Ultime Notizie

SCRITTO SUL CORPO- MARIA RITA FERRI E VALTER MARCONE

8.555

Redazione- Non è il silenzio e nemmeno l’isolamento  quello che stabilisce  il nostro rapporto con la precarietà. Sono i rumori del nostro corpo  che finalmente riescono a farsi sentire proprio grazie al silenzio e all’isolamento . Un rapporto che abbiamo a lungo misconosciuto e che torna con prepotenza se non proprio a dettare legge  almeno a farsi sentire in primo piano . Parliamo però solo dei rumori normali legati alla nostra fisiologia  che non hanno niente a che fare con i rumori sintomatici di alterazioni o infermità  o rare predisposizioni  come le acufonie e le misofonie  ( rumori fastidiosi ).

Ci sono anche rumori che sentiamo solo noi. Fra questi, il battito del cuore, che è dovuto ai movimenti del muscolo cardiaco e al flusso del sangue attraverso atri e ventricoli, e il tinnito, il fastidioso fischio nell’orecchio causato da una stimolazione anomala dei recettori sonori, situati nell’orecchio.

Cellule e corpo  :un rinnovamento continuo

 

Le nostre cellule si rinnovano di continuo. Aveva ragione il filosofo presocratico Eraclito, quando affermava che “non scendiamo due volte nello stesso fiume” per dire che, nel tempo, siamo sempre diversi. “Panta rei”, tutto scorre, nel nostro corpo come nell’Universo. Forse siamo davvero una scheggia del tutto.

Aristotele afferma nel De Anima (II, I 412 a 20) che il corpo è materia, la quale riceve dall’anima la sua forma: l’anima è la forma di un corpo organizzato, corpo che è materia, corpo che ha la vita in potenza, che diventa atto tramite l’anima.

Tommaso d’Aquino, pur seguendo Aristotele, dice di lasciare lo studio del corpo al medico,.
Soma e psiche, resistono nella tradizione occidentale  e la loro distinzione si deve a Platone mentre Cartesio parla di  res cogitans e  res extensa, interrogandosi comunque su che cosa le unisca.. Parla di distinzione di soma e psiche anche   Lacan che  nel suo Seminario X, L’angoscia (Einaudi, p. 66) a proposito dell’angoscia   mette assieme  il somatico e il psichico .

Nella storiografia classica. il corpo umano venne a lungo considerato  un oggetto a-storico  Nella storia culturale di  matrice tedesca  e negli Annales francesi il corpo  veniva considerato  talvolta in relazione alla storia della nascita, della malattia, del morire e della morte, della nutrizione e della sessualità e non oltre.. Si deve al postrutturalismo  francese , alla teoria femminista aneiesistenzialista attorno agli anni  1980-90 l’idea che il corpo fosse un “prodotto della storia” indipendentemente dalla sua evoluzione biologica.

Si deve in particolare ai lavori del filosofo Michel Foucault l’attenzione  alle diverse forme impresse al corpo individuale da un potere non concepito come repressivo, ma produttivo (ad esempio nelle istituzioni disciplinari), ma anche nel contesto del discorso sull’igiene e delle sue pratiche.

Il corpo oggetto  di opere di narrativa

 

Il corpo è anche oggetto nella letteratura di opere  antiche e moderne . Per esempio  il romanzo di Daniel Pennac “Storia di un corpo” che inizia  proprio  con un discorso sul corpo: tornata a casa dopo il funerale del padre, Lison si vede consegnare un pacco, un regalo post mortem del defunto genitore.E’ appunto un curioso diario del corpo che lui ha tenuto dall’età di dodici anni fino agli ultimi giorni della sua vita.

Come pure in  “Scritto sul corpo” di Jeanette  Winterson c’è una specie di gioco che l’autrice propone ai lettori, tanto più sorprendente e coinvolgente in quanto applicato ad un romanzo d’amore che possiede il ritmo febbrile e coinvolgente di ogni vera passione: mentre di tutti gli altri personaggi sappiamo se si tratta di un uomo o una donna, l’autrice non lascia mai capire a quale sesso appartenga l’Io narrante, la voce e il punto di vista attraverso i quali vengono filtrate tutte le vicende e tutte le figure della storia. Di questa passione d’amore bruciante, poetica, profondamente incisa nei sensi e nella mente, conosciamo l’oggetto – Louise, una bellissima donna sposata dai capelli color Tiziano – ma non il soggetto, se non tramite rari indizi sparsi qua e là, troppo incerti per ricavarne una conferma definitiva.

Un romanzo coinvolgente, di struttura circolare, intensissimo e ben costruito che accoglie la sfida di sublimare il corpo con la parola, con la narrazione e la descrizione di quelle stesse emozioni (sentimenti, non morbosi piaceri!) che il corpo scrivono e plasmano.

I diritti del corpo

 Per\ Sabino Acquaviva, invece  la rivendicazione dei diritti del corpo ha capovolto l’immagine della cultura: nella società  del Novecento  le norme erano sopra, e il corpo sotto; oggi tende invece ad accadere il contrario: è l’esperienza di noi stessi che costituisce, almeno nei desideri, l’immagine del mondo e i significati dell’esistenza. Quel che è rimasto dell’esperienza politica del ’68 può essere individuato nel capovolgimento del rapporto tra noi, le nostre esperienze affettive e il nostro corpo: «la radicale diversità rispetto al passato — e dunque la fine di una civiltà — è anzitutto nell’esperienza fisica, e quindi radicale, profonda, di qualche cosa di diverso: è l’esperienza profonda del nostro essere fisicamente che si trasforma, è il senso del rifiuto e dell’accettazione, del disgusto e della gioia, di essere noi stessi, che assume dimensioni diverse» (1).

 In sostanza sembra oggi che  il Corpo sia “il tempo del trionfo”. Nelle utopie politiche delle controculture e nel movimento femminista, nelle scienze antropologiche e nella psicoterapia, in ogni piega della civiltà dei consumi come nelle correnti spirituali che si ispirano all’Oriente, ritroviamo costantemente il corpo in posizione centrale. Ma la domanda è : la nostra civilizzazione si è veramente «riappropriata del corpo», oppure la nuova attenzione  al  corpo è una sensazione illusoria, come un «arto fantasma»?

Partendo dall’affermazione di Spinoza, per il quale noi non sappiamo ciò che può essere un corpo, dal momento che l’esperienza che ne abbiamo è molto limitata, il filosofo portoghese, Fernando Belo nel suo libro  Lecture matérialiste de l’évangile de Marc. Récit, pratique, idéologie (ed. Cerf, Paris 1974), che lo rese famoso, parzialmente tradotto nel 1975 dalla Claudiana di Torino1 col titolo Una lettura politica del Vangelo  ipotizza la piena epifania del corpo umano che avverrà solo quando tutte le sue forze attive saranno liberate da una formazione sociale radicalmente socialista: «Se i corpi non sono più affascinati dall’oro e dal denaro, quale produzione farà seguito alla liberazione delle forze di lavoro? quale gioco, nel senso di Nietzsche, sarà il loro? se non sono più repressi dal re, dal potere dello Stato, quale ordine farà seguito alla liberazione delle forze di autonomia? quale danza sarà la loro? se non sono più deviati dal dio e dal lógos, quale scrittura, quale scienza, quale arte farà seguito alla liberazione delle forme di scrittura? quale riso sarà il loro? quale rapporto profano/sacro, quale festa, quale tragico anche, sempre nel senso di Nietzsche?»(2)

«L’ebraico non ha un termine per indicare il corpo. Questo dipende dal fatto che nel pensiero dell’Antico Testamento la distinzione tra materia e forma non viene mai sottolineata. Così pure, l’uomo non immagina se stesso come colui che si forma come individuo in possesso della massima perfezione possibile, partendo dalla materia che gli è propria. L’artista che dà forma all’argilla non è l’uomo; Dio è colui che può mandarla in frantumi. E neppure l’uomo concepisce se stesso primariamente come un individuo distinto da altri, quasi che fosse essenzialmente un microcosmo. Infine, manca la distinzione tra corpo e un io vero e proprio, come se l’uomo fosse quello che è prescindendo dal suo corpo carnale» (3)

Ho iniziato questa riflessione annunciando di voler parlare dei rumori del corpo , del loro linguaggio e dei loro segnali. Ho proseguito  con un esame su  come è stato considerato il nostro corpo nel tempo e nello spazio attraverso quello che ne hanno scritto storici, filosofi, sociologi e letterati  In definitiva e per il momento  possiamo ricordare che il corpo è una costruzione culturale che nel corso dei secoli  è stata costantemente elaborata  in modo anche complesso  fino a determinarne attribuzioni di senso .Il corpo diventa così  lo strumento per dar vita a ordinamenti simbolici,  e a prodotti  che nel corso della storia hanno  dato vita a diversità di ruoli sessuali e sociali, a rapporti  di dominio e di subalternità, a poteri e privilegi con le loro forme di espressione.

I rumori del corpo

 

Ero partito,come dicevo  per una breve riflessione sui rumori del corpo e mi sono fatto prendere la mano.  E allora ecco i rumori del corpo .

Siamo composti da 37.200 miliardi di cellule che comunicano fra di loro. Meglio: vibrano. Ma c’è di più. Le cellule non oscillano e non suonano a caso. Ogni loro intonazione corrisponde a ruoli e compiti precisi. “Riusciamo a distinguere le cellule che si stanno differenziando da quelle che producono molecole riparative, così come quelle che soffrono e muoiono”.

