” ALBERTO SORDI, STORIA DI UN ITALIANO ” DI DI FEDERICO TABOURET
Redazione- C’è una generazione di attori che nel corso della propria carriera ha saputo tratteggiare l’italiano medio con i suoi vizi e le sue debolezze. Tra questi attori si trova Alberto Sordi. Nato a Roma nel 1920, il giovane Alberto mostrò da subito la sua voglia di intraprendere la carriera artistica. Che iniziò negli anni ’30 come comparsa in qualche film, e successivamente come doppiatore di Oliver Hardy. Quindi fu scritturato per compagnie del teatro di rivista e poi, negli anni ’40, arrivò la partecipazione a diversi programmi radiofonici, dove esplose con personaggi dei quali resta famoso quello di Mario Pio. Negli anni ’50 arrivò il grande successo al cinema, che durò per circa cinquant’anni con la partecipazione a più di 100 film, oltre a quelli interpretati negli anni ’30 e ’40.
Tra i film interpretati da Sordi negli anni ’50 sicuramente vanno ricordati i due girati con Federico Fellini. “Lo sceicco bianco” del 1952 è la storia di una giovane sposa in viaggio di nozze a Roma che si allontana dall’albergo dove si trova con il marito per conoscere “lo sceicco bianco”, il personaggio del suo fotoromanzo preferito. Si renderà conto che l’attore che interpreta il personaggio è un uomo meschino e pieno di sé. Qui Sordi, che interpreta lo sceicco, mostra tutte le sue doti nell’interpretare un personaggio alquanto viscido. Nel 1953 Sordi torna a farsi dirigere da Fellini ne “I vitelloni”, la storia di cinque giovani amici di Rimini che passano il proprio tempo senza scopo e dedicandosi solo all’ozio ed al divertimento.
Negli anni ’50 Sordi interpreta molti film comici, tra i quali “Un americano a Roma” di Steno, nel quale interpreta Nando Mericoni, un giovane romano con la fissazione dell’America. Tale personaggio diventerà molto famoso presso il pubblico italiano. Altro ruolo interessante nella carriera di Sordi sarà quello interpretato a fianco di Vittorio De Sica ne “Il conte Max” del 1957, nel quale l’attore è un edicolante romano che sogna di poter entrare nel mondo della nobiltà e riceve lezioni di galateo da un nobile squattrinato. Ma si renderà conto che la vera nobiltà è quella d’animo.
Ma è nel 1959 che Sordi interpreta uno dei suoi ruoli più importanti. Sotto la regia di Mario Monicelli ed insieme a Vittorio Gassman l’attore partecipa ad uno dei migliori film della commedia all’italiana, “La grande guerra”, vincitore del Leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia ex aequo con “Il generale Della Rovere” di Roberto Rossellini. La pellicola narra la storia di due uomini che si trovano a dover combattere al fronte durante la Prima Guerra Mondiale. Faranno di tutto per cercare di evitare di trovarsi in situazioni di pericolo, ma alla fine si comporteranno da eroi.
Nel 1960 Sordi interpreta un altro bel ruolo in “Tutti a casa” di Luigi Comencini, con il quale vince un David di Donatello. Qui l’attore è un sottotenente del Regio Esercito Italiano che, durante la Seconda Guerra Mondiale, si trova nel mezzo del caos dopo la proclamazione dell’armistizio ed il conseguente cambio di alleati e di nemici da combattere. In questa pellicola recita anche Eduardo De Filippo, che interpreta il ruolo del padre del protagonista.
Nello stesso anno Sordi recita di nuovo insieme a Vittorio De Sica nel film “Il vigile” di Luigi Zampa. E’ una divertente commedia di costume nella quale l’attore è un veterano della Seconda Guerra Mondiale che riesce a farsi assumere dal Comune come vigile. Avrà un dissidio con il Sindaco, il quale pagherà però le conseguenze del proprio comportamento. Da segnalare la presenza della grande attrice Marisa Merlini e di Mario Riva, qui alla sua ultima interpretazione prima della morte.
Nel 1961 Alberto Sordi torna ad interpretare un ruolo di spessore in “Una vita difficile” di Dino Risi. In questa pellicola è un uomo di sinistra che ha combattuto con i partigiani e, dopo la fine della guerra, diventa giornalista di un quotidiano comunista. Cercherà sempre di tenere fede ai suoi ideali di sinistra, non senza diverse difficoltà. Questo bel film di Risi, nel quale recita anche la splendida Lea Massari, attraversa un periodo della vita italiana che va dal 1944 all’inizio degli anni ’60 e del boom economico.
