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IL RUOLO DELLA ARTISTA NELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA

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Redazione- E’ innegabile che un artista debba oggi lavorare molto per costruirsi quelle basi che lo facciano crescere nel campo cui ha deciso di dedicarsi. Comunque gli artisti per valorizzare le loro opere devono essere pronti a raccontarsi e partecipare alla vita culturale rispetto a quanti in passato assumevano delle condotte più attendistiche, fiduciosi di poter essere apprezzati nel tempo. La ricerca di spazi espositivi riservati alle mostre rappresenta oggi un continuo incontrarsi, confrontarsi e condividere idee e pratiche artistiche, sia non i colleghi che con i curatori e galleristi, sebbene il rispetto del ruolo dell’artista non sempre sia da questi apprezzabile. Occorre evitare che il collezionismo privato diventi l’unica fonte di sostegno per l’arte e stimolare la crescita di gallerie e di centri multimediali dove fervano opportunità reali per gli artisti, riuscendo a coinvolgere le comunità, interagendo con le istituzioni pubbliche ed il mondo associazionistico. Una data importante per definire il ruolo dell’artista nella contemporaneità, è quella del 7 giugno 2007, in cui il Parlamento Europeo il ha approvato lo Statuto sociale degli artisti, una sorta di carta comune delle priorità da adottare per tutelare lo status dell’artista, che pur non essendo né direttiva né regolamento, rappresenta un’indicazione agli Stati membri della Comunità Europea verso politiche e attività normative ispirate a porre la cultura al centro del progetto di crescita sociale con libero accesso alla cultura delle giovani generazioni.

Occorre dare voce allo statuto per generare nuove opportunità ed iniziative di promozione della diversità delle espressioni culturali, con ottenimento progressivo di pari opportunità per tutte le forme d’arte, modernizzando e garantendo il dinamismo delle arti e la loro messa a disposizione per la cultura e l’istruzione. La domanda è se l’arte possa venir considerata un lavoro ed una professione, oltre che uno stimolo di crescita personale, tanto da innescare la pratica di forme artistiche sin dalla più giovane età sia nella famiglia che nella scuola, affinché i ragazzi possano interessarsi al complesso mondo delle arti e raggiungere un alto livello intellettuale ed una padronanza delle potenzialità espressive per rappresentarsi nel mondo in maniera compiuta e profonda. Occorre dunque sorvegliare che i ragazzi non cedano solo alle lusinghe del ridente mondo dello spettacolo ed alle suggestioni del successo e della fama mediatica. Facili guadagni e cultura infatti non sembrano poter andare d’accordo. In Italia al vantaggio di poter accedere alle principali opere del patrimonio culturale, non corrisponde, la percezione collettiva dell’artista come figura aleatoria con assai incerta prospettiva professionale non compensata da garanzie di protezioni sociali. Alla luce di ciò, le attività artistiche divengono per lo più amatoriali e solo in alcuni casi assumono un rilievo professionale. Cosa possiamo fare dunque? Incoraggiare gli insegnamenti artistici nei programmi scolastici fin dalla più tenera età, sperando che anche i nuovi nuclei familiari sempre più eterogenei, abbiano iniziato tale lavoro di riconoscimento del personale talento creativo dei propri figli, restituendo a se stessi la possibilità di un reale contributo alla cultura in generale. La creazione artistica è generatrice di patrimoni culturali che affondano le proprie radici nelle opere del passato, traendone ispirazioni e materiale di cesello del presente, costituendo il cuore propositivo del futuro. Il ruolo della artista nella società contemporanea sarebbe dunque cruciale per dribblare ogni forma di deriva culturale e civile , per cui ogni nazione deve sviluppare la formazione delle professioni artistiche, così da agevolare il riconoscimento dell’esperienza professionale degli artisti, individuando settori culturali a rischio di fughe di creatività e talenti e promuovendo studi artistici formali.

