” VIVERE CINQUEMILA ANNI ” DI VALTER MARCONE
Redazione- “Tra il 1964 e il 1965, a 28 anni, sono stato professore di Letteratura a Santa Fe presso una scuola di gesuiti. Insegnavo agli ultimi due anni del Liceo e dovevo fare in modo che i miei alunni studiassero El Cid. Ma ai ragazzi non piaceva. Chiedevano di leggere García Lorca. Allora ho deciso che avrebbero studiato El Cida casa, e durante le lezioni io avrei trattato gli autori che piacevano di più ai ragazzi. Ovviamente loro volevano leggere le opere letterarie contemporanee. Ma, leggendo queste cose che li attiravano sul momento, prendevano gusto più in generale alla letteratura, alla poesia, e poi passavano ad altri autori. Alla fine, il cuore cerca di più, ed ognuno trova la sua strada nella letteratura. Io, ad esempio, amo gli artisti tragici, perché tutti potremmo sentire le loro opere come nostre, come espressione dei nostri propri drammi. Piangendo per la sorte dei personaggi, piangiamo in fondo per noi stessi ed i nostri vuoti, le nostre mancanze, la nostra solitudine. Naturalmente, non vi sto chiedendo di fare le stesse letture che ho fatto io. Ognuno troverà quei libri che parleranno alla propria vita e che diventeranno dei veri compagni di viaggio. Non c’è niente di più controproducente che leggere qualcosa per obbligo, facendo uno sforzo considerevole solo perché altri hanno detto che è essenziale. No, dobbiamo selezionare le nostre letture con apertura, sorpresa, flessibilità, lasciandoci consigliare, ma anche con sincerità, cercando di trovare ciò di cui abbiamo bisogno in ogni momento della nostra vita”.
Lo scriveva Papa Francesco in una lettera indirizzata ai candidati al sacerdozio, agli operatori pastorali e a tutti i cristiani, Papa Francesco evidenziava il “valore della lettura di romanzi e poesie nel cammino di maturazione personale”.
Le parole del pontefice rappresentano per Antonio Spadaro che scriveva su Repubblica “… una decisione forte, inedita per un pontefice, che riconosce nella pagina letteraria l’apertura di uno spazio interiore di libertà che permette di non chiuderci dentro ‘poche idee ossessive che ci intrappolano in maniera inesorabile’. Uno spazio che si apre perfino ‘quando neanche nella preghiera riusciamo a trovare ancora la quiete dell’anima’…”.
Nel corso della lettera il Pontefice cita il grande scrittore argentino Jorge Luis Borge che diceva ai suoi studenti: “la cosa più importante è leggere, entrare in contatto diretto con la letteratura, immergersi nel testo vivo che ci sta davanti, più che fissarsi sulle idee e i commenti critici“.
“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro“. Lo affermava invece Umberto Eco .
Perché abbiamo bisogno di leggere? Da cosa nasce questa esigenza?
