintuplicata, un terzo degli italiani (33,4%) crede ancora che gli ebrei controllino il potere economico e finanziario, mentre il 30% è convinto che abbiano un’influenza predominante sui media.

Ed è questo dunque che rende la parola “antisemitismo” un ostaggio che mina il significato di quello che è la Giornata della memoria. Tanto che come a Firenze anche la Comunità ebraica di Milano ha deciso di disertare alcuni appuntamenti previsti per il Giorno della memoria del 27 gennaio di questo anno 2025 , proprio per la presenza dell’Associazione nazionale dei partigiani che utilizza il termine “genocidio” per descrivere il conflitto in Medio Oriente. In particolare, come annunciato dal presidente di Milano Walker Meghnagi, la Comunità non parteciperà al tradizionale incontro con gli studenti che si tiene nella sede del Comune con i deportati dell’Aned e, appunto, all’Anpi.

Negli ultimi vent’anni il razzismo e l’intolleranza sono aumentati a dismisura proprio nei paesi in cui le politiche della Memoria sono state attuate con iniziative sempre più capillari. E’ l’opinione di Valentina Pisanty, (4) semiologa italiana, docente e autrice di saggi accademici e divulgativi su temi legati alla memoria, alla Shoah, al negazionismo e alle dinamiche dei pregiudizi in un libro pubblicato da Bompiani “ Antisemita una parola in ostaggio “

Un volume in cui si racconta come si legge nel sito dell’editore come :”La violenza e le parole d’odio contro il popolo ebraico hanno una storia secolare e drammatica che non si è interrotta con l’Olocausto. Nei primi decenni del XXI secolo si è fatta largo una nuova definizione insidiosa di antisemitismo, che sposta l’enfasi dalle forme più tradizionali di pregiudizio antiebraico all’ostilità nei confronti di Israele. Dopo i fatti del 7 ottobre 2023 il dibattito politico e culturale è ostaggio di una militarizzazione e di una grave confusione su cosa è antisemitismo, cosa è antisionismo e cosa non lo è. “ Valentina Pisanty da anni studia il discorso pubblico attorno a questi temi, si è occupata della memoria e affronta qui il nocciolo del problema, con estrema limpidezza e arrivando a smascherare l’uso politico delle parole per giustificare interessi di parte. Un contributo essenziale per il dibattito in corso.

Ma soprattutto un libro in cui si sottolinea il fatto che il “sequestro di parola” da parte delle destre israeliane, ormai al potere dal 1996 ha condizionato le politiche di guerra di Netanyahu. Il senso della parola antisemita è stato cambiato e piegato a scopi strategici, attenuandolo fino a far scomparire il distinguo con l’antisionismo Dopo i fatti del 7 ottobre 2023 il dibattito politico e culturale è ostaggio di una militarizzazione e di una grave confusione su cosa è antisemitismo, cosa è antisionismo e cosa non lo è.

Ora probabilmente il recupero dei valori di questa giornata passa necessariamente nel “ dare peso e significato “ alla Storia , quella definita maestra di vita ma che purtroppo ha pochissimi allievi. Quella Storia dunque che potrà e dovrà usare le testimonianze che fino ad oggi fanno parte della memoria che la Giornata vuole salvaguardare per riscrivere e raccontare fatti e avvenimenti sui quali troppo o troppo poco si discute in modo corretto. Purtroppo noi oggi siamo portati frequentemente ad usare le parole “ fascista” o “ nazista” ed affibbiarle a molti nostri interlocutori o a personaggi della cronaca. Siamo incapaci di dare nomi nuovi alle tragedie che si verificano ai nostri giorni. Uno sforzo di questo genere renderebbe la Giornata della memoria una ricorrenza diversa. Se non facciamo questo sforzo rischiamo di perdere proprio la Storia che vive di questa memoria.

(1)https://lespresso.it/c/idee/2024/1/26/furio-colombo-vi-spiego-perche-lottammo-per-il-giorno-della-memoria-la-shoah-fu-una-vergogna-anche-italiana/49813

(2)https://swissjews.ch/it/themi/antisemitismo/ihra/

(3)https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2024/10/15/fostering-jewish-life-and-combating-antisemitism-council-approves-declaration/

(4)Semiologa, insegna presso l’Università di Bergamo. Ha scritto saggi sulla semiotica interpretativa, sulla fiaba, sull’umorismo, sul discorso politico, sulla retorica del razzismo e sulla memoria. Per Bompiani ha pubblicato “Leggere la fiaba” (1993), “La difesa della razza” (2006), “L’irritante questione delle camere a gas” (1998, ed. ampliata 2014) e, con “Roberto Pellerey, Semiotica e interpretazione” (2004).

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