Ultime Notizie

UNA RIVOLUZIONE PARLAMENTARE DI VALTER MARCONE

0

Redazione- Il 18 marzo 1876  in Italia  si passò dal governo della così detta  destra storica al governo della sinistra  a causa di un incidente parlamentare : una discussione su una priorità sull’ ‘ordine del giorno .Fu quasi un fulmine .La Destra governava ininterrottamente  dal 1861 .La Sinistra che le succederà a sua volta governerà per i successivi venti anni.  Governi  annuali   per così dire che non hanno nulla da invidiare ai periodi dei governi moderni con l’unica eccezione del ventennio .(1)

il 18 marzo 1876,  il governo di Marco Minghetti viene messo in minoranza dal Parlamento, decisamente ostile al progetto di nazionalizzazione delle ferrovie avanzato dallo stesso Presidente del Consiglio. Per la prima volta in Italia un capo di governo viene di fatto deposto dal Parlamento e non dal Re che , preso atto delle dimissioni, attribuisce al capo dell’opposizione, Agostino Depretis, il compito di formare il nuovo governo.(2)

Le cose andarono più o meno così: il presidente del Consiglio, Marco Minghetti , esponente della destra liberale che governava l’Italia ininterrottamente dal 1861, soddisfatto per aver raggiunto il pareggio di Bilancio, in marzo annunciò il risultato in Parlamento, ma invece di ricevere gli applausi dei colleghi si trovò a fronteggiare un inaspettato ostacolo. Una  numerosa  frazione della destra fortemente contraria alla nazionalizzazione delle ferrovie votò con la sinistra guidata da Agostino Depretis facendo cadere il governo. Un voto che rappresentò  una frattura irrimediabile che segna l’inizio di una nuova epoca storica. (3)

Probabilmente  la storia a volte si ripete . A volte no . Il sospetto che  possa accadere  quello che accadde nel 1876 con  la decisione del Parlamento di oggi  di infilare dentro il Decreto semplificazione quell’ emendamento che  per quanto  riguarda la raccolta delle firme  per la presentazione dei referendum abrogativi,  ammette la firma digitale , lo Spid . La firma  può essere apposta, senza  necessità di controlli successivi ,con un clic da casa .Solo la conferma da parte del comune di residenza  del firmatario  con il certificato elettorale sempre on line da accoppiare alla firma . Il sospetto è  che questa decisione  possa essere una  vera e propria rivoluzione che come quell’altra decisione  ( una frazione della destra votare  con la sinistra per far cadere il governo ) a detta degli storici  segnò l’inizio di una vera  nuova epoca.

Dice Giovanni Sabbatucci, professore emerito di storia contemporanea alla Sapienza e autore, tra l’altro, di un importante libro uscito da Laterza qualche anno fa che riassume la parabola politica di Depretis, «Il trasformismo come sistema» (pagine 137, euro 14). Intervistato da Dino Messina su Il Corriere della sera.it  :” Avvenne un fatto che rimarrà una costante della politica italiana: prima si va al governo e poi si vincono le elezioni. Fu così con Benito Mussolini che quando venne nominato presidente del Consiglio non aveva una maggioranza parlamentare, anzi il suo partito fascista arrivava a 35 deputati. Avvenne del primo dopoguerra anche con Alcide De Gasperi, quando nel dicembre 1945 sostituì l’azionista Ferruccio Parri alla guida del governo espressione del Comitato di liberazione nazionale (Cln); solo successivamente De Gasperi vinse le elezioni (nel giugno 1946 quando si votò per l’Assemblea costituente e nell’aprile 1948 quando la Dc sconfisse il fronte socialcomunista)”

Altri storici la raccontano invece  così : “ La data del 25 marzo 1876 segnò una svolta importante nella storia politica dell’Italia liberale. Quel giorno Agostino Depretis, il maggiore esponente della sinistra parlamentare, insediò il primo governo del blocco progressista. La compagine governativa era formata da uomini della sinistra tranne i pochi ministri espressi dal Sovrano, tra i quali spiccavano Giuseppe Zanardelli al ministero de Lavori pubblici, Giovanni Nicotera agli Interni, Michele Coppino all’Istruzione e l’ingegnere navale Benedetto Brin alla Marina. Depretis tenne per se il ministero delle Finanze. Espressione del variegato mondo della sinistra liberale e delle nuove istanze presenti nella società italiana, il ministero Depretis rappresentava la piccola e media borghesia artigiana e industriale che incominciava ad esigere una certa visibilità politica richiesta a gran voce anche dalla componente meridionale fino ad allora rimasta, in gran parte, emarginata (se non proprio del tutto esclusa) dalle leve del potere a causa della scelta di campo della Destra settentrionalista.” (4)

La Destra storica  governò lo  Stato Unitario appena nato  dal   1861 – 1876 raccogliendo  l’eredità di Cavour che fu  esponente  della borghesia liberal-moderata. Esponenti di questa  destra furono  grandi proprietari terrieri e industriali, nonché militari  (Ricasoli,  Sella, Minghetti, Spaventa, Lanza, La Marmora, Visconti Venosta). Nel gennaio 1861 si tennero le elezioni per il primo parlamento unitario.  Su quasi 22 milioni di abitanti (non erano stati ancora annessi Lazio e  Veneto), il diritto a votare fu concesso solo a 419.938 persone (circa l’1,8%  della popolazione italiana). L’affluenza alle urne fu del 57%. La Destra storica vinse queste elezioni.

