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” UNA CASA-MUSEO PER IL PROF. COLAPIETRA ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  È morto giovedì 27 aprile 2023,all’età di 92 anni , nella sua casa all’Aquila lo storico Raffaele Colapietra. Uno studioso di vecchio stampo che aveva passato ore e ore chino sulle carte d’archivio per narrare vicende che proprio da quelle carte si facevano di nuovo avanti per essere lette e rilette nella loro giusta luce. Così Raffaele Colapietra scrisse la biografia politica di Bendetto Croce ,che è indubbiamente il suo lavoro più impegnativo, ( due volumi scritti tra il 1969 e il 1971 ) ma spaziò nella sua ricerca in altri campi e settori con argomenti che riguardano la storia sociale, le cloassi dirigenti del Mezzogiorno in età moderna e contemporanea, la storia della Napoli vicereale, di Masaniello ,dalla transumanza a quella dei partiti politici italiani fra XIX e XX secolo.

Un uomo, uno studioso, uno storico che volentieri partecipava alla vita della città che leggeva in modo a volte severo con giudizi da cui scaturivano esortazioni e avvincenti programmi e progetti.

Come quello che dopo la sua morte si va concretizzando ovvero quello di realizzare nella sua casa un museo non solo della sua vita ma anche di testimonianze sulla storia della città.

Quella casa che lui non aveva voluto abbandonare dopo il sisma del 2009. Un luogo gli permetteva di continuare a vivere la sua vita, aveva già una certa età , continuando i suoi studi. “Feci qualcosa che mi sentivo – commentò poi in una intervista per i suoi 90 anni -. Peraltro la mia casa era danneggiata, ma non distrutta. Avevo tutta la possibilità di restare. E invece, purtroppo, ho visto moltissimi miei concittadini abbandonare L’Aquila per non farvi ritorno, se non dopo mesi, anni a volte. Qualcuno ha lasciato la città per sempre. Questa città, in qualche modo, è stata tradita. Quella del terremoto è stata una pagina particolare. Una narrazione a servizio di chi era a capo dell’allora governo”.

Una iniziativa quella della casa museo che sta alla pari con la sua donazione in vita dei suoi libri e dei suoi documenti perchè possano serviri ai giovani per i loro studi, la loro formazione, le varie specializzazioni .

Era nato nel capoluogo nel 1931 e come lui stesso diceva ,nato all’Aquila una sera di novembre del 1931, in via Cascina, nel quarto di Santa Maria, e poi battezzato a Santa Maria Paganica.Una infanzia che ricordava così : “ «A Collemaggioero l’unico bambino in un mondo di adulti, di pazzi e di vecchi, un bambino che andava girando col suo triciclo in mezzo alle ranocchie e alle papere in una sorta di bonaria e affollata fattoria dove arrivava l’odore acre del fieno della colonia agricola e la fragranza del pane appena sfornato». Dentro e fuori le mura, il professore conosce a memoria vicoli, strade, piazze, cortili nobiliari. Suo padre Felice nelle strutture del presidio ospedaliero di Collemaggio dove dirigeva un reparto psichiatrico.

Dall’infanzia spensierata e felice nei prati e negli orti dell’Ospedale psichiatrico al rammarico della età edulta quando dovette subire, come tutti gli aquilani il dolore di vedere la città distrutta da un ennesimo terremoto quello dell’aprile 2009. “Raramente passeggio per le vie del centro. Quando esco di casa, lo faccio solo per andare a mangiare. Del resto, ditemi voi se questa vi sembra una città. L’Aquila è scomparsa per sempre, bisogna prenderne atto. Certo, si vive e si continuerà a vivere ma nel modo più disordinato, improvvisato e irrazionale possibile”.

