RIPRESA E RESILIENZA : UN PIANO PER IL FUTURO SENZA SOGNO ED UTOPIA ?
Redazione- Il 30 aprile 2021 ,un venerdì di sole su buona parte del nostro paese, dopo giorni di pioggia e temperature scese di molti gradi dopo un incipiente primavera marzolina,è stato presentato a Bruxelles il “Piano di ripresa e resilienza “ italiano redatto dal governo Draghi ,dopo l’approvazio0ne dei due rami del Parlamento .
Tanto per poter dire “ missione compiuta “ anche se il Piano è solo “l’incipit” di un futuro, di un destino che è tutto da costruire. La cronaca racconta che il Ministro Franco, dopo aver presentato il 29 aprile il Piano a suoi colleghi di Spagna , Francia e Germania non ha mancato l’appuntamento per il 30. Per due ragioni, La prima per far fede ad un impegno che appunto aveva fissato quella data per la presentazione ( Francia e Germania avevano in animo e concretamente poi lo hanno fatto di presentare insieme, nello stesso giorno, i rispettivi piani per sottolineare l’importanza dell’asse franco tedesco ),la seconda perché esiste un crono programma per ottenere al più presto i fondi da spendere per i progetti contenuti nel piano.
Un futuro e un destino da costruire e solo dopo si potrà dire veramente “ missione compiuta “, ovvero dopo aver centrato in pieno quella che deve essere la ripresa di un paese attanagliato da una crisi sociale , economica, politico e culturale provocata, ma forse solo rimarcata ( perché in atto e in progressiva espansione già da prima ), dalla emergenza provocata dalla pandemia da covid 19. Una missione con molti antefatti sui quali occorrerà riflettere qualche volta di più nei prossimi mesi tra i quali ad esempio, il mutato atteggiamento della Unione europea che ha abbandonato le sue politiche di austerità, ha condiviso il debito per mettere a disposizione risorse per la ripresa dei paesi colpiti dalla pandemia,provvedendo anche a mettere a disposizione degli stati membri la “ risorsa vaccini” prodotti in tempi record per contrastare i contagi .Anche se in quest’ultimo caso la confusione provocata da inadeguate informazioni sull’uso dei vaccini che hanno trasformato la campagna vaccinale in una “babele” di problemi teorici e pratici. Inaccettabili e ingiustificabili perché incomprensibili ai singoli che pur non contrari alla vaccinazione si trovano a sperimentare ansie, paure e a volte conseguenze perché gli enti autorizza tori europeo ed italiano ’ Ema, Aifa e il Cts del Ministero della Sanità non sono stati in grado di comunicare una semplice verità : i vaccini sono sicuri ed efficaci, non esenti da rischi come tutti gli altri farmaci ,le informazioni utili sono “ in progress” ovvero scaturiscono dall’avanzare degli studi ssui vaccini stessi per cui la rimodulazione continua fa parte del complesso protocollo della campagna vaccinale .
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri ricorda che il “Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è il programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19” e richiama l’iter di questo piano già nella gestione del governo Conte due .
E lo stesso Draghi ha sottolineato nel presentare al Parlamento il Piano che : “Sbaglieremmo tutti a pensare che il PNRR sia solo un insieme di progetti, di numeri, obiettivi, scadenze. Nell’insieme dei programmi c’è anche e soprattutto il destino del Paese”, ha dichiarato Draghi alle Camere presentano il Recovery Plan. “ perché nel complesso il Piano vale 248 miliardi. Cifra che guarda però al complesso dei progetti e non, in senso stretto, a quelli previsti da Next Generation EU, che hanno un orizzonte temporale al 2026.
Guardando nel dettaglio a questi ultimi, le risorse ammontano a 235,6 miliardi:
191,5 della Recovery and Resilience Facility
30,6 dal Fondo complementare
13,5 del programma React-Eu.
