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” PENSARE IL SILENZIO E’ AMARE LA PAROLA ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Duccio Demetrio e’ il fondatore del Gruppo di ricerca in metodologie autobiografiche, della Libera Università dell’Autobiografia, con Saverio Tutino, nonché dell’Accademia del Silenzio insieme a Nicoletta Polla Mattiot – entrambe site ad Anghiari (Arezzo) – è stato a lungo professore ordinario di Filosofia dell’educazione e di Teorie e Pratiche della narrazione presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Si occupa di pedagogia sociale, educazione permanente, educazione interculturale ed epistemologia della conoscenza in età adulta. Dirige la rivista «Adultità» (Guerini Edizioni). (1)

Quello che però interessa questa riflessione è questa sua Accademia del Silenzio . Anzi proprio il silenzio. Il termine”Accademia” si riferisce proprio e quindi deriva dall’Accademia fondata da Platone ad Atene, una scuola e una comunità di studi filosofici. Quindi il silenzio come filosofia.

Il silenzio, visto come filosofia di vita, non è l’assenza di suono ma uno spazio interiore per la riflessione, la crescita personale e l’incontro con sé stessi e gli altri. Certo però quando parliamo di silenzio dobbiamo fare attenzione a non cadere nella trappola del rovescio della medaglia. Spesso il silenzio è punizione di sè; è rinuncia alle relazioni con gli altri . Heidegger parla del silenzio anzi lo ritiene come la genesi della stessa parola ovvero accoglienza dell’alterità. Mentre per Socrate il silenzio è significativo. Esprime sempre qualcosa anche se non con il mezzo più convenzionale che conosciamo ,la parola.

C’è poi anche una teoria definitia “spirale del silenzio “ che fu ideata dalla fondatrice dell’Istituto di Demoscopia di Allensbach di Magonza , Elisabeth Noelle Neumann che ipotizzava , siamo negli anni Settanta del Novecento, il potere marcatamente persuasivo dei mass media. Ovvero quel potere persuasivo che riduce al silenzio le minoranze i i dissenzienti .

Interessante a questo proposito poi l’opera teatrale di Brecht “Il consenziente e il dissenziente “, un dramma didattico di Bertolt Brecht del 1930, ispirato a un dramma giapponese di Zenchiku. “L’opera è concepita come un esperimento di teatro epico per insegnare al pubblico a essere più critico e a non accettare passivamente le ingiustizie, ma a interrogarsi e a trovare le ragioni per un agire giusto “.

Tutto questo lungo preambolo proprio per dire che in questo nostro mondo la scelta del silenzio è sempre più rara e molte sono le occasioni perdute per rimanere in silenzio . Pensare il silenzio è amare la parola .

Nei social che sono il nostro tormento ma anche la nostra delizia quotidiana. Sui social non si può rimanere in silenzio secondo una deformazione corrente perchè in questa dimensione si attua una sovraccarico di idee e nasce la paura di perdersi qualcosa. Una condizione che porta però a conseguenze a volte estreme . Per esempio “Torino, ragazzina di 14 anni si suicida: era stata insultata sul web”. La Repubblica on lime scrive “ Dai profili su social network della ragazza, e in particolare su ask.fm, emerge che negli ultimi tre mesi la ragazzina aveva ricevuto parecchi insulti per il suo aspetto fisico (“sei brutta, sei un cesso, fai schifo, nasconditi” e simili) oltre ad altri epiteti che la indicavano come una ragazza “facile”. Lei soffriva in particolar modo gli insulti sul suo aspetto perché lei per prima si sentiva piccola per la sua età, gracile e mingherlina. “ Insulti che diventano anche illeciti che possono configurarsi come diffamazione e ingiuria.

A questo proposito,proprio a proposito delle caratteristiche del nostro corpo, le nostre sembianze che spesso ci inducono ad una psicologia di depressione quando vengono sottolineate anche se in modo non brutale come avviene sui social , dagli altri , è interessante ricordare le battaglie aperte per difendere proprio queste caratteristiche individuali che appartengono alla persona e sono sacre. Quindi una battaglia che vuole contrastare ogni insulto per l’aspetto fisico.

Oppure il suicidio di una ristoratrice che avendo risposto alle lagnaze di un cliente che si lamentava per aver cenato vicino ad altri clienti omosessuali si era vista aggredire sui social e non ce l’aveva fatta a resistere.

Ci sono d’altra parte anche obblighi al silenzio come per esempio nelle regole monastiche o in democrazia nel lasso di tempo che intercorre tra la chiusura della campagna elettorale e l’apertura dei seggi .

Poi ci sono anche le occasioni perdute per rimanere in silenzio in politica. Che non vuol dire assenza di discussione che diventa poi la morte di ogni democrazia : un silenzio dannoso per la vita dei cittadini ma vuol dire sostanzialmente la scelta di non parlare a vanvera o di non parlare affrettatamente .