Aveva pienamente ragione e aveva visto lontano, molto lontano , fino ai nostri giorni e forse oltre , noi che viviamo in una città in via di ricostruzione che è stata insignita del titolo di Capitale della cultura italiana per il 2026 ma che soffre di problemi che vanno risulti pena la decadenza definitiva di un tessuto sociale che in questi anni del doposisma ha fatto di tutto per iemergere a nuova vita. Parlo del problema del traffico, dei parcheggi , della sicurezza degli edifici pubblici soprattutto quelli scolastici, della necessità di porre regole alla sfrenata movida, alla complessa difficoltà di reimpiantare nel centro storico attività produttive, della necessità di assicurare l’adempimento di contratti in tema di ricostruzione insomma di mettere in piedi una serie di servizi che rendano possibile la vita in città.

Molte volte aveva condannato e ll’aquilanitas: “una cosa più vuota che possa esistere, una espressione astratta, senza senso, di cui purtroppo si fa largo uso. Piuttosto, avrei voluto che le cose veramente aquilane venissero valorizzate, che si conoscesse meglio la storia della città»), nel 2020 era stato protagonista di “Intervista sull’Aquila”, il libro-intervista in cui la storia della città viene ripercorsa attraverso le risposte a 60 domande, un volume curato dalla storica e archivista Marta Vittorini.

Una città in una regione a cui Raffaele Colapietra ha dedicato diverse pubblicazioni, oltre a numerosi articoli pubblicati in particolare sulla “Rivista Abruzzese”.
È stato insignito dall’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” dell’Ordine della Minerva.

Libero docente in Storia del Risorgimento nel 1965 ha insegnato Storia dei partiti e movimenti politici nella facoltà di Magistero di Messina e dal 1969 al 1990 a lungo, Storia moderna nella facoltà di Magistero di Salerno, tornando nel frattempo a insegnare Storia dei partiti e movimenti politici per supplenze biennali nelle facoltà di Scienze politiche di Catania e Teramo.

Nel 1990 si è volontariamente dimesso dall’università e, in quiescenza, si è ritirato a vita privata,

Nell’anno 2004, nella ricorrenza della nascita della sua defunta madre, Enzo Fimiani ed Errico Centofanti hanno curato Raffaele Colapietra l’uomo lo studioso il cittadino (L’Aquila, 2004) , arricchito da una bibliografia di 1336 voci complessive.

Vittorio Cappelli di questa opera scrive una presentazione e recensione ( “Enzo Fimiani (a cura di) – Raffaele Colapietra, l’uomo lo studioso il cittadino – 2004 Gruppo Tipografico Editoriale, pp. 245,Anno recensoine: 2004 )

“A differenza dei consueti e rituali scritti in onore di xy, questo volume si presenta come raro, se non unico, ritratto autobiografico di uno storico, che spazia in lungo e in largo tra vita privata e vicende pubbliche, tra ricerca scientifica e peripezie accademiche. Si tratta di Raffaele Colapietra, notissimo “irregolare” della storiografia italiana, che il curatore presenta come uno dei principali storici italiani della seconda metà del Novecento, nonché come pioniere, a lungo solitario, della storiografia abruzzese (p. 5). Il volume si articola in più parti: una lunga intervista di Enzo Fimiani a Colapietra (pp. 7-51); l’autoritratto dello storico, eloquentemente intitolato Quasi un soliloquio (pp. 53-83); la sterminata bibliografia di Colapietra (pp. 85-204); in chiusura, gli indici e un’appendice di Errico Centofanti, che è una sorta ?di viaggio intorno a Raffaele Colapietra?, ?giunto all’appuntamento col proprio giubileo di magistero storiografico?, il quale appare in tutta la sua pirotecnica vastità (pp. 231-245).”

Uno storico irregolare tra libri e gatti in quella casa fuori le mura da solo, senza un conforto femminile . Diceva infatti : “La sorte ha fatto sì che io non avessi, nella mia lunga vita, il conforto di una vicinanza femminile giovanile: non ho avuto una sorellina, non ho avuto una figlioletta da proteggere. Questo è stata L’Aquila per me, una figlioletta da difendere: rispetto all’Aquila, sono sempre stato nella posizione di chi deve aiutarla, e non mi sono mai inebriato delle sue magnifiche sorti e progressive; la città deve essere innanzitutto amata e rispettata, non glorificata in forme dissennate altrimenti si perde il senso delle proporzioni e si sfiora il ridicolo. E che debba essere ridicolizzata mia figlia, mia sorella, santo iddio proprio no. L’aquilanitas è la cosa più vuota che possa esistere, una espressione astratta, senza senso, di cui purtroppo si fa largo uso. Piuttosto, avrei voluto che le cose veramente aquilane venissero valorizzate, che si conoscesse meglio la storia della città”

