Ultime Notizie

“ALESSANDRA MACINGHI STROZZI ” -PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

0

Redazione-  Fra le tante donne intellettuali, sante, religiose che si sono distinte nel Medioevo vi fu Alessandra Macinghi Strozzi, proveniente dall’ambiente culturale fiorentino, ricco – come abbiamo ribadito più volte – di fermenti destinati a vedere la Città del Giglio primeggiare nel contesto europeo.

Alessandra fu una madre in continua pena per la sorte dei propri figli, saggia ed esperta imprenditrice. Fu sempre protesa al salvataggio del patrimonio familiare. E fu soprattutto scrittrice.

La biografia di Alessandra è molto utile per comprendere come in quel tempo una donna sola, entrata con il matrimonio a far parte di un casato perseguitato per motivi politici ed in gravi difficoltà economiche, potesse conseguire molteplici successi durante la metà del XV secolo, in una Firenze che aveva visto imporsi il primato dei Medici. Infatti Alessandra riuscì a riabilitare pubblicamente i figli esuli. Riuscì a concludere per le figlie matrimoni vantaggiosi con ricadute di immagine per il casato Strozzi. Amministrò con prudenza il patrimonio del defunto marito, ormai ridotto a poche risorse.

Tali azioni consentirono alla Strozzi di porre le basi di una fortuna economica familiare accresciuta negli anni e destinata a conferire al casato una posizione di assoluta centralità nelle vicende fiorentine.

Dai documenti storici, a noi pervenuti, si legge che Alessandra non era colta ma non era del tutto priva di istruzione e aveva il dono di saper comunicare. Era una delle tante donne che nel Medioevo aveva frequentato, assieme agli uomini, scuole dove si imparava a leggere, a scrivere, a far di conto per concludere vantaggiosi affari.

Ci ha lasciato un ricco epistolario: “Libro di debitori, creditori e ricordi”, denominato “Libro di ricordi”, importante per la ricostruzione delle vicende politiche fiorentine della prima metà del XV secolo.

Alessandra, pur non appartenendo all’oligarchia dominante, seppe accompagnare gli Strozzi verso un brillante recupero della propria posizione economica e sociale. Non era una semplice imprenditrice: possedeva un finissimo istinto mercantile che le consentiva di individuare i momenti in cui conveniva acquistare o vendere, capacità che molti contemporanei avrebbero potuto invidiarle.

La nobile pose in evidenza come nella società del Basso Medioevo, anche al di fuori del proprio ambiente domestico e priva di un valido appoggio maschile, una donna capace, dotata di intelligenza, di intuito ed intraprendenza fosse in grado di dirigere le sorti della propria famiglia sotto il profilo sociale, politico ed economico.

Fu dotata di un’innata lungimiranza, capace di intuire il corso degli eventi e il loro esito. Possedette anche un’abilità naturale per le strategie matrimoniali, probabile eredità paterna. Infatti suo padre, Filippo di Niccolò Macinghi, aveva sposato Caterina di Alberto Alberti, appartenente ad una delle dinastie più prestigiose di Firenze, nonostante alcuni membri della famiglia Macinghi fossero stati esiliati già nel 1387 per aver complottato ai danni dei Guelfi.

Filippo Macinghi ebbe da Caterina Alberti, oltre ad Alessandra, altri due figli: Antonio e Zanobi; poi, rimasto vedovo, si unì in seconde nozze con una donna appartenente all’importante famiglia Ricasoli, proseguendo così l’inserimento della propria parentela all’interno del circuito dei casati più rappresentativi di Firenze.

Alessandra nacque nel 1406 e, sedicenne, sposò Matteo di Simone Strozzi, cugino del più famoso Enrico Palla di Noferi, insigne esponente del mondo culturale della Città del Fiore.

La coppia ebbe otto figli ma nel 1434 Matteo Strozzi e la sua numerosa famiglia furono esiliati da Firenze poiché ritenuti nemici di Cosimo dei Medici, quell’anno rientrato trionfante da Venezia dopo un breve periodo in esilio.

