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” UN PROGETTO DI UNIVERSITA’ PARITARIE PER I PAESI DEL MEDITERRANEO ” DI VALTER MARCONE

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Redazione- La scuola paritaria è disciplinata dalla Legge 62 del 10/03/2000. Un insieme di norme che hanno ricondotto questo intervento nel campo dell’istruzione da parte dei privati ( scuole non statali ) a due tipologie : le scuole paritarie e le scuole non paritarie. Queste ultime sono degli istituti privati la cui frequenza da parte degli studenti permette di adempiere all’obbligo scolastico, il quale deve durare 10 anni e arrivare fino a 16 anni d’età. Poichè i titoli rilasciati da queste scuole non hanno valore legale gli studenti che le hanno frequentate al termine dei corsi devono sostenere delle prove nella scuola pubblica per conseguire l’attestato dei vari gradi di istruzione . A volte queste scuole fungono anche da recupero perchè riescono a dare una preparazione mettendo assieme più anni di studio in uno solo al fine di sostenere l’esame finale.

Le scuole paritarie invece fanno parte del Sistema nazionale di istruzione, infatti sono equiparate alle scuole statali e questi istituti svolgono a tutti gli effetti le stesse funzioni e sostengono gli stessi ruoli della scuola pubblica. La frequenza del percorso di studi garantisce l’assolvimento dell’obbligo scolastico, inoltre consente di usufruire dei stessi doveri e diritti degli studenti delle scuole pubbliche. Per questo il titolo di studio di una scuola paritaria è riconosciuto e ha validità legale .

Per questo le scuole paritarie sono soggette agli stessi obblighi di legge previsti per le scuole statali, in quanto sono abilitate al rilascio di titoli di studio riconosciuti ed equiparati a quelli che si possono ottenere presso un istituto scolastico pubblico.

Le scuole statali sono amministrate “direttamente” dallo Stato attraverso l’attività del Ministero dell’istruzione e dell’Università a cui fa capo appunto il complesso sistema di istruzione regolato da leggi , norme e regolamenti che disciplinano l’organizzazione amministrativa e didattica. Le scuole paritarie possono essere anche pubbliche oltre che private laddove la loro gestione vine affidata ad appositi enti e privati ,godendo della massima libertà per esempio in tema di orientamento didattico e religioso.

Nel nostro paese sono presenti scuole paritarie per ogni livello scolastico, con istituti che si occupano della scuola dell’infanzia, della scuola primaria o elementare, della scuola secondaria di primo e secondo grado. L’elenco completo delle scuole paritarie si può trovare sul sito del MIUR, oppure sui portali delle regioni italiane legati al Ministero dell’Istruzione. Qui sono disponibili anche gli elenchi delle scuole non paritarie, i quali a differenza delle paritarie vengono aggiornati ogni anno. (1)

Questa lunga introduzione sulla normativa vigente in tema di scuola pubblica , privata e paritaria mi serve per introdurre un’idea e una proposta di Romano Prodi in merito agli studi universitari. Il presidente Prodi in un articolo su il Messaggero del diecembre 2020 esamina l’idea della creazione di università paritarie nei paesi del mediterraneo partendo proprio dal fatto che nessuno ricorda che “ nella sua lunga storia, il Mediterraneo non è stato solo un simbolo di ostilità e divisione fra coloro che si affacciano alle sue sponde, come è invece oggi. Il Mare Nostrum è stato, per molti anni, il luogo di un positivo intreccio di commerci e di rapporti fra i popoli.”

Basti pensare alla storia del nostro paese che ha sempre visto sull’altra sponda di questo mare la possibilità di volta in volta di costruire forse un impero , altre di dare un futuro a generazioni , insomma ha visto in quelle terre un modo di procurare benessere e ricchezza. Infati continua Prodi : “ Fino a poco più di un secolo fa, centinaia di migliaia di italiani vivevano e operavano nella sponda sud, da Aleppo a Smirne, fino ad Alessandria d’Egitto, alla Tunisia e alla Libia. Si trattava di piccoli e medi operatori economici, commercianti, artigiani, medici e professionisti, tanto numerosi e attivi per cui la lingua franca del Mare Nostrum non era l’inglese o il francese, ma una specie di siculo-arabo-napoletano, con cui la gente comune affrontava tutti i problemi quotidiani.”