In questo scenario i fondi destinati a programmi “aggiuntivi”, cioè al di fuori di quanto già previsto dai programmi di finanza pubblica prima del Recovery, si attesta a 182,7 miliardi, compresa l’anticipazione del Fondi nazionali sviluppo e coesione per 15,8 miliardi. I 191,5 miliardi del RRF si dividono in 68,9 miliardi di euro in sovvenzioni e 122,6 miliardi di euro in prestiti. Il primo 70% delle sovvenzioni è già fissato dalla versione ufficiale del Regolamento RRF, mentre la rimanente parte verrà definitivamente determinata entro il 30 giugno 2022 in base all’andamento del PIL degli Stati membri registrato nel 2020-2021 secondo le statistiche ufficiali. L’ammontare dei prestiti RRF all’Italia è stato stimato in base al limite massimo del 6,8% del reddito nazionale lordo d’accordo con la task force della Commissione. (1 )Le risorse sono ripartite per mission su temi e settori particolari accompagnate dalle riforme
Le riforme . Quelle previste nel Piano di Draghi sono suddivise tra: riforme orizzontali, abilitanti e settoriali. Le riforme orizzontali, o di contesto, riguardano innanzitutto Pubblica amministrazione e giustizia. A queste si aggiungono riforme abilitanti, destinate a garantire attuazione e massimo impatto agli investimenti, tra cui si annoverano le misure di semplificazione e razionalizzazione della legislazione e quelle per la promozione della concorrenza. Infine sono previste specifiche riforme settoriali, le misure consistenti in innovazioni normative relative a specifici ambiti di intervento o attività economiche, destinate a introdurre regimi regolatori e procedurali più efficienti nei rispettivi ambiti settoriali. (2)
Mai però progetto, piano , missione, ,programma, ebbe nome meno adatto , meno coinvolgente del Piano di ricostruzione e resilienza, un nome freddo che gela il sangue e fa tremare i polsi nella sua atmosfera da casa Adams. Nessun calore, nessuno sprazzo ,nessun sogno, nessuna utopia. Perchè stando ad alcune critiche mosse dopo la prima lettura del piano , malgrado le grandi innovazioni e le pronunce di principio per alcuni settori si ripercorrono strade vecchie o si fanno giravolte che riportano al punto di partenza: Per esempio nel campo delle fonti di energia verdi che poi in definitiva tornano al gas e al petrolio . Ma si vedrà strada facendo, soprattutto nella implementazione di questi progetti che appunto oggi sono tutti sulla carta .
E’ dunque sul titolo che vogliamo cominciare a riflettere perché parlando proprio del titolo non si può dimenticare il vecchio detto latino “nomen omen “ un presagio . Tradotta letteralmente, significa “il nome è un presagio”, “un nome un destino”, “il destino nel nome”, “di nome e di fatto” e deriva dalla credenza dei Romani che nel nome della persona fosse indicato il suo destino. La locuzione è anche nota nella forma “nomina sunt consequentia rerum” ( Giustiniano,Institutiones, , libro II, 7, 3), ma in questo caso ci si riferisce ai nomi delle cose del mondo.
Come avreste intitolato per esempio il film “ Via col vento” che anche per questo titolo e non solo per la storia che racconta ha rappresentato nella vita di molte persone una scintilla, un uragano, una tempesta ma anche un approdo ,soprattutto con quel suo finale “ domani è un altro giorno si vedrà. Banalmente si può dire che ci sono titoli azzeccati e titoli meno azzeccati per quello che riguarda i film. I romanzi, le canzoni , le poesie . Ma anche nei progetti economici e sociali.
Nel paese in cui si sono svolti per mezzo secolo concorsi per dare un nome ad automobili, trasmissioni televisive, prodotti commerciali ; in un paese in cui Carosello una formidabile trasmissione televisiva non solo fu l’antesignano di ogni spot commerciale ma anche di ogni forma di comunicazione secca, breve, essenziale; in un paese in cui sono state coniate allocuzioni così efficaci da rimanere nella storia , ebbene in un siffatto paese non si poteva fare un concorso per dare un titolo diverso a quello che viene indicato con il titolo Piano di ripresa e resilienza? Un concorso ho detto, forse sembra assurdo ma almeno avrebbe liberato qualche energia in più , avrebbe promosso qualche sguardo “meno interessato” stando ai problemi procurati al governo Conte due proprio da alcune modalità di formulazione e gestione di questo piano
In un paese in cui per la campagna vaccinale è stato chiesto di formulare un simbolo efficacemente rappresentato dal fiore,la primula , pensato e ideato dall’architetto Boeri ; in un paese in cui a proposito di lockdown sono nati messaggi come “io sto in casa “ oppure proprio in riferimento all’andamento della pandemia “ tutto andrà bene “,un altro concorso ( tanto uno in più o uno in meno non cambia molto in presenza finanche della “lotteria degli scontrini “ ) non ci sarebbe stato male. Qualcuno storcerà il muso e dirà che sarebbe stato Kish e questo paese non cambia mai, che si ripercorrono sempre le stesse strade. Anche se poi il vero cambiamento è di tutt’altro genere.