Matteo Strozzi fu punito per una colpa che probabilmente non aveva mai commesso, data la sua estraneità all’infuocata vicenda politica del periodo ma la parentela con Palla Strozzi di Noferi, presunto membro della fazione antimedicea, lo condannò inesorabilmente ad essere bandito.

Matteo e famiglia si trasferirono a Pesaro dove l’anno dopo, nel 1435, furono decimati dalla peste. Alessandra rimase vedova, peraltro incinta dell’ultimogenito, e con i figli sopravvissuti all’epidemia rientrò in Firenze per seppellire i propri cari (consorte e figli) nel sepolcro degli Strozzi in Santa Maria Novella. Quindi andò ad abitare nella grande casa di proprietà del marito Matteo, in corso Strozzi, via dove si raccoglievano le residenze di quasi tutte le famiglie imparentate con quella casata.

Costretta tuttavia a fronteggiare i problemi economici derivanti dalla disgrazia in cui era incorsa, ad un certo punto dovette abbandonare l’avita residenza per alloggiare presso una dimora molto più piccola e modesta, situata a ridosso delle proprietà familiari.

Oggi il catasto fiorentino ci aiuta a ricostruire le vendite delle proprietà ubicate nel contado della cui alienazione Alessandra si interessò personalmente per saldare i debiti nei confronti del fisco. La donna fu costretta anche ad intaccare i suoi beni dotali provocando le ire dei fratelli. Questi infatti cercarono in ogni modo di ostacolare le sue iniziative poiché le ritenevano pregiudizievoli per il buon nome della famiglia ma soprattutto perché intaccavano l’unità patrimoniale con l’intromissione di estranei di cui poi sarebbe stato difficile disfarsi.

Consapevole che i figli sarebbero stati anch’essi colpiti da un provvedimento di esilio non appena raggiunta la maggiore età, Alessandra al momento più opportuno li inviò ancora adolescenti alla volta di Valenza, Napoli e Bruges, alle dipendenze di parenti del defunto padre. Lì i giovani appresero l’arte difficile ma ben remunerata della mercatura.

Fu così che Filippo di Matteo Strozzi ancora preadolescente, assieme ai fratelli, imparò quell’arte del commercio che consentì loro la ricostruzione delle fortune familiari nel giro di pochi decenni, rendendo il casato titolare di uno dei patrimoni più cospicui dell’intera città di Firenze. Filippo, oltre che in Spagna, lavorò anche a Napoli assieme all’ultimo fratello Matteo. Mentre Lorenzo avviò un’attività mercantile molto remunerativa a Bruges.

Poi la strategia di Alessandra passò anche attraverso scelte matrimoniali oculate. E, se il padre aveva privilegiato l’ascesa sociale dei Macinghi, la saggia vedova sacrificò in parte l’aspetto sociale, favorendo unioni che potessero innanzitutto essere utili alla revoca dell’esilio per i suoi tre figli. In tale contesto si collocarono le nozze della figlia più giovane, Alessandra, nata nel 1434. Mentre la scelta per l’altra figlia, Caterina Strozzi di 26 anni, cadde su Marco Parenti.

I Parenti erano mercanti originari del Mugello. Non avevano un passato nobiliare ma Marco era in buoni rapporti con l’oligarchia cittadina dominante e dotato di ottime capacità diplomatiche. Egli non ebbe alcuna remora a contrarre legami parentali con una famiglia di antico lignaggio seppur in difficoltà e praticamente emarginata dalla vita pubblica. Marco Parenti possedeva  requisiti che agli occhi di Alessandra erano molto più importanti dei natali prestigiosi. Ella si era rivolta a lui più di una volta per chiedergli consigli che ricevette e che furono di prezioso aiuto nei periodi più difficili della vita di famiglia.

Nonostante la parentela acquisita con Parenti, nel 1458 fu prorogato il bando di esilio per i fratelli Strozzi e furono anche inasprite le condizioni del confino ma Alessandra non si perse d’animo e avviò un progetto di acquisizione di beni immobili situati proprio nel centro della città di Firenze al fine di costruire un’unica proprietà su cui edificare il palazzo di famiglia.

