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” SIC TRANSIT GLORIA MUNDI ” – DI VALTER MARCONE

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Redazione-  C’è una composizione a mio avviso affascinante che ha attraversato come un astro i nostri studi scolastici, i cui primi versi ci sono rimasti impressi nella mente spesso parodiati con altri che dallo scherzoso al tragico ci hanno permesso di ricordare anche le nostre vicende scolastiche. Mi riferisco all’ode “ Il cinque maggio “ di Alessandro Manzoni e voglio qui riproporla al lettore proprio perchè questa data è passata da appena qualche giorno .

L’ode fu composta da Manzoni nel giro di tre giorni ,nove coppie di strofe di settenari . Contiene versi che sono stati usati nel tempo successivo alla sua pubblicazione a proposito e a sproposito. A cominciare da quel primo verso “Ei fu “ . Un verso d’assalto che all’improvviso ti si pone davanti con la forza inesorabile di eventi storici ormai passati che hanno determinato condizioni di vero cambiamento di vita per milioni di persone. Quindi una dichiarazione profetica al modo del Qoelet biblico , una convocazione ,un’adunata, un radunare in assemblea per riflettere su quello che è l’esistenza concludendo “Allora quale profitto c’è per l’uomo in tutta la sua fatica e in tutto l’affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole ? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose; il suo cuore non riposa neppure di notte . Anche questo è vanità! “

E pensiamo in questo caso a quello che è stata la vicenda napoleonica. Per decenni e decenni dopo la morte dello stesso Napoleone intere popolazioni si sono definite bonapartiste e anti Bonaparte , indice di sentimenti ed emozioni che appunto per decenni hanno suscitato concensi o avversione .Il “mondo bonapartista” indica ancora oggi un regime in cui L’Europa e gran parte del mondo fu governata da un’ideologia politica, che enfatizzava il potere autoritario, la centralizzazione dello stato e il culto della personalità.

Una ideologia durata a lungo che ha fatto sentire la sua influenza fino ai tempi della guerra fredda che poi in definitiva è tramontata non molti decenni fa . Ma che soprattutto ci permette di fare delle connessioni e paragoni con alcuni eventi che caratterizzano i nostri giorni.

Per esempio a cominciare dalle guerre napoleoniche che insanguinarono l’Europa e che oggi si ripropongono su vasta scala sull’intero pianeta. Un mondo in guerra in cui appunto guerra significa la distruzione totale degli altri . Come è avvenuto con la Germania quando i tedeschi , pur essendo caduto il regime hitleriano con la morte dello stesso Adolf Hitler il trenta aprile ,non vollero arrendersi e subirono pesanti bombardamenti degli alleati fino all’otto maggio data della fine della seconda guerra mondiale . Come era accaduto con Hiroshima e Nagasaki per quanto riguarda il Giappone . E come sta avvenendo nella rappresaglia di Israele sulla striscia di Gaza contro Hamas autore del feroce eccidio dell’ottobre 2024. Una rappresaglia che sterminerà però non Hamas ma il popolo palestinese di Gaza. Come accadrà nella guerra tra Russia e Ucraina .

Morirono durante le guerre napoleoniche (1803-1815)tra 3,5 e 6 milioni di persone sia in battaglia (da 500.000 a 2 milioni) ma anche per malattie e soprattutto durante la ritirata di Russia in cui si contarono 400.000 soldati tra morti feriti e dispersi. La Seconda guerra mondiale è stata il più grande e disastroso conflitto della storia umana. Durò quasi sei anni, dal 1939 al 1945, e provocò enormi devastazioni umane e materiali ma soprattutto provocò 50 milioni di vittime , calcolate per difetto. La prima guerra mondiale aveva provocato 37 milioni di vittime contando più di 16 milioni di morti e più di 20 milioni di feriti .