E poi una gamma di altri rumori che  a volte ci divertono o ci infastidiscono , che hanno dato vita a modi di dire , a proverbi ad usi e costumi  Gli starnuti sono il meccanismo usato dal corpo per espellere una sostanza irritante. Il cervello dà l’input e i muscoli del torace si mettono in moto. Insieme a diaframma, corde vocali, muscoli della gola e del viso si contraggono.  Per formare lo starnuto. Questo butta fuori l’aria dei polmoni passando dal naso a una velocità di circa 160 chilometri orari. E noi strabuzziamo gli occhi, ci copriamo la bocca con la mano . Noi adulti ci sentiamo dire  :” Salute!”   e  ai bambini “ Crisci santo !  e abbiamo gli occhi lacrimevoli  , lo sguardo appannato.

La tosse si crea invece per espellere muco o ostruzioni  delle vie respiratorie attraverso una profonda inspirazione. E’ seguita da chiusura dell’epiglottide, contrazione di diaframma e muscoli intercostali per comprimere la cassa toracica ed espulsione dell’aria. Questa viaggia a oltre 200 chilometri orari e che è bene “riversare” sulla mano o sul fazzoletto, dato il potenziale di sostanze e germi contenuti.  Il singhiozzo nasce da un movimento involontario del diaframma che si contrae all’improvviso. In questo modo si chiudono all’istante anche le corde vocali, che producono il suo caratteristico suono.

Ancora, il  rumore prodotto dal russare ricordato dalla satira, dalla letteratura, dai fumetti, dalle barzellette. Oscilla dai 50 decibel (il suono di un ufficio rumoroso) ai 100 decibel (il suono di una smerigliatrice o di un treno in viaggio). E non è poi così facile da sopportare.Si russa perché, quando si è distesi, la gravità preme sui tessuti, facendoli cadere verso il basso, comportando uno scivolamento all’indietro della lingua. Questa restringe le vie aeree e rende difficile il passaggio dell’aria, che viene reso ancora più rumoroso dalla rilassatezza dei tessuti della gola, che vibrano.

I rumori intestinali, conosciuti anche come borborigmi, nonostante possano essere molto fastidiosi, sono un buon segno. Questi rumori, infatti, indicano che la nostra digestione sta avvenendo in modo corretto.Tutti questi rumori vengono provocati dai movimenti delle pareti del tratto gastrointestinale, le quali si incaricano di spingere gli alimenti e i gas attraverso l’apparato digerente. Quando non abbiamo mangiato nulla, questi rumori possono essere molto forti ed indicano la necessità di ingerire cibo.

E ancora lo scricchiolio del  collo è per definizione un sintomo di un disturbo di movimento del tratto cervicale, legato appunto ad un malfunzionamento dei rapporti articolari tra le vertebre.Le persone che avvertono lo Scricchiolio al Collo descrivono il sintomo come una sensazione di un rumore, dentro il collo, come se dentro le articolazioni ci fosse della sabbia, che durante il movimento (quasi sempre nel movimento di rotazione ed estensione del collo) si frappone e crea questo rumorino molto fastidioso.

Ma c’è anche un rapporto fisico  con il nostro corpo che ci aiuta a definire un altro  personaggio ,l’Io . «L’Io è innanzitutto un’entità corporea» (Freud,1928:488) e Freud più tardi aggiungerà: «L’Io è in definitiva derivato da sensazioni corporee, soprattutto dalle sensazioni provenienti dalla superficie del corpo. Esso può dunque venire considerato come una proiezione psichica della superficie del corpo».Freud attribuì un ruolo centrale al corpo a partire dagli Studi sull’isteria (1895), in cui osservò che alcune sue pazienti presentavano sintomi somatici associati a disturbi psichici. Ravvisò una connessione tra fisico e mentale in conseguenza della quale elaborò il concetto di pulsione (Pulsione e loro destini 1915) come «limite tra lo psichico e il somatico» .(4)

Sempre in questa prospettiva  ricordiamo Winnicott (1949-1950) che  individua nella corporeità il punto di partenza e sviluppo dell’Io. Per l’autore, gradualmente arriviamo a vivere noi stessi come abitanti dei nostri corpi ed esiste una sola unità «psiche-soma». Quando la mente é legata al corpo, attraverso l’«holding materno»  si sviluppa il vero Sé. Isolata dal corpo, si potrà soltanto sviluppare il falso Sé. (5)

     In precedenza  si è parlato del corpo, dei suoi rumori che diventano segnali per comunicare.

Continuando  queste riflessioni si vuole ora parlare dei singoli organi del corpo  per esempio i polmoni e quindi il respiro , il cuore e quindi il battito e via dicendo .Cominciamo dunque dai polmoni e dal respiro.

I rumori dei vari organi del corpo

I polmoni

 

E’ irrequieto il nostro corpo .Si sente qualche volta questa irrequietezza nel respiro. L’inspirazione butta aria nei polmoni,l’espirazione porta ossigeno alla mente. Continuamente. Incessantemente per ogni istante della vita. Un confronto continuo tra inspirazione e ispirazione dentro parametri stabiliti,regolati ,misurati.

“Per trasformare l’energia delle sostanze nutritive, come lo zucchero, in energia utilizzabile, la maggior parte delle cellule si servono di un processo biochimico chiamato “respirazione cellulare”. La produzione di energia per mezzo della respirazione cellulare richiede un rifornimento continuo di ossigeno e genera, come sostanza di rifiuto, diossido di carbonio. Il sistema respiratorio provvede allo svolgimento della respirazione cellulare prelevando l’ossigeno dall’ambiente ed eliminando il diossido di carbonio dall’organismo. Per svolgere queste due funzioni l’atto respiratorio si svolge in due fasi: l’inspirazione e l’espirazione.” (6)

Si respira con la bocca, con il naso, con il diaframma. Ed è  in definitiva il risultato di due diversi processi: la respirazione esterna (o polmonare) e la respirazione interna (o cellulare).

Fisiologicamente, in un adulto sano a riposo, la frequenza respiratoria media (numero di atti respiratori in un minuto) si registra in un range tra i 16 e i 20.

Al di sotto dei 12 atti al minuto si parla di bradipnea, mentre si parlerebbe di tachipnea nel caso in cui gli atti per minuto sorpassassero i 20.

È bene comunque precisare come la frequenza respiratoria sia legata all’età e alla frequenza cardiaca.

A volte questi parametri sono superati , rotti, o ridotti al minimo  così il respiro  si alza, si abbassa, sale ,scende ,si affievolisce. Come d’altra parte la pressione del sangue che esamineremo in un’altra riflessione .

Così ecco tanti rumori diversi  come  la dispnea: sintomo caratterizzato da respirazione affannosa, difficoltosa. Può essere fisiologica se successiva ad un importante sforzo fisico, diversamente è considerata patologica; l’apnea: assenza di respirazione per più di 15 secondi;  la Tachipnea:  intesa come un aumento della frequenza respiratoria sopra i 20 atti al minuto; la bradipnea: diminuzione della frequenza respiratoria al di sotto dei 12 atti per minuto;  la iperpnea: da non confondere con la tachipnea, è da considerare come l’aumento, in termini di profondità e frequenza, della respirazione con conseguente e maggiore ventilazione polmonari.

Ognuna di queste alterazioni del respiro parla un suo linguaggio e comunica qualcosa di occasionale , di reale, di fisiologico ma anche di patologico. Patologie come quelle osservate da alcuni medici. Per esempio l respiro di Cheyne-Stokes, dai medici che per primi hanno descritto questo fenomeno, è una forma di respiro patologico in cui si alternano apnee di lunga durata a fasi in cui si passa da una respirazione profonda ad una sempre più superficiale per continuare poi con l’apnea. Descritto da Camille Biot nel 1876, il respiro di Biot è caratterizzato dall’alternanza di 4 o 5 atti respiratori rapidi di uguale profondità a fasi di apnea di durata variabile .È un indice prognostico molto grave e di importante sofferenza del centro respiratorio. Descritto da Adolph Kussmaul nel 1800, il respiro di Kussmaul è caratterizzato da respiri lenti con inspirazioni profonde e rumorose a cui segue una breve apnea inspiratoria, continuando con una espirazione breve e gemente con una lunga pausa post espirazione. Solitamente si associa ad acidosi metabolica severa, come nel caso del diabete mellito scompensato (chetoacidosi diabetica). A differenza delle altre forme patologiche di respiro, il respiro di Fallstaff prende il nome da un personaggio non reale, descritto come fortemente sovrappeso e dal russamento decisamente rumoroso, inventato da Shakespeare per la sua opera “Enrico IV”.. (7))

I polmoni sono i custodi spugnosi  della vita. Sono votati  per natura all’uomo fisiologico. Ma con un salto e non da poco  perché forniscono linfa vitale alla psiche che è, essa stessa, soffio, respiro  e spirito producendo  la più incredibile fusione  tra fisiologico e spirituale  che diventa dunque una effusione.

Effuso, versato, sparso , diffuso, sciolto, lo spirito opera  anche al contrario  : assorbe, si imbeve, si impregna, assimila,acquisisce, fa proprio.  Dimostrando  che il respiro ,inspirazione ed espirazione muovono corpo e mente in un continuo soffio vitale.

