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RAZZISMO, GENEALOGIA E CONSEGUENZE

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Redazione-Il tema del razzismo in un mondo globalizzato ed immerso nell’odierno interscambio etnico-culturale dovrebbe essere considerato inesistente, ma è proprio in questa condizione che trova la sua fondante ragione di vita.La diversità, o meglio la bio-diversità, che pone biologicamente ogni elemento a fondersi con un altro ed al contempo migliorarlo ed evolverlo, crea un fenomeno di spaventoso isolamento ed ignoranza.

La paura della minaccia del “diverso” si identifica come la stessa radice del razzismo intesa, non come storicamente ipotizzato relativamente alla differenziazione del corpo, ma come attacco sociale.Già al tempo dell’antica e filosofica Grecia si differenziavano gli uomini, con l’introduzione del concetto di superiorità culturale, definendo “barbaros” l’individuo che non conosceva la lingua greca e, pertanto, si normalizzava la suddivisione del corpo sociale in ordini gerarchici.

Esempi di questo tipo possono essere ravvisati in Aristotele, il quale difendendo strenuamente il concetto di schiavitu’ asseriva che “per natura alcuni comandavano e altri obbedivano a seconda di come il Caso disponeva”, ovvero nella guerriera Sparta in cui si distingueva tra la popolazione nobile degli Spartani da quella degli Iloti che, dopo essere stati soggiogati militarmente, furono costretti a lavorare la terra dei primi.Altri fondamenti storici, per non allontanarci troppo dai confini nazionali, possono rinvenirsi nella stessa società dell’antica Roma, che fu fulgido esempio di società classista, introducendo il concetto di razzismo, inteso quale disprezzo del barbaro e di tutto ciò che non corrispondeva ai canoni del “civis”.

Elemento storico e mai concluso di divisione furono le stesse Religioni e, in particolar modo, quelle moderne, come ad esempio lo scontro tra la Cristianità e l’Islam che, partendo da periodi di lunga belligeranza seguiti da dominazioni e contro dominazioni, portarono non solo ad uno scontro sul piano puramente teologico ma soprattutto culturale e razziale in cui la diversità fu strumentalizzata sempre a fini politici.La differenziazione definitiva, generata dal concetto di razza, fu introdotta intorno al XVIII secolo e fu proprio la scienza ad individuarne i tratti distintivi.

Il criterio di distinzione della specie umana in base ai caratteri fisici e morfologici fu quello che portò alla differenziazione dell’umanità in base al colore della pelle, esempi classici possono essere rinvenuti in Linneo con la sua suddivisione in bianchi, rossi, gialli e neri oppure in Blumenbach, che divise l’umanità in caucasica, mongolica, etiopica, americana e malese.L’apoteosi del concetto di razza o meglio dell’ineguaglianza delle razze ebbe a concretizzarsi nel XIX secolo ad esempio con l’affermazione di Chamberlain, in cui si esplicitava che la Storia non fosse altro che un’eterna lotta tra ariani (identificati con la popolazione germanica) razza forte e spiritualmente nobile e gli ebrei, razza di pusillanimi e meschini. Tutti abbiamo ben presente quali siano state le conseguenze del suo pensiero nel XX secolo.La discriminazione razziale, pertanto, partendo da concetti teorici e pseudo-scientifici espande le proprie radici nel tessuto sociale ed i suoi effetti vengono posti a giustificazione di ogni sorta di prevaricazione contro gruppi di individui, le etnie.Ancora oggi, benché le prove scientifiche tese a sgretolare le teorie razziali dovrebbero condurre l’umanità a debellare qualunque forma di segregazione e disuguaglianza razziale, resta radicata la paura del “diverso” coadiuvata soprattutto dalla mancanza o dal non voler avere un processo integrativo operato da ogni componente del tessuto sociale,

sia integrante che integrativo.  

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