Negli anni ’60, dopo aver esordito alla regia ed interpretato diverse commedie, Sordi recita in quattro bei film. Il primo è “Il medico della mutua” (1968) di Luigi Zampa, nel quale l’attore interpreta un medico arrivista che cerca di accaparrarsi con ogni mezzo quanti più pazienti della mutua possibili, anche a discapito dei propri colleghi. La pellicola è gustosissima e molto divertente. Il secondo film, sempre del 1968, è “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” di Ettore Scola. Qui Sordi recita insieme al bravissimo attore francese Bernand Blier e a Nino Manfredi. E’ la storia di un ricco editore che parte alla volta dell’Angola per cercare il cognato scomparso da più di tre anni. Il film è molto gradevole e ben recitato. Nel 1969 arriva un film diretto oltre che interpretato da Sordi, “Amore mio aiutami”, nel quale una moglie, interpretata dalla grande Monica Vitti, confessa al marito, con il quale è sposata da dieci anni, di essersi innamorata di un altro uomo. L’uomo si mostra comprensivo ma deciso ad impedire che la moglie lo lasci. Fino ad un amaro epilogo. Sempre del 1969 è “Nell’anno del Signore” di Luigi Magni, un bellissimo film corale nel quale Sordi recita insieme a Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Enrico Maria Salerno e Robert Hossein (attore all’epoca conosciutissimo per aver recitato nei film della serie Angelica, tratti da famosissimi romanzi francesi). Ambientato nell’epoca della Roma papalina, il film narra di una vicenda realmente accaduta, l’esecuzione capitale di due carbonari, Targhini e Montanari, una targa a memoria dei quali si trova ancor oggi a Piazza del Popolo a Roma, dove i due vennero giustiziati. Qui Sordi interpreta un frate che cerca in tutti i modi di dare i sacramenti ai due prima della loro morte, impedito in ciò dal terribile cardinale Rivarola (Ugo Tognazzi).
E’ negli anni ’70 però che arrivano i film più belli di Sordi. Nel 1971, in “Detenuto in attesa di giudizio” di Nanni Loy, interpreta un geometra italiano trasferitosi in Svezia che porta la famiglia in Italia ma viene arrestato al confine. Inizierà per lui un calvario all’interno delle carceri italiane. Ispirato da un libro che Lelio Luttazzi scrisse mentre era in carcere per un errore giudiziario, il film è intenso e drammatico così come l’interpretazione di Sordi, che descrive con misura il dramma di un uomo che si trova scaraventato in un’odissea allucinante. Nel 1973 Sordi torna ad interpretare un ruolo drammatico nel film “Anastasia mio fratello” di Stefano Vanzina. Qui è un prete che si reca a New York per conoscere il fratello, che scoprirà poi essere un boss mafioso. Anche qui l’attore veste i panni di una persona ingenua che si trova a vivere una situazione altamente drammatica.
Nel 1973 Sordi torna dietro la macchina da presa per dirigere “Polvere di stelle”, un film interpretato da lui stesso e da Monica Vitti. La pellicola è ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, ed è un omaggio al mondo dell’avanspettacolo, oltre che una ricostruzione di quel tragico periodo. L’anno successivo l’attore romano dirige se stesso nel film “Finché c’è guerra c’è speranza”, l’amara vicenda di un uomo che, per soddisfare la famiglia che vuole un alto tenore di vita, fa soldi vendendo armi a paesi in guerra. Riuscirà a far vivere nell’agio la propria famiglia, ma verrà additato come mostro. La pellicola è anche una riflessione su chi volta la testa per non guardare la verità più mostruosa pur di vivere nel lusso.
In quegli anni Sordi, al pari dei suoi colleghi, interpreta molti film ad episodi, il più bello dei quali è nel film “Dove vai in vacanza?”, nel quale critica con la sua consueta ironia il mondo degli snob borghesi. Ma è nel 1977 che l’attore interpreta uno dei suoi ruoli più belli nel film “Un borghese piccolo piccolo” di Mario Monicelli. Questa pellicola ha ancora i tratti della commedia all’italiana per tutta la prima parte, ma ha una svolta drammatica che, in fondo, segna proprio la fine della commedia all’italiana. Qui Sordi interpreta un impiegato ministeriale che una mattina, in una scena fortemente drammatica, vede uccidere il figlio sotto i propri occhi. Da qui inizierà la ricerca di vendetta. E’ una delle interpretazioni più intense dell’attore, che si lascia guidare da Monicelli in una storia dalle tinte fosche.
Nel 1978 Sordi torna ad interpretare un ruolo drammatico in “Il testimone”, film francese di Jean-Pierre Mocky, nel quale recita insieme a Philippe Noiret. La pellicola è tratta da un libro giallo, nel quale un pittore viene accusato ingiustamente di aver ucciso una bambina. La verità non verrà mai a galla perché, nel frattempo, il vero colpevole muore. Anche qui Sordi dà prova delle sue capacità di attore drammatico.
Nel 1981 l’attore torna ad essere diretto da Mario Monicelli ne “Il marchese del Grillo”, una divertente commedia nella quale veste i panni di un marchese che si diverte a burlarsi del prossimo. L’anno successivo Sordi torna a dirigere se stesso e Monica Vitti in “Io so che tu sai che io so”, una pellicola divertente ma che, ancora una volta, ha una svolta drammatica. Qui è un impiegato di banca che conduce una vita molto tranquilla ma, ad un certo punto, viene a scoprire delle verità sulla sua famiglia che sconvolgono la sua vita. E’ un’amara riflessione sui segreti che si possono nascondere tra le mura familiari.
Gli anni ’80 segnano una svolta. La commedia all’italiana è ormai defunta, i suoi interpreti stanno invecchiando e alla ribalta si fanno largo nuovi attori. E così per Alberto Sordi, al pari dei suoi colleghi, le occasioni diventano sempre minori. Certo, continuano a fare film, ma la società è cambiata e il loro cinema non è più quello che attirava milioni di italiani nelle sale cinematografiche, che nel frattempo sono state sostituite dai multisala. E mancano le storie, quelle storie che raccontavano l’Italia e gli italiani. C’è voglia di un cinema diverso. E così scompare pian piano una generazione di attori, registi e sceneggiatori che ci avevano regalato grandi film. Rimane per fortuna la pellicola, quella nella quale sono stati impressi quei magici momenti.