E non ci sorprenda come tutto questo è stato fissato ,attaccato sopra ,ma anche depositato nelle parole. Anassimene indica  in “ aria” la materia  primordiale dell’universo; l’Antico Testamento  nomina il soffio vitale  con Rùach  che è anche vento, respiro e ispirazione divina. Poi la scienza moderna  ha scoperto e descritto  che quel soffio vitale  impresso dai polmoni  non è altro appunto che il compito di questo organo del corpo :  importare ossigeno per il sangue, espellere anidride carbonica. Un apparato che coinvolge trachea , bronchi e bronchioli  per arrivare fino alle cellule specializzate per lo scambio gassoso.

Fissato dunque non solo nelle parole ma anche nelle storie .Così l’ impossibilità del polmone di funzionare, secondo la sua predisposizione,  a causa del bacillo della tubercolosi che ha prodotto le storie  in letteratura di paura e fascino,dissoluzione ed erotismo.  Da Violetta a Mimì del melodramma italiano  al “Dramma intimo” di Verga alla “Cugina Bette “di Balzac, al “chiuso morbo” della Silvia di Leopardi  fino al simbolico “La montagna incantata” di Thomas Mann. Storie sulla carta  ma anche storie di vere . Un male che spense le vite di migliaia di persone ma anche quelle di Keats Chopin,  Bronte, Cechov, Kafka,  Gozzano.

Le mani

«Per una serie di ragioni, stiamo diventando una società che ‘tiene lontane le mani’. Esiste una profonda fame di contatto fisico, di toccare e di essere toccati. Troppe persone sono affamate di questa forma di comunicazione umana più fondamentale di tutte. È fame di essere riconfermati nella certezza che dentro la nostra pelle noi siamo ‘qualcuno’; che dentro la pelle degli altri c’è ‘qualcuno’, proprio come noi. È, letteralmente, una ‘fame di pelle’»,(8)

I gesti  anche attraverso le mani   hanno   capacità di comunicare con immediatezza sentimenti, voleri, reazioni . L’attenzione ai gesti “comunicanti” del corpo è antica, tanto da comporre una sorta

di branca della retorica a cui sono stati dedicati trattati specifici.  Si usano le mani per stringere un patto, per  delimitare, scoprire  e  inventariare le parti del corpo. Si usano le mani per lavorare .Molte volte le mani fungono da attrezzo.  Le mani hanno una presa sulle cose,  sugli strumenti musicali, su quello che ci sta vicino. Le mani servono per indicare . Con le mani chiudiamo, apriamo, tocchiamo, accarezziamo, schiaffeggiamo, leghiamo, sciogliamo… tutti gesti che metaforicamente ci portano a “manipolare”. Con le mani comunichiamo e interpretiamo le emozioni,

Sull’uso delle mani ci sono indicazioni, prescrizioni , consigli, divieti .  Un manuale interessante sull’uso delle mani   è quello del   giurista della corte di Treviso, Giovanni Bonifacio, che lo pubblicò nel 1616 dedicandolo ai principi, cioè ai governanti, che devono saper comunicare

anche con il loro gestire, oltre che con il parlare. Il titolo dell’opera spiega benissimo

il suo scopo: “L’arte de’ cenni, con la quale formandosi favella visibile si tratta della

muta eloquenza, che non è altro che un facondo silenzio. (9)

Le mani hanno anche un potere di seduzione come le labbra ,la bocca. Hanno anche una certa carica erotica. Servono per accarezzare . Le innervazioni possedute dalle mani sono superiori al resto del corpo (insieme alle innervazioni delle labbra e della bocca). Questo sta ad indicare l’importanza che la psiche dà a questi arti.

 

Massimo Recalcati ha dedicfato uno studio alle “mani della madre”  dove con un linguaggio più poetico che psicologico,aiutato  non solo dalla lettura di psicologi e psicoanalisti ma da letture di romanzi e di un fitto numero di films, allontanandosi volutamente dai tecnicismi, in uno stile che è parallelo allo spirito del libro esamina la funzione materna senza mistificazioni ma con il desiderio esplicito di ripristinare la potenza fondamentale del desidero della madre.

Scrive Francesco Cataluccio   su Il Post : “ Il grande filosofo e scienziato russo, studioso delle icone, Pavel Florenskij, in un geniale testo sulla tecnica come proiezione degli organi, Organoproekzia (Organo-Proiezione 1922), sostenne che la mano, sia come superficie, sia dal modo di afferrare le cose con le dita o di stringere, è la madre di tutti gli attrezzi, proprio come il tatto è la madre di tutti i sensi. Le mani sono il prototipo della maggior parte dei nostri attrezzi: “La tavola da stiro, il ferro da stiro, le macchine per levigare e lucidare il legno, il metallo, il vetro, la pietra, incluse le macchine per tagliare i brillanti ed i congegni capaci di lucidare le lenti ottiche, tutto questo è un palmo di mano, a volte piegato, a volte raddrizzato, a volte ingrandito a dismisura, oppure, al contrario, molto ristretto, o indurito, o ammorbidito, una mano a cui si attribuisce maggior concretezza e continuità di movimento di quanto sia concesso ad un palmo di mano organico, o una libertà di movimento maggiore di una mano vera. Una mano organica è capace di compiere tante azioni, perciò nessuna alla perfezione. Ma qualche volta, a causa di certi mestieri, il palmo della mano acquista caratteristiche diverse diventando o più ruvido o più elastico e cosi via. Negli attrezzi che abbiamo citato e che proiettano il palmo della mano, ne vengono stilizzate alcune caratteristiche, e attenuate altre; allora il palmo della mano perde la sua varia funzionalità e, di conseguenza, proiettato tutto sulla funzione prescelta, produce questo o quell’altro strumento, ferro da stiro o lucidatura”.
Le mani rappresentano nello stesso tempo l’unità e la diversità. Ogni mano è composta da cinque dita tutte diverse, per forma e lunghezza, che trovano, una sorta di sintesi nel palmo, che poi si restringe nel polso e nel braccio. Le dita, a volte, sembrano andare ciascuna per conto proprio. Quando si osserva un pianista che percorre rapidamente i tasti del suo strumento, sembra quasi impossibile credere che quelle dita scatenate facciano parte di una stessa mano e che non stiano per staccarsene da un momento all’altro per andare ciascuna per conto proprio. (10)

Su  Pangea   possiamo leggere  una interessante  riflessione  riferita a che cosa serve la mano       secondo alcune opere di Caravaggio : “ A cosa serve la mano lo illustra Caravaggio, nel quadro, conservato a Potsdam, in cui Tommaso fa serpeggiare l’indice nel costato di Cristo. A vedere bene, il quadro ha tre mani al centro. Quella di Tommaso, che scava la carne dissanguata; poi quelle di Cristo: una che apre la veste e l’altra che trattiene il polso di Tommaso, come se, scavando con troppa violenza, il discepolo possa cadere in Dio. L’altra mano del quadro è in basso, la sinistra, di Tommaso, sul fianco, a dimostrare la natura d’ira meticolosa, la disciplina laboriosa. Quattro mani – e quattro visi. Quello di Tommaso e dei due alle sue spalle, i cui occhi puntano il petto di Cristo come chiodi; l’altro è il volto, nel sospiro, di Cristo.

L’altro quadro in cui la mano è centrale è la Vocazione di san Matteo in San Luigi dei Francesi. In questo caso la scena allestita da Caravaggio è davvero speciale: la luce, che giunge da una finestra invisibile, forse sfonda le mura, sottolinea il gesto di Gesù, alla destra, che indica Matteo, al lato opposto del quadro, impegnato – con le mani – a contare i soldi. Il gesto di Gesù, però, è triplicato: il vecchio di fianco a lui e uno degli uomini vicini a Matteo, compiono lo stesso gesto, in imitazione gergale – così a noi suonano le parole del maestro, come dita. Meglio ancora: lo stesso dito, l’indice, è usato, in un quadro, per scavare, nell’altro per chiamare. (11)

Per un altro verso  le mani ci aiutano a  capire Il centro dell’esperienza cristiana sono le stimmate, quel buco nero nella carne. “Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!” (Lc 24, 39). Il passaporto del Risorto sono le stimmate e in quel covo di spietata pietà s’annienta la fiumana degli dèi antichi. Sempre nella stessa religione  con la stessa mano Abramo riconosce la vastità di Dio (“Alzo la mano davanti al Signore, Dio altissimo”, Gen 14, 22) e si appresta, sprofondando nel credo, a uccidere il figlio (“stese la mano e prese il coltello per immolare il figlio”, Gen 22, 10). Dio e Adamo si sfiorano con il dito, nella creazione ideata da Michelangelo.