Probabilmente anche l’articolo  all’interno del decreto semplificazione che  disciplina la firma  on line  sui referendum  sarà una rivoluzione , ( in realtà è solo un emendamento ad un decreto che dice ben altre cose  e forse anche più corpose e  con effetti ancora più immediati )  una rivoluzione nata dunque da un altro incidente parlamentare come quello di  centocinquanta anni fa.

“ Con un “semplice” emendamento, approvato all’unanimità nonostante il parere contrario del Governo, il Parlamento ha rivoluzionato l’assetto del referendum abrogativo previsto dall’art. 75 della Costituzione e del referendum approvativo previsto dall’art. 138 della carta costituzionale ed ha profondamente trasformato il regime dell’iniziativa legislativa popolare disegnato dall’art. 71, comma 2, della Costituzione. Sono questi gli effetti delle norme che hanno introdotto – accanto alle sottoscrizioni tradizionali – la possibilità che il cittadino elettore usi la firma digitale per aderire ad una iniziativa referendaria o per presentare un progetto di legge di iniziativa popolare. Sono molti gli interrogativi aperti e le questioni sollevate da una innovazione “tecnica” che ha una evidente e indiscutibile rilevanza politica ed istituzionale.” (5 )

Naturalmente si  è potuto giovare di questo provvedimento l’ultimo referendum proposto,quello sulla legalizzazione della cannabis ,  dopo quello sulla eutanasia e quelli sulla giustizia che sono precedenti al provvedimento del Parlamento  che  autorizza la firma digitale  del cittadino  che aderisce alla proposta di referendum . Tanto che per favorire la raccolta delle firme digitali proprio per questo ultimo referendum  il Consiglio dei Ministri,del 29 settembre 2021 , su proposta del Presidente Mario Draghi e dei Ministri della giustizia Marta Cartabia, dell’economia e delle finanze Daniele Franco e per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, ha approvato un decreto-legge che riguarda l’introduzione  di  disposizioni urgenti in materia di giustizia ma contiene anche  disposizioni di proroga in tema di referendum, assegno temporaneo e IRAP.

Si perché  probabilmente  non è cosa semplice , seppure  rappresenti una rivoluzione in tema soprattutto  di semplificazione e quindi una rivoluzione politica  in tema di referendum , validare le firme on line. Hanno bisogno di essere accoppiate ad un certificato elettorale che viene richiesto ai Comuni di residenza dei singoli   firmatari in favore della proposta di legge. Cosa non troppo scontata,stando a quanto si legge nelle cromache circa la difficoltà di molti Comuni ad adempiere a questo obbligo , che  fa capire come sia  ancora difficile da parte dei Comuni adeguare le loro strutture alla transizione  digitale.

Oltre questa difficoltà per così dire pratica va  avanzata anche un’altra difficoltà che sta tutta all’interno del dibattito sulla  rappresentanza  e delle modalità della elezione dei rappresentanti  .Una questione che pone l’interrogativo sul quale da tempo si è cominciato a ragionare e che mette in discussione la pretesa che  il voto on line sia una forma di democrazia meglio  esercitabile,  anzi la sola  possibile ( tenuto conto di fenomeni come  la scomparsa dei partiti, l’astensione  dal voto  )per quanto riguarda la scelta e la elezione dei  candidati .

Premesso che le  democrazie moderne  possono essere distinte  in  rappresentative, ( in cui i cittadini con diritto di voto eleggono rappresentanti )  e dirette  in cui  le responsabilità dei rappresentanti non vengono delegate ma mantenute direttamente dagli elettori  ( che prenderebbero decisioni politiche senza alcun  intermediario ) va detto che quest’ultima forma è finora  risultata  scarsamente praticabile  malgrado gli strumenti informatici esistenti che lo consentirebbero . A causa della necessità di  effettuare continue consultazioni popolari che risulterebbero  in se stesse una vera a propria difficoltà. La nascita di Internet ,  uno strumento che permette  di gestire i problemi in modo più rapido, trasparente ed efficiente rispetto al passato ha spinto molti sostenitori della democrazia diretta ad immaginare una prossima transizione verso un sistema di governo nel quale le persone, mediante strumenti tecnologici, siano direttamente coinvolte nella funzione legislativa: la democrazia digitale, nota anche come democrazia elettronica (e-democracy) o di Internet.    (6)