Gigi Montonato scrive su http://www.iuncturae.eu : Era un carattere difficile, prigioniero di un mito che egli stesso si era inventato, quello dell’aquilano duro e puro. Rompeva con tutti, prima o poi; solo con chi, ma molto pochi, per lui provava anche simpatia e gli perdonava le scontrosità e a volte le sgrammaticature sociali, delle quali dimostrava di non curarsi. Aveva trascorsi socialisti, coi quali ruppe quando si accorse che andavano in direzione diversa da quella da lui indicata, una sorta di liberazione catartica dal male politico, naufragata ancor prima dei gorghi craxiani di tangentopoli.

Dunque a distanza di qualche mese dalla sua morte è vivissimo il suo ricordo che continua a trasparire per esempio sul gruppo del social facebook “Sei aquilano se…” dove appunto si legge UNA CASA-MUSEO PER IL PROF. COLAPIETRA .”La casa del prof. Raffaele Colapietra come luogo di Cultura per la Comunità e aperto alla Comunità.

La possibilità per tutti i cittadini di poter vivere attivamente gli ambienti dove è vissuto, nei quali poter leggere, studiare, esporre eventuali suoi manoscritti, organizzare appuntamenti culturali.

Considerata la caratura dello studioso sarebbe un bell’omaggio alla Memoria di una personalità il cui lavoro ha fissato una nuova pietra miliare nella conoscenza della Storia aquilana, abruzzese, nazionale.Una possibilità che potrebbe concretizzarsi grazie a uno sforzo comune.

Un impegno in consorzio tra più attori, pubblici e privati: Comune dell’Aquila, Università dell’Aquila con il suo Polo Museale, Fondazioni che fanno Cultura sul territorio, istituzioni come la Biblioteca Tommasiana, la Deputazione Abruzzese di Storia Patria, l’Archivio di Stato.

La casa dello studioso che diventa casa civica, aperta – in modo rispettoso – a tutte le fasce di età, così da conservare e continuare quel rapporto che legava l’uomo e la personalità alla sua e nostra Città. Un modo concreto e costruttivo per rendere viva l’eredità culturale del prof. Raffaele Colapietra, che tanto ha dato alla crescita intellettuale della nostra Comunità.”

Monsignor Orlando Antonini storico dell’architettura religiosa e urbana che ha officiato la funzione nella chiesa di San Silvestro all’Aquila ha ricordato che è stato proprio il professor Colapietra a sceglierla anni fa prima ancora che ne venissero ultimati i lavori di restauro. Forse non una riconciliazione ma un “incrocio” con la chiesa che Colapietra ha voluto testimoniare negli ultimi anni di vita nonostante non abbia mai risparmiato le sue critiche ha riconosciuto lo stesso Antonini,. A monsignor Antonini, studioso come Colapietra, anche la donazione di quattro agende dal professore con gli appunti di una vita sui quattro vangeli e un messaggio: “Qui c’è il vero Colapietra”.

Questa la sua biografia e bibliografia riportata sul sito web della Deputazione di Storia Patria Abruzzo.

Raffaele Colapietra è nato all’Aquila nel 1931, si è laureato a Roma nel 1952 con una tesi in Letteratura italiana, relatore Natalino Sapegno, sulla prosa di Galilei che gli è valsa l’ottenimento di una una borsa di studio presso l’Istituto italiano per gli studi storici fondato a Napoli da Benedetto Croce per il successivo anno accademico.
Ha insegnato come titolare di materie letterarie nella scuola media inferiore dal 1956 al 1966 a Torre Annunziata, Portici e Roma.