O ci sarebbero voluto i futuristi per creare un titolo che veramente dicesse quello che il piano dovrebbe contenere . E allora mi vengono in mente frasi che contengono parole come risorgimento, avvenire, futuro e molte altre che però fanno parte di una retorica nazionalista, campanilista
Un titolo dunque viene molte volte in aiuto per immaginare il futuro che è un’operazione sempre difficile in quanto il futuro si può solo immaginare almeno in una grande percentuale. Lasciamo ai futurologi e alle previsioni la parte restante . Così per esempio al momento della prima rivoluzione industriale quando milioni di lavoratori lasciarono le campagne. Abbandonarono un settore economico e cercarono occupazione in un altro settore abbandonando appunto le campagne e riversandosi nelle città. Non avevano nessuna idea di che vita avrebbero condotto. Lo stesso accadde dopo la crisi degli anni ’30 del ventesimo secolo che cambiò per sempre il modo di vivere e le abitudini di uomini e donne in tutti i continenti o dopo il secondo conflitto mondiale. Affrontare il crocevia di oggi con un titolo che indicasse il cambiamento ,che guardasse al futuro e non al passato, che sollecitasse forze da ricercare e non quelle già sperimentate in altre occasioni sarebbe stato molto utile . E’ vero il cambiamento avverrà comunque, è necessario e inevitabile,anche senza un titolo .
Ma cerchiamo di capire quel titolo in cui compaiono le parole ripresa e resilienza . Che cos’è una ripresa e che significa resilienza. Il termine ripresa viene accompagnato da aggettivi che ne connotano il significato e il valore oltre che il senso. E’ sicuramente “l’Inizio di una nuova fase di attività dopo un’interruzione” ma è anche “ un graduale ritorno all’efficienza, specialmente . nel senso di recupero o ristabilimento di una condizione normale o conveniente”. Quindi se non vogliamo fermarci al significato cinematografico della parola ripresa con cui appunto si intende la realizzazione di una scena o una inquadratura, dobbiamo per forza contestualizzare questo termine e aggettivarlo . Quindi si può dire che intendiamo ripresa come ripresa “ economica” ,quindi come ripresa delle “ attività” che andiamo a specificare anche in questo caso perché l’attività economica è una delle tante . Infatti si parla di ripresa delle attività culturali, sociali e via dicendo. Dunque fermiamo l’attenzione sulla “ ripresa economica” perché in questo ci vengono in aiuto le missioni e i progetti inseriti nel Next Generazione Italia , il cosiddetto Piano nazione di ripresa e resilienza che nasce proprio per l’uso di provvidenze e aiuti economici messi in campo dalla Commissione europea da una parte e immediatamente dopo l’esplosione della pandemia da Covid 19 da parte della Banca centrale europea.
