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” PAROLE OSTILI ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Da tempo ormai sento avanzare da qualche parte politica l’idea che il confronto politico appunto. di questi tempi generi odio. Lo sostengono commentatori politici e opinionisti su pagine di quotidiani e riviste. E anche durante le accese dispute nei Talk Show dove spesso il conduttore è costretto ad abbassare l’audio in favore di chi ascolta che rimane frastornato dall’accavallarsi delle voci sia nel volume che nei toni . D’altra parte non è il caso di meravigliarsi più di tanto considerando il livello del dibattito politico ormai ridotto a brandelli. Quelli delle battute e delle incursioni che poco hanno a che ci fare con la sostanza propria della politica che è quella di affrontare, esaminare, gestire e risolvere i problemi che sono parte della vita delle persone declinati nei vari campi dello stare insieme: economia, finanza, cultura, tempo libero, salute, informazione e appunto . tutto quello che si riferisce alle relazioni personali e alle relazioni istituzionali. Un aspetto particolare in tema di odio che sicuramente esiste e si vede a differenza dell’odiatore che altrettanto esiste ma non si vede. Che poi è quello che accade in modo macroscopico nella rete, on-line.

Certo non è una novità : la contesa politica, specialmente con l’avvicinarsi di tornate elettorali e quindi in occasioni di campagne elettorali sembra generare violenza , soprattutto a parole. Un’abitudine e una realtà invalsa ormai da un secolo . Una violenza che nei tempi di internet viene amplificata . Una violenza che genera odio specialmente quando è correlata a temi di attualità che possiamo definire genericamente temi etnici, religiosi, razzisti e sessuali . Anche i grandi partiti di massa non sfuggono a questo particolarissimo aspetto della vita politica per cui nell’esaminare questo aspetto dobbiamo introdurre un elemento di valutazione molto stringente: quello della responsabilità .Che richiede da parte del politico uno sforzo per stigmatizzare quanti introducono nel dibattito e nella contesa espressioni d’odio, e opponendosi apertamente a questo modo di esprimersi che non appartiene sicuramente al processo democratico

Per una ricostruzione e un raffronto si legga per esempio Edoardo Novelli, Le campagne elettorali in Italia. Protagonisti, strumenti, teorie, Laterza,  2018, Roma-Bari, pp. 216 Il saggio di Edoardo Novelli, professore associato all’Università di Roma Tre e giornalista professionista, ripercorre settant’anni di storia politica della Repubblica attraverso l’analisi delle campagne elettorali e dei loro principali protagonisti, i partiti, gli elettori e i media.

Purtroppo le campagne elettorali non sono più “una festa e una battaglia, una celebrazione e una competizione, un momento sacro e un rito pagano, terreno d’azione di folle e singoli leader, condotte da eserciti di volontari e ristretti staff di professionisti” come ricorda Novelli .

Oggi si persiste, come ieri, in tempi elettorali a svilire l’avversario , a volte a criminalizzarlo e comunque ritenerlo inferiore. C’è poi normalmente il il sarcasmo, il dileggio o la diminuzione dell’importanza dell’avversario e infine l’odio anonimo on line.

In estrema sintesi si può dire che in Italia lo scontro politico sia vissuto di manifestazioni e di eleborazioni verbali fortemente utopiche in cui le singole posizioni venivano assolutizzate mentre nello stesso tempo, si demonizzarva l’avversario politico e, non di rado, ogni forma di dissenso. Una tendenza che, come ricorda Novelli, ha raggiunto l’apice tra la Grande Guerra e la fine degli anni Cinquanta, ma che si è dimostrata capace di sopravvivere, fino ai giorni nostri .

A questo proposito ci sono progetti europei come VOX-Pol che propone, tra le altre cose, di monitorare le espressioni di estremismo politico razzista e xenofobo a livello internazionale. O come LIGHT -ON altrettanto interessante nel tentativo di comprendere a fondo l’essenza delle espressioni d’odio politico. Malgrado queste attenzioni slogan urlati come da curve da stadio continuanao a sostituire la complessità del pensiero e il significato stesso delle parole suscitando emotività.. E si agisce sull’onda dell’emotività. In cui l’odio diventa un collante per le masse. Indicare un nemico è poi una grossolana ma efficace strategia retorica studiata al fine di generare paure e fazioni, spazio fertile per una possibile stretta autoritaria..

