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” QUO VADIS ? ” – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

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Redazione-  Domenica di Pentecoste di alcuni giorni fa in un passo tratto da Genesi, esattamente a 11, 1-9, c’era un riferimento alla torre di Babele, all’alta costruzione eretta dagli uomini potenti di un tempo ormai lontano al fine di sfidare i cieli, di cimentarsi nel delirio di onnipotenza, di perpetuare in eterno la propria grandezza.

Quella Torre, quella sfida, quel desiderio di osare, di “andare oltre” richiamano alla memoria l’atavica mela, la disobbedienza dei nostri antichi progenitori al loro Creatore, Adamo ed Eva che consumarono il frutto dell’albero della conoscenza.

Nel corso della storia abbiamo assistito, e tuttora osserviamo, anzi subiamo, l’esistenza di uomini, che assurti ai vertici dei poteri, si credono Dio e si comportano come se fossero Dio.

Ormai è palese. E’ evidente. E’ chiaro. E chi non se ne è ancora accorto o non vuole vedere oppure è cieco oppure è connivente.

E’ sotto gli occhi di tutti. La follia poi è contagiosa. Contamina. Così gli uomini tutti si perdono. Si perdono poiché non ci sono più valori. Tutto è così confuso e precario che “si salvi chi può”.

Credo tuttavia che non si tratti solo di mancanza o di perdita di valori. Ho l’impressione che qualcosa sia accaduto a livello neuronale e l’analfabetismo funzionale ne è una chiara evidenza. Non è solo una questione culturale. E’ qualcosa di più, a mio avviso, anche più grave. Capita infatti che durante una normale conversazione fra conoscenti e/o amici ci accorgiamo che quanto da noi detto viene interpretato in modo a tal punto distorto che dobbiamo esitare un attimo, riflettere, richiamare alla memoria le parole che abbiamo proferito per correggere il nostro interlocutore.

E’ proprio una Babele, anche parlando la stessa lingua.

Quando un bicchiere è colmo d’acqua o di qualsiasi altro liquido, che cosa fa? Trabocca. Così, credo, sta accadendo al nostro cervello. Quando un fiume è in piena, che cosa fa? Straripa. Rompe gli argini. Tracima, trascinando tutto ciò che incontra a causa della violenza delle acque che il letto del fiume pazientemente ha contenuto fino ad un certo momento. Si determina infatti il superamento di un limite, di un confine in modo imprevisto ed incontrollato dove tutto viene travolto.

Sì, credo stia avvenendo proprio questo alla mente dell’uomo e i fatti di cronaca nera e le guerre in corso ci avvertono che siamo giunti alla soglia di non ritorno. Il contagio delle idee vale anche per quelle più bellicose e violente.

Negli ultimi quarant’anni, dopo l’euforia, le città da bere, le droghe, le luci psichedeliche, la libertà incondizionata, pian piano all’uomo sono stati tolti i balocchi e il “re”, cioè l’uomo che si credeva “re”, si è scoperto “nudo”.

Oltre che nudo, quell’uomo si è ritrovato “ciuchino”, poiché non solo si manifesta analfabeta funzionale che non riesce a decodificare per intero nel suo complesso ciò che legge e ciò che ascolta ma anche perché ha perso la memoria. E con la memoria ha smarrito la propria identità di uomo, ha dimenticato di avere una dignità in quanto persona.

Soprattutto nella perdita di tale dignità va ricercata la mancata riuscita del referendum e dei quattro quesiti sul lavoro. Infatti c’è da chiedersi come abbiano potuto milioni di lavoratori non rivendicare e difendere i propri diritti sul lavoro, sui licenziamenti, sulla riduzione del precariato, sulla sicurezza che coinvolgono tutti poiché tanti sono senza alcuna tutela.

Le politiche aziendali di esternalizzazione – o di “terzizzazione” – delle attività più rischiose, come la movimentazione delle merci, ingaggiano i nuovi schiavi: non solo gli immigrati ma anche molti italiani, a causa dell’aumento del caro-vita, dell’inflazione e del non adeguato/proporzionale aumento delle remunerazioni. Così il rischio dei nuovi schiavi cresce in modo esponenziale poiché la loro debolezza legale ed economica li conduce ad accettare condizioni di lavoro sempre più ingrate e precarie.

Mi chiedo se subappaltare i lavori, oltre a scaricare le responsabilità civili e penali, oltre ad arricchire senza lavorare, non abbia inevitabilmente anche un’altra finalità: l’”affiliazione” – istituto abolito nel 1983 – la “fidelizzazione” di intere aree a fini elettorali e di potere …

E’ stato detto e ribadito più volte che i quattro quesiti referendari sul lavoro erano finalizzati a riscattare il concetto di dignità del lavoro. Il lavoro non va inteso come merce poiché come ben sottolinea l’Articolo 4 della nostra Costituzione ogni cittadino è chiamato a concorrere, a contribuire al progresso della società sia materialmente, sia spiritualmente. Il lavoro è l’ estrinsecazione più manifesta della creatività, dell’intelligenza, delle potenzialità dell’uomo.

Attraverso il lavoro l’uomo si realizza come essere umano, diviene più consapevole di se stesso; crea e trasforma il mondo. Se all’uomo togli tutto ciò, diviene schiavo, lo schiacci e lo privi della sua dignità, della sua personalità rendendolo alieno ed estraneo. Sicché viene da ipotizzare se coloro che hanno avversato i quattro quesiti referendari sul lavoro intendessero privare la maggior parte dei lavoratori di personalità e di dignità al fine di renderli alieni ed estranei al processo creativo della realtà; ovvero se vogliono il monopolio della realtà, determinando nuovi schiavi che verranno privati man mano di tutti i diritti. Ne abbiamo chiara manifestazione ed evidenza ogni giorno.