La coraggiosa Alessandra non vide però completato quel progetto che prevedeva riunita tutta la famiglia, che doveva realizzare un edificio più grande della residenza dei Medici e che fu poi portato a termine dai figli, in particolare da Filippo, tornato a Firenze dopo undici anni di esilio.

Il ““Libro di debitori, creditori e ricordi” di Alessandra Macinghi Strozzi è un epistolario composto da settantatre lettere indirizzate ai figli esuli fra l’agosto del 1447 e l’aprile del 1470.

L’epistolario ci aiuta a comprendere la forza interiore e la sensibilità della nobildonna. L’autrice mise a frutto la sua poca cultura e si dimostrò un’attenta osservatrice della situazione politica fiorentina. Fu molto critica nei confronti dei Medici ma anche molto lucida nella sfiducia provata verso gli oppositori del regime mediceo.

Secondo Alessandra, gli oppositori dei Medici attentarono sì alla vita di Piero di Cosimo de’Medici ma senza riuscire nei propri intenti. Relativamente alle notizie riportate sulle manovre contro Piero de’ Medici, Alessandra si augurò che Luca Pitti riuscisse nel proposito di liberare la città dal peso della morsa medicea al fine di rivitalizzare il governo repubblicano. E allorquando ebbe consapevolezza della debolezza del piano, criticò la scarsa affidabilità degli oppositori del casato mediceo. A quel punto si rese conto che le fortune economiche sarebbero state l’unica arma veramente valida per tentare di ottenere da Piero dei Medici la revoca del pesante esilio nei confronti degli Strozzi.

Alessandra sostenne da sola l’onere delle questioni finanziarie e familiari in Firenze affinché i figli avessero l’opportunità di tornare definitivamente in patria. Questo fu lo scopo a cui la donna dedicò gran parte della propria vita, raggiunto nel 1466, quando Piero de’ Medici richiamò in Firenze anche i figli di Matteo e di Alessandra Strozzi, dopo aver sventato la congiura ai propri danni, ritenendo necessario il superamento delle questioni antecedenti e delle rivalità. Erano trascorsi più di trent’anni anni dal primo esilio della famiglia Strozzi a Pesaro.

Il 2 marzo del 1471 Alessandra morì e non poté assistere al pieno reinserimento del figlio Filippo nella vita politica fiorentina né alla stretta collaborazione che legò l’allora cinquantenne Strozzi a Lorenzo il Magnifico. Quest’ultimo infatti inviò Filippo, quale diplomatico, presso Ferrante d’Aragona al fine di preparare l’incontro fra il sovrano di Napoli e il signore di Firenze e di porre fine alla guerra successiva alla Congiura dei Pazzi.

In tutte le lettere di Alessandra affiorano i ricordi palpitanti della vita politica fiorentina con i nomi dei suoi governanti di spicco: i Medici con gli Strozzi e i Tornabuoni, i Pitti, i Rucellai ed altri esponenti della vita fiorentina del Quattrocento. Si leggono le disavventure di una famiglia un tempo agiata e poi piombata in ristrettezze economiche, quasi al limite della povertà a causa di vicende politiche importanti e al di sopra “dell’universo limitato” della scrittrice e dei suoi sventurati figli, costretti, per colpe non loro, a vivere ancora giovanissimi in esilio, lontani da Firenze.

La tenacia, la lucidità, la capacità di rendersi conto di ciò che si poteva realmente realizzare e di ciò che invece era pura chimera, distinse Alessandra che recuperò pienamente la posizione che spettava alla famiglia Strozzi. I suoi sforzi condussero il figlio Filippo ai vertici della società fiorentina e a capo di uno dei maggiori casati della Firenze tardo medioevale.

Le sue lettere furono importanti poiché descrissero il modo di vivere, di pensare di un mondo in trasformazione, in transizione, in cui però rimaneva ancora l’essenza di gran parte del passato che seguitò a convivere con la società degli Umanisti e dei Mercanti, in cui una donna come Alessandra compose una prosa semplice, corretta, meritevole di una collocazione precisa ed importante.

F.to Gabriella Toritto

Commenti

commenti