Bisogna offrire buone formazioni personali e professionali che consentano ai ragazzi di sviluppare talenti artistici oltre a quelle competenze generali che consentano loro di operare anche in altri ambiti professionali. Conservatori, scuole d’arte, etc. non devono essere considerate cenerentole formative e forme d’istruzione limitate o specifiche, bensì strutture specializzate di formazione e tirocinio destinate ai professionisti del settore culturale, in modo da sviluppare un’autentica politica dell’occupazione in questo ambito, sollecitando la cooperazione tra Stati e gli scambi nel campo della formazione professionale delle arti e dello spettacolo. In ogni caso vanno incoraggiate e promosse le attività amatoriali che possano mantenere un contatto con gli artisti professionisti, anche a sostegno di soggetti svantaggiati per migliorarne l’integrazione, avvicinando le comunità locali con costituzione di una società di cittadini informati ed artisticamente formati. Il ruolo dell’artista dipende dunque molto dalle politiche sociali che possono incoraggiare e favorire l’intensificazione dei programmi di scambio fra gli studenti dei conservatori e delle scuole artistiche delle varie, oltre a finanziare misure e progetti che consentano modelli adeguati di educazione artistica nell’ambiente scolastico, attraverso un sistema europeo di scambio di informazioni e di esperienze destinato agli insegnanti di discipline artistiche. Il ruolo dell’artista dipende dall’importanza che si attribuisce all’aumento dei bilanci di ciascun comune destinati alla cultura. La speranza è che vengano attuati programmi d’azione e che la cultura diventi in tempi brevi la bussola dell’attività politico-legislativa a permanenza. E’ tempo di scendere nelle piazze mediatiche e di fare PRESE di ogni strumento di comunicazione trasformando ogni profilo in “non luogo” culturale che sia agorà della crescita e del confronto dove appaiono possibili patti di tolleranza delle diversità, ponendo la questione in termini meramente culturali, incentrando la riflessione su termini come identità ed appartenenza. Ogni artista poi può dal canto suo sostenere lo scambio culturale ponderando i confini geografici e non quelli politici facendo appello alla competenza artistica che s’annida in ciascun essere umano per farne espressione cosciente di posizioni responsabili, mature che alimentino questo circolo virtuoso collettivo che scelga di far proprio lo strumento dell’arte, consapevole delle debolezze e delle criticità esistenziali e d’una possibilità emancipatoria artistica senza precedenti. La posta in palio per l’artista contemporaneo è molto alta, supera le divisioni politico-geografico e può riscattare il tempo perduto a combattere battaglie inutili, centrando quello che serve all’uomo per scoprire elementi che accomunino pescando lungo il fiume della globalizzazione e divenire bravo a guardarsi dentro almeno quanto è esperto a guardarsi attorno. Temi come la migrazione, i confini, e il potere di far uscire l’amore dalle menti e farlo entrare nei cuori per suscitare nuove narrazioni artistiche che possano contagiare il sociale e rappresentano uno dei segni più forti del cambiamento in corso nella contemporaneità. Ad autori che mostrano immagini scioccanti fanno eco altri artisti che liberano espressioni d’accoglienza e progresso, fino a partorire monumenti all’integrazione. Siamo immersi come Artisti nella necessità di riscrivere ed immaginare la nostra storia su questo pianeta a partire dalla piccola Italia, tutta presa dal conflitto Europa buona o cattiva da sogno che era per milioni di persone. Continuamente sollecitato questo conflitto sull’appartenenza anche da artisti che tendono a sottolineare le proprie origini e sembrano a volte sollecitare fortemente le coscienze civili tanto da spaventare i governanti e suscitare in loro reazioni di respingimento delle pericolose idee artistiche che hanno fatto l’epopea dei Caffè Letterari, covo di menti che si mischiano in maniera insinuante tra la gente generando fenomeni di moltiplicazione sociale. Forse questo scuotere gli animi che l’arte ha nel suo seno, spaventa al punto di non favorire sistemi di inclusione dell’arte nel tessuto sociale. Arte che diviene in alcuni autori spesso provocatoria e scandalosa tanto da destare quasi indignazione nel cambio di prospettive che vorrebbe far pubblicare (rendere pubblica) fornendo un punto di vista nuovo lontano dai circuiti canonici dell’arte e più adeso alla realtà oppure peregrinante sul virtuale per la pretesa di vivere online e sposare l’idea d’un presente che non possa sfuggire di mano anche se l’intero processo di navigazione non può essere rappresentato in un’opera d’arte.

Il valore simbolico dei colori di ogni bandiera e di ogni fede viene continuamente investigato dai diversi artisti con attribuzioni che ne accompagnarono la genesi culturale. Il ruolo dell’artista è stato profondamente trasformato negli ultimi anni dal mescolamento d’esperienze, costituendo nuove fonti creative e nuove realtà esperenziali. In questo mare di marosi etnico culturali che s’accaniscono l’uno l’altro sembra non prevalere ancora il senso d’appartenenza, almeno non quello che possa modellarsi artisticamente ai luoghi, preferendo di gran lunga i non luoghi. Il mondo dell’arte oggi rappresenta una sorgente che sogna di afferrare mondi immaginari, trasponendo incertezze e timori innanzi ad autenticità e coraggio in una confort zone mai troppo neutrale. Appare lontano il concetto dell’AGAPE, ovvero quello spazio conviviale in cui prendere spunti dal confronto reale, cosi l’amore del bene comune e cosi pure il rispetto delle diversità. Fotografia, l’artista contemporaneo di una realtà fuggevole e scarna di significati, buono a morderne i contorni ed a cercarne i privilegi, adattandosi più al vestito dell’arte che al suo corpo. Qualche volta qualcuno tra coloro che han pretesa d’arte s’alza imperioso e si scaglia contro tutto e tutti e a volte riesce a cambiare il mondo attorno a sé.

ANTONIO LERA
(SCRITTORE E CRITICO ARTISTICO, PRESIDENTE CAFFE’ LETTERARI D’ITALIA E D’EUROPA, PRESIDENTE ROTARY TERAMO EST, DOCENTE UNIVAQ)

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