I VACCINI ANTICOVID IN CIFRE
Redazione- Nell’estate 2020, dopo mesi di incertezze di rimpalli tra gli stati membri e l’Unione europea ,la Commissione di Bruxelles ha firmato sei contratti con sei produttori di vaccini per la fornitura di 2,3 miliardi di dosi da distribuire nei 27 paesi.
Contratti firmati con mesi di ritardo rispetto a quanto avevano fatto gli Stati Uniti e il Regno Unito che firmando in anticipo ( i vaccini non erano stati ancora approvati dagli enti regolatori ma le case farmaceutiche li avevano già messi in produzione ) avevano spuntato anche un prezzo favorevole.
Gli Stati Uniti con l’operazione Warm Speed avevano messo sul tavolo quasi 12 miliardi di dollari mentre la Gran Bretagna ne aveva prenotati 100 milioni di dosi. L’impegno finanziario complessivo dell’Unione europea sembra che ammonti a 4,5 miliardi di euro ma è solo una ipotesi perché non sono noti i volumi e le clausole dei contratti stipulati con Pfizer BionTech, Astra Zenica ,Moderna e con altre case farmaceutiche per i vaccini che l’Ema sta per autorizzare tra cui la Jonson&Jonson ,la tedesca Curevac e l’alleanza anglo francese Gsk-Sanofi.
Il sospetto è però che oltre a mercanteggiare troppo sul prezzo ( insieme con la Commissione hanno portato avanti le trattative anche un membro per ogni Stato dell’Unione ) l’Europa non abbia ottenuto impegni precisi e quindi sia oggi nella impossibilità di sanzionare il mancato rispetto dell’impegno di fornitura ; che dunque quei “ contratti” non siano proprio dei contratti, tali da produrre effetti economici e giuridici ma “intese” che è tutt’altra cosa e che quindi le case farmaceutiche possono rispettare a loro piacimento.
In un clima in cui per porre qualche rimedio alla situazione, che appunto esprime un errore a monte, si sta cercando di ovviare proponendo e favorendo una “ diplomazia dei vaccini” che ancora una volta per errori di fondo si sta dimostrando una ancor più pericolosa e perniciosa politica dei “ nazionalismi dei vaccini”. La campagna vaccinale italiana arranca e vede disparità di somministrazione nelle varie regioni sia nelle percentuali di somministrazione sia rispetto alle fasce di età e alle categorie di popolazione in cui il contagio sviluppa una malattia spesso mortale. Con un cambiamento che doveva essere di passo ( sostituzione del Commissario Arcuri con il generale Figliuolo ) ma che vede solo una accelerazione solo sulla previsione nel numero di vaccinazioni che non ha risposto fino ad oggi alla realtà sul territorio. Mentre le Regioni , a volte interessate a polemiche per il criterio di scelta nelle somministrazioni , sostanzialmente lamentano l’assenza di vaccini. E una parte delle categorie produttive costrette ad una forzata chiusura ( albergatori, ristoratori , comparti del turismo) che minacciano manifestazioni “cruente” e fuori dai limiti del tollerabile per l’esasperazione che sta crescendo. In un paese in cui non si parla di nient’altro che della pandemia , dimenticando le sofferenze per altri problemi che l’attenzione sulla pandemia ha nascosto come le mancate cure per chi è affetto da altre patologie che non siano quelle da covid, la sofferenza dei disabili e delle persone fragili, lo scompenso nella crescita dei ragazzi ed adolescenti che mostrano sempre più spesso disturbi del comportamento e mentali,la povertà crescente, il divario tra nord e sud, l’arretratezza delle strutture ,la difficoltà a fare semplici riforme o a combattere l’evasione fiscale. In un paese dunque ancora litigioso e consegnato perennemente alla campagna elettorale . Un paese con molti mali che sarebbe qui lungo elencare ancora ma che destano allarme e richiedono interventi mirati e urgenti . Tutto in previsione di una ripartenza perché vogliamo considerare la condizione odierna una parentesi dalla quale uscire prestissimo magari con la soluzione di vaccinare tutti gli over settanta per mettere al sicuro milioni di persone di cui ne muoiono tre quattrocento al giorno ormai da mesi e poi procedere a riapertura selezionate e progressive.