Libero docente in Storia del Risorgimento nel 1965 ha insegnato Storia dei partiti e movimenti politici nella facoltà di Magistero di Messina e dal 1969 al 1990 prima la medesima materia e subito dopo, ed a lungo, Storia moderna nella facoltà di Magistero di Salerno, tornando nel frattempo a insegnare Storia dei partiti e movimenti politici per supplenze biennali nelle facoltà di Scienze politiche di Catania e Teramo.

Nel 1990 si è volontariamente dimesso dall’università e, in quiescenza, si è ritirato a vita privata, senza aver fatto parte né prima né in seguito di alcuna società o accademia se non della Deputazione abruzzese di Storia patria in qualità di socio e poi di deputato, rispettivamente dal 1966 e dal 1973.

Nell’anno 2004, nella ricorrenza della nascita della sua defunta madre, Enzo Fimiani ed Errico Centofanti hanno curato Raffaele Colapietra l’uomo lo studioso il cittadino (L’Aquila, 2004) da cui si ricava l’essenziale per intendere ciò che precede, arricchito da una bibliografia di 1336 voci complessive.

In ambito nazionale vanno segnalate le seguenti opere maggiormente significative:

  • Leonida Bissolati (Milano, 1958),
  • Il Novantotto. La crisi politica di fine secolo 1896-1900 (Milano-Roma, 1959),
  • Vita pubblica e classi sociali nel Viceregno napoletano 1656-1734 (Roma, 1961),
  • Napoli tra dopoguerra e fascismo (Milano 1962),
  • La Chiesa tra Lamennais e Metternich. Il pontificato di Leone XII (Brescia, 1963),
  • La formazione diplomatica di Leone XII (Roma, 1965),
  • Felice Cavallotti e la democrazia radicale in Italia (Brescia, 1966),
  • Benedetto Croce e la politica italiana, voll. 2 (Bari Santo Spirito, 1969 e 1970),
  • La lotta politica in Italia dalla liberazione di Roma alla Costituente (Bologna, 1969),
  • La dogana di Foggia: storia di un problema economico (Bari Santo Spirito, 1972),
  • Problemi monetari negli scrittori napoletani del Seicento (Roma, 1973),
  • Storia del Parlamento italiano, voll. VIII e IX (Palermo, 1975 e 1976),
  • 1915-1945. Trent’anni di vita politica nel Molise (Campobasso, 1975),
  • La Capitanata nel periodo fascista 1926-1943 (Foggia, 1978),
  • L’amabile fierezza di Francesco d’Andrea. Il Seicento napoletano nel carteggio con Gian Andrea Doria (Milano, 1981),
  • I Sanseverino di Salerno. Mito e realtà del barone ribelle (Salerno, 1985),
  • Errico De Marinis: dalla sociologia alla politica (Salerno, 1994),
  • Baronaggio, umanesimo e territorio nel Rinascimento meridionale (Napoli, 1999).

In ambito regionale abruzzese vanno segnalate le seguenti opere maggiormente significative:

  • La Cassa di Risparmio dell’Aquila 1859-1960 (Napoli, 1973, rist. L’Aquila, 2010),
  • Fucino ieri 1878-1978,(Avezzano, 1978, rist. 1989),
  • L’Aquila dell’Antinori. Strutture sociali ed urbane della città nel Sei e Settecento, voll. 2 (L’Aquila, 1978, rist. 2002),
  • Pescara 1860-1960 (Pescara, 1980),
  • Spiritualità coscienza civile e mentalità collettiva nella storia dell’Aquila (L’Aquila, 1984, rist. Lanciano 2009),
  • Gli Aquilani d’antico regime davanti alla morte 1535-1780 (Roma, 1986),
  • Palazzi storici e piazze d’Abruzzo (Cerchio, 1995),
  • Per una rilettura socio-antropologica dell’Abruzzo giacobino e sanfedista (Napoli, 1995),
  • Mario Chini l’opera, l’autobiografia, il carteggio (Messina, 2006),
  • C’è modo e modo di essere aquilano, voll. 2 (Salerno, 2006),
  • Antonio Panella e la cultura storica toscana del Novecento (Messina, 2010).

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