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SPAZIO E SPAZIALITA’ NEL SERVIZIO SOCIALE- DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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Redazione-Nel richiamare l’attenzione verso una professione di aiuto e sostegno, quale quella dell’Assistente Sociale, vediamo come s’inserisca nei vari spazi della prevenzione o del disagio sociale con attività dinamiche e dromologiche.

I Servizi Sociali, offrono uno spazio variegato che va dalla “ promozione, alla valorizzazione, alla formazione ed educazione, alla socialità di tutti i cittadini , sia come singoli sia nelle diverse aggregazioni sociali, alla prevenzione dei fattori del disagio sociale nonché al reinserimento del nucleo familiare nel normale ambiente di vita di quelle persone che, per qualsiasi causa, fossero state escluse od emarginate, nonché a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni della salute della persona” (Legge Quadro 328/00).

Originariamente, lo spazio fa riferimento a quello fisico, ovvero all’ambiente di lavoro o contesto sociale, nel duplice aspetto interno ed esterno dove vanno considerati limiti e concessioni.

Ma lo spazio, non è solo fisico. Nel Servizio Sociale lo spazio è uno spazio di relazioni, di decisioni, di co/progettazione. Si tratta di uno spazio comune e di lavoro in team condiviso.

Detro questi spazi troviamo:

  • l’organizzazione (scambi,confronto,comunicazione);
  • la conoscenza (esplicita ed implicita. Dinamica, flessibile, razionale ed emotiva. Fatta di apprendimenti continui e aggiornamenti);
  • l’innovazione (concreta e virtuale, mantenendo la difesa dei diritti. Produzione di cultura sociale);
  • la creatività (dimensione originale adatta allo scopo)
  • la partecipazione (attiva e proattiva).

Il subspazio nel servizio sociale è quello del processo di cambiamento che non è dato solo dalle riforme, ma dalle varie modalità con cui una specifica organizzazione consente la messa in operatività concreta delle normative e delle esperienze professionali. Poichè il processo di cambiamento si avvale di un sapere condiviso in una logica di  lifelong learning, include l’èquipes, lo scambio di esperienze, la sinergia, i modi di agire e la ricerca di nuove soluzioni, informazioni, apprendimento e formazione continua vista in un numero infinito di domini in analisi.

Le Scienze Sociali, non solo considerano lo spazio fisico e quello di relazione, ma anche il subspazio in un continum spazio-tempo e l’iperspazio che non è solo spazio e non solo tempo, ma entrambi.

Nel Servizio Sociale, la conoscenza è la trasformazione ed espansione dei saperi attraverso un processo di interazione e scambio con il territorio.

La spazialità è l’orientamento verso gli spazi esterni (relazioni umane) e l’incontro con l’ambiente dove distanza e vicinanza si intersecano.

Se lo spazio sociale si muove entro un dato perimetro, la spazialità sociale viene vissuta non come dimensione, ma come struttura emotiva.

Lo spazio sociale deve essere uno spazio aperto, diversamente dallo spazio fisico che può essere aperto o chiuso. In quello aperto si concede il passaggio, in quello chiuso si nega o viene ostruito, sbarrato, ostacolato, a causa di fattori esogeni che rendono gli ambienti sociali inadeguati allo scopo di relazione. Infatti, lo spazio sociale ha bisogno di consensi strutturali, efficaci allo spazio gruppale e relazionale.

Il Servizio Sociale, adegua le proprie esperienze in una dimensione spaziale che tiene in buona considerazione della società dromologica nella quale si vive e che impone tempi sempre più serrati all’intervento.

Nella società contemporanea, va considerato anche il cyberspazio che passa necessariamente attraverso lo spazio digitale. In questo quadro, il servizio sociale guarda verso un sistema educativo più ampio di contenuti e contenimenti sociali. Un’attenzione che sposta l’osservazione a una socialità che passa obbligatoriamente anche attraverso i social network.

Non va negato che i nuovi media, richiedono interventi di prevenzione sempre più mirati. Se da una parte essi sono positivi all’informazione simultanea, è altrettanto vero che vanno formati i bambini al loro uso educativo. Anche i genitori vanno formati a contenere l’uso del grande colosso del secolo con misure eque e supervisionate.