M stavamo parlando di una diplomazia dei vaccini che ha portato la Gran Bretagna e l’Unione europea a prendere un tardivo impegno di reciprocità nello scambio delle dosi prodotte negli stabilimenti delle Big Pharma ubicati nei loro territori. Tanto che dopo che almeno 34 milioni di dosi prodotte nell’Unione europea sono state esportate in quel paese tra il 1 febbraio e il 9 marzo 2020 ( senza alcuna reciprocità ), il Governo italiano è stato costretto a fermare 250 milioni di dosi del vaccino Astra Zenica ( ribattezzato Vaxzevria non avendo ancora un nome proprio ) in partenza per l’Australia e a chiedere spiegazioni circa la scoperta di uno stock di 29 milioni di dosi di vaccino in un deposito di una consorziata di Astra Zenica ad Anagni nel Lazio . Senza contare che sono partiti dagli stabilimenti di Astra Zenica, ubicati in Germania, Belgio e Olanda milioni di dosi per gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. A fronte di una consistente riduzione delle dosi per così dire pattuite con l’Unione europea .
Un panorama che propone e ripropone l’ annoso problema relativo all’autosufficienza da parte dell’Europa in tema di produzione di farmaci che in questa pandemia viene messo in luce in modo eclatante alla pari con altri problemi di cui la pandemia ha contribuito ad accelerare i processi di visibilità sia nell’Unione che nei singoli stati membri . A cominciare per esempio dalla produzione di farmaci essenziali . Tanto che il Parlamento europeo nel sottolineare l’importanza di dotarsi di un programma sanitario europeo e di avviare un piano ( Eu4Health) ha chiesto di utilizzare la prossima strategia farmaceutica per garantire che i farmaci sicuri in Europa siano resi disponibili, accessibili e a prezzi ragionevoli e di valutare in che modo si possa ripristinare la produzione farmaceutica in Europa.
Infatti si legge a questo proposito sul Notiziario AIOM (1) sotto il titolo “ Il Parlamento europeo : Ue sia autosufficiente sui farmaci anti covid “ : “ La priorità, per il Parlamento, deve essere data all’incremento della produzione interna di farmaci essenziali e strategici, poiché oggi il 40% dei medicinali finiti, venduti nell’Unione, proviene da Paesi terzi, mentre il 60-80% dei principi attivi viene fabbricato fuori Ue, specie in Cina e India. Inoltre, la Commissione e gli Stati membri devono vagliare gli investimenti esteri diretti negli impianti destinati alla produzione farmaceutica, oltre a incoraggiare l’introduzione di incentivi finanziari, per convincere le aziende a produrre principi attivi farmaceutici e medicinali in Europa. Infine, la Commissione dovrebbe costituire una riserva strategica europea di prodotti farmaceutici di interesse sanitario e strategico, sul modello del meccanismo RescEu, una sorta di “farmacia europea per le emergenze”. Una risposta dunque del Parlamento europeo determinata da una situazione quasi insostenibile . Tanto che nei “ primi mesi della pandemia di Covid-19, diversi Paesi dell’Unione si sono trovati a corto di un farmaco basilare come il paracetamolo. La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dovuto chiamare personalmente il premier indiano Narendra Modi per convincerlo a sbloccare le esportazioni della molecola. La risoluzione non legislativa è stata adottata in Plenaria con 663 voti favorevoli, 23 contrari e 10 astensioni.” In definitiva come dice anche l’Ansa “Ripristinare la produzione farmaceutica in Europa e creare una ‘farmacia europea’, una riserva di medicinali essenziali per i casi di emergenza. Sono le proposte approvate con 79 voti a favore e uno contrario dalla Commissione ambiente dell’Europarlamento, che chiede una maggiore autosufficienza dell’Ue e strategie meglio coordinate per affrontare la carenza di medicinali.”
Tornando però alla produzione e distribuzione dei vaccini va detto che l’intelligence finanziaria lancia un allarme perché appunto produzione e distribuzione sta diventando ogni giorno più caotica , innanzitutto a causa delle dichiarazioni delle singole farmaceutiche che li producono rispetto alla loro efficacia per esempio nei confronti delle fasce di età, ma soprattutto a causa dei broker delle mafie per forniture fantasma,contrabbando di dosi,fiale clonate ,phishing. (2)
L’unica cosa certa è che i bilanci delle farmaceutiche aumentano mentre la credibilità e la reputazione di alcune di esse sembrano essere intaccate dagli avvenimenti o dalla “guerra” delle opinioni. Per non dire appunto dalla geopolitica del vaccino che caratterizza appunto questa fase di rincorsa di un farmaco che sicuramente può garantire non solo che l’infezione non si trasformi in malattia ma anche ridurre il numero dei contagi . L’assurdo sarebbe che si verificasse ,con l’entrata della criminalità organizzata in questo business, la stessa dinamica di ogni mercato criminale come quello che per esempio regola i traffici di droga.