Perchè abbiamo bisogno di un telescopio per guardare il mondo.Infatti è sempre Papa Francesco che in quella sua Lettera afferma : “Per quanto riguarda i contenuti, si deve riconoscere che la letteratura è come “un telescopio”–secondo la celebre immagine coniata da Proust puntato su esseri e cose, indispensabile per mettere a fuoco “la grande distanza” che il quotidiano scava tra la nostra percezione e l’insieme dell’esperienza umana. «La letteratura è come un laboratorio fotografico, nel quale è possibile elaborare le immagini della vita perché svelino i loro contorni e le loro sfumature. Ecco, dunque, a cosa “serve” la letteratura: a “sviluppare” le immagini della vita», a interrogarci sul suo significato. Serve, in poche parole, a fare efficacementeesperienza della vita. “(1)
E anche perchè :”Per quanto riguarda la forma di discorso, accade questo: leggendo un testo letterario, siamo messi in condizione di «vedere attraverso gli occhi degli altri», acquisendo un’ampiezza di prospettiva che allarga la nostra umanità. Si attiva così in noi il potere empatico dell’immaginazione, che è veicolo fondamentale per quella capacità di identificazione con il punto di vista, la condizione, il sentire altrui, senza la quale non si dà solidarietà, condivisione, compassione, misericordia. Leggendo scopriamo che ciò che sentiamo non è soltanto nostro, è universale, e così anche la persona più abbandonata non si sente sola. “
E’ quello che dice anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rivolto ai giovani (ma non solo), in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore nell’aprile 2015 :”Leggere è una ricchezza per la persona e per la comunità. E’ una porta che ci apre alla conoscenza, alla bellezza, a una maggiore consapevolezza delle nostre radici, ai sentimenti degli altri che spesso ci fanno scoprire anche i nostri sentimenti nascosti, come poco fa è stato detto. Non è vero che la lettura sia stata e sia un’abitudine di personalità introverse. E’ vero il contrario: è una chiave per diventare cittadini del mondo, per conoscere esperienze lontane, per comprendere le contraddizioni e le storture, ma anche per comprendere le grandi potenzialità del mondo che ci circonda, dell’umanità che ci circonda. E’ un modo per far nascere speranze, per coltivarle, per condividerle.
I latini chiamavano liber il manoscritto, il libro. Liber, come il sostantivo e l’aggettivo che definivano l’uomo libero. Si tratta – lo sapete, certamente lo sanno i vostri docenti – di etimi diversi. La parola “libro” viene da corteccia, la corteccia degli alberi sulla quale si incidevano le iscrizioni. Ma questa identità del termine è quanto mai opportuna: in questo tempo avvertiamo particolarmente che leggere è parte di un percorso di libertà. Diceva un grande scrittore per ragazzi, Gianni Rodari: “Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. Più libri vuol dire più libertà. Più lettori vuol dire più conoscenza, più spirito critico, più autonomia di giudizio, elementi essenziali di una convivenza.
La società dell’iper-connessione, per definizione, dilata le facoltà dell’uomo, con un accesso, senza confini apparenti a nuovi contenuti e appare dischiudere una libertà quasi infinita. E’ come se un mondo divenuto più piccolo ci dicesse: la libertà è qui, basta coglierla, non c’è bisogno di alcuno sforzo, il mercato sovrabbonda di merce; ma non tutta è merce di qualità.”
Continuando poi così : “ Il libro resta fondamentale, ma non è contrapposto alle versioni in e-book. Così come il quotidiano di carta non può essere opposto al formato oggi disponibile sul tablet, sul cellulare o sul computer. Fondamentale è la circolazione dei contenuti e l’accesso ad essi. Il pensiero va subito alle biblioteche, tradizionali e virtuali (un contributo all’innovazione, nei decenni scorsi, è stato dato dal progetto del Servizio Bibliotecario Nazionale, Sbn, del Ministero dei Beni culturali), con la loro capacità di sollecitare nei giovani la curiosità e soddisfare le attese degli adulti. Al tempo stesso, continuano ad avere un’importanza strategica le librerie e le altre forme distributive del libro.”La lettura non è esercizio alternativo all’uso degli strumenti della modernità e dell’innovazione. Il suo valore rimane inalterato nei diversi supporti che oggi sono disponibili ai cittadini, e particolarmente ai giovani. La lettura genera sapere condiviso, passioni, produce comunità: nostro compito è far diventare le conoscenza una rete attiva.” (2)
Lettura e lettore dunque in un contesto in cui il lettore ha assunto un ruolo centrale, quasi più dello scrittore e dell’editore: senza di lui, l’opera letteraria in sé non esiste,
In Q’u’est que la litterature ?(1947) Jean Paul Sartre sostiene che senza lettori non c’è letteratura: in pratica un libro, se non è letto da nessuno, è solo un oggetto . C’è quindi un vincolo fortissimo tra chi legge e chi scrive, anche perché si scrive sempre per essere letti (per fino da se se stessi, visto che ogni scrittore è prima di tutto un lettore).