In un mondo sempre più globalizzato, è necessario recuperare il bambino che sarà l’uomo del futuro. Si tratta di investire oggi sulla prevenzione per evitare il disagio di domani. Le espressioni dinamiche hanno sempre un doppio volto negli spazi vitali. Uno spazio negato è uno spazio che incuriosisce, che ha del misterioso. Per questo va trasmesso quello spazio di autoprotezione capace di autotuterarsi. Una sorta di empowerment digitalizzato. Quando lo spazio negato viene contestualizzato a priori con role playning, brain storming, circle time, problem solving e focus group diventa uno spazio di facilitazione alla comprensione dei vantaggi e degli svantaggi degli spazi vitali.

Come dice Bagnasco (1994): “la sociologia non nega che si tratti di fatti sociali formati nello spazio” . Le nuove prospettive della dimensione spaziale nel sociale, come precisa Alfredo Mela (1962) nella territorialità e nella territorializzazione, sono rappresentate dalle “strategie teorico-metodologiche usate per tenere di lato la dimensione spaziale come molteplici che hanno talora un carattere esplicito, in altri casi implicito. Tra le prime si possono includere quelle che considerano lo spazio come manifestazione esteriore di un processo sociale (…). La dimensione implicita, nel servizio sociale, include il non detto, il sentire dell’individuo nel suo spazio e nello spazio nell’incontro con l’altro. Il suo sentire e la sua profondità.

In Italia è presente da tempo una riflessione sul rapporto globale/locale, mentre un recente saggio di Osti (2015) si sofferma sulla ricerca di omologie strutturali tra forme spaziali e relazioni sociali (spazialità nel sociale). In questo contesto trova interesse anche le rivisitazioni di autori classici come Simmel o Goffman ed altri verso la comprensione della spazialità nel sociale vissuto come area delle interazioni.

Come scrive M. Bonaiuto (2016): ”la psicologia ambientale si occupa delle componenti psicologiche e delle dinamiche psichiche, sia a una scala più micro che riguarda la realtà intrapsichica, sia a una scala un poco più macro che riguarda la realtà interpsichica, cioè il livello di analisi della psicologia sociale, quindi dell’interazione interpersonale e dell’interfaccia tra individuo e dinamiche sociali”. Tali interazioni degli individui con l’ambiente sociale interessa sia le scienze sociali che le scienze psicologiche in un connubio interdisciplinare.

“Simmel evidenzia gli aspetti spaziali di ogni sitazione, forma e forza sociale di cui si occupa, nella convinsione che la concretezza dello spazio sia strettamente affine alla concretezza cui si deve ispirare l’analisi sociologica:che lo spazio può sostenere il senso obiettivo delle forme sociali, le quali possono essere espresse in aggregati spaziali e a loro volta essere rinforzate e stabilizzate dalle oggettivazioni spaziali[1]. Le analisi di spazio di Simmel, possono essere ordinate secondo diversi criteri tra micro e  mesospazio.

L’individuo nel microspazio è esterno allo spazio considerato, viceveresa, nel mesospazio la persona si trova dentro lo spazio contestualizzato. Appare evidente che il soggetto, nel macrospazio è incluso nello spazio stesso considerato.