La prima indagine a trecentosessanta gradi sulla corsa ai profitti criminali che vanno dalla Germania al Brasile, dalla Turchia all’India , in tempo di Covid 19 è stata realizzata dal Gruppo di azione finanziaria internazionale e ha contribuito a lanciare un allarme in questo senso . Senza contare che durante questa pandemia la criminalità organizzata ha fatto già profitti e si èposta spesso come “ soccorritore “ di attività commerciali e imprese in difficoltà . Naturalmente con un proprio tornaconto che in definitiva è quello di appropriarsi appunto di quelle imprese e affermare comunque altre forme di futura primazia .
Ma riprendiamo il discorso generale che sta a monte di tutti i numeri che abbiamo citato per esaminare in breve il ruolo dell’Europa e quello delle Regioni del nostro paese in questa vicenda. E dunque l’Europa che non ha responsabilità sulla tutela della salute ,compito degli Stati, ha potuto svolgere solo un ruolo di negoziazione con le Big Pharma e nemmeno da sola. Abbiamo detto che è stata affiancata in questo compito da una commissione composta da un rappresentante per ogni stato .La negoziazione ha avuto l’obiettivo di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, equilibrio nei costi,equità nella distribuzione . Ma proprio in tutto questo qualcosa è andato storto. Infatti finora non ha proprio funzionato la garanzia contrattuale dell’approvvigionamento , sia i tempi di consegna delle dosi e non ha funzionato il criterio di equità nella distribuzione dei vaccini nei singoli paesi. Certo sulle causa occorrerà, appena possibile aprire una riflessione che ne ricerchi i motivi e ne segnali le responsabilità perché se l’Europa ha funzionato ( ma è la prova dei fatti che lo dirà) per quanto riguarda la messa in comune di un debito per far fronte alle risorse necessarie per combattere le conseguenze economiche della pandemia, per quello che riguarda i vaccini sembra aver fallito. A meno che non riesca a fare uno scatto, una volata in vista del traguardo in modo da sbaragliare ogni dubbio. Dubbi che addirittura esprime anche l’Oms ,l’organizzazione mondiale della sanità che dà la responsabilità del permanere dell’alto numero di contagi in Europa proprio alla lentezza con cui si muove la campagna vaccinale.
Tanto che proprio guardando appunto al problema degli approvvigionamenti e quindi alle dichiarazioni dei singoli stati in “ contesa “ tra di loro o alla ricerca di una soluzione autonoma quello che viene in mente è la scena dei polli di manzoniana memoria. Cosicché lo scapigliato Boris Johnson non vede l’ora di poter dire che la differenza nella politica dei vaccini e nella campagna di vaccinazione la sta facendo in favore del Regno Unito la brexit. Anche se fa finta di credere nel voto di reciprocità in termini di approvvigionamenti.
Le regioni con le loro politiche di autonomia , vera, semivera o presunta, in realtà stanno dando l’impressione in tema di campagna vaccinale di alimentare un sistema iniquo che da molto da pensare. Perchè i problemi, le difficoltà , le disparità in tema di sanità non sono certo solo di oggi. Anzi vengono da lontano e caratterizzano gestioni impari che sono state a lungo sottaciute e che il Covid ha avuto, per così dire, lo sfortunato compito di evidenziare . Dobbiamo quindi tornare ancora una volta sul tema dei compiti e delle funzioni delle regioni in campo sanitario per capire come da un anno a questa parte questi enti del territorio abbiano improvvisamente trovato un ruolo . Lo hanno trovato, e il discorso non sembri denigratorio, sul tema della salute che è però troppo importante per essere lasciato all’improvvisazione, quella che sembra aver caratterizzato la loro azione insieme alla impreparazione ( in parte giustificata dal carattere della pandemia ) e dentro una confusione di ruoli e di obiettivi ,andando ognuna per proprio conto. Per non parlare di un larvato protagonismo alimentato appunto non solo dall’improvvisazione ma anche da tutti quegli ammiccamenti alla “pancia” dell’elettorato come ha dimostrato il turno elettorale svoltosi proprio durante la prima pandemia di covid 19. Qualcuno afferma, seppure a mezza bocca, che bisogna cambiare in tema di sanità pubblica forse rimodulando le competenze tra Stato e regioni , per non dire proprio una espropriazione di quest’ultime in favore della centralizzazione ,cosa altrettanto problematica e fonte di iniquità. In ostanza quello che non funziona da parte delle regioni è la “ messa a terra “ dei provvedimenti che le disposizioni demandano appunto alla cura delle regioni. Con una grande disparità, anche qui di comportamenti e di risultati. Rimodulare le competenze tra Stato e Regioni significa in realtà ridimensionare l’unica vera effettiva competenza che le regioni svolgono. Perché non va dimenticato che i bilanci delle regioni sono per la maggior parte i bilanci delle loro aziende sanitarie ,alle quali si aggiungono poche altre competenze con scarso peso economico. Parlare quindi di riforma in questo senso significa parlare di una riforma che diventa “ totale “. Perché la domanda che ne consegue è : ridimensionata la competenza sanitaria che cosa rimane alle regioni ?
