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” ARRIVARE PRIMA ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  E’ possibile arrivare prima . E possibile riuscire a fare prima quello che inevitabilmente si dice dopo che si sarebbe dovuto fare. Ovvero si dice sempre dopo l’accaduto quello che si sarebbe potuto fare nei casi di cronaca che leggiamo sui giornali siano essi femmincidi, tragedie personali, casi di bullismo , reazioni violente, stupri, azioni criminali che producono vittime innocenti o vittime per il dovere a cui sono chiamati ad adempiere . E’ possbile arrivare prima?

Il fatto. Sono morti il brigadiere capo qualifica scelta Valerio Daprà, 56 anni, il carabiniere scelto Davide Bernardello, 36 anni, e il luogotenente Marco Piffari, 56 anni. Altri 13 gli uomini dell’Arma rimasti feriti, su un totale di 25, nessuno in pericolo di vita, conteggiati dall’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona (compresi anche tre poliziotti e un vigile del fuoco) .

“Non abbiamo così tante perdite dalla strage del Pilastro e da Nassiriya”, sottolinea il comandante generale dell’Arma Salvatore Luongo, arrivato a Verona per incontrare i feriti .

È l’epilogo di una storia di disagio, solitudine, forse problemi di sanità mentale. Una storia che interessa due fratelli e una sorella e una piccola comunità che non sono riusciti mai ad incontrasi e a parlarsi . I fratelli Ramponi e la comunità di Castel d’Azzano in provincia di Verona.

I tre fratelli Franco , Dino e Maria Luisa si erano ritrovati ormai “spodestati” nel vero senso della parola . A cauda di debiti ipotecari e prunce giudiziarie erano rimasti ancora per poco nella cascina del podere i cui terreni erano stati messi all’asta e avrebbero dovuto cedere anche quella cascina. Erano ridotti come agricoltori a vivere in condizioni di disagio subumano senza servizi nell’abitazione con qualche mucca che pascolavano sull’unico terreno rimasto loro: Almeno questo raccontano i giornali locali .

Secondo Il Post che assume appunto le notizie dai giornali locali :”I giornali locali scrivono che i problemi erano cominciati nel 2012, quando uno dei fratelli aveva provocato un incidente in cui era morto un uomo di 37 anni: il 37enne si era scontrato a bordo della sua auto con il trattore dei Ramponi, che uno dei fratelli stava guidando con i fari spenti. Erano stati condannati a pagare un risarcimento di decine di migliaia di euro (non è chiaro a quanto ammontasse la somma). Avevano quindi venduto una parte dei campi e chiesto un prestito a una banca, che non avevano mai restituito. “

Avevano continuato a vivere in quella casa dove erano nati conducendo un braccio di ferro appunto sulla cessione di quella casa dopo aver perso tutto . Tra l’altro contestavano che il mutuo fosse stato siglato da una firma che non era la loro . Vivenao isolati e qualcuno afferma che non avevano chiesto e voluto aiuto da nessuno. Un isolamento che sembra durasse da sempre.

C’erano quindi stati tre episodi in cui si erano opposti allo sgombero: a settembre del 2021 uno dei fratelli era salito sul tetto del tribunale di Verona minacciando di uccidersi; a ottobre del 2024 erano saliti sul tetto della casa e un mese dopo avevano aperto le bombole di gas. Lo aveva raccontato la stessa Maria Luisa Ramponi in un video girato dal fotografo Angelo Sartori a novembre del 2024 e pubblicato dal Corriere della Sera. Nel video Ramponi dice che da anni lottano «per avere giustizia» e accusa avvocati e giudici: «Ci hanno portato via tutta l’azienda agricola, i terreni, e adesso la casa (…) Non ci è rimasto più nulla, continuiamo a subire e a subire».

E’ stato nominato un custode giudiziario e si sono susseguite una serie di aste, a seguito delle quali gli immobili e i terreni sarebbero stati deprezzati e praticamente svenduti.

Lo sfratto era stato fissato di nuovo per l’11 ottobre 2025 e il prossimo 25 ottobre la casa, valutata circa 140mila euro, avrebbe dovuto essere messa all’asta. L’indagine della procura sarebbe stata aperta dopo che il curatore fallimentare aveva raccontato di essere stato minacciato dai fratelli Ramponi. (1)

Il sopralluogo durante il quale è avvenuto l’episodio mortale era stato ordinato per accertare l’esistenza di bombole di gas nella cascina e sequestarle in quanto di recente le immagini dei droni avevano catturato alcune molotov sul tetto dell’abitazione. Da lì la decisione di procedere con una perquisizione alla ricerca di armi ed esplosivi. Ma mentre i carabinieri si stavano approcciando al primo piano, è stata innescata l’esplosione.