Il lettore assume sempre più peso nel rapporto tra scrittura e lettura,. Non è la parte passiva del finale di un processo creativo, quello dello scrittore, ma appunto è un compagno delloscrittore che sa rendere vivo quel processo di creazione; un complice nella costruzione di significato e nella creazione di un’esperienza condivisa. La lettura è un processo attivo in cui il lettore interpreta e dà senso al testo, influenzando il significato stesso
Vi ricordate i 10 diritti del lettore elencati (e motivati) da Daniel Pennac in Come un romanzo (Feltrinelli, 1999):
1. Il diritto di non leggere
2. Il diritto di saltare le pagine
3. Il diritto di non finire il libro
4. Il diritto di rileggere
5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
6. Il diritto al bovarismo
7. Il diritto di leggere ovunque
8. Il diritto di spizzicare
9. Il diritto di leggere ad alta voce
10. Il diritto di tacere
Umberto Eco che appunto diceva che “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita. Chi legge, avrà vissuto 5000 anni” afferma : “La regola fondamentale per affrontare un testo narrativo, è che il lettore accetti, tacitamente, un patto finzionale con l’autore, quello che Samuel Taylor Coleridge chiamava la sospensione dell’incredulità”.
Rilevanti le sue 40 regole di scrittura, divertenti ma anche assolutamente serie.
1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.(3)
Ma il rapporto lettore scrittore si misura anche con la vendita di libri .La ricerca “Lettura, lettori, consumi culturali nelle regioni del Sud e Isole” (disponibile per la consultazione sul sito AIE è stata presentata nel contesto del convegno “Per una primavera della lettura al Sud. Dialoghi e progetti per far crescere il Paese” organizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE) presso la Fondazione Banco di Napoli lo scorso 21 marzo 2025 , il primo di una serie di incontri sul tema della promozione della lettura nelle regioni del Sud. Al centro dei dati, viene posta la lettura stessa: a un campione di circa 5.000 intervistati con più di 15 anni di età, in un periodo di indagine relativo agli ultimi mesi del 2024, è stato infatti chiesto se negli ultimi 12 mesi avessero letto un libro (di qualsiasi tipologia), un e-book, o ascoltato un audiolibro, anche solo in parte, ad esclusione di quelli per studio o per aggiornamento professionale. (4)
Nelle regioni del Sud e Isole non ci sono solo meno lettori, ma chi legge lo fa meno frequentemente e per tempi più brevi. Se nelle regioni del Centro-Nord i lettori “occasionali” (da 1 a 3 libri letti nell’anno) sono il 46%, nel Sud e Isole questa percentuale si attesta al 37%, a fronte però di un 42% di “non lettori” (contro il 27% del Centro-Nord) .
Ma già dal 2021 secondo una nota Istat la popolazione italiana per quanto concerne la lettura è sempre più polarizzata: chi leggeva poco vi si dedica sempre meno, mentre chi leggeva già tanto lo fà ancora di più. Appunto nel 2021i si dedicava alla lettura il 68,9% dei laureati, il 43,2% dei diplomati e solo il 17,1% di chi possedeva al massimo la licenza media. Il rapporto tra titoli di studio alti e titolo di studio bassi è pari a 4 lettori su 1, mentre era pari a 3 a 1 nel 2010. La quota di laureati che frequentano la biblioteca è di oltre sei volte superiore rispetto a quella di chi possiede al massimo la licenza media (16,8% contro 2,6%) ed è più di due volte superiore rispetto a quella di chi ha conseguito il diploma superiore (7,5%).
E dunque .L’intelligenza artificiale, la biomedicina, la cibernetica promettono quasi l’immortalità parlando di sostituzione , per esempio attraverso la stampa di organi in 3D. Dei nostri organi vitali. Per il momento, seppure con la speranza delle favorevoli sperimentazioni in atto , questa possibilità rimane sempre una promessa. Vivere invece cinquemila anni si può in un modo semoplice, economico , appunto salutare : leggere.
(1)https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2024/08/04/0600/01218.html
(2)https://www.quirinale.it/elementi/1026
(3)da “La bustina di Minerva”, Bompiani