Nel Servizio Sociale creativo, gli spazi operativi vengono superati dalla spazialità per co/operare con i gruppi della peer education negli spazi esterni che offre la città. Lo spazio del poter dare e del poter fare non può essere misurato dagli spazi chiusi disponibili. Tutto si può realizzare se si tiene conto dell’ esistenza della spazialità, elementi naturali che prendono forma con il vivere sociale, lo scambio e la proiezione di tutto un sistema di prevenzione in tema di divulgazione ad sum. Si tratta di una conditio sine qua non in un lavoro sociale con le persone e non per le persone. Giuliana Mandich, precisa che: le connessioni tra reti sociali e dimensione spazio-temporale sono però più profonde e complesse della semplice convergenza sulle metafore di rappresentazione delle società contemporanee (metafore spaziali intese come campospazio di azioneconfini e posizionali vissute come collocazioneposizione). Lo spazio sociale definito dalle reti di relazione, infatti, e la spazio-temporalità, ambito concreto delle interazioni quotidiane, sono due momenti distinguibili ma strettamente intrecciati del sociale.(..) Le reti sociali, infatti, affondano le loro radici nei contesti spazio-temporali della vita quotidiana, che ne definiscono limiti e possibilità. I mutamenti di questi contesti (prodotto, ad esempio, dei processi. di compressione spazio-temporale) non possono che modificare la configurazione dello spazio sociale come «campo» (tanto per restare alle metafore spaziali) delle relazioni sociali.” Focault (1986), ben evidenzia come “una rete che unisce i punti di un tessuto complicato” rappresenti oggetto di analisi tra spazio e spazialità.

Lo spazio, si configura a quella possibilità di mettere insieme più reti. Esso nasce dalla relazione comunicativa che si traduce in vicinanza o distanza. La vicinanza è testimoniata dalla compresenza di più elementi che s’incrociano tra la possibilità di percepirsi e di percepire l’altro in un contesto relazionale. Viceversa, nella distanza, si assiste  all’esclusione di stimoli.

Appare evidente, però, che nello spazio sociale ciò che importa non sono le delimitazioni ma le inclusioni come percorsi di stimoli alle relazioni efficaci.

Lo spazio di ricevimento degli utenti o dei gruppi per la prevenzione nel servizio sociale, trova accoglienza e preparazione negli operatori, ma spesso i servizi sociali non godono di spazi fisici adeguati allo scopo di spazio/luogo nella relazione/i di aiuto. Nel ricordare, invece, quando lo stabilire del luogo e degli ambienti relazionali siano vitali al sistema di aiuto, sia necessaria una riflessione logistica. Ambienti ristretti, rumorosi o soggetti a continue interruzioni, non possono favorire quello spazio necessario al colloquio sociale. Si tratta di limiti esterni, spesso strutturali ed organizzativi che non possono essere trascurati dalle politiche sociali al fine di creare benessere sociale.

La spazialità, spesso, nel servizio sociale è ricercata negli spazi esterni, più adeguati al sostegno, alla cura, alla prevenzione di individui e gruppi e sicuramente attraverso uno spazio cercato che possa favorire il processo di aiuto del singolo e della collettività.

 

 

Bibliografia e Sitografia

Mela Alfredo, “The spatial dimension of social issues: new perspectives”, Ed. Giornale On-Line Urbanistica, I quaderni luglio-settembre N. 10, Roma, 2016

Bonaiuto Marino, “Spunti di riflessione dalla psicologia ambientale”, Ed. Giornale On-Line Urbanistica, I quaderni luglio-settembre N. 10, Roma, 2016

Giuliana Mandich, « Analogie e metafore della complessità: spazio e reti sociali », Quaderni di Sociologia, 17 | 1998, 147-165.

Bagnasco A., Fatti sociali formati nello spazio. Cinque lezioni di sociologia urba na e rurale, F. Angeli, Milano, 1994

Osti G., Socio-spatial relations: an attempt to move space near society, Poliarchie/Polyarchies. Studi e ricerche del DiSPeS, Università di Trieste, 2015

Simmel, Soziologie, p. 518 (Ed. Originale 1908) Duncker&Humblot, Berlin 1983 (trad.Sociologia, Milano, 1989 in Cit. Annalli di Sociologia, 8 1992 – II, Associazione Italo Tedesca di Sociologia, Trento, p. 321

LEGGE 8 novembre 2000, n. 328. Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.

file:///C:/Users/utente/Downloads/Il%20ruolo%20dei%20servizi%20sociali.pdf

https://journals.openedition.org/qds/1494

[1] G. Simmel, Soziologie, p. 518 (Ed. Originale 1908) Duncker&Humblot, Berlin 1983 (trad.Sociologia, Milano, 1989 in Cit. Annalli di Sociologia, 8. 1992 – II, Associazione Italo Tedesca di Sociologia, Trento, p. 321

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