Dunque ripresa economica che significa in sostanza crescita del Pil . Uno dei maggiori indicatori e punto di riferimento . Non certamente l’unico ma pur sempre privilegiato nella economia attuale. Per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “il tempo della ripartenza è cominciato” e “la ripresa sarà certamente veloce ed efficace” e ”L’Italia ha tutte le carte in regola “. Secondo quanto scrive l’Agenzia giornalistica italiana : “ Nel 2021, secondo le previsioni economiche del governo e delle principali istituzioni internazionali, la crescita del Pil si attesterà oltre il 4%: si va dalla stima più ottimistica dell’esecutivo (+4,5%) a quelle appena più caute della Banca d’Italia (oltre il 4%) e dell’Ocse (+4,1%).” E continua : “Il governo nel Documento di economia e finanza approvato ad aprile stima una crescita del Pil nello scenario programmatico del 4,5% nel 2021, del 4,8% nel 2022, del 2,6% nel 2023 e dell’1,8% nel 2024. La previsione macroeconomica tendenziale (ovvero a politiche invariate) che indica una crescita del 4,1% nell’anno in corso, incorpora il Piano di Ripresa e Resilienza (Pnrr) nella versione presentata con la Nadef e lievemente rivista per il triennio 2021-2023 dalla Legge di Bilancio per il 2021, nonché il primo decreto Sostegni. L’esecutivo prevede che, grazie all’impatto macroeconomico del Recovery plan, nel 2026 il Pil sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto a uno scenario di base che non include l’introduzione del Piano. In particolare, l’impatto rispetto allo scenario di base è stimato pari a 0,5 punti percentuali nel 2021, 1,2 punti percentuali nel 2022, 1,9 punti percentuali nel 2021, 2,4 punti percentuali nel 2024, 3,1 punti percentuali nel 2025 per raggiungere 3,6 punti percentuali nel 2026.”
L’altro termine del titolo è resilienza. (3) E’ un termine mutuato dalla fisica ma anche dalla psicologia. Il Dizionario Treccani infatti ci dà del significato due definizioni. La prima .”Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.” La seconda :”In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.” Entrambe fanno riferimento alla resistenza . Resistere per esistere è stato uno degli slogan più letti e pronunciati durante il lungo locksown che si è ripetuto a fasi alterne e che ha appunto messo alla prova tutte le capacità di resistenza che si potevano mettere in campo. E inoltre il termine “ resilienza deriva dal verbo latino resilire, ovvero rimbalzare, saltare indietro. … Alcuni sinonimi di resilienza possono essere durezza, robustezza e solidità, anche se si tratta di termini dalle sfumature differenti, come per la già citata “resistenza”” . Dunque resilienza e resistenza due termini che non vanno confusi perché mentre per quest’ultima si intende la capacità di resistere ad uno sforzo prolungato, la resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento.
Adattarsi al cambiamento . Una capacità certamente innata nell’uomo a tener conto della sua storia sul pianeta Terra . Dice la psicologa Veronica Pinto sulla sua pagina web (4):” L’ Adattamento è un costrutto molto caro alla psicologia: rende ragione della capacità umana di interagire con l’ambiente e di individuare strategie utili all’adattabilità ad esso. L’arte di arrangiarsi, piuttosto nota in quel lato del globo identificato per convenzione con il Sud, riflette in modo esplicito questa capacità intrinseca. Senza andare a scomodare la vasta letteratura sul tema, basti citare su tutti Jean Piaget – fondatore della epistemologia genetica – il quale considerò l’intelligenza la più alta forma di adattabilità dell’organismo al suo ambiente. Questo processo spinge un individuo ad adeguare i propri schemi di comportamento all’ambiente che lo circonda (sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista sociale), oppure operando sull’ambiente stesso adeguandolo rispetto alle proprie necessità. Entrambe le possibilità sono mutuamente integrate ed interdipendenti: fondamentalmente non può configurarsi un adattamento che non preveda in qualche misura entrambi i processi – l’uno passivo, l’altro attivo -.Sempre Piaget – rispetto al modello da lui proposto – sottolinea la capacità dell’essere umano di incorporare ai propri schemi mentali, dunque arricchendoli, gli apporti che l’ambiente continuamente presenta. Tali schemi sono costantemente modificati per far fronte alle nuove necessità. In questo senso, il processo ciclico di assimilazione ed accomodamento, rende ragione della necessità – in termini di equilibrio – di interagire con l’ambiente sociale e materiale intorno a noi. “