Guerre in cui gli eccidi sono frequenti come per esempio proprio per stare agli avvenimenti dei nostri giorni il massacro di Sabra e Shatila,fra le 6 del mattino del 16 e le 8 del mattino del 18 settembre 1982 nel quartiere di Sabra e nel campo profughi di Shatila, entrambi posti alla periferia ovest di Beirut . L’eccidio, compiuto dalle Falangi Libanesi alleate di Israele, e dall’ Esercito del Libano del Sud con la complicità dell’ esercito israeliano , di un numero di civili compreso fra 762 e 3 500, prevalentemente palestinesi e sciiti libanesi . O come il massacro di Srebrenica di oltre 8000 ragazzi e uomini mussulmani bosniaci avvenuto nel luglio 1995 nella città di Srebrenica e i suoi dintorni, durante la guerra in Bosnia Erzegovina .La strage fu perpetrata da unità dell Esercito della Repubblica Serba di Bosnia Erzegovina guidate dal generale Raiko Mladic , con l’appoggio del gruppo paramilitare degli “Scorpioni”. O il massacro di Buča nel marzo 2022 durante l’occupazione della località ucraina a nor ovest di Kiev da parte delle unità delle Forze terrestri russe e di quelle cecene della Guardia nazionale , durante l’invasione per il tentativo di accerchiare e prendere la capitale Kiev .

Avvenimenti in cui le testimonianze dei sopravvissuti ci ricordano appunto l’orrore della guerra . Testimonianze di oggi nè più né meno significative di quelle di ieri come quella del soldato francese Jean Baptiste de Marbot che si risveglia al termine della battagllia di Eylau, nell’attuale regione russa di Kaliningrad, dell’8 gennaio 1807 coperto di sangue ,su un carro, circondato da cadaveri, completamente nudo con solo il cappello perchè derubatao degli abiti in quanto creduto morto .

È lui stesso a raccontarci questa sgradevole esperienza.

Abbandonato nella neve in mezzo a cumuli di morti e moribondi, incapace di muovermi in alcun modo, persi conoscenza pian piano, senza soffrire […] Credo che il mio deliquio sia durato quattro ore. Quando ripresi i sensi mi ritrovai in una situazione orrenda. Ero completamente nudo, con addosso null’altro che il mio cappello e lo stivale destro. Uno dei barellieri, credendomi morto, mi aveva spogliato e, nel tentativo di portarsi via lo stivale rimasto, mi stava tirando per una gamba tenendomi un piede sul corpo. Senza dubbio era stato il suo strattone a farmi riprendere i sensi. Riuscii a mettermi seduto e a sputare i grumi di sangue che avevo in gola. L’impatto del proiettile da cui ero stato colpito aveva causato un’emorragia tale che avevo il volto, le spalle e il torace completamente neri, mentre il resto del corpo era chiazzato dal rosso del sangue che sgorgava dalla ferita. Cappello e capelli erano incrostati di neve sporca di sangue, avevo gli occhi scavati, dovevo essere orribile a vedersi. Ad ogni modo, il barelliere guardò dall’altra parte e se ne andò con le mie cose, ed io, per lo sfinimento totale, non riuscii nemmeno ad aprire bocca. (Jean Baptiste de Marbot, The Memoirs of Baron de Marbot, tradotte da Arthur John Butler, Vol. 1, Londra, 1903, p. 216.) ( 1)

Una composizione dunque il 5 maggio di Manzoni che ci ricorda anche come quella Storia che testimonia come il radicale cambiamento, che con le campagne e le guerre con cui Napoleone volle dare un nuovo corso al suo paese e all’intera Europa fu azzerato con la restaurazione alla sua morte. ci appartiene. Perchè ancora oggi corsi e ricorsi storici dominano il nostro tempo e mettono all’attenzione figure di potenti che sembrano decidere le sorti del mondo ma che inesorabilmente passano come è passato lo stesso Napoleone. Un uomo , un condottiero, un potente invincibile capace di stabilire ordine, sicurezza, legalità con le sue leggi, gli organi amministrativi del suo regno, le sue idee . Un regno intramontabile, un uomo superiore. Eppure vinto da un altro uomo nominato duca e feldmaresciallo, poi plenipotenziario al Congresso di Vienna (1815), a capo dell’ultima coalizione antinapoleonica. Il duca di Wellington, Arthur Wellesley (Dangan Castle, Dublino, 1769 – Walmer Castle, Kent, 1852), figlio di lord Garrett Wellesley conte di Mornington (1735-1781, che sconfisse Napoleone a Waterloo (1815) e fu nominato (1827) comandante in capo dell’esercito britannico (confermato a vita nel 1842). Di quest’uomo ne parla a lungo in un capitolo del libro “ I segreti di Londra “ Corrado Augias che ci fa visitare la casa del duca in Hyde Park Corner.

Un parallelo con figure appunto come Vladimir Putin , Donald Trump, Xi Ping , Benjamin Netanyahu che sembrano appunto possedere il mondo in combutta tra di loro ma che nonostante la forza e la ricchezza che possono avere, sono sempre vittime del tempo che erode ogni forma di potere, e nessuno è immortale o in grado di sfuggire alla morte e alla Storia .