Un problema dunque vero come è un problema vero quello delle cifre dei vaccini . Secondo un’analisi della Coldiretti così come riporta l’Adnkronos – stante il ritardo della campagna di immunizzazione, quasi un italiano su due (47%) sarebbe disposto a pagare per avere il vaccino anti-Covid. Se un 20% di cittadini è pronto a pagare fino a 50 euro per un vaccino, un altro 17% arriverebbe fino a 100 euro, ma c’è anche un 4% pronto a superare i 500 euro, un 3% che si spingerebbe fino a 5.000 euro ed un altro 3% che sarebbe disposto a sborsare una cifra addirittura superiore. (3)
A dicembre dello scorso anno Report in un post del sito Rai 3 scriveva : “L’Italia potrebbe spendere per i vaccini anti Covid 1,5 miliardi di euro, l’intera Europa oltre 11 miliardi. Il costo reale dei vaccini acquistati dall’Ue è pubblico da ieri sera, anche se per errore. La ministra del bilancio del Belgio, Eva De Bleeker, ha pubblicato su Twitter una tabella che svela il valore economico dei contratti firmati da Bruxelles con le case farmaceutiche, finora rimasto segreto a causa di stringenti clausole di riservatezza.”
Infatti continua il post : “A firmare i contratti definendo i prezzi è stata Bruxelles, ma a pagare saranno i singoli Stati. Ed ecco quanto potrebbe costare all’Italia la campagna prevista nel Piano vaccini del governo, divisa per ogni singola casa farmaceutica
ASTRAZENECA – 40,38 mln di dosi X 1,78 euro = 71.876.400 euro
J&J – 53,84 ml di dosi x 8,50$ = 373.093.298,2 euro
PFIZER/BIONTECH 26,92 mln di dosi x12 euro = 323.040.000 euro
SANOFI/GSK 40,38 mln di dosi x 7,56 euro = 305.272.800 euro
CUREVAC 30,285 mln di dosi x 10 euro = 302.850.000 euro
MODERNA 10,768 mln di dosi x 18$ = 158.015.985,12 euro
totale 202,573 mln di dosi – costo 1.534.148.483,32 euro
Quanti vaccini anti-Covid erano già stati somministrati all’inizio di gennaio e quanti oggi ad aprile a distanza di quattro mesi . oggi nel mondo? E quanti nei singoli Paesi? Il portale Our World in Data dell’Università di Oxford aggiorna in tempo reale dati e numeri della campagna per la distribuzione delle dosi, cruciale per sconfiggere la pandemia di coronavirus. Cina, Stati Uniti, Israele e Russia sono gli Stati dove i farmaci anti-Covid hanno ottenuto prima il via libera dai rispettivi enti regolatori. Allo stesso modo, anche il Regno Unito ha avuto l’autorizzazione in anticipo rispetto al resto d’Europa.
In Italia all’8 aprile erano stati vaccinati : operatori sanitari sociosanitari +10.093 Totali: 3.105.317 171,8% di 1.807.302* ospiti rsa +2.529 Totali: 582.104 ,168,1% di 346.291* OVER 80 +95.427 Totali: 4.194.707,94,9% di 4.419.703* forze armate +653 Totali: 240.946,43,7% di 551.566* personale scolastico +4.048 Totali: 1.088.883 ,72,4% di 1.503.617* personale non sanitario +2.080 Totali: 512.768,1,1% di 45.528.503* Altro +88.816 Totali: 2.334.495.
Bisogna somministrare 84.342.495 dosi per vaccinare il 70% della popolazione italiana (2 dosi per persona vaccinata). L’ultima media mobile a 7 giorni di dosi somministrate ogni giorno in Italia è di 224.664. A questo ritmo ci vorrebbero 10 mesi e 18 giorni per coprire il 70% della popolazione. L’obiettivo sarebbe raggiunto il giorno 2 febbraio 2022 contro la previsione del governo ad agosto 2021.