Afferma un proverbio messicano : “«Hanno cercato di seppellirmi, ma non sapevano che io sono un seme» .Per questo nella resilienza c’è sogno ed utopia. Perché come diceva Alain de Botton : “«Una buona metà dell’arte di vivere è resilienza» . L’arte di vivere con i suoi sogni alla Calderon della Barca che ha scritto quel dramma filosofico teologico dal titolo “ La vita è sogno (titolo originale La vida es sueño) tre atti scritti nel 1635 da Pedro Calderón de La Barca (1600-1681), secondo genio teatrale spagnolo dopo Lope de Vega e anche l’ultima voce del Secolo d’oro. Un dramma che porta in sé e quindi ci propone una domanda fondamentale : “che succederebbe se la nostra vita nello stato di veglia, come il nostro sonno, non fosse che un sogno in questa vita eterna, in cui noi non ci sveglieremo che al momento della morte?… E tutta questa scena di teatro della nostra vita sulla terra, ove noi sembriamo essere degli attori così occupati, e i ruoli che interpretiamo non hanno più sostanza che l’ombra di un’ombra, e il fatto di sognare non è che un sogno all’interno di un sogno!” (5)
Adattamento dunque ma anche sogno ed utopia. Il punto di discussione però è uno ed uno solo. C’è una ridda di voci che da mesi acclamano un cambiamento in questo paese. A lungo abbiamo riflettuto e discusso i termini del cambiamento che si chiede. Nella convinzione, espressa più volte, in varie sedi e con metafore a volte calzanti come quella che dopo i danni ( se non proprio un disastro) a causa di un incidente stradale la macchina che esce dal carrozziere. probabilmente nel caso di specie di un dopo pandemia , non può essere quella di prima. Deve essere una macchina diversa che ha per esempio più marce, che possa camminare a velocità più alta, che abbia più posti per consentire a tutti di salirvi ,insomma che sia un’altra cosa nella sostanza anche se la forma conta anche e a volte molto Un cambiamento in questo paese che potrebbe anche cominciare da alcune forme che restano immutate da decenni e che da sole hanno contenuti in aggiunta che nel caso della negatività sono contenuti appunto in aggiunta. E penso per esempio alla tanto sbandierata semplificazione burocratica mai perseguita efficacemente . Mi ricordo il plateale rogo in una piazza romana di fascicoli di gazzette e repertori normativi da parte della Lega di allora.
Naturalmente per avere una macchina diversa bisognerà che il carrozziere, il meccanico sappiano fare il loro mestiere e quindi siano in grado di andare un poco oltre (l’esistente ) usando la loro esperienza e sappiano fare quelle modifiche necessarie ( nel nostro caso le riforme) secondo però un progetto razionale. Secondo una visione dei mezzi di trasporto delle infrastrutture stradali, le leggi della circolazione stradale, insomma tutto un mondo al quale proporre qualcosa di nuovo,non solo dal semplice punto dell’innovazione ma anche dal punto di vista della utilità e soprattutto della finalità.
Fuori da ogni metafora voglio dire che per cambiare questo paese occorrono gli strumenti giusti ma occorre anche una buona dose di sogno e di utopia . Non solo strumenti normativi, legislativi, risorse economiche ma anche quelli di “ visione “ per produrre piani e progetti che facciano comunicare tra loro economia , finanza, mondo del lavoro ,della formazione e dell’istruzione e lo stesso territorio non solo in modo adeguato ma soprattutto in funzione degli interessi della comunità. Comunità che si aspetta quei cambiamenti capaci di traghettare fuori dal tunnel che significa oltre le acqua impetuose o le acque della palude ,sull’altra sponda, che è il futuro.
Il futuro non è un’utopia. Comincia oggi. Per una società attanagliata da una serie di problemi economici comincia con una serie di provvedimenti legislativi di urgenza che avrebbero già dovuto , pur tenendo conto dell’emergenza, gettare le basi per la riconsiderazione e l’innovazione in molti settori della vita del paese aprendo a prospettive nuove e diverse, capaci,in definitiva, di trasformare l’esistente.
Purtroppo ci sono esempi che dicono il contrario . In queste pagine ne ho parlato . Qui voglio mettere ancora una volta l’accento su di un aspetto particolare della visione futura di questo paese : dalla legislazione di emergenza alla legislazione per attuare i progetti del Recovery Fund ,che prende il nome italiano di Piano di ripresa e resilienza il passo deve essere definitivo per far comprendere che veramente il cambiamento è in atto.
