” IL REFERENDUM, STRUMENTO DEL CITTADINO E DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA ” – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO
Redazione- Ho riflettuto a lungo prima di scrivere sull’argomento. Ho la mia età e nessuno potrà tacciarmi di partigianeria. Anche se fossi ancora più giovane non potrebbero, poiché ho fatto sempre il mio dovere, e anche di più, quand’ero nel mondo del lavoro.
Inizierei dall’etimologia del termine. Referendum deriva dal verbo latino “refero, refers, retuli, relatum, referre = riportare, rispondere, riferire” ed è la radice di molti termini in italiano, come “referto”, “relazione”. La locuzione ad referendum sottende una chiamata, una convocazione per riferire.
Il Referendum è il principale strumento di democrazia diretta, attraverso cui il popolo partecipa in prima persona al processo decisionale. Dopo la svizzera e gli USA, che per primi l’hanno usato, è stato inserito nelle carte costituzionali di altri Paesi democratici al fine di consentire al popolo di esprimersi direttamente su questioni legislative e costituzionali.
Già nel 1700 Rousseau riteneva che le leggi dovessero essere ratificate dal popolo. In Italia il referendum è stato inserito nella nostra Carta Costituzionale nel 1947, sia nella forma di referendum costituzionale per modifiche alla Costituzione, sia come referendum abrogativo al fine di abrogare in merito alle leggi ordinarie.
Nel più recente passato siamo stati chiamati ad esprimerci nel 1974 in merito al divorzio, nel 1981 sull’aborto, nel 1985 sulla “scala mobile”, ossia sull’adeguamento automatico dei salari all’inflazione, nel 1987 sul nucleare e sulla responsabilità civile dei magistrati, nel 1991 sul sistema elettorale, nel 1996 sul sistema radiotelevisivo.
Va ricordato che alcuni referendum sono falliti per il mancato raggiungimento del quorum, mentre in altri casi le indicazioni emerse dal voto popolare sono state vanificate da norme legislative successive. Ciò non deve costituire un alibi per non andare a votare.
E’ necessario esprimersi attraverso i quattro quesiti referendari sul lavoro, poiché le ingiustizie che si vanno perpetrando nel mondo del lavoro sono vergognose. I cittadini tutti devono fare sentire la propria voce e il peso della loro matita.
Nei prossimi 8 e 9 giugno di quest’anno, noi cittadini italiani saremo chiamati su 5 (cinque) quesiti referendari. Quattro (4) di essi sono relativi al mondo del lavoro e sono importantissimi. Sono decisivi per il futuro dei nostri figli, dei nostri nipoti. Non possiamo disattenderli. Obiettivo è innalzare le tutele per chi lavora; rendere il lavoro più stabile; ripristinare l’obbligo di causali per il ricorso ai contratti a tempo determinato; estendere la responsabilità all’impresa appaltante in caso di infortunio negli appalti; abrogare le norme in essere ed estendere la responsabilità dell’imprenditore committente al fine di garantire maggiore sicurezza sul lavoro.
Se non vogliamo la schiavitù, siamo chiamati a rispondere ai 4 quesiti referendari sul lavoro che sono i seguenti:
Quesito 1. Stop ai licenziamenti illegittimi
«Volete voi l’abrogazione del d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23, recante “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” nella sua interezza?» Risposta SI’
Il primo dei quattro referendum sul lavoro chiede l’abrogazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act. Nelle imprese con più di 15 dipendenti, le lavoratrici e i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi, non possono rientrare nel loro posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo. Attualmente sono oltre 3 milioni e 500mila i lavoratori penalizzati da questo provvedimento legislativo e se rimarrà in vigore i casi aumenteranno. Pertanto urge l’abrogazione della legge che contempla i licenziamenti senza giustificato motivo.
Quesito 2. Più tutele per le lavoratrici e i lavoratori delle piccole imprese
«Volete voi l’abrogazione dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, recante “Norme sui licenziamenti individuali”, come sostituito dall’art. 2, comma 3, della legge 11 maggio 1990, n. 108, limitatamente alle parole: “compreso tra un”, alle parole “ed un massimo di 6” e alle parole “La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro.”?» Risposta SI’
Il secondo quesito riguarda la cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese. In quelle con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo oggi una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento, anche qualora un giudice reputi infondata l’interruzione del rapporto. Sono 3 milioni e 700mila i dipendenti delle piccole imprese che versano in uno stato di forte soggezione a causa di questa norma. Dovrebbe essere il giudice a determinare il giusto risarcimento in caso di licenziamento ingiustificato.
Quesito 3. Riduzione del lavoro precario
«Volete voi l’abrogazione dell’articolo 19 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, comma 1, limitatamente alle parole “non superiore a dodici mesi. Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque”, alle parole “in presenza di almeno una delle seguenti condizioni”, alle parole “in assenza delle previsioni di cui alla lettera a), nei contratti collettivi applicati in azienda, e comunque entro il 31 dicembre 2025, per esigenze di natura tecnica, organizzativa e produttiva individuate dalle parti;” e alle parole “b bis)”; comma 1 -bis , limitatamente alle parole “di durata superiore a dodici mesi” e alle parole “dalla data di superamento del termine di dodici mesi”; comma 4, limitatamente alle parole “,in caso di rinnovo,” e alle parole “solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi”; articolo 21, comma 01, limitatamente alle parole “liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente,”?» Risposta SI’
Il terzo quesito referendario mira ad eliminare alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine al fine di contrastare la piaga del precariato. In Italia sono quasi 2 milioni e 300 mila le persone con contratti di lavoro a tempo determinato. Attualmente i rapporti a termine possono essere instaurati fino a 12 mesi senza motivo obiettivo che giustifichi il lavoro temporaneo.