Ce lo ricorda Trilussa che in questa poesia va oltre il parlare a vanvera ma questo è un altro discorso :

Una Gallina disse ar Pappagallo:
— Tu forse parlerai senza rifrette,
ma oggiggiorno la bestia che sa mette
quattro parole assieme sta a cavallo;
t’abbasta d’aprì bocca e daje fiato
pe’ mette sottosopra er vicinato.
Io, invece, che je caccio un ovo ar giorno
e Dio sa co’ che sforzo personale,
io che tengo de dietro un capitale
nun ciò nessuno che me venga intorno,
nessuno che m’apprezza e che me loda
la mercanzia che m’esce da la coda!
Fra poco, già lo sento, farò un ovo:
ma visto che ‘sto popolo de matti
preferisce le chiacchiere a li fatti,
je lo vojo scoccià mentre lo covo…
Anzi, pe’ fa’ le cose co’ giudizzio,
lo tengo in corpo e chiudo l’esercizzio!

E qui torno all’idea di Heidegger che appunto affermava che il silenzio è la genesi della parola stessa.Ovvero quando le parole scaturiscono dal rumore, anziché dal silenzio, pedono di significato .Etica, democrazia, giustizia,speranza, fraternità, legalità. E l’elenco potrebbe continuare sono parole antiche che la politica ha imparato a manipolare, riciclare , svuotare del loro autentico significato e riempire di tutt’altro significato . Queste parole vengono da un silenzio altrettanto antico.

Del resto Gianfranco Pasquino ci aiuta con il suo “Parole della politica”,edito da il Mulino, a fare esercizio di chiarificazione e di critica. Un tentativo da parte dell’autore «necessario, meritorio, civile», per tentare di restituire senso e rigore a termini troppo spesso maneggiati con «disinvoltura pari all’approssimazione» da politici, giornalisti, giuristi e commentatori improvvisati.

Ma quando parlo del silenzio che i politici non sanno osservare in alcune occasioni mi riferisco alle citazioni che stanno bene su tutto .Per esempio politica e bugie , quelle contro Saddam,quelle sbagliate fornite per esempio a Tony Balir dalla sua intelligence tanto che lo stesso Blair in seguito ebbe a dichiarare : “ Posso dire che mi scuso per l’aver ricevuto delle informazioni sbagliate dall’intelligence, anche se Saddam usava armi chimiche di massa contro la sua popolazione”. Oppure all’inchiesta commissionata negli Stati Uniti d’America da Mac Namara sulla guerra nel Vitnam per domostrare che quella guerra fu una guerra utile che nonostante la sconfitta, l’America restava una grande potenza ,. Un’inchiesta che produsse quarantasette volumi che furono poi analizzati da . Hanna Arendt nota col nome Pentagon Papers..

False informazioni tra governi, allarmismo, miti nazionalisti, insabbiamenti strategici e ignobili: sono, queste, solo alcune delle tipologie di bugie utilizzate dai capi di Stato in politica estera a cui John Mearsheimer sottopone la sua attenta analisi in Verità e bugie nella politica internazionale (LUISS University Press, Roma 2018, pp. 192, € 14).

Certo di fronte al linguaggio pulcinellesco ambiguo e incoerente, menzognero e paradossale, poco conta l’invocazione al silenzio perchè soprattutto nulla si può o per lo meno poco si può contro le potenzialità della parola per muoversi convenientemente sulla scena del teatro politico, adattando la propria maschera alle aspettative degli elettori.

E’ quello che accade quando non si ha una visione strategica per la risoluzione dei problemi ,un peccato che alcuni governanti anche italiano hanno commesso e commettono . Ricordando qui uno storico esempio : la condizione di un’America degli anni Sessanta del Novecento che la “visione” dei Kennedy ,che per questo hanno pagato con la vita, riuscì a cambiare con una netta inversione rispetto alle presidenze che precedono quella di Jhonn Kennedy , del democratico Truman e del repubblicano Eisenhower. Una visione dell’America che è racchiusa nel suo slogan ” Muova Frontiera ” (New Frontier), che rappresentava un’ideale di progresso, progresso scientifico e spaziale, e superamento delle ingiustizie sociali, come il razzismo.

Il silenzio, l’esperienza del silenzio, l’utilità del silenzio, la dimensione del silenzio.

Scrive Eugenio Borgna : “Il silenzio lascia intravedere in sé ombre di mistero e di oscurità, di fascinazione e di speranza; e, del resto, le parole nascono dal silenzio e muoiono nel silenzio in una circolarità senza fine. Sono molti i modi con cui il silenzio e la parola sono intrecciati: c’è il silenzio che rende palpitante e viva la parola dilatandone l’emozione semantica; c’è il silenzio che si sostituisce alla parola nel dire il dolore e l’angoscia; c’è il silenzio che si nutre di attese e di speranze. Ogni silenzio ha un suo proprio linguaggio che in psichiatria, e non solo nella vita di ogni giorno, non può non essere analizzato e decifrato. Quante volte in un incontro terapeutico una paziente, o un paziente, rimane pietrificato nel silenzio che è necessario cogliere nei suoi significati e nei suoi orizzonti di senso, senza interromperlo con parole leggere e indiscrete che possano renderlo irrevocabile. Come è importante allora distinguere il silenzio che nasce dal desiderio di solitudine, dal silenzio che nasce invece da una profonda depressione, nella quale gli orizzonti della vita si oscurano risucchiati dal richiamo della morte volontaria. Come è importante ancora distinguere il silenzio, che emerge in una paziente, o in un paziente, a causa della nostra incapacità di ascoltare e di creare una relazione significativa, dal silenzio che ha in sé una scintilla, o almeno una goccia di speranza che oltrepassi la tristezza e la malinconia, la nostalgia e la disperazione. Solo le parole scandite dal silenzio possono salvare un’esistenza alla deriva, e non c’è psichiatria che possa fare a meno del linguaggio della parola e del linguaggio del silenzio, associandoli e distinguendoli nella loro funzione ermeneutica. […]