Ci siamo domandati appunto in tema di “ legislazione di emergenza” e di “legislazione di ripresa”, quali visioni sottendono a questi due aspetti della nostra storia dei mesi scorsi e dei mesi a venire. E soprattutto ci domandiamo che paese sarà questo tra dieci, venti, trenta anni. Con un confronto inevitabile ovvero con il confronto tra le idee che scaturiscono dai progetti del governo Draghi esposte al Parlamento già in occasione della fiducia dopo il suo insediamento e le idee dei governi Conte uno e due . Il discorso si farebbe lungo ma anche fortemente indiziario perché i due governi precedenti hanno occupato buona parte della legislatura mentre il governo Draghi si avvia a concluderla , è operativo da qualche mese ed è nato per rispondere a due esigenze fondamentali : combattere la pandemia con un piano vaccinale che tenda ad immunizzare il 70 per cento della popolazione entro l’estate del 2021 e redigere i progetti del Piano di ripresa e resilienza presentato il 30 aprile 2021 a Bruxelles. Una specie di anno zero per il governo Draghi ( che significa anche una spinta e uno scatto energetico rilevante ) a differenza dei governi Conte che hanno dovuto navigare dentro paludi a volte paralizzanti.
Ma proprio perché potremmo essere all’anno zero ecco che diventa importante proprio riflettere come in questa riflessione stiamo facendo, proprio su quella spinta in più che i progetti del Recovery Fund potrebbero avere, per quella visione se non proprio alternativa ma di forte cambiamento che serve in questo momento appunto per ripartire e per resistere.
Mettendo in guardia da una operazione che tenderebbe a spostare l’asse delle decisioni e l’implementazione dei progetti su un piano di abbandono di tutte quelle cautele che in passato avrebbero dovuto governare i processi di realizzazione dei progetti. Una cautela per tutti quella da adottare nei processi di semplificazione che si riterranno necessari per avviare o dare nuovo impulso ,per esempio, alle grandi opere edilizie . L’Europa ha posto da tempo un binario a quelle che sono le norme nel settore dei lavori con appalti pubblici. In Italia su quelle norme c’ è stata una ulteriore super fetazione per cui il terreno si è ridotto ad un intricato groviglio di norme e lacci che rendono impossibile a volte operare. La strada della semplificazione vorrebbe che si sfoltissero quelle norme a monte e che si procedesse poi ad un severissimo controllo a valle in modo da assicurare una operatività accettabile ma allo stesso tempo si mettesse un punto fermo sulle severe conseguenze dei controlli . Metodo che non si è mai voluto applicare in concreto e che potrebbe essere una strada risolutiva mentre si contratta ( con qualche decisione già presa) sui subappalti e sul massimo ribasso.
Rimane la preoccupazione ora a leggere il Decreto semplificazione che in quel decreto i politici che lo hanno indirizzato e i tecnici estensori che hanno trasformato le ipotesi di semplificazione in articolati di legge, abbiano scelto la strada della semplice abolizione o deregulation per accelerare i processi facendo mancare a volte le più elementari precauzioni di legge per tutelare e salvaguardare. Solo due settori per esempio: l’archeologia preventiva e la deregulation edilizia .
“Se dovessimo pensare a un sillabario della crisi, alle parole che più abbiamo sentito, letto e pronunciato in questa prima metà del 2020, resilienza è certamente un sostantivo che è ridondato nelle nostre conversazioni e letture. In Resistenza, fiducia, resilienza: le parole guida ai tempi del corona virus Danilo di Diodoro definisce resilienza come la capacità di un individuo di risollevarsi. Jacopo Pasetti si riferisce alla resilienza degli individui come alla tendenza “di tornare più forti di prima dopo una sconfitta o un infortunio che ti butta giù”. Graziella Roccella titola Ripensare la vita delle comunità locali: la resilienza per affrontare le nuove crisi e concettualizza la resilienza delle comunità come la risposta sistematica alle sfide poste dalle situazioni di crisi. Bernardo Bertoldi e Gianfranco Scalabrini in Resilienza e adattabilità per evolversi declinano il concetto di resilienza a livello aziendale come la capacità delle stesse di riprendere dopo una sollecitazione esterna l’aspetto originale.” ( 6)(…) “ Da una prima analisi