Il lavoro conferisce dignità all’uomo poiché è un bene che esprime la sua dignità di uomo e la accresce.

Il lavoro, sia manuale sia intellettuale, NON deve essere inteso come mero strumento del profitto ma valore, in quanto frutto, estrinsecazione, ossia traduzione materiale, dello spirito, dell’intelligenza umana, e in quanto tale teso a conferire dignità, titolarità al diritto di partecipare alla gestione e agli utili di impresa e alla comunità cui si appartiene.

La formazione ai valori cristiani, il riconoscimento della dignità della persona sono negli Articoli 1, 2, 3 e 4 della nostra bellissima Costituzione, redatta dai Padri Costituenti, come La Pira e Moro, i quali contribuirono a “scrivere” la Repubblica Italiana. Molti di loro erano di solida formazione cristiana. Giovani, formatisi all’interno dell’Azione Cattolica, che hanno contribuito con i valori cristiani, con l’etica e la grande cultura di cui erano portatori, a ricostruire l’Italia nel dopoguerra.

Il neoliberismo, il comunismo, il fascismo hanno inteso l’uomo semplicemente come “elemento produttivo”, mentre l’uomo è persona e in quanto tale è degno di essere reso non solo abile professionalmente ma elevato moralmente. Di contro oggi si vorrebbero uomini macchine da lavoro e donne incubatrici. Null’altro.

Finché lo Stato non si porrà al servizio del cittadino e non il cittadino, ossia la persona umana, al servizio dello Stato non avremo, non vedremo giustizia. Lo Stato purtroppo oggi quasi non c’è più. Anch’esso è a servizio di “qualcuno”. E’ asservito al potere economico-finanziario.

I quattro quesiti referendari sul lavoro non erano finalizzati “al ritorno al passato”, come qualcuno ha sostenuto. Se di ritorno al passato vogliamo trattare, allora che cosa dire dei revanscismi a noi contemporanei?

Inoltre qualcuno ha osservato che i quesiti fossero espressi in un linguaggio troppo tecnico per essere compreso. Altri hanno criticato il ricorso al referendum su temi e meriti che andrebbero discussi in Parlamento.

Rifletto che evidentemente se il linguaggio usato è stato incomprensibile è avvenuto a causa dell’analfabetismo funzionale oppure a causa della volontà di non capire. Relativamente al Parlamento è sotto gli occhi di tutti che l’organo, il luogo deputato alla legislazione dello Stato oggi è quasi del tutto esautorato poiché si predilige il ricorso alla decretazione.

La libertà, la democrazia, la pace costituiscono conquiste storiche dell’umanità, conseguite attraverso un’evoluzione secolare di lotte, di sacrifici, di spargimenti di sangue e di martirii. Ho l’impressione che gli ultimi quarant’anni abbiano inebriato, se non obnubilato, le coscienze che, ora cieche, procedono tentoni e non sanno neppure più distinguere e riconoscere il bene dal male.

Sull’Editoriale de Il Foglio del 12 giugno scorso Giuliano Ferrara ha scritto: “Oggi a Los Angeles, domani qui da noi”.

Occorre dunque svegliarsi, restare vigili, se non è ormai troppo tardi. I tempi sono cambiati. È vero. Tutto procede velocemente e il Paese esige un governo presente, attento e deciso ma il lavoro e la sua difesa sono sacrosanti e lo sono sempre stati poiché anche nei tempi storici peggiori il lavoro ha consentito la sopravvivenza dell’uomo.

Forse oggi, poiché siamo miliardi e miliardi di persone, si vuole limitare contrastare ed evitare tale sopravvivenza.

Il concetto di “lavoro” è già in Genesi, primo libro della Bibbia. Dio gli disse: “col sudore del tuo volto mangerai il pane”. Le parole di Dio “profetizzarono” la fatica, a volte assai pesante, che da quel momento accompagnò Adamo e il lavoro umano.

Le parole proferite in Genesi ancora oggi non cessano di essere attuali e la moltiplicazione, il riempimento della terra e il suo soggiogamento costituiscono un processo universale, equivalente al lavoro,  che abbraccia tutti e ciascuno, ogni generazione in ogni fase dello sviluppo economico e culturale della società. Si tratta di un processo che si attua in ogni uomo, ogni giorno.

E quando Starmer, a proposito dell’A.I., si schiera contro l’internazionale luddista si ricordi che ogni invenzione ha due facce: una benefica, l’altra malefica. Tutto dipende dall’uso che l’uomo fa di quell’invenzione.

Non fu un caso fortuito la promulgazione dell’Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII avvenuta il 15 maggio 1891 per rispondere alla questione sociale scatenata dalla seconda rivoluzione industriale.

Nel nostro tempo, in cui vige il neoliberismo più sfrenato, dove il lavoro e la dignità dell’uomo sono calpestati quotidianamente, dove sono ricorrenti gli incidenti sul lavoro, l’ultimo Conclave ha eletto un nuovo pontefice, il quale ha voluto chiamarsi Leone XIV, consapevole di trovarsi di fronte a un nuovo tornante della Storia: la rivoluzione scatenata dall’A.I., che rischierà di schiacciare l’uomo, se l’uomo smarrirà ulteriormente la sua umanità.

F.to Gabriella Toritto 

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