Infine va detto che “la campagna di vaccinazione anti-Covid 19 è iniziata in tutto il mondo. Secondo la mappa di Our World Data sono circa 101 milioni le dosi somministrate con più di 56 milioni persone che hanno ricevuto la prima dose e più di 11 milioni i vaccinati anche con la seconda dose. Anche in Italia le vaccinazioni proseguono a ritmi intensi con 2.083.364 dosi già somministrate durante la fase 1 ed è ora in atto la fase dei richiami, con la somministrazione della seconda dose.Nel resto del mondo, sono gli Stati Uniti d’America ad aver somministrato il maggior numero di dosi, con più di 32 milioni di vaccini mentre la Cina è a circa 24 milioni di dosi somministrate.In rapporto alla popolazione, è Israele lo stato in cui la campagna vaccinale prosegue più velocemente: sono più di 4 milioni gli abitanti che hanno ricevuto la prima dose, per una percentuale del 36,5% sul totale della popolazione israeliana.”(4)
(1)L’ASSOCIAZIONE ITALIANA di Oncologia Medica (AIOM) è stata costituita a Milano il 7 novembre 1973 da 20 membri fondatori . L’Associazione ha lo scopo di riunire i cultori dell’Oncologia Medica al fine di promuoverne il progresso nel campo clinico, sperimentale e socio-assistenziale, di favorire i rapporti tra gli oncologi medici, i medici di medicina generale e gli specialisti in altre discipline, di stabilire relazioni scientifiche con analoghe associazioni italiane ed estere e di partecipare e collaborare con organismi istituzionali nazionali, regionali e locali.. L’Associazione ha inoltre lo scopo di promuovere la ricerca sperimentale e clinica, la prevenzione primaria, la prevenzione secondaria (screening e diagnosi precoce e tempestiva), la qualità delle cure oncologiche, la continuità terapeutica del paziente oncologico, la interdisciplinarietà, la riabilitazione, le terapie palliative, le cure domiciliari. In particolare, AIOM si propone di operare per contribuire alla formazione tecnico-professionale e manageriale di oncologi medici e operatori sanitari e di promuovere la formazione di strutture accreditate intra ed extra-ospedaliere per l’assistenza al paziente con neoplasia. https://www.aiom.it/speciale-covid-19-parlamento-europeo-ue-sia-autosufficiente-su-farmaci-anti-covid/
(2) Fabio Capone su https://www.cyberlaws.it/2018/tipologie-di-phishing-attack/ scrive : “Individuato il phishing come una tra le forme più diffuse e pericolose di attacco a base cognitiva (si veda al riguardo l’approfondimento sul tema in “Phishing: identikit di un attacco di cognitive hacking”), il fenomeno in parola può realizzarsi attraverso differenti tecniche fraudolente in cui è possibile individuare – a fattor comune – due fasi caratterizzate da momenti esecutivi nei quali il phisher (attaccante o fraudster):
- determina chi e cosa colpire, quali tecniche adoperare per realizzare la frode (planning);
- si adopera a configurare i tool e i meccanismi necessari a poter sferrare l’attacco, cercando anche informazioni utili sulle potenziali vittime (setup);
- inizia ad instaurare un contatto utilizzando tutte le tipologie di strumenti che Internet mette a disposizione, quali messaggi di posta elettronica, dialer, newsgroup, Instant Messaging (IM), chat, malware, bacheche elettroniche, etc. con l’intento di indurre le potenziali vittime a realizzare azioni che possano portarlo a conoscere le loro credenziali (attack);
- sottrae realmente ed effettivamente le credenziali alle vittime (collection);
- utilizza le credenziali per l’acquisto di beni, il furto di denaro dal conto della vittima, il furto di identità o il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite (fraud);
- dopo aver conseguito i propri scopi fraudolenti, pone in essere qualsiasi azione volta ad investire il proprio guadagnoa coprire le proprie tracce e a disattivare i meccanismi con cui ha potuto perpetrare l’attività fraudolenta, verificando anche il successo dell’attacco e cominciando a pianificarne i successivi (post attack
La varietà di tecniche utilizzate per carpire dati o informazioni personali e sensibili dall’utente della rete, come dati anagrafici, user-id, password, etc., è frutto della diversità dei mezzi adoperati (e-mail, siti web, malware, browser, etc.) dei quali, tralasciandone gli aspetti squisitamente informatici, si approfondiranno in questa sede gli schemi operativi seguiti dal phisher per realizzare i propri scopi illeciti.