Su queste ipotesi molte sono le critiche. Scelgo  per rappresentarle  nel modo più chiaro possibile un brano dell’articolo di Vincenzo Lombardo del 17 gennaio 2020 dal titolo : “Democrazia diretta, Rousseau e l’importanza del voto digitale”  che dice  testualmente : “…ad essere messe in dubbio sono le stesse capacità degli elettori, spesso privi di competenze adeguate: una soluzione in tal senso potrebbe essere una democrazia che integri il sistema rappresentativo con quello diretto, la democrazia liquida, nella quale i cittadini sceglierebbero, di volta in volta, in quale forma esercitare il proprio potere politico, se in prima persona o se delegandolo ad un rappresentante da loro selezionato. In una democrazia digitale bisognerebbe anche cercare di evitare, o quantomeno contrastare, l’insorgere di eventuali distorsioni politiche e culturali. Internet, infatti, ha aumentato notevolmente le diversità di opinioni nella popolazione, intensificandone la frammentazione ed alimentando, in modo particolarmente preoccupante, sentimenti populisti di destra, sia in Europa che negli Stati Uniti. Un altro importante problema riguarderebbe, ovviamente, la sicurezza: il sistema di voto mediante Internet dovrebbe scongiurare la possibilità di brogli ed essere totalmente sicuro da attacchi informatici. Utilizzando blockchain, la stessa tecnologia che permette ai bitcoin e alle altre criptovalute di funzionare, si potrebbe garantire un sistema sicuro ed efficiente: una tecnologia già implementata, ad esempio, nella piattaforma di voto Sovereign. Le prime elezioni presidenziali al mondo basate su blockchain sono avvenute il 7 marzo 2018 in Sierra Leone grazie ad Agora, una fondazione svizzera che offre soluzioni di voto digitale.”(7)

A questo proposito Franco Gallo  si fa una domanda : “Può la democrazia digitale sostituire la democrazia rappresentativa? “ Nel rispondere Franco Gallo premette  che “ I regimi democratici contemporanei sono da tempo entrati in una contraddittoria fase evolutiva, nella quale al formale mantenimento delle istituzioni della democrazia liberale fa riscontro sempre più una dissoluzione del più caratterizzante contenuto storico dell’intero paradigma democratico, e cioè l’opportunità per le masse di partecipare attivamente, con il voto e con la discussione, alla definizione delle priorità della vita pubblica.

Sul piano giuridico-costituzionale ciò pone delicati problemi in quanto induce anche a identificare la democrazia deliberativa e quella partecipativa, definite dalle Carte costituzionali europee, non più puntando esclusivamente sulla titolarità formale del potere e sulla (buona) qualità della fonte da cui discende la potestà normativa, ma a spostarla, a valle, sul modo di esercitarla. Il che ha portato alcuni maestri del diritto come P. Rescigno, N. Lipari, N. Irti, a parlare, seppur con diversi distinguo, della “giudizializzazione” della democrazia, intesa come passaggio di consistenti poteri normativi da organi politici a organi giudiziari, dal legislatore, divenuto incerto signore del diritto, alla fabbrica interpretativa diffusa, in cui la Carta costituzionale rappresenta l’essenziale cornice entro cui maturare consensi e dissensi e, insieme, lo strumento per superare i disaccordi e la potenziale conflittualità fra i principi di diritto costituzionale. Si capisce quindi perché, in questa situazione, specie dopo l’avvento della rivoluzione informatica, si parli sempre meno di democrazia tout court e che – vista la debolezza del termine – la si aggettivi in funzione del tema che si intende trattare. La si definisce cosí, oltre che «rappresentativa», anche «liberale», «parlamentare» o «presidenziale», «elettorale», «sociale», «digitale», «formale» o «sostanziale», «diretta» o «indiretta», «bipolare» o «multipolare», «maggioritaria» o «proporzionale», «consensuale» o «conflittuale», «consociativa» o «competitiva», fino ad arrivare ad arricchire tale polisemia con ulteriori aggettivazioni di significato più strettamente politico:   «plebiscitaria», «populista», addirittura «illiberale».