Secondo Elias Canetti “La mano deve la sua origine alla vita sugli alberi. Suo primo contrassegno è la separazione del pollice dalle altre dita: il vigore del pollice e la distanza creatasi fra esso e le altre dita permettono di usare quel che era un tempo un artiglio, per afferrare bene i rami”. La mano non preda, afferra: garantisce l’assoluta individualità dell’uomo. Con la mano mi arrampico sull’albero, spezzo i rami per costruire una casa, il luogo del mio destino. Con il ramo che ho spezzato posso costruire un bastone: il bastone mi regge; su un bastone, in forma di scettro, reggo la famiglia, il mio regno

In Massa e potere  ci spiega che “la vera grandezza delle mani consiste nella loro pazienza. Le quiete, rallentatissime attività della mano hanno formato il mondo in cui vorremmo vivere”. La mano non è solo simbolo del volto: è l’indole dell’intelligenza. La mente pensa e le mani praticano: in realtà, le mani pensano e la mente cerca una applicazione per adattare quel pensiero al mondo Era affascinato dalla figura del direttore d’orchestra, a cui dedica un capitolo in Massa e potere. Quel corpo rende possibile l’armonia, la musica, a patto di restare intoccabile e di non toccare alcuno. “Durante il concerto il direttore d’orchestra è una guida e un capo per la folla nella sala. Egli sta alla loro testa e ha volto loro le spalle… Invece che con i piedi, egli avanza con la mano. L’interno flusso della musica, suscitato dalla mano, corrisponde al cammino che egli percorrerebbe con le gambe. La gente ammassata nella sala viene rapita da lui. Per tutta la durata di un pezzo, non riescono a vedere il suo volto. Egli è inesorabile: non è concessa sosta. Se durante l’esecuzione di un pezzo egli si voltasse, anche una sola volta, l’incantesimo sarebbe spezzato”. Una forma straordinaria accade corrispondendo a un ordine impresso, nell’aria, dalle mani.

.

Infine  la chiromanzia (anche chiamata chirologia). Il nome di quest’arte deriva dal greco “cheiromantéia” che rappresenta la divinazione della mano, ed è la tecnica con cui si interpretano la personalità  e il destino di una persona attraverso la lettura delle linee del palmo della mano.          La chiromanzia  è una scienza davvero antica, i primi libri risalgono a più di 2000 anni fa e sono conservati in un tempio indù nella valle del Gange, al loro interno sono stati scoperti compendi di 567 immagini da interpretare sulle mani. Con la diffusione del cristianesimo,l’arte della lettura della mano è considerata elemento di stregoneria ed di eresia. Alessandro Magno è stato colui che l’ha introdotta in Occidente,diffondendo così questa filosofia orientale. Ad oggi la chiromanzia si è ancora in uso soprattutto attraverso le popolazioni Rom, che per tradizione la praticano ancora, è però generalmente considerata una pseudoscienza, al pari della cartomanzia.

L’uso del corpo

Cos’è infine l’uso dei corpi? Aristotele e in genere  il mondo greco considera  un certo tipo di corpo , quello degli schiavi ,alla stessa stregua  delle suppellettili di casa.  Lo schiavo rimane un “ uomo” ma l’uso del suo “ corpo” lo fa  assomigliare a uno strumento . L’uomo dunque in questa specificazione diventa uno strumento . Il suo corpo è uno strumento. E se anche secoli di   storia e di cultura  successivi hanno tentato,  con le diverse concezioni dell’uomo e del suo mondo, di guardare  al suo corpo in modo diverso  è difficile non concordare  con Marx. Questo strano filosofo  le cui teorie sono state sempre  in qualche modo usate  per dimostrare tutt’altro  da quello che forse inizialmente egli stesso voleva dire,  ci aiuta a capire il paradigma  antropologico dell’uomo e del suo corpo. In questo paradigma,  ereditato dal mondo classico e messo al centro della propria riflessione e azione da parte del  liberalismo, in realtà  l’uomo non ha un destino diverso da quello dello schiavo  Come pure al tempo del capitalismo e del globalismo. Per cui  ad ascoltare  Marx sembra che il corpo sia oltraggiato . Certo Sade che arriva all’estremizzazione di questo discorso, teorizza come un fatto naturale la differenza  corporea tra  padroni e schiavi.  Un corpo macchina quello degli schiavi . Si deve a Cartesio  la definizione e distinzione  tra pensiero ed estensione   che salvaguardando  il destino ultraterreno dell’anima non riesce però,  dal punto di vista scientifico , a spiegare  le interazioni tra le due sostanze. Da Cartesio si sviluppa una  riflessione cripto materialistica  che sul piano ideologico prorompe nelle affermazioni della teoria dell’animale-macchina del 1748  che viene rilanciata nella forma dell’ homme-machine da parte di Julien Offray de La Mettrie.L’uomo-macchina della tradizione meccanicista, che funzionava come un orologio mosso da un centro spirituale trascendente, si  trasforma poi nel  Settecento  in un’individualità complessa e polimorfa, che attende dall’analisi sperimentale la risoluzione dei tradizionali problemi legati al rapporto tra anima e corpo

Sulla scorta di questi brevissimi richiami si vuole però qui approfondire il discorso  dell’uso e della cura del corpo .Insieme all’uso del  corpo che in parte siamo andati analizzando ci possiamo domandare che cos’è la cura ? Qual è la relazione tra  “uso e cura ?

Per quanto riguarda l’uso del corpo dobbiamo ancora brevemente riferire  sul valore del corpo per esempio nell’arte teatrale . Grotowski   dice  che l’essenza di quest’arte è allora il rapporto diretto tra attore e spettatore i: “Eliminando gradualmente tutto ciò che si dimostrava superfluo, scoprimmo che il teatro può esistere senza cerone, senza costumi e scenografie decorative, senza una zona separata di rappresentazione (il palcoscenico), senza effetti sonori e di luci ecc. Non può invece esistere senza un rapporto diretto e palpabile, una comunione di vita fra l’attore e lo spettatore . Quindi diventa importante la capacità dell’attore di usare il proprio corpo per creare una densità situazionale e uno stato di intensità emotiva che si genera nella compresenza fisica di attore e spettatore: “La vicinanza dell’organismo vivo: ecco il solo elemento di cui il teatro non può essere defraudato né dal cinema né dalla televisione: grazie a ciò ogni provocazione lanciata dall’attore, ognuno dei suoi atti magici […] diventa qualcosa di grande, di straordinario e simile all’estasi. Per questo è necessario abolire la distanza tra l’attore e lo spettatore facendo a meno del palcoscenico, infrangendo tutte le barriere. Che quanto vi è di più intenso, avvenga faccia a faccia con lo spettatore così che egli sia a portata di mano dell’attore, possa sentire il suo respiro e percepire il suo sudore” Così che da questi presupposti ha preso ilo via una verro pria rivoluzione nel mondo del teatro.

Il corpo sembra cioè essere il materiale specifico di lavoro di cui fa uso l’attore per realizzare ciò che Jakobson chiama la funzione poetica, l’uso sapiente e il gioco con le proprietà fisiche del materiale specifico di un’arte, come il suono per la poesia o forme e colori per la pittura, per suscitare piacere estetico. Che il corpo e le sue masse muscolari, i suoi pesi, i suoi arti, il suo sistema osseo, i suoi equilibri siano la materia espressiva manipolata nel teatro è evidente nei diari di lavoro di due attrici dell’Odin Teatret, Roberta Carreri e Julia Varley. Carreri descrive più volte la propria consapevolezza del controllo degli spostamenti di diverse parti del corpo e del loro peso: in slow motion la treccia dei miei capelli cadrà sul pavimento perché non posso controllarla, ma dovrei essere in grado di dominare il resto del corpo: mani piedi, braccia, gambe, torso, testa…Devo pensare a tutte le parti del mio corpo contemporaneamente […] se mentre sto entrando in posizione per fare la capriola, non comincio a spostare la mia mano destra in avanti, questa non arriverà in tempo a toccare il suolo per frenare la caduta del mio peso in quella direzione […]. Con il solo spostamento del peso in avanti, devo riuscire a sollevare il sedere dal suolo e, liberando una gamba dal mio peso, alzarmi in piedi con estrema lentezza (12)

Sempre in tema di uso del corpo c’è poi un argomento che fu molto dibattuto alcuni anni fa  : l’utero  in affitto, l’emancipazione che diventava  schiavitù. Come per altri casi dibattuti in passato c’è chi parlava  di alienazione e chi di autodeterminazione. Riassumendo lo slogan era : «Se le femministe non vogliono che un uomo decida sui loro corpi, io pretendo che nessuna donna decida sul mio» come affermava con durezza Victoria, una delle madri surrogate intervistate da Serena Marchi per Mio tuo suo loro (Fandango), un libro la cui uscita coincise con quella di un pamphlet di tutt’altro segno, Nel ventre di un’altra di Laura Corradi (Castelvecchi). In entrambi i casi, non si trattava  di un’opera prima. Nel 2015 Serena Marchi aveva raccolto in Madri, comunque una serie di testimonianze che già contemplavano l’ipotesi delle «donne che partoriscono per altri», che diventava esclusiva nel  secondo reportage. (13)

C’è poi ancora un’altra specificazione sull’uso del corpo ovvero la ricerca  delle  tracce di memoria che rimangono intrise nel corpo e nell’aria, quando c’è un vuoto affettivo, e su ciò che lascia la mancanza. Una riflessione su ciò che resta nel corpo come memoria  dei vuoti affettivi è  stata fatta  da Gisela  Fantacuzzi  che l’ha poi trasformata in  danza, in suono, in azione.(14)

Un accenno va fatto all’uso del corpo nella performance  a partire per esempio da  quando vedi un musicista davanti al suo strumento. Si  può  riconoscere – ancora prima di ascoltare la prima nota che suonerà – la qualità della sua performance osservando come usa il suo corpo in relazione allo strumento.Come entra in relazione con lo strumento, e il livello somatico da cui ha trarrà delle note .