Ho raccontato questo fatto prendendo le informazioni dalla cronaca dei quotidiani perchè sembra emblematico per riflettere su un problema importante proprio in quanto punta di un iceberg che ci induce a chiederci : è possibile arrivare prima .

I giornali e la politica si occupano di alcune opinioni della Salis su questi fatti ma la polemica interessa questa riflessione solo in parte .

Come i fratelli Ramponi la tragedia della perdita della casa è comune a decine di altre persone che appunto rispondono in modo diverso :

8 ottobre 2025, Sesto San Giovanni (Milano): settantunenne si lancia dal sesto piano mentre l’ufficiale giudiziario notifica lo sfratto; lascia biglietto (“Non ce la faccio più”).

15 maggio 2019, Torino (Palazzo di Città): Dipendente comunale sessantatreenne si uccide nella sede municipale; aveva subito uno sfratto esecutivo.

16 luglio 2015, Genova (Sestri Ponente): Si getta dalla finestra “a causa dello sfratto”.

19 dicembre 2013, Torino (quartiere Parella): cinquantenne si impicca al balcone; in tasca l’ingiunzione di sfratto da eseguire entro trenta giorni.

Quello che interessa maggiormente è in generale la capacità e la possibilità di arrivare prima in casi come questi ma anche in altri casi .

Come per esempio i femminicidi, i suicidi di adolescenti per bullismo , la dipendenza da sostanze e alcool, l’abbandono degli anziani nelle strutture di assistenza pubblica, la povertà materiale e la povertà educativa

Cominciamo proprio dal fatto che a lungo ho ricordato nelle righe precedenti . I giornali lo ricostruiscono come una vicenda di debiti, mutui, pignoramenti, battaglie legali, accuse incrociate, ignoranza e impotenza. Una vicenda che sembra molto più complessa di quello che si dice . Cause che nel racconto vengono compresse perchè il punto è un altro. Dalle cronache sembra apparire che i fratelli Ramponi sono “brutti, sporchi, cattivi “ a cui la Procura contesta ora il reato di strage, Quindi cattivi, cattivissimi. Dalla cronaca si può ipotizzare un contenzioso bancario. Il resto non si sa. Quello che appare però è il contesto di povertà, degrado, ignoranza, solitudine. In questo contesto che cosa è stato fatto per evitare che accadesse quello che è accaduto . Non si sa. Dalle cronache non si sa molto di più di quello che ho riferito. Per cui vengono spontanee e legittime alcune domande Chi ha voluto quello sfratto. Le proprietà dei fratelli Ramponi dove sono finite. Qualche cronaca racconta che Sindaco e Prefetto abbiano proposto una abitazione alternativa ; qualcuno dice che non si sono voluti far aiutare. E’ la stessa cosa di quando si dice per alcuni altri eventi e accadimenti : se lo sono andato a cercare.

Domande che ne propongono una riassuntiva e definitiva però :dunque si poteva arrivare prima. La domanda rimane senza risposta. Si sarebbe potuto andare incontro al dramma che stavano vivendo?

Ci fossimo accorti – e l’Italia ha tutti gli strumenti per poterlo fare – ci fossimo accorti, dicevo, che, isolati, senza luce e senza riscaldamenti, con quei cappucci calati in testa, forse alimentandosi poco e male, e con il terrore di perdere la loro unica certezza, presto si sarebbero avviati verso la follia. La solidarietà non deve essere una parola vuota. E nemmeno deve valere solo per gli individui. Occorre dotare le istituzioni, le banche, gli uffici pubblici, gli ospedali, la politica, di un volto umano.

Ma perchè non ci accorgiamo di condizioni che portano immancabilmente alla follia e alla violenza su se stessi e sugli altri. Una violenza ingiustificabile sempre e comunque ma spesso l’unica soluzione di certe situazioni. E perchè facciamo finta di non accorgerci di certe piaghe come per esempio le piazze dello spaccio. Piazze denunciate per giorni settimane e mesi dai residenti. iI molti casi denunce inascoltate .

La Relazione Annuale 2025 della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA) offre una fotografia dettagliata di come, nel 2024, il nostro Paese sia stato al tempo stesso piazza di consumo, terra di transito e laboratorio di nuove minacce. Il narcotraffico si concentra ancora al Sud, dove si concentra quasi la metà dei sequestri complessivi: 48,4% tra Mezzogiorno e isole, contro il 31,7% del Nord e il 19,9% del Centro. Ma le grandi città del Centro-Nord, Roma e Milano su tutte, restano terminali privilegiati dello spaccio, con mercati sempre più diversificati e multietnici.