Una storia che nei suoi aspetti negativi è difficile da comprendere mentre si capisce bene come in termini positivi quell’area sia stata un’area di attrazione per molti secoli . Fino ad una brusca interruzione Perchè , è ancora Prodi che scrive : “ Nulla di tutto questo avviene oggi. Abbiamo in molti casi buoni rapporti economici, ma si deve prendere atto di una crescente fra le nostre società. Eppure non possiamo parlare di una rinascita del Mediterraneo se non ricostruiamo una più vasta e profonda comunità di interessi e di rapporti quotidiani fra gli uomini e le donne del nord e del sud.”

Un tentativo in questo senso, ma estremamente interessato per il controllo del fenomeno dell’emigrazione che come noto rappresenta una delle maggiori preoccupazioni del governo in carica , viene fatto in quedti mesi dasl Presidente Giorgia Meloni che di concerto con la Commissione europea sta cercando , di attuare un piano denominato Mattei per il controllo delle quote di emigrazione e per una cooperazione non solo nel senso di un controllo ma anche economica in alcuni paesi appunto mediterranei.

In questo senso spicca il comportamento della Tunisia che sta “ rafforzando nelle ultime settimane i controlli contro l’immigrazione irregolare, portando – complice anche il maltempo – a una riduzione del flusso degli arrivi di migranti dalla rotta tunisina. I dati più recenti del Viminale visti da “Agenzia Nova” mostrano, in effetti, una battuta di arresto degli arrivi dei migranti in Italia dalla Tunisia via mare: da tre settimane, infatti, il ritmo degli arrivi si è drasticamente ridotto, forse complice il maltempo e i tre cicloni che si sono abbattuti sul Mediterraneo centrale. Da inizio anno fino al 23 maggio, la Tunisia rimane “ferma” a 25.176 migranti sbarcati sulle coste italiane, “solo” 768 persone in più rispetto al 2 maggio e circa 36 sbarcati al giorno nelle ultime tre settimane, incremento di oltre il +650 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma un dato decisamente in calo rispetto ai 200 sbarcati al giorno fino al due maggio. Siamo comunque sempre ben oltre la metà dei 32.101 sbarchi complessivi dalla rotta tunisina dell’intero 2022. “ (2)

Un controllo che comunque viene lautamente pagato dall’ Europa con un accordo il Memorandum d’intesa tra Tunisia e Unione europea.Alla firma, nel palazzo presidenzale di Cartagine, vicino Tunisi, hanno presenziato la premier italiana Giorgia Meloni, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il primo ministro olandese Mark Rutte e il presidente tunisino Kais Saied. Che incasserà immediatamente 150 milioni per sostenere il disastrato bilancio tunisino e in un secondo momento 105 milioni per sostenre i controlli alle frontiere. Infine altri 900 milioni quando ce ne saranno le condizioni come afferma Ursula von der Leyen,

Un accordo con la Tunisia che viene definito modello basato su cinque pilastri contenuti nel Memorandum – assistenza macrofinanziaria, relazioni economiche, cooperazione energetica, migrazione, contatti tra le persone – ricalcano la strategia della Commissione europea: quella di accordi a tutto tondo, che accompagnino alla cooperazione sul contrasto ai trafficanti una forte accelerazione nei rapporti economici e nelle politiche di approvvigionamento di energia sostenibile. (3)