Ma torniamo all’ode manzoniana

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:

Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
Dal Manzanarre al Reno,
Di quel securo il fulmine
Tenea dietro al baleno;
Scoppiò da Scilla al Tanai,
Dall’uno all’altro mar.

Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza: nui
Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del creator suo spirito
Più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
Gioia d’un gran disegno,
L’ansia d’un cor che indocile
Serve, pensando al regno;
E il giunge, e tiene un premio
Ch’era follia sperar;

Tutto ei provò: la gloria
Maggior dopo il periglio,
La fuga e la vittoria,
La reggia e il tristo esiglio:
Due volte nella polvere,
Due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,
L’un contro l’altro armato,
Sommessi a lui si volsero,
Come aspettando il fato;
Ei fe’ silenzio, ed arbitro
S’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio
Chiuse in sì breve sponda,
Segno d’immensa invidia
E di pietà profonda,
D’inestinguibil odio
E d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
L’onda s’avvolve e pesa,
L’onda su cui del misero,
Alta pur dianzi e tesa,
Scorrea la vista a scernere
Prode remote invan;

Tal su quell’alma il cumulo
Delle memorie scese!
Oh quante volte ai posteri
Narrar se stesso imprese,
E sull’eterne pagine
Cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito
Morir d’un giorno inerte,
Chinati i rai fulminei,
Le braccia al sen conserte,
Stette, e dei dì che furono
L’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili
Tende, e i percossi valli,
E il lampo de’ manipoli,
E l’onda dei cavalli,
E il concitato imperio,
E il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio
Cadde lo spirto anelo,
E disperò: ma valida
Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;

E l’avviò, pei floridi
Sentier della speranza,
Ai campi eterni, al premio
Che i desidéri avanza,
Dov’è silenzio e tenebre
La gloria che passò.

Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
Chè più superba altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri
Sperdi ogni ria parola:
Il Dio che atterra e suscita,
Che affanna e che consola,
Sulla deserta coltrice
Accanto a lui posò.

Probabilmente Manzoni si sbagliava nel prosi la domanda cruciale di quando quella Terra , attonita e percossa, dalla notizia della morte di Napoleone sarebbe stata di nuovo calpestata da un uomo del suo rango. Quanti altri Napeoleone si sono succeduti fino ad oggi : quanti sono miseramente crollati sotto il peso del tempo e quindi della storia che si fanno giudici degli avvenimenti .

E qui Manzoni si interroga e ci interroga con quel suo “ fu vera gloria”. Una domanda che nei secoli si ripete .Un interrogativo antico perchè già i latini che in questo erano maestri ci tramandano una formula che non ha nulla di interrogativo ma una cheta asserzione : “ sic transit gloria mundi “. Così passa il mondo, così svaniscono le sue glorie e così la storia forse ci insegna. Anche se a vivere le vicende del nostro mondo attuale sembra che la Storia insegni poco in quanto certa Storia si ripete,per esempio le guerre e i conflitti che oggi si combattono sul pianeta Terra che sembrano affermare la normalità della guerra contro la pace che è fuori da ogni normalità.

La grandezza di Napoleone, dunque , ma anche la sconfitta di Napoleone. Due temi che fanno da sfondo alle imprese leggendarie di quest’uomo che per Manzoni sono la dimostrazione della misericordia e della grandezza di Dio .

Ce lo ha ricordato incessantemente Papa Francesco, cha ha invocato fino all’ultimo giorno della sua vita la pace, evidenziando come grandezza e misericordia di Dio siano una forza che permea tutte le vicende umane. Dio non si limita a giudicare ma a perdonare, offrendo speranza e riscatto in ogni situazione. Tanto che Papa Francesco ha convocato un anno Giubilare dedicato alla Misericordia iniziato l’8 dicembre 2015 e finito il 20 novembre 2016. Durante tutto il periodo del Giubileo, Papa Francesco nelle Udienze Generali, ha parlato di Misericordia.

Ecco appunto per Manzoni “Il Dio che atterra e suscita,/Che affanna e che consola,/Sulla deserta coltrice/Accanto a lui posò.”. Ma non solo sul letto di morte di quell’imperatore ma in tutte le vicende umane di ieri, di oggi e di domani .

(1)https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/288-chi-ripulisce-i-campi-dopo-la-battaglia-le-guerre-napoleoniche-come-nessuno-le-studia.html

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