Secondo il comunicato stampa della Direzione Centrale Servizi antidroga : “ i dati dell’attività condotta nel 2024 dalle Forze di polizia italiane nel contrasto ai reati in tema di sostanze stupefacenti e psicotrope sul territorio nazionale: circa 21.300 operazioni antidroga, alcune delle quali con proiezione estera; quasi 28.000 persone segnalate all’Autorità giudiziaria, di cui oltre il 60% di nazionalità italiana, in prevalenza per delitti di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope; sequestri per circa 59.000 kg di stupefacenti e oltre 124.000 fra dosi e compresse di droghe sintetiche. L’analisi statistica si sviluppa anche a livello regionale e di città metropolitane.” (2)

Secondo le analisi delle acque reflue urbane, la cocaina è la seconda sostanza psicoattiva illegale più consumata in Italia, con una stima media di circa 11 dosi al giorno ogni 1.000 abitanti, valore in leggero aumento rispetto al periodo 2020-2022. La diffusa disponibilità della cocaina ha inoltre impatti sempre più evidenti sulla salute pubblica. Nel 2024, questa sostanza è stata la causa principale per il 38% dei nuovi accessi nei servizi per le dipendenze. Considerando anche

i casi di consumo primario di crack, la percentuale sale al 44%, in netto aumento rispetto al 31% rilevato nel 2015. La cocaina, precedendo anche alcol e tabacco, è la sostanza più frequentemente associata al policonsumo, coinvolgendo un terzo dei pazienti trattati nei SerD, nelle strutture riabilitative e tra i detenuti tossicodipendenti(3)

Piazze dello spaccio che alimentano criminalità, violenza, condizioni di vita inaccettabili per i residenti di quei quartieri. Con fatti a volte eclatanti che interessando le cronache richiamano l’attenzione sempre troppo tardi . Mai riusciamo ad arrivare prima che accadano certi fatti.

E dalla piazza dello spaccio alle violenze dei femminicidi , come ampiezza del fenomeno il passo e breve. E la domanda è sempre la stessa . Perchè non si riesce ad arrivare mai prima che le donne muoiano ? Perchè forse non si riesce a dare corpo ed efficace ad un intervento precoce e a valutare correttamente il rischio, l’accesso a un sostegno e a una protezione incentrati sulle sopravvissute, nonché servizi di polizia e di giustizia che rispondano alle esigenze di genere che sono fondamentali per porre fine alle uccisioni di donne e ragazze legate al genere.

Conseguenze terribili quelle della violenza di genere che porta quindi ai femminicidi. Come terribili sonole condizioni di vita di chi è sottoposto per esempio a bullismo, nella scuola e che non riuscendo a reagire e a sopportare ill peso di tale situazione decide di morire.E anche qui si arriva tardi .

Anche in questo caso arriviamo tardi perchè trattiamo il bullismo come un problema marginale Occorre realizzare in ogni scuola “un presidio psicologico fisso” dove i ragazzi possano sentirsi al sicuro e trovare uno spazio in cui essere ascoltati, senza paura di essere giudicati . L’urgenza è data proprio dai fatti Per esempio i genitori di i Paolo Mendico, 14enne suicida a causa del bullismo, denunciano difficoltà nei contatti con la dirigenza scolastica. Raccontano di non aver mai incontrato la preside, presente solo a Fondi, e di aver sempre parlato con la vice preside dell’istituto di Santi Cosma e Damiano. La vicenda riapre il dibattito sull’importanza della comunicazione tra famiglie e scuola e sulle misure di prevenzione contro il bullismo negli istituti.

Solo qualche esempio dunque per dire in definitiva che occorre maggiore attenzione a questi fenemoni ma soprattutto occorre attenzione a quello che genera tali fenomeni tra cui la mancanza di una educazione sentimentale, la povertà materiale ma anche quella educativa, e altre cause .

Per mettere anche l’accento su una delle cause più importanti, che sembra essere in questo momento, per le condizioni del nostro paese, senza rimedio , anche se in alcuni fenomeni è abbastanza relativa come la povertà materiale assoluta che interessa oltre 5,7 milioni di persone, quasi un decimo della popolazione italiana.Una povertà che però dobbiamo anche declinare al plurale perchè non c’è solo quella materiale bensì educativa, relazionale, culturale. Povertà che irrompono sulla scena sociale italiana in maniera sempre più evi dente, travolgendo certezze e aprendo a nuovi interrogativi. Non si tratta solo di marginalità economica, ma di una complessa rete di fragilità che coinvolge le famiglie, imprigionandole in una spirale di solitudine, disagio abitativo, precarietà lavorativa e povertà educativa.Fenomeni sui cui effetti dunque non riusciamo mai ad “ arrivare prima”.

(1) https://www.ilpost.it/2025/10/15/indagini-esplosione-castel-azzano-carabinieri-morti-verona/

(2)https://antidroga.interno.gov.it/wp-content/uploads/2025/10/Comunicato-Stampa.pdf

(3)https://www.politicheantidroga.gov.it/media/v5dlr0fu/relazione-al-parlamento-2025.pdf

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