Non è possibile tacere su un tema che ha a lungo animato il dibattito politico ossia l’uso del corpo delle donne  in riferimento appunto al  decennale dibattito parlamentare che accompagnò la proposta di legge della senatrice Lina Merlin, fino all’approvazione definitiva alla Camera dei deputati, nel 1958. Una battaglia, quasi isolata, di una donna che nelle case chiuse vedeva la deliberata volontà statuale di mantenere migliaia di donne in una condizione di sfruttamento economico, di limitazione della libertà e di mortificazione della dignità personale, in evidente contraddizione con lo spirito e la lettera della nuova Costituzione repubblicana.(15)

All’art. 5 del Codice civile italiano si legge: “Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume”. Per questo articolo Il soggetto vivente ha il potere di disporre del proprio (futuro) cadavere in ordine al trattamento di sepoltura/cremazione  ed alla destinazione a trapianto di determinati organi . Per la manifestazione della volontà di donare, nel nostro ordinamento vige il principio del consenso o del dissenso esplicito. Per legge, i cittadini maggiorenni possono dichiarare la propria volontà indicando, nella carta d’identità, il consenso o il diniego a donare i propri organi in caso di morte.

Per l’attuale legislazione sono ammissibili la donazione del sangue  e la donazione di midollo osseo, mentre è vietato il trapianto di cornea di persona vivente, in quanto tale prelievo pregiudicherebbe irrimediabilmente la funzione della vista.  La legge consente il trapianto del rene tra viventi, in quanto l’altro rene è sufficiente ad assicurare la funzione di depurazione del sangue. Inoltre, ammette di disporre a titolo gratuito di parti di fegato al fine esclusivo del trapianto e consente, infine, il trapianto parziale di polmone, pancreas e intestino tra persone viventi.

È consentita la modificazione dei caratteri sessuali e la conseguente rettificazione di attribuzione di sesso. La maternità surrogata non trova riconoscimento nell’ordinamento italiano: tale pratica, che può essere inquadrata tra le modalità di procreazione medicalmente assistita, resta vietata anche se è venuto meno il divieto di fecondazione eterologa. Ampiamente dibattuta è la questione del cd. testamento biologico, con il quale il testatore detta disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari ai quali desidera essere sottoposto, nel caso in cui perda la capacità di autodeterminazione, a causa di una malattia, fino al rifiuto delle cure (eutanasia). In Italia non esiste una normativa specifica. L’atteggiamento della dottrina e giurisprudenza è, in generale, contrario a riconoscere la validità e l’operatività del testamento biologico

 

Il corpo come un destino. Pensare il corpo in psicoanalisi

 

Il corpo è il destino. Una trasformazione del corpo ha del perturbante perché compresa dall’Inconscio come trasformazione del destino. Destino identitario. Destino dell’essere, esso sancisce se gli investimenti sul Sé siano o meno riusciti, se l’Ideale dell’Io abbia baciato il reale.

Il corpo è sostanza del rincorrere dell’Io che tende a ricongiungersi con l’oggetto amato.

Nel corpo si inscrive, inoltre, la perdita ed il ritrovamento dell’oggetto estetico e trasformativo (C. Bollas), e ad esso dona visibilità.

Il corpo, dunque, racconta la storia e il destino di cure materne irrinunciabili per esistere.

E’ esso il regno dell’Ideale dell’Io.

Poiché, inoltre, il soma è la sede delle sensazioni-emozioni vissute, il corpo diviene il diario in cui è possibile che si conservi il ricordo e l’incisione, come nei muri di  A.Tàpies, di ogni nostro vivere, il ricordo dell’Altro e del nostro Sé uniti: diario intimo di un incontro.

L’Io trovò dimora nel soma nei tempi in cui essere era essere-con-la- madre (C.Bollas), ovvero con un oggetto altamente trasformativo (che trasforma il Sé), un vero oggetto estetico.

Inizialmente l’Io viveva nel volto della madre, quando sorridere a lei era riconoscerla come sua creatura.

La ricorrente esperienza d’essere-con-lei dona stabilità dell’essere al piccolo Io, e l’idioma delle cure materne permette alla psiche di riconoscere nel corpo la propria dimora, mantenendo pur sempre nel volto della madre il proprio inizio al mondo.

 Il soggetto ha abitato, infatti, un tempo, il volto della madre, esso era la sua dimora, e il suo inizio.

Attraverso l’idioma delle cure della madre esso integrerà la “penombra di associazioni” con W. Bion, ovvero le sensazioni-emozioni che il mondo conosciuto e non ancora pensato, attraverso le mani della madre gli offrirà in un’unica entità dove egli potrà poggiarsi ed ex-sistere.

La memoria del primo luogo si intreccia con la memoria di un primo esistere, ove l’incontro con l’oggetto non aveva rappresentazione, ma esitava in una ricorrente esperienza d’essere trasformato dall’Altro.

E nel suo vivere il soggetto non rinuncerà alla ricerca di un oggetto d’amore che, per esser tale, deve promettere una trasformazione del Sé.

Nell’ontogenesi l’Io ne ha memoria, come di un oggetto conosciuto e non pensato (C. Bollas), come primo corpo in cui vivere.

La sacralità dell’oggetto, per l’Io, deriva dall’essere il suo inizio ontogenetico e nel suo potere di destare amore, ovvero trasformare lo stato vitale del Sé.

L’Io ha abitato l’oggetto trasformativo, ed il passaggio al corpo coincide, dunque, con un lutto dell’oggetto primario, difficile a farsi, tanto che l’oggetto-corpo non è spesso amato dall’Io, né riconosciuto, perché luogo di una mancanza originaria, perché privato dell’Altro.

Esso indica una caduta nel reale dal sogno di unione che un giorno era pur vero, di creare ogni momento il mondo e Sé.

Amare il corpo è per l’Io amare l’idea di aver avuto un inizio, attraverso una separazione dal mondo e aver perduto il dono di esistere per sempre.

Il corpo è memoria di tale antica separazione di cui non si ha ricordo, ma dolore. E’ memoria di un lutto: per avere un corpo bisogna dimenticare le stelle.

Si può chiedere, inconsciamente, ad esso, di avere un potere trasformativo sull’Altro. Il soggetto, così, si identifica immaginariamente con il primo oggetto del suo amore.

E’ lo sguardo dell’Altro, quindi, a testimoniare che il corpo abbia trattenuto in sé quella sacralità trasformativa che era certezza per l’Io di un primo amore.

 L’Ideale dell’Io giunge in soccorso dell’Io perché suggerisce una forma ideale di esistere, un punto di luce sull’orizzonte, un fine.

L’immagine di sé trattiene la luce di un primo amore come ideale di cui il corpo non può che essere un effetto: l’ombra di un primo oggetto amato e perduto perché divenuto altro-da-sé.

Non scompare, nell’Io, il sentimento di essere stati un tempo un punto senza confini, che raccoglieva, oltre ogni limite, la filogenesi di un sogno: essere uno nell’universo materno.

Il corpo è per l’Io, intimamente, la madre. Il suo ricordo ardente e del momento in cui essere era essere-con-lei.

Poter separarsi dai sogni ontogenetici permette di esistere, avere un’ombra. Il corpo è dunque, l’immagine pittografica di un inizio.

 Accogliere il corpo è accogliere la fine di un sogno, ma anche l’inizio

di un percorso identitario, congiungendo la corporeità all’Ideale dell’Io.

Proseguire senza l’Altro fa affiorare, infatti, un Ideale che, nell’identificante, precede e accompagna il divenire corporeo.

Essere al centro di un’evoluzione è essere al centro di un impasto pulsionale, possibile solo se l’oggetto mai sarà “perduto di vista”, con J. B. Pontalis.

E’ anche vero che ogni perdita oggettuale è una perdita di imago corporea, perché l’Altro era in noi.

Tornare ad essere nel corpo è tornare a ricomporre i frammenti d’essere che ogni perdita generò e ricostruire, filo a filo, ogni tessuto d’amore che legò l’Io all’oggetto.

  Vivere nel corpo è dunque ricomporre e riparare all’interno l’oggetto perduto, come memoria amata di sé, e ricostruire l’identità come un arricchimento di senso e dunque estetico, che diviene passione d’essere.

 Va aggiunto, infine, che il corpo, in un pensiero pittografico,

in quanto alter ego dello psichico, è rappresentante di un non-essere, prolungamento sconosciuto di una psiche che cerca l’assoluto.

Come non-essere il corpo viene negato al vivere, non appartiene ad alcuno. E’ resto abbandonato perché non pensato, abitato da Thanatos e quindi misconosciuto dal vivente.

L’Io, perduto l’oggetto, ha sulle labbra un corpo proprio, come nuovo destino possibile, in cerca di una psiche che lo abiti e lo pensi in esistenza.