testuale delle definizioni di resilienza –continua l’articolo della Fondazione Feltrinelli a firma di Elsa Conz dell’Universitò di Pavia – presenti nei tre articoli fra i tanti che, contestualmente alla diffusione della pandemia Covid-19, hanno direttamente affrontato il tema della resilienza, possiamo osservare tre principali criticità o contraddizioni nell’uso della parola stessa: il primo riguarda il livello di analisi. Resilienza è un sostantivo femminile utilizzato in diversi contesti e aree di ricerca e dunque riferito a individui, comunità, organizzazioni, città, regioni, stati. Il secondo elemento di criticità risiede proprio nell’interpretazione delle diverse discipline e aree di ricerca, ma anche nelle opposte prospettive che le stesse declinano. Non si tratta dunque soltanto di diversa interpretazione tra contesti e livelli di analisi ma anche nei contesti e livelli di analisi. Resilienza è sia tornare indietro, mantenersi stabili, resistere, ma anche tornare più forti di prima, risollevarsi, rispondere, adattarsi. il terzo elemento di criticità è relativo al tempo della resilienza: quando si diventa resilienti? La resilienza si sviluppa prima, durante o dopo un evento critico? Sicuramente non si nasce resilienti, nessun corpo nasce forte o elastico, la resilienza è una proprietà che si sviluppa con il tempo e che richiede alle aziende, come agli individui, alle comunità, di immagazzinare quelle risorse necessarie a fronteggiare la crisi prima dell’arrivo di un evento distruttivo. Possiamo dunque definire la resilienza come un processo di costruzione in divenire, caratterizzato da una fase proattiva pre-crisi, una fase assorbitiva o adattativa durante la crisi e una reattiva dopo la crisi.” (7)
Resilienza è dunque un’espressione entrata nel linguaggio comune che si continua ad usare . Quindi diffusa e persuasiva. Anche se molto spesso esprime una sua negatività che consiste nel fatto che essere resilienti spesso rappresenta il desiderio che” tutto ritorni a così che il mondo ti mastica e scarica :: tanto sei resiliente, sai trarre il meglio da ogni cosa. Nulla ti tocca davvero. Cosa che non è assolutamente vera dal punto di vista delle persone
Dal punto di vista della comunità ,come spiegano Evans e Reid in Resilient Life, ,” la resilienza è parte del passaggio politico fondamentale da regime liberista a regime neoliberista; un nuovo fascismo con implicazioni disastrose e antiumaniste”.
Molto meglio non essere resilienti ma resistenti. Con l’augurio che il Piano nazionale di ripresa e resilienza sia veramente un piano di riconferma della resistenza ,quella che permette di riprendere la strada in qualche modo interrotta con più energie e con più convinzioni sulla capacità di trasformare positivamente il presente in futuro .
( 1) la ripartizione delle risorse per Mission:
Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: 40,73 miliardi
Rivoluzione verde e transizione ecologica: 59,33 miliardi
Infrastrutture per una mobilità sostenibile: 25,13 miliardi
Istruzione e ricerca: 30,88 miliardi
Inclusione e sociale: 19,81 miliardi
Salute: 15,63 miliardi
(3 ) ’enciclopedia Treccani, che definisce così il significato del termine in questo specifico ambito: «Capacità di reagire a traumi e difficoltà, recuperando l’equilibrio psicologico attraverso la mobilitazione delle risorse interiori e la riorganizzazione in chiave positiva della struttura della personalità. L’estensione dell’accezione del termine dal campo delle scienze fisiche e ingegneristiche è stata operata dal neuropsichiatra francese B. Cyrulnik sviluppando la teoria dell’attaccamento elaborata da J. Bowlby, secondo il quale una positiva relazione madre-figlio aiuterebbe il bambino a sviluppare risorse interiori, quali la sicurezza e la fiducia in sé stesso, in grado di proteggerlo da separazioni ed eventi traumatici. La teoria della plasticità psichica cui il termine fa riferimento
è stata compiutamente esposta da Cyrulnik nel saggio Un merveilleux malheur».
(4)(https://dottoressaveronicapinto.wordpress.com/2017/10/18/adattamento-resilienza/)
(5 ) https://it.wikipedia.org/wiki/La_vita_%C3%A8_sogno
(6) https://fondazionefeltrinelli.it/resilienza/
(7) Resilienza \ La parola simbolo del 2020di Elisa Conz Università degli Studi di Pavia https://fondazionefeltrinelli.it/resilienza/