E quindi  ribadisce  in via conclusiva che “ finchè non si introdurrà una soddisfacente regolamentazione del cyberspazio su base transnazionale, transgenerazionale e non ideologica, difficilmente la Rete potrà costituire un sicuro spazio di libertà e, perciò, un valido strumento della democrazia diretta, rafforzativo di quella parlamentare rappresentativa. Essa si presterà, anzi, sempre più a manipolazioni e distorsioni comunicative funzionali anche a politiche di controllo sociale. Non è, infatti, sostenibile una situazione, come l’attuale, in cui tre o quattro aziende private, nonché alcune potenze mondiali, controllano lo spazio di dialogo tra i cittadini, decidono quali voci hanno più visibilità e quali vengono nascoste. E ciò vale, nonostante sussista la buona volontà di apprestare un’idonea regolamentazione da parte di numerosi Stati, organizzazioni internazionali e la stessa UE e nonostante vi sia un costante aumento di atti di autodisciplina e di auto-educazione conseguenti alle disaffezioni e diffidenze alimentate dai numerosi scandali…”(8)

Dunque  sembrerebbe una rivoluzione lo Spid, la firma digitale  applicata allo strumento referendario . Ma solo all’inizio perché le difficoltà per una e- democrazia, sono molte,compresi  i pericoli come abbiamo accennato. Una vera e propria rivoluzione sarebbe però far funzionare lo Spid  per una serie di incombenze della vita quotidiana proprio per facilitare l’accesso ad una serie di servizi dell’amministrazione pubblica, della sanità delle banche ; per evitare l’intasamento degli sportelli  per esempio dei Cup ( Centro unico prenotazione delle ASL) , il traffico  in città , la ricerca di parcheggi . Insomma per contribuire a realizzare una qualità della vita in cui la città diventi a misura d’uomo come per secoli lo è stata in modo anche da rivitalizzare alcune sue funzioni e far  crescere le periferie in termini di cultura e di  attenzioni  al mondo

dell’uguaglianza e delle libertà.

(1 ) Governo Cavour IV  (marzo-giugno 1861), conclusosi dopo la morte del Conte di Cavour

  • Governo Ricasoli I (giugno 1861 – marzo 1862), conclusosi con le dimissioni di Ricasoli in seguito a contrasti con il Re
  • Governo Farini(dicembre 1862 – marzo 1863), conclusosi dopo le dimissioni di Farini, che dava segni di squilibrio mentale
  • Governo Minghetti I (marzo 1863 – settembre 1864), conclusosi dopo la repressione a Torino di una manifestazione contraria al trasferimento della capitale a Firenze
  • Governo La Marmora I (settembre 1864 – dicembre 1865), conclusosi con le dimissioni di La Marmora in seguito al respingimento alla Camera di un decreto del Governo

.Governo La Marmora II  (dicembre 1865 – giugno 1866), conclusosi con le dimissioni di La Marmora che assume la guida dell’Esercito nella Terza Guerra d’Indipendenza

  • Governo Ricasoli II (giugno 1866 – aprile 1867), conclusosi con le dimissioni di Ricasoli dopo le elezioni del 1867
  • Governo Menabrea I (ottobre 1867 – gennaio 1868)
  • Governo Menabrea II (gennaio 1868 – maggio 1869)
  • Governo Menabrea III (maggio-dicembre 1869), conclusosi con le dimissioni di Menabrea in seguito alla proteste popolari contro la tassa sul macinato
  • Governo Lanza (dicembre 1869 – luglio 1873)
  • Governo Minghetti II (luglio 1873 – marzo 1876), conclusosi con le dimissioni Minghetti in seguito alla “rivoluzione parlamentare” che portò al potere la Sinistra storica

(2)Massimo L. Salvadori, “Enciclopedia storica”, Zanichelli Editore, Bologna, 2000

 “La storia”, UTET Editore, Torino, 2007; De Agostini Editore, Novara, 2007; Mondadori Editore, Milano, 2007

(3)https://www.corriere.it/extra-per-voi/2016/08/09/1976-rivoluzione-parlamentare-che-segno-storia-d-italia-6a649902-5e31-11e6-bfed-33a

(4)http://www.terzaclasse.it/italia/lasinistra.htm

(5 )Questione giustizia .it

(6)https://elezioni.provincia.tn.it/Sperimentazioni/Cos-e-e-come-si-vota-con-il-voto-elettronico

http://documenti.camera.it/Leg14/dossier/Testi/MLC110.htm

https://www.regione.toscana.it/documents/10180/452241/lunga%20marcia%20-%20Q46/14f7eab7-beeb-4d1a-b2fa-4bd84b9fdf2a

https://www.interno.gov.it/it

La sentenza della Corte Costituzionale tedesca sull’incostituzionalità del voto elettronico

(7)https://riformismoesolidarieta.it/la-rivista/partecipazione/democrazia-diretta-rousseau-e-limportanza-del-voto-digitale/

(8)https://www.giustiziainsieme.it/it/cultura-e-societa/1322-puo-la-democrazia-digitale-sostituire-la-democrazia-rappresentativa Questo scritto riprende e sviluppa alcune considerazioni svolte dall’Autore in un più ampio contributo intitolato Democrazia 4.0. La Costituzione, i cittadini e la partecipazione, pubblicato sulla Rivista AIC, 1, 2020.

Commenti

commenti