Una rigflessione contenuta nel testo “ Il patire dell’essere “ ,un testo di Borgna che insieme agli scritti di Annarosa Buttarelli, Alessandra Cislaghi, Piermario Ferrari, Fabrizio Filiberti e Silvano Zucal sono il contenuto del volume : “ Il silenzio” edito da Interlinea. . Un libro che parla di un tema di cui si legge nel sito dell’ editore : “ Il tema del silenzio smuove molte sensibilità contemporanee, ma più nella direzione dello stare in silenzio che in quella di essere nel silenzio, quella che qui, appunto, si vuole indagare. L’esperienza del silenzio, infatti, si dà già nella nostra vita: attraversa i momenti decisivi dell’origine, delle situazioni emblematiche nelle quali siamo chiamati a decidere, a esprimerci, a riconoscere le dimensioni più profonde del nostro quotidiano. Il libro invita a pensare il silenzio e a riconoscere le circostanze in cui esso si dona. non ultima la traccia di un silenzio da cui e nel quale parla la gloria divina che unisce origine, giorni della storia e destinazione ultima del nostro vivere. “

Pensare il silenzio e a riconoscere le circostanze in cui esso si dona è un impegno a cui tutti siamo chiamati perchè le parole “stancano” e non riescono ad esprimere nulla se non sono fatte anche di silenzio . Un impegno dunque anche contro il nulla che ogni giorno ci viene incontro attraverso le esperienze chiassose che il mondo di oggi ci riserva con i social, la politica urlata, le difficoltà di relazioni, lo spaesamento e l’anomia ,mali essenziali del vivere moderno , del vivere senza saper vivere.

(1)Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo: Tornare a crescere. L’età adulta tra persistenze e cambiamenti, Guerini e Associati 1998; Pedagogia della memoria. Per se stessi, con gli altri, Meltemi 1998; Elogio dell’immaturità. Poetica dell’età irraggiungibile, Raffaello Cortina 1998; Il gioco della vita. Kit autobiografico. Trenta proposte per il piacere di raccontarsi, Guerini e Associati 1999; Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, Raffaello Cortina 1999; Di che giardino sei? Conoscersi attraverso un simbolo, Meltemi 2000; Album di famiglia. Scrivere i ricordi di casa, Meltemi 2002; Ricordare a scuola. Fare memoria e didattica autobiografica, Laterza 2003; Manuale di educazione degli adulti, Laterza 2003; L’età adulta. Teorie dell’identità e pedagogie dello sviluppo, Carocci 2003; Autoanalisi per non pazienti. Inquietudine e scrittura di sé, Cortina Raffaello 2003; In età adulta. Le mutevoli fisionomie, Guerini e Associati 2005; Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea, Raffaello Cortina 2005; La vita schiva. Il sentimento e le virtù della timidezza, Raffaello Cortina 2007; La scrittura clinica. Consulenza autobiografica e fragilità esistenziali, Raffaello Cortina 2008; L’educazione non è finita. Idee per difenderla, Raffaello Cortina 2009; Ascetismo metropolitano. L’inquieta religiosità dei non credenti, Ponte alle Grazie 2009; L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini, Raffaello Cortina 2010; Scrivere la vita: una filosofia dell’esistenza, in Felicità, a cura di F. Nodari, Massetti Rodella Editori 2011, pp. 71-96; Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione, Raffaello Cortina 2011; Educare è narrare. Le teorie, le pratiche, la cura, Mimesis 2012; Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia (con P. Sequeri), Lindau 2012; I sensi del silenzio. Quando la scrittura si fa dimora, Mimesis 2012; Senza figli. Una condizione umana (con F. Rigotti), Raffaello Cortina 2012; La religiosità della terra. Una fede civile per la cura del mondo, Raffaello Cortina 2013; Silenzio, EMP 2014; Green autobiography. La natura è un racconto interiore, Booksalad 2015; Ingratitudine. La memoria breve della riconoscenza, Raffaello Cortina 2016; Scrivi, frate Francesco. Una guida per narrare di sé, Ed. Messaggero 2017; La vita si cerca dentro di sé. Lessico autobiografico, Mimesis 2017; Terra, ed. Dialogos 2018; Foliage. Vagabondare in autunno, Raffaello Cortina 2018; Terra. Parole per capire, ascoltare, capirsi, In Dialogo 2018; All’antica. Una maniera di esistere, Raffaello Cortina 2021.

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