Corpo e cibo  Rassomiglianze tra cibo e organi  del corpo

C’è un rapporto tra il corpo e il cibo  ?   Sicuramente  .  ll  corpo umano è formato dagli stessi composti chimici di cui sono costituiti i cibi. Il principale compito dell’alimentazione é quello di garantire il fabbisogno energetico dell’organismo. Con questo termine si definisce la quantità di alimenti necessaria per il mantenimento delle funzioni vitali, cioé per reintegrare il dispendio energetico che il ricambio cellulare, il battere del cuore e il circolare del sangue comportano. La scelta degli alimenti influenza anche  i comportamenti e le emozioni quotidiane

Elisa Cappelli  in un curioso articolo pubblicato su  cureNaturali.it associa la forma di alcuni alimenti a quella degli organi del nostro corpo. Così la noce  una somiglianza straordinaria con gli emisferi cerebrali; il gheriglio di noce ne evoca perfettamente la struttura.Le proprietà di questo importante frutto secco sono appunto quelle che nobilitano e arricchiscono le potenzialità cognitive in quanto ricche di acidi grassi polinsaturi e sali minerali, in particolare di ferro, calcio, magnesio, potassio, rame e zinco. Nelle noci è inoltre consistente l’apporto di vitamina E e quello di acido folico. un’altra schiacciante somiglianza: i reni e i fagioli. La cucina macrobiotica si basa sulla medicina tradizionale cinese e suddivide gli alimenti secondo il movimento degli elementi.I reni sono legati all’acqua. Il pancreas somiglia molto alla forma di alcune patate dolci. Ricche di carboidrati e fibre, le patate dolci aiutano a controllare il livello di glucosio ed insulina nel sangue, per questo possono essere considerate valide alleate di questo importante organo che regola gli zuccheri nel sangue, il profondo legame che connette l’avocado all’utero. Nove sono i mesi della gestazione umana e nove i mesi perché maturi del tutto e fiorisca.L’alimento contiene una serie di nutrienti utili per prevenire il cancro nelle donne e regolare l’equilibrio ormonale come la componente folica. il sedano? Alcune parti somigliano proprio alla giuntura di alcune ossa che compongono il nostro corpo, le ossa lunghe. Il sedano è ricco di silicio, un componente formidabile per mantenere le ossa forti e resistenti; per questo il sedano è un vero e proprio integratore dietetico nel rimodellamento delle ossa. Il pompelmo somiglia al seno Questo agrume assomiglia molto alla ghiandola mammaria della donna. Pompelmi, arance e altri agrumi si prendono cura del movimento della linfa dentro e fuori il seno, sono ricchi  di sostanze chiamate limonoidi, che hanno dimostrato avere proprietà antitumorali nelle cellule del seno. Le carote con le stesse linee che convergono tutte al centro somigliano  molto ad un occhio, fanno ricordare la pupilla e l’iride. Il beta carotene presente aiuta a migliorare la vista, proteggere la degenerazione maculare e prevenire la cataratta. I pomodori hanno una certa assomiglianza al cuore, sono ricchi di licopene ottima sostanza naturale che protegge  il cuore e il sangue. Concentrazioni sufficienti di licopene contrastano il rischio di sviluppare malattie cardiache, inoltre i pomodori sono ricchi di vitamina C, anch’essa fondamentale per la salute del cuore. Un fungo affettato ha la forma di un orecchio, e non a caso i funghi sono importanti per questi organi. Rappresentano anche un ottima fonte di vitamina D, importanti per pervenire la perdita dell’udito.

Paracelso per primo enunciò questa verità magnifica: “La Natura è il medico, non tu. Da lei devi prendere ordini, non da te. Cerca solo d’imparare dove sono i suoi farmaci, dove le sue virtù sono scritte e in quali scrigni sono riposte”.

Corpo cibo e digiuno

Dopo aver accennato al cibo dobbiamo  parlare però anche del digiuno .In molte culture si ritrova un digiuno con finalità estatiche. Si sottopone il corpo alla più dura privazione per provocare positivamente una specie di «uscita da se stesso». Si sa, per esempio, che nelle culture indiane dell’America settentrionale l’adolescente si ritirava a digiunare a lungo in luoghi solitari per realizzare, al culmine dell’esperienza, il sogno o la visione che gli indicavano il suo destino. Il digiuno di Gesù nel deserto, prima dell’inizio della sua missione (Mc. 1,12 ss.), appare più affine a questo tipo di digiuno iniziatico che al digiuno dei monaci. Il digiuno a finalità estatiche può ricorrere anche fuori di un quadro di riferimento religioso. Lo ha intuito la scrittrice Marguerite Yourcenar, la quale fa dire all’imperatore Adriano, reso emblema della saggezza pagana, che il digiuno prolungato conduce a «quegli stati prossimi alla vertigine, durante i quali, il corpo, in parte libero dal suo peso, entra in un mondo che non è fatto per lui, che gli offre in anticipo un’immagine della gelida levità della morte» (in Mémoires d’Hadrien). La morte per inedia può rappresentare una specie di orgia alla rovescia, in cui la sostanza vitale invece di essere esaltata si esaurisce. È un’esperienza non priva di un certo fascino morboso. Per gli psichiatri ha un nome preciso: si chiama ‘anoressia mentale’ e miete numerose vittime, specie tra le adolescenti.(16)

Il cristianesimo mette molta attenzione al cibo. Come gli israeliti nel deserto, quelli che seguono Gesù – ma non sono suoi seguaci – vogliono soddisfare le voglie dello stomaco (“mi cercate… perché avete mangiato e siete stati saziati”, Gv 6, 26). Per questo, per approcciare Dio, è decisivo il digiuno, convertire l’intestino in un serpente che dorme.

«Il colon gestisce le scorie non assimilabili, quindi rappresenta l’equivalente di tutto ciò che vorremmo eliminare. La sua pulizia si correla al desiderio di vivere in un posto pulito e sereno, dal punto di vista sia ambientale sia emozionale» spiega Fabio Elvio Farello, medico chirurgo esperto in agopuntura e omeopatia, interpellato sul perché di questa improvvisa ossessione. Secondo lui non si tratta di una moda passeggera. «La pulizia del colon si ritrova già nella medicina tibetana e precolombiana, in quella tradizionale cinese, nell’ayurveda: praticamente ovunque vi fosse cultura sanitaria» racconta. «Fino al secolo scorso, il medico a domicilio iniziava consulto e intervento con un bel clistere». Cibi trattati, abuso di farmaci, inquinamento, stress, preoccupazioni e false credenze rendono oggi quanto mai impellente il bisogno di ripulire la società. «Ma se gli sforzi di gestire il problema dell’ecologia o i conflitti internazionali rimangono frustrati, occuparsi del proprio intestino appare più semplice ed efficace» sottolinea Farello.

Nel successo dei libri sull’intestino Mario De Santis, poeta e critico letterario, vede la prosecuzione di quella che alcuni scrittori chiamano scherzosamente “questione ombelicale”. In sostanza, gli autori ombelicali sono dediti solo all’autobiografismo, all’introspezione, ai fatti loro. «Adesso abbiamo imparato dalle filosofie orientali che “ombelicale” non è un modo di dire. Perché l’ombelico è veramente il centro di un equilibrio psicofisico. Lo aveva intuito il filosofo francese Michel Focault: le questioni biologiche sono centrali nella vita di ogni persona» sostiene De Santis. «Il corpo ha una storia, una progressione, esattamente come lo spirito. Quindi leggere un libro che parla di corpo è un po’ come leggere un’autobiografia, o un romanzo d’amore: è un tentativo di capire qualcosa in più su noi stessi». Diciamo, però, che qua siamo arrivati proprio alla letteratura intestinale. Dopo Anna Karenina, il cui incipit leggendario era “Ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”, siamo nel mondo prosaico di “Ogni intestino felice è felice a modo suo”. Non c’è da stupirsi: «Anche se viviamo immersi in un mondo virtuale, o forse proprio per questo, l’attenzione è più che mai spostata sul corpo. Tra sesso, perfomance, body art, selfie, anti-age, anche l’artista adesso vive più della presenza corporea che della propria opera» nota il critico.

 Non è soltanto l’editoria ad aver cavalcato il trend. Basti pensare alla moda dell’idro-colon-terapia, lusso molto in voga tra chi può permettersi di lasciare fior di quattrini ai centri specializzati per farsi sciacquare le budella con un tubo. Dal legame diretto e ormai scientificamente appurato tra la salute dei microrganismi intestinali e lo sviluppo del cervello, è nata una nuova disciplina di ricerca, la “psicobiotica, che indaga le relazioni fra la flora batterica e la psiche. Tramontata l’auge dello strizzacervelli, è arrivato lo strizzacolon? «Prego, può stendere le viscere sul lettino». (17)

Scrive Alessia Sironi : “  A quanto emerge dagli studi, la chiave di stress, ansia e tensione sta tutta nella pancia. Proprio qui si trova un vero e proprio ‘secondo cervello’, con importanti funzioni che si riflettono sull’intero organismo. Ne è convinto Michael D. Gershon, esperto di anatomia e biologia cellulare della Columbia University di New York, che ha presentato la ‘teoria dei due cervelli’.

