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“ALFA ROMEO 145”, INNOVARE PER RESISTERE- DOTT. ALESSANDRO SILVERI

10.222

Redazione- Dopo la crescita economica euforica degli anni ‘80, quali cause determinarono il crollo del mercato dell’auto nel 1993, se ancora nel 1992 le vendite avevano registrato un anno record? Fu anche la profonda crisi d’identità del sistema politico italiano causata da Tangentopoli a creare problemi al mercato dell’automobile?

Il Gruppo Fiat, che in quel periodo aveva ancora il principale sbocco commerciale nel mercato italiano, era in uno stato di sofferenza. Non erano, però, soltanto la congiuntura politica ed economica a rendere pesante lo scenario per il costruttore torinese, bensì anche la sua gamma di prodotti ormai affaticata dal peso degli anni. La “Fiat Uno”, regina delle vendite, faticava a tenere le distanze dalla nuova “Ford Fiesta” e dalla “Renault Clio”. Se il gruppo delle ammiraglie “Fiat Croma”, “Lancia Thema” e “Alfa Romeo 164” non era certo una novità per il mercato europeo, sul fronte delle vetture medie la “Tipo” e le sue derivate dovevano affrontare una concorrenza che aveva da poco affilato le armi, presentando una serie di modelli pieni di contenuti innovativi: dalla “VW Golf 3” alla “Opel Astra”  alla “Ford Mondeo”.

A Torino si resero conto che era il momento di sfruttare l’immagine del marchio “Alfa Romeo”, definito una “provincia povera” all’indomani dell’acquisizione dall’”IRI” nel 1986 e considerato fino a non molto tempo prima un peso del quale non si poteva fare a meno.

Anche se con il marchio dell’”Alfa Romeo” la “Fiat” aveva già sviluppato, integralmente sotto il proprio controllo, la “155”, una vettura media che sfruttava in modo palese le sinergie del Gruppo, forse, dopo questa prima esperienza, ai vertici si resero conto che non bastava solo il marchio a convincere la clientela. Era necessario condire il prodotto con la giusta tecnologia e un adeguato design. Il cliente “Alfa Romeo” voleva un prodotto che fosse qualcosa di più della semplice meccanica. Non meno importanti, inoltre, erano i numeri della produzione. La sostituzione dell’”Alfa 33”, che dal 1983 al 1994 aveva raggiunto quasi la quota di 1 milione di veicoli prodotti,  implicava infatti una grande responsabilità.

E così, nella primavera del 1994, in anteprima assoluta al Salone dell’Automobile di Torino, apparve per la prima volta la nuova medio piccola del Biscione: la “145”.

Il progetto “930”, dal quale prendeva forma la nuova vettura, voleva proporre al mercato un prodotto unico, capace di fornire emozioni per prestazioni, comportamento stradale e immagine, grazie a un design non convenzionale e a una qualità migliorata rispetto al passato.

La tecnologia attingeva a piene mani da quanto di meglio era disponibile nel Gruppo Fiat a partire dal pianale e dalle sospensioni della “Tipo”, sui quali montare i gloriosi “Boxer” a quattro cilindri a 8 e 16 valvole. Le cilindrate a benzina erano inizialmente tre: 1300, 1600 e 1700. Per il diesel si utilizzò un 1900TD di origine “Fiat”. Qualche mese dopo il lancio sarebbe arrivata la versione sportiva 4 cilindri “Twin Spark” 2000 16 valvole, alla quale sarebbero seguiti poi i nuovi “Twin Spark” a quattro valvole per cilindro (1400, 1600 e 1800) che all’inizio del 1997 avrebbero sostituito i “Boxer”.

Il corpo vettura della “145”, disegnato da Chris Bangle, non lasciava indifferenti per vari motivi: primo, perché era senza dubbio strano trovare una vettura che superasse, anche se di poco, i quattro metri con la sola configurazione a 3 porte; secondo, perché il design era innovativo, anche se molto legato agli stilemi che avevano   caratterizzato le “Alfa Romeo” di quegli ultimi anni, come per esempio la nervatura che correva lungo tutta la fiancata e che scolpiva i gruppi ottici anteriori e posteriori ricordando  la “164” e la “155” o il caratteristico disegno dei finestrini anteriori che scendevano vicino ai montanti per migliorare la visibilità dei retrovisori.

In realtà in “Alfa Romeo” non volevano rischiare il tutto per tutto, consapevoli che un prodotto molto originale avrebbe potuto allontanare una fascia del mercato più tradizionalista anche se attratta da un comportamento stradale sopra la media. Per questo motivo, a circa 12 mesi dalla presentazione della “145”, verrà presentata la “146”, versione a cinque porte meno anticonformista e più simile all’antenata “33”.

La gamma “145/146” sarebbe uscita dai listini nel 2000, sostituita dalla “147” dopo 450.575 unità prodotte. Degni di nota furono i due face lifting che interessarono la gamma nel 1997, quando vennero adottati i motori 4 cilindri “Twin Spark” e l’ultimo del 1999 in occasione del quale fece la sua comparsa il 1900 JTD common rail.

Se volessimo dare un giudizio a posteriori sulla storia commerciale della “145” e sull’impatto che ha avuto sull’immagine del marchio, potremmo dire che ha rappresentato più una stagione di passaggio con una tenuta delle quote di mercato,

sottoposte ai continui attacchi della concorrenza, che un periodo di svolta tecnologica.

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