Un accordo e un rapporto che se anche proprio in questi termini viene ritenuto necessario anche da Prodi che scrive ancora nell’articolo sul Messaggero : “ Rapporti che sono fondamentali per ogni strategia di rinascita del Mezzogiorno . Le nostre regioni meridionali non hanno un futuro se, di fronte, vi è solo il vuoto o la guerra. Debbo onestamente ammettere che, nel nostro paese, manca la coscienza di questa semplice realtà.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, essa è ancora troppo divisa per essere in grado di porre fine alle guerre ma, se spinta dall’iniziativa dell’Italia e degli altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo, può trovare l’unità di intenti necessaria per mettere in atto nuovi progetti, dedicati a ricostruire quei rapporti fra i popoli che sono necessari perché il mare ritorni ad essere Nostrum. Con la consapevolezza che la parola “Nostrum” assume oggi un significato nuovo: significa costruire rapporti cooperativi e paritari fra le genti del nord e del sud.Ho sempre pensato che questo progetto dovesse fondarsi soprattutto sui giovani. Il che, in questo ventunesimo secolo, non può che partire dalle Università.”

Un cambiamento che dunque potrebbe partire dalle Università

“Per questo motivo,continua Prodi, nel lontano 2001, proposi alla Commissione Europea, di cui ero presidente, di accompagnare l’allargamento a Est, diventato urgente dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, con la creazione di Università miste e paritarie fra i paesi europei che si affacciano nel Mediterraneo e i paesi della sponda sud. Università miste non significa portare in Tunisia o in Libia le filiali di nostre Università, ma inventare strutture accademiche con un’ unica sede divisa fra sud e nord, con un uguale numero di professori del sud e del nord, con un uguale numero di studenti del sud e del nord e con l’obbligo degli studenti di frequentare lo stesso numero di anni a sud e a nord. E proposi anche, per evitare equivoci, di non iniziare da facoltà politicamente sensibili, ma di cominciare con ingegneria, fisica, scienze, chimica, medicina e agraria. La proposta implicava, ad esempio, la fondazione di un ateneo con sede a Bari (o Lecce) e ad Alessandria d’Egitto, un altro a Napoli e Tripoli, e un terzo fra un’ Università della Sicilia e Tunisi, mentre la Spagna avrebbe fatto altrettanto con le Università del Marocco e la Francia con l’Algeria o con paesi del Sahel.La proposta non fu nemmeno discussa perché i miei collaboratori mi fecero presente che, per la Gran Bretagna e altri paesi del nord, si trattava di soldi buttati.”

Una Università che aiuti a creare “ un’occasione di importanza fondamentale per l’Italia: saldare i paesi del Mediterraneo in un progetto che è di vantaggio per tutta l’Europa….con la possibilità che L’Italia assuma un ruolo guida in un progetto che la riporti, come protagonista attivo, nella costruzione di un nuovo Mediterraneo.” (4)

Università paritarie è diverso da L’Unione delle università del Mediterraneo (in inglese Mediterranean Universities Union, in francese Union des universitès de la Mèditerranèe), conosciuta con l’acronimo UNIMED, che già esiste ed è una rete di 127 atenei localizzati nei paesi del bacino del Mediterraneo (o che hanno specifici interessi nella regione mediterranea) con un segretariato che a sede a Roma .

Università paritaria è diversa perchè non si tratta di un programma di scambi come avviene per l’UNIMED . Che come abbiamo detto è stata fondata nel 1991 con l’intento di favorire la promozione delle conoscenze storiche e umanistiche fra le diverse culture mediterranee, con un approccio basato sulla multidisciplinarità, agevolando lo scambio tra docenti e studenti delle diverse realtà universitarie, per conseguire in definitiva una maggiore integrazione, economica, sociale e culturale, tra le diverse sponde del Mediterraneo.

Si tratta invece , secondo quando torna a dire Romano Prodi in una intervista a Paolo Fichera della Nazione del 23 febbraio 2022 di : “Bisogna che la nuova generazione, del Nord e del Sud, possa sviluppare rapporti fruttuosi. Nel 2001 proposi la costituzione di un grande sistema di Università del Mediterraneo: stavamo realizzando l’allargamento a Est e ci veniva rimproverato di non guardare con altrettanto interesse al Sud Europa. I Paesi del Nord però non erano interessati, pensavano fosse denaro buttato e non se ne fece nulla. Sono passati vent’anni e ora i tempi sono maturi perché il Mediterraneo è diventato un problema per tutti. L’emigrazione arriva ai confini del Nord Europa, con tutte le tensioni che ne conseguono, e non è più un problema solo dei paesi del Sud. Ora è il momento di ripensare al vecchio progetto, aggiornandolo e tenendo conto che oggi ha un’arma in più: costa meno dei dei pattugliamenti delle coste o di tutte le spese pazzesche per tenere insieme la situazione”.