“Un’idea che poggia su solide basi scientifiche”, spiega l’esperto americano, “basti pensare che l’intestino, pur avendo solo un decimo dei neuroni del cervello, lavora in modo autonomo, aiuta a fissare i ricordi legati alle emozioni e ha un ruolo fondamentale nel segnalare gioia e dolore. Ecco perché l’intestino è la sede di un  “  cervello. A lungo è stato considerato una struttura periferica, deputata a svolgere funzioni marginali. Ma la scoperta di attività che implicano un coordinamento a livello emozionale e immunologico ha rivoluzionato questo pensiero”. (…)Il numero di messaggi che il secondo cervello invia al primo è pari al 90% dello scambio totale. Naturalmente, nella maggior parte dei casi si tratta di messaggi inconsci, che percepiamo solo quando diventano segnali di allarme e scatenano reazioni di malessere. Avete presente la sensazione delle ‘farfalle nello stomaco‘ quando conoscete qualcuno che vi piace o vi innamorate? Oppure la sensazione di ansia e agitazione durante un esame universitario, piuttosto che una conversazione spiacevole? È proprio quello che si intende quando si parla di emozioni di pancia Sappiate che il sistema enterico comunica sempre con quello centrale: ecco perché quando l’intestino soffre noi ne risentiamo anche a livello psichico. Quante volte vi è capitato di sentirvi meglio, di buon umore, dopo aver mangiato il vostro piatto preferito, un bel gelato oppure un pezzo di cioccolato? È proprio grazie alla fortissima comunicazione e interazione tra il primo e il secondo cervello che accade tutto ciò.I nutrienti possono avere di per sé un effetto positivo sull’umore e rappresentare, come è ben noto più o meno a tutti per esperienza, una sorta di cibo con azione di conforto. Inoltre, si è scoperto di recente che i batteri dell’intestino sono in grado di rispondere direttamente ai segnali di stress. La presenza di adrenalina, ad esempio, tipico ormone delle condizioni di stress, stimola la crescita, la motilità e la virulenza dei batteri che vivono in condizioni di equilibrio con il nostro organismo.  (18)

Corpo e adolescenza

“Approssimativamente, l’adolescenza è quel periodo tra i dodici e i diciotto anni che costituisce un momento di transizione nel ciclo vitale, forse il più significativo, se si eccettuano gli anni della prima infanzia. I cambiamenti più evidenti durante l’adolescenza sono di natura fisica, con lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, come la crescita dei peli o l’abbassamento nel tono della voce, ma soprattutto con il rapido aumento della statura e del peso, in seguito al quale alcuni ragazzi acquistano fino a quindici centimetri di altezza in un anno. È il cosiddetto spurt, o scatto puberale, che comporta anche cambiamenti fisici più intimi come, per es., l’inizio delle mestruazioni, la prima polluzione. Tutti questi eventi sono innescati e diretti da importanti modifiche ormonali, cioè da alterazioni della biochimica dell’organismo infantile, che si manifestano con la produzione di grandi quantità di testosterone e di estrogeni e con la conseguente crescita di tessuto muscolare, soprattutto nei maschi, e di tessuto adiposo, principalmente nelle femmine.”

E’ questa che ho riportato una delle definizioni dell’adolescenza che ho preso dall’enciclopedia Treccani perché ai fini delle  riflessioni che sto  facendo sul corpo rende bene il problema della trasformazione del corpo nell’età adolescenziale. Il tema dunque è l’uso del corpo in adolescenza.

Il rapporto con il proprio corpo è uno dei temi più complessi e faticosi del periodo adolescenziale. Lo dobbiamo considerare   sotto due prospettive . Quello  del normale sviluppo di un corpo e dei rapporti da instaurare  con  una nuova immagine e  anche per alcuni i aspetti di disagio tra i quali   autolesionismo, disturbi alimentari, uso di sostanze: il corpo che cambia diventa luogo di espressione di un disagio nascosto e difficile da esprimere. Infatti il corpo cambia, si allunga, modifica le forme: compaiono i peli sul corpo per entrambi i sessi e la barba per i maschi, i muscoli nei ragazzi e il seno e i fianchi nelle ragazze; gli ormoni favosriscono i primi odori, una maggiore sudorazione, il cambiamento della voce nei maschi; a livello sessuale compaiono il menarca (il primo ciclo mestruale) e lo spermarca (prime eiaculazioni) che creano la consapevolezza di essere “diventati grandi”. In una certa misura, considerata questa importante metamorfosi, le difficoltà che ha un adolescente nel rapporto con il proprio corpo sono normali. Ma in alcuni casi esitano in una sofferenza importante: succede quando i ragazzi vivono in modo traumatico il fatto di avere a che fare con una nuova rappresentazione di sé. (19)

Il corpo diventa quindi importante ma spesso la sua percezione è distorta da quello che ne dicono ,per esempio, i mezzi di comunicazione di massa  con  la nascita di distorsioni . “L’eccessiva importanza riservata all’immagine corporea è frutto dell’errata convinzione che per essere socialmente accettati bisogna apparire in forma uguale, se non addirittura migliore, a quella dei modelli proposti dai media. Questi ultimi fungono da elementi decisivi per la formazione di ideali e convinzioni dei giovani d’oggi. L’adolescente, trovandosi a vivere un periodo di discontinuità del suo sviluppo psicologico, teme di non riuscire a reggere il confronto con tali modelli, cresce quindi l’insoddisfazione corporea e il senso di inadeguatezza rispetto ad essi. Per le ragazze, il vedersi grasse si associa molto spesso ad una percezione negativa di sé e del proprio corpo e ciò potrebbe comportare l’inizio di diete severe. Il conflitto tra mente e corpo solitamente sfocia nella non accettazione di sé e ad un grado estremo potrebbe dare origine ad un vero disturbo dell’alimentazione, con conseguente controllo del peso mediante pratiche ortodosse, quali digiuno o condotte compensatorie. (20)

Sperimentazione, differenziazione e identificazione rappresentano quindi quegli “strumenti del mestiere” attraverso cui i giovani, sulla scia dei processi maturativi fisici, cognitivi, morali e sociali che caratterizzano questa fase di vita, ricercano e danno coerenza al sé, definendo il proprio sistema di scopi e credenze, che guiderà le scelte di vita futura.(21)

Scrive Giuseppe Latte nel suo blog: “  la manipolazione del corpo nei maschi è orientata, non solo, all’attenzione e cura dei propri attributi maschili e delle proprie performance (attraverso le cure estetiche, l’esercizio fisico, l’uso di farmaci, ecc.), ma anche alla possibilità di gestire e controllare la forza fisica e muscolare, il potenziale aggressivo legato allo sviluppo del nuovo corpo.(…)Le manipolazioni del corpo hanno la funzione di renderlo più visibile tra tanti altri, più presentabile e più attraente, a volte, all’interno di una gara tra pari che sancisca chi è il migliore, il più forte, il più desiderabile per conquistare la più “carina”.Le sfide, le gare, l’esercizio fisico, come modalità di manipolazione del corpo attraverso cui l’aggressività viene ritualizzata, consentono all’adolescente di dare inizio alle condotte di corteggiamento, di saperle allestire e condurre, tenendo a bada gli aspetti aggressivi, per lasciare il posto ad uno scambio tenero affettuoso e confidenziale (G. Pietropolli Charmet “I nuovi adolescenti”).Come per il maschio, anche la manipolazione del corpo per la donna costituisce un sostegno importante per l’ingresso nei valori della femminilità e della costruzione dell’identità di genere femminile finalizzata all’accoppiamento eterosessuale. Il corpo manipolato attraverso l’abbigliamento, il trucco, le movenze, il cibo, viene esibito seduttivamente per soddisfare il bisogno di attenzione, di rendersi visibili e apprezzabili, di attrarre. La manipolazione del corpo può costituire una difesa contro la paura di essere invisibile, senza corpo, irrilevante, incapace di costruire e gestire relazioni e legami, come difesa contro ansie abbandoniche.” (22)

  Una nuova dimensione del corpo La crisi del coronavirus Psicoanalisi e antropologia in dialogo

Si conclude questo scritto sul corpo riportando  parte di una intervista di Alfredo Lombardozzi a Fabio Dei che tra gli altri argomenti affronta  il problema di una “ nuova dimensione del corpo”  che è in definitiva il tema del nostro ragionare .

Dal punto di vista antropologico, in un momento in cui l’angoscia riguarda proprio il corpo che si può ammalare, aggredito da un virus che è un agente patogeno esterno, vissuto anche come una forma di alterità ‘invisibile’, come possiamo pensare di collocare il corpo in una nuova dimensione di significato o di costruzione culturale?