Quesito 4. Più sicurezza sul lavoro
«Volete voi l’abrogazione dell’art. 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” come modificato dall’art. 16 del decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106, dall’art. 32 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modifiche dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonché dall’art. 13 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, limitatamente alle parole “Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.”?» Risposta SI’
Il quarto quesito interviene in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Le denunce annuali di infortunio sul lavoro in Italia sono quasi cinquecentomila. Quasi 1000 i morti. Lavoratrici o lavoratori muoiono ogni giorno sul lavoro.
Questa volta chi è fuori sede per motivi di studio, lavoro oppure per cure mediche potrà comunque votare nel comune di domicilio temporaneo, facendone richiesta entro il 4 maggio.
Sul sito del Ministero delle riforme istituzionali e la semplificazione normativa https://www.riformeistituzionali.gov.it/it/i-referendum/ possiamo leggere quanto segue sui vari tipi di referendum:
II Referendum. Attraverso il referendum il cittadino partecipa attivamente alla decisione politica, la integra, la modifica, la abroga, o esprime comunque un parere su un determinato tema. Con il referendum il cittadino, oltre ad essere più attivo e partecipe, acquisisce responsabilità e consapevolezza diventando protagonista del processo democratico del proprio Paese.
- Referendum Consultivo
È la tipologia meno vincolante di referendum. Con questo strumento il cittadino è chiamato ad esprimere un parere su una determinata questione. Il risultato di questo referendum non è però vincolante per il legislatore il quale può non tener conto dell’esito della consultazione senza che vi siano conseguenze giuridiche derivanti da tale scelta.
- Referendum confermativo
Con questo tipo di referendum i cittadini sono chiamati a decidere sull’entrata in vigore di una norma. La votazione popolare avviene, infatti, dopo l’approvazione della legge da parte del Parlamento. La legge entra in vigore solo se confermata dal referendum. Un esempio di questo strumento di democrazia diretta è previsto dall’art. 138 della Costituzione italiana relativamente alle leggi che modificano la Costituzione.
- Referendum abrogativo
È uno strumento con il quale i cittadini possono chiedere l’abrogazione totale o parziale di una legge. Se il referendum ha un esito positivo ne consegue che la norma oggetto della consultazione popolare sarà espunta dall’ordinamento. La Costituzione italiana disciplina il referendum abrogativo all’art. 75.
- Referendum propositivo
In genere è uno strumento strettamente collegato con il potere di iniziativa legislativa. Con questo istituto i cittadini, dopo aver raccolto un certo numero di firme, possono presentare una proposta di legge con l’intenzione di sottoporla alla consultazione popolare. A seguito dell’iniziativa legislativa, in alcuni ordinamenti, il testo di legge presentato viene sottoposto agli elettori che possono o meno approvarlo. In altre esperienze la procedura è più complessa: il testo depositato dai cittadini viene discusso dal Parlamento; se entro un certo periodo di tempo la proposta è approvata non si tiene alcun referendum; se la proposta non è approvata si tiene il referendum sul testo presentato; se invece il Parlamento approva un testo alternativo, i cittadini possono essere chiamati al voto per decidere quale dei due testi preferiscono.
I referendum possono essere ulteriormente classificati in:
- Referendum obbligatori
Sono referendum previsti dalla legge o dalla Costituzione come obbligatori per prendere una determinata decisione. Nell’ordinamento italiano ad esempio, sono obbligatorie le consultazioni previste dall’articolo 132 della Costituzione che riguardano la modifica territoriale delle Regioni o delle Province.
- Referendum facoltativi
Sono tutti quei referendum che non sono necessari per prendere una determinata decisione ma possono essere attivati su richiesta dei cittadini o dagli organi rappresentativi.
I referendum facoltativi possono essere a loro volta classificati in:
- Referendum “dal basso”
I referendum vengono chiamati “dal basso” quando sono i cittadini che, in genere attraverso una raccolta di firme, possono chiedere l’attivazione dello strumento referendario.
- Referendum “dall’alto”
I referendum vengono chiamati “dall’alto” quando sono gli organi rappresentativi ad attivare la procedura.
Nell’Italia repubblicana una sola volta si è tenuto a livello nazionale un referendum “dall’alto”. Si tratta del referendum consultivo del 18 giungo 1989 con il quale i cittadini sono stati chiamati ad esprimersi sulla possibilità di conferire un mandato costituente al Parlamento europeo. Per poter attivare questo referendum il Parlamento ha dovuto approvare un’apposita legge costituzionale (legge cost. 3 aprile 1989, n. 2).
È diffusa l’opinione che solo i referendum “dal basso” possono essere considerati strumenti “forti” di democrazia diretta poiché i cittadini stessi chiedono di poter decidere su un determinato tema. I referendum “dall’alto”, invece, in alcuni casi e in determinate circostanze possono assumere i connotati di un procedimento plebiscitario, utilizzato dal potere politico per legittimare talune scelte.
F.to Gabriella Toritto