Dice ancora Prodi : “”Dobbiamo creare fra le venti e le trenta università miste e paritarie fra i Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo e i paesi della sponda Sud, strutture accademiche con un’unica sede divisa fra Sud e Nord con un uguale numero di professori del Sud e del Nord, un uguale numero di studenti del Sud e del Nord e con l’obbligo, per gli studenti, di frequentare lo stesso numero di anni a Sud e a Nord. La proposta implica la fondazione di un ateneo con sede in una città del Nord, ad esempio Bari oppure Palermo e una del Sud, come Tunisi. La Spagna può fare altrettanto con le Università del Marocco e la Francia con l’Algeria. Quando avremo una solida comunità di centinaia di migliaia di studenti e professori in egual numero del Sud e del Nord, allora avremo una nuova realtà nel Mediterraneo che contribuirà in modo importante a creare un clima fondato sulla collaborazione e lo scambio paritario”.

Uno scambio paritario .Il 25 febbraio 2022 si sono tenuti due convegni due convegni, dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo, che si svolgono in contemporanea a Firenze vogliono portare anche risultati concreti. Tra questi, si parla di una Università del Mediterraneo. In cosa consiste questo progetto? Quali sarebbero le finalità?

Durante questo convegno Romano Prodi intervistato da Toscana Oggi disse : “ C’è la possibilità che, com’è accaduto per l’Europa, anche tra i Paesi dell’Area Mediterranea nasca in futuro un regime di scambi commerciali e di politiche comuni su alcuni temi fondamentali?
«Tutto sembra farci pensare che questo sia più un sogno che non un programma politico perché, in questi ultimi anni, abbiamo fatto tanti passi indietro e pochi passi avanti. Sembra infatti che, nel Mediterraneo, il linguaggio non sia più quello delle persone ma quello delle armi. Eppure il cambiamento è possibile. Penso tuttavia che, nelle circostanze di oggi, le necessarie politiche comuni possano essere portate avanti solo da un’iniziativa dell’Unione Europea. Ricordo che, vent’anni fa, nella Commissione Europea, si era proposta la costruzione di un “anello degli amici” (questo era il nome del progetto) attraverso il quale tutti i paesi della sponda sud del Mediterraneo potessero costruire, pur procedendo passo per passo, rapporti politici e commerciali sempre più stretti e paritari con l’Unione Europea. Un cammino lungo e difficile, un cammino che non aveva ovviamente come obiettivo l’ingresso di questi paesi nell’Unione, ma che preparava per loro, fin dall’inizio, una prospettiva di pace e di sviluppo. Oggi le tensioni, le disparità e i processi migratori dimostrano che non esiste alternativa a questo progetto. Nei tempi che stiamo vivendo esso sembra così lontano, ma è davvero l’unica prospettiva affinché il Mare Nostrum diventi finalmente il mare di tutti».

La strada indicata da Prodi è stata percorso negli anni anche da iniziative per così dire di conoscenza e approfondimento del tema . Infatti già nell’ottobre del 2014 si è tenuto ad Arezzo il Simposio internazionale a conclusione del progetto «Una nuova classe dirigente per la Sponda Sud del Mediterraneo», promosso da Rondine Cittadella della Pace. Una iniziativa interessante seppure piena di difficoltà .

“Ho dovuto rinunciare a questa opportunità perché sono dovuta rimanere a casa per difendere i diritti civili di mio fratello che due settimane fa è stato arrestato all’Università di Alessandria mentre protestava per l’arresto di altri studenti durante una manifestazione pacifica». Queste le parole di Radwa, una giovane egiziana, selezionata per il progetto triennale «Una nuova classe dirigente per la Sponda Sud del Mediterraneo» realizzato da Rondine Cittadella della Pace, un programma di alta formazione accademica che nel 2014 ha visto 25 partecipanti da Egitto, Tunisia e dai Paesi Area Mena (Algeria, Marocco, Giordania, Libano, Israele, Turchia e dai Territori palestinesi) selezionati su una base di oltre 250 candidature.