Sono stato molto colpito, nella fase (a cavallo fra febbraio e marzo) in cui le attività sociali non erano chiuse ma erano già in vigore i provvedimenti restrittivi sugli assembramenti e sui contatti personali, dalla difficoltà a controllare una serie di nostri consolidati habitus corporei. Incontravi una persona, tendevi la mano e poi ti ricordavi che non si dovrebbe stringere la mano, né abbracciare o altro. Ma per noi la relazione personale ha a che fare con quel toccare ritualizzato che sono le forme di saluto. Sono norme che abbiamo profondamente incorporato, nelle quali si gioca la nostra “faccia” pubblica, la costruzione sociale del nostro Self (per usare il linguaggio di Goffman). Il contrasto fra queste norme e quelle profilattiche provocava in quei giorni una situazione di “doppio legame” difficile da risolvere, sciolta magari da una battuta sul fatto di aver appena commesso un reato stringendosi la mano. Lo dico per sottolineare in che misura la dimensione corporea sia stata messa in gioco da questa socialità modificata. Nella fase successiva, quella della “reclusione” forzata che stiamo attraversando, è ancora tutta da capire quale sarà su tempi medio-lunghi la reazione di corpi sottratti a una parte almeno delle loro routine giornaliere. Così come dovremo capire che cosa diventano alcune attività relazionali se trasportate interamente sul piano virtuale. Il caso delle sedute analitiche che tu proponi è di per sé interessantissimo. Se Freud avesse potuto disporre di Skype, avrebbe costruito in modo diverso il setting analitico? Avrebbe rinunciato alla compresenza dei corpi e agli elementi di cultura materiale  (gli oggetti antichi e etnici che stipavano il suo studio, rimandando con la loro presenza alla profondità “archeologica” dell’inconscio?). Forse sì, nel senso che la psicoanalisi si presenta nella sua forma classica come una terapia verbale che evita il contatto fra i corpi (contro le terapie popolari studiate dall’antropologia che si fondano invece sul tocco: eppure anche in queste vale il principio dell’azione a distanza). Ma come tu dici la comunicazione sensoriale tra analista e paziente è aspetto cruciale della relazione (come la stessa teoria riconosce in modo sempre più chiaro). Credo si tratti di essere pragmatici: la relazione virtuale può funzionare in alcuni casi, forse in altri no. La mia esperienza di questi giorni è con le lezioni universitarie on line: le quali funzionano bene, in certi casi stimolano l’interattività e la partecipazione degli studenti più di quelle “in presenza”. Quindi non sono d’accordo con chi afferma in linea di principio che non si tratta di vera didattica, che quella dal vivo è tutta un’altra cosa  etc. D’altra parte, però, non mi sogno di pensare che le lezioni on line possano sostituire del tutto quelle in classe. Ad esempio, io ho iniziato con i  corsi in presenza, e mi è più facile continuare adesso nelle “aule virtuali” perché ho già costruito con le studentesse e gli studenti una conoscenza più diretta. Vedo un rapporto di complementarità, e non di mutua esclusione, fra le due forme.

Fabio Dei insegna Antropologia culturale all’Università di Pisa. Tra le sue pubblicazioni più recenti, Terrore suicidaReligione, politica e violenza nelle culture del martirio (Roma, Donzelli, 2016); Stato, violenza, libertà (Con C. Di Pasquale, Roma, Donzelli, 2017); Cultura popolare in Italia. Da Gramsci all’Unesco (Bologna, Il Mulino, 2018).

Alfredo  Lombardozzi è socio ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical association (IPA) e Socio ordinario con funzioni di training dell’istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo (IIPG). E’ stato direttore scientifico della rivista Koinos-gruppo e funzione analitica  ed è Segretario scientifico del Centro di Psicoanalisi Romano. Come psicoanalista e antropologo ha pubblicato: Figure del dialogo tra antropologia e psicoanalisi, Borla, Roma, 2006 e L’imperfezione dell’identità. Riflessioni tra psicoanalisi e antropologia; AlpesItalia, Roma, 2015. (23)

NOTE

(1)S. Acquaviva, In principio era il corpo, Roma 1977, p. 20.

(2) F. Belo, Lecture materialiste de l’évangile de Marc, Paris 1975, p. 391.

(3) E. Schweizer, sôma, in Grande lessico del N.T., vol. XIII, Brescia 1981, c. 755. Cf. anche J.H.T. Robinson, Il corpo, Torino 1967, pp. 13-16. Per l’antropologia veterotestamentaria, cf. W.H. Schmidt, Dizionario biblico. Teologia dell’A.T., Milano 1981, alla voce ‘carne’, p. 54 s.

(4)Freud S. (1892-95), Studi sull’isteria, O.S.F, 1

– (1915 -1917), Pulsione e loro destini, O.S.F, 8

– (1922), L’Io e l’Es, O.S.F., 9

– (1911) Precisazione sui due principi dell’accadere psichico, O.S.F., 6

– (1929) Il disagio della civiltà, O.S.F., 10

         (5)Winnicott D.W. (1949), L’intelletto e il suo rapporto con lo Psiche-Soma, in Dalla         Pediatria alla Psicoanalisi, Firenze, Martinelli, 1975

– (1970), Sulle basi di Sé nel corpo, in Esplorazioni psicoanalitiche, Milano, Cortina, 1995 Una scelta antologica, attraverso tutta l’opera di M. Merleau-Ponty, di pagine dedicate al problema del corpo e della percezione, è stata pubblicata in italiano a cura di F. Fergnani, col titolo Il corpo vissuto, Milano 1979. L’ampio saggio introduttivo dello stesso Fergnani situa la riflessione sul ‘corpo vissuto’ nel contesto della filosofia esistenzialista. Cf. anche L. Asciutto, Volontà e corpo proprio nella fenomenologia di Paul Ricoeur, Francavilla al mare 1973.

(8)S.B. Simon, Caring, Feeling, Touching, Niles, 111. 1976, p. 101. Sul bisogno umano di contatto, le diverse tecniche di massaggio e la relazione terapeutica attraverso il massaggio, cf. il cap. sui massaggi in W. Pasini, Eros et changement, cit., p. 217-226; cf. anche A. Montagu, La peau et le toucher. Un premier langage, Paris 1979

(9)https://www.italianostra.org/wp-content/uploads/Le-mani-parlanti.compressed.pdf

https://www.didatticarte.it/Blog/?p=1408

        (10)https://www.ilpost.it/francescocataluccio/2014/03/31/pensieri-sulle-mani/

        (11) Pangea. Rivista avventuriera di cultura&idee è un progetto dell’Associazione Culturale Pangea.         Direttore editoriale: Davide Brullo; Presidente: Jonathan Grassi.

(12) Confr .Roberto Pellerey  L’uso sapiente del corpo e il linguaggio del teatro Università di Genova

(13)https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/uso-del-corpo-e-libert-femministe-mai-cos-divise

(14)https://armunia.eu/2018/04/corpo-archivio-memoria-gisela-fantacuzzi/

(15)Liliosa Azara  L’uso “politico” del corpo femminile La legge Merlin tra nostalgia, moralismo ed emancipazione Edizione: 2017Collana: Studi Storici Carocci (280)

      (16)H.M. Shelton, Digiunare per guarire, Roma 1981 (Shelton è il fondatore della Health     School di Chicago ed è considerato uno dei più importanti igienisti viventi; al digiuno attribuisce una straordinaria efficacia terapeutica; il suo sistema è adottato da molti medici che prescrivono il digiuno come terapia); A. Cott, Digiuno, via di salute, Como 1982, con ampia appendice bibliografica e documentaria.

     (17)https://www.donnamoderna.com/news/societa/intestino-nuovo-cervello-nuova-osses

     (18)https://www.donnamoderna.com/salute/intestino-nostro-secondo-cervello

(19) https://www.stateofmind.it/2015/03/immagine-corporea-adolescenza/

(20)Mian, E. (2006). Specchi. Viaggio all’interno dell’immagine corporea. Firenze: Phasar

(21)https://www.giuseppelatte.it/2013/09/24/adolescenza-e-corpo-dal-corpo-manipolato-al-corpo-attaccato/

           (22)   Bibliografia

1) A. Benaglio “Adolescenza stupefacente: riflessioni sul consumo di sostanze e i comportamenti a rischio in adolescenza” Bollettino Farmacodipendenze e Alcolismo n° 4, Anno XXIV 2001, Roma.

2) A. Benaglio L. Regoliosi (a cura di) “Ripensare la prevenzione” Ed. Unicopli 2002, Milano.

3) Annie Birraux “L’adolescente e il suo corpo” Ed Borla, 1993, Roma.

4) P. Blos (1979) L’adolescenza come fase di transizione, Ed. Armando, Roma, 1988.

5) A. Braconnier D. MarcelIi “I mille volti dell’ adolescenza” Ed Borla, 1994, Roma.

6) P. Bria, L. Rinaldi (a cura di) “Corpo e mente in adolescenza” Franco Angeli, 1999, Milano.

7) Armando B Ferrari “ L’eclissi del corpo” Ed. Borla, 1992, Roma.

8) Gustavo Pietropolli Charmet “I nuovi adolescenti” ed Cortina, 2000, Milano.

9) Gustavo Pietropolli Charmet “Ricerca sui modelli culturali e la rappresentazione che i ragazzi di 16 anni hanno sulle sostanze” formazione operatori Dipartimento Dipendenze ASL di Bergamo, 2001.

10) E. Rosci (a cura di) “Più o meno sedici anni” Ed. Franco Angeli, 2000, Milano.

11) A. Novelletto “Adolescenza, amore, accoppiamento”, ed Borla 1992, Roma.

12) M. Ravenna. “Psicologia delle tossicodipendenze” Ed, Il Mulino, 1997 Bologna.

13) M Selvini Palazzoni, S. Cirillo, M. Sellini, A.M. Sorrentino “I giochi psicotici nella famiglia” ed. Cortina 1988, Milano.

14) Carlo Zucca Alessandrelli “Adolescenza e tossicodipendenza” Marginalità e società, n. 5-88, Ed. Franco Angeli, Milano.

(23) https://www.spiweb.it/cultura/la-crisi-del-coronavirus-psicoanalisi-e-antropologia-lombardozzi-intervista-f-dei/

Dott. Maria Rita Ferri Psicoterapeuta Psicoanalitico

 

Valter Marcone  educatore,blogger ,poeta

 

Dott.ssa Maria Rita Ferri

Psicoterapeuta Psicoanalitico,

Formazione Psicoanalitica Post Lauream,

Spec. Psicoterapia Familiare.

Commenti

commenti

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.