Anche se il messaggio di Radwa ha superato Simposio internazionale per ricordare che la libertà di espressione nei paesi della Sponda sud del Mediterraneo, la partecipazione delle nuove generazioni ai processi di democratizzazione, il dialogo tra le culture e le religioni e la cooperazione internazionale sono importantissimi. Temi che sono stati sviluppati nell’arco del convegno e di tutto il progetto, nato nel 2012 a seguito degli avvenimenti della cosiddetta Primavera Araba. Un percorso che in tre anni ha coinvolto oltre 50 giovani, finalizzato proprio a facilitare le nuove generazioni nella comprensione dei processi di cambiamento culturale, economico e sociale in atto, al fine di permettere loro di partecipare attivamente alla fase di cambiamento storico che il proprio Paese sta affrontando, attraverso interventi costruttivi negli ambiti di propria competenza.

Giovani che hanno , come dicevo , affrontato l’esame e l’approfondimento di questi temi attraverso l’apporto di molte voci. Tra questa in rappresentanza dei giovani dello Studentato Internazionale di Rondine quella di Naomi che ha ricordato la difficile posizione degli israeliani all’interno dell’area mediterranea: «Non ho scelto di essere israeliana, ma ho scelto di impegnarmi per la pace, siamo quello che siamo ma il punto è che esistiamo. Sono orgogliosa di essere parte di Rondine dove tutti mi accettano per quello che sono, dove si impara a vedere gli altri come persone. Non credo si possano cambiare le cose se non si impara ad accettare la controparte».

«La Sponda Sud tra rinnovamento e radicalizzazione» è stato invece il tema dell’intervento di Giuseppe Cassini, già ambasciatore d’Italia in Libano. «C’è oggi un risveglio musulmano che può prendere due strade. Da una parte può seguire la strada del movimento non violento. Gandhi, Martin Luther King e Mandela  hanno dato una grande lezione alla presunzione europea, hanno insegnato all’Europa la strada della non violenza – ha affermato l’ambasciatore – Il rischio in queste situazioni è sempre quello che si scelga la strada delle violenza. Voi giovani avete in mano questa scelta e dovete trovare nella democrazia un significato che sia vostro, che sia nuovo».

Elzir Izzedin, presidente UCOIIha portato una riflessione sul «Dialogo nel Mediterraneo, storia e prospettive future». «La laicità è la dimensione in cui si accoglie l’altro ma non solo la sua identità anche il bagaglio culturale e il credo religioso. Non posso accettare una laicità che nega l’appartenenza religiosa e culturale. Per questo il percorso di Rondine è molto importante per aiutare i giovani a crescere coltivando il dialogo anche tra le religioni.  Il dialogo e il confronto aiuta noi a scoprire noi stessi e a poter affrontare questioni interreligiose serenamente, nel rispetto dell’altro. Anche noi come arabi abbiamo la responsabilità di trovare spazi di dialogo affinché le religioni non siano un motivo di divisione ma di incontro».

Un incontro dunque dei paesi rivieraschi del Mediterraneo attraverso l’Università – Un Mediterraneo che afferma la sua importanza perchè i destini dei paesi della sponda nord e della sponda sud del Mediterraneo, nonostante le differenze culturali, linguistiche e politiche, sono storicamente profondamente legati.

(1)https://quifinanza.it/info-utili/scuola-paritaria-significato-come-funziona/535866/

(2)https://www.agenzianova.com/news/tunisia-immigrazione-illegale-flussi-italia/

(3)https://it.euronews.com/2023/07/16/migranti-accordo-ue-tunisia-meloni-un-modello-per-il-nordafrica

(4)http://www.romanoprodi.it/articoli/le-universita-fra-le-sponde-del-mediterraneo-che-servono-alleuropa_17210.html

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