Sul sito di Parole O-stili si legge : “Il potere delle parole: commuovono, uniscono, scaldano il cuore. Oppure feriscono, offendono, allontanano. In Rete, spesso l’aggressività domina tra tweet, post, status e stories. È vero che i social media sono luoghi virtuali, ma è vero che le persone che vi si incontrano sono reali, e che le conseguenze sono reali. Per questo oggi, specie in Rete, dobbiamo stare attenti a come usiamo le parole. “(https://www.paroleostili.it/)

Stare attenti a come usare le parole.In un contesto in cui due italiani su tre possiedono smart tv e computer portatili. L’80% continua ad accedere ai media durante i pasti, in quattro casi su cinque guardando programmi televisivi. Tra gli under 35 è diffuso l’uso dei social media e delle piattaforme di condivisione video. Circa la metà accede ad Internet per almeno quattro ore al giorno, in particolare per informarsi (soprattutto adulti e anziani), comunicare con amici (soprattutto i ragazzi tra i 14 e i 17 anni) e fruire di contenuti audiovisivi.

Oltre 8 cittadini su 10 svolgono una qualche azione di contrasto, quando si imbattono in attività/contenuti che rappresentano fattori di rischio, e più della metà evita di accedere a canale/testata/piattaforma che li ospita. Appena un terzo verifica la fonte del contenuto e della notizia potenzialmente rischiosa; più alto è il titolo di studio, più aumenta la frequenza di segnalazioni e verifiche. Quasi la metà della popolazione non si rivolge ad alcun soggetto per avere indicazioni e suggerimenti per un utilizzo critico e consapevole dei mezzi di comunicazione. Secondo il rapporto AGCOM “I fabbisogni di alfabetizzazione mediatica e digitale nella popolazione italiana”, presentato a luglio di quest’anno ..( https://www.agcom.it/comunicazione/comunicati-stampa/lonline-spaventa-gli-italiani-uno-su-due-coinvolti-episodi-di-odio)

Tornando poi all’amplificazione dell’odio politico su internet si può dire che genericamente gli odiatori non line non hanno etichetta o almeno pensano di non averla, gli aggressori digitali sono spesso utenti insospettabili.L’analisi del linguaggio di odio è complessa e spesso molti degli elementi addotti non bastano a giustificare la massiccia diffusione di tale fenomeno . Già nel 2018 Facebook ha rimosso circa 7,9 milioni di contenuti correlati all’odio quello che gli inglesi chiamano hate speech , mentre You Tube ha oscurato 160 canali. Nel 2019 Twitter ha cancellato 2,5 milioni di post.Per quanto riguarda Facebook si è passati dal 23.6% di contenuti segnalati dall’AI nel 2017 al 94.7% nel 2024 cancellando 16 milioni di contenuti contenenti hate speech solamente tra gennaio e marzo del 2024, mantenendo, di fatto, livelli di rimozione simili all’anno e al trimestre precedente. YouTube non pubblica un numero esatto di canali cancellati per odio nel 2024, ma la società ha rimosso oltre 1,3 milioni di canali e 100 milioni di video nel 2023 per violazioni delle sue norme contro l’incitamento all’odio e altri contenuti dannosi

Anche se a proposito di tutto questo dobbiamo tener conto di uno studio pubblicato nel 2020 su Nature che mostra come le pagine e i gruppi social dove circolano odio e fake news siano nella maggior parte dei casi in grado di ricostituirsi dopo la loro chiusura – magari con un nome nuovo sulla stessa piattaforma, o migrando su altri siti dalle policy meno severe.

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Un quadro preoccupante che richiama l’attenzione sulla necessità di progettare delle politiche” data driven” pur rimanendo dopo questa disamina la domanda : ma se gli odiatori per natura non esistono , che cosa spimnge gli utenti a diventarlo .

Molti elementi tra cui l’ipotesi che abbiamo sentito ricorrente e dalla quale abbiamo iniziato questa riflessione : la dispusta politica nelle sue forme più negative e nella mancanza di respopnsabilità dei politici Un argomento che rimane aperto ad ogni ulteriore condiderazione oltre quelle fatte in breve in questa riflessione condivisa con il lettore .

Di fatto la propaganda sembra fare da padrone ormai da molti decenni forse a cominciare dalle campagna elettorale del 1948 e del 1953, in cui la propaganda attraverso i linhuaggi ,le iconografie ,la radio e gli altri mezzi di comuncicazione del tempo sembra richiamare temi del

regime fascista e in alcuni casi della Prima Guerra Mondiale. Una propaganda organizzata e condotto secondo una regia a volte sofisticata .

La propaganda elettorale. Che è poi uno spostamento del discorso politico dalla logica

dell’appartenenza a quella dell’efficacia comunicativa o, se si preferisce, dai meccanismi di rappresentanza a quelli di rappresentazione. Cosa che è potuta accadere grazie a molti elementi in campo tra cui un ruolo ormai quasi inesistente dei partiti ma soprattutto alla nascita dei poli di informazione come i nettwork e comunque grazie alle indeterminazioni della legge che dapprima con la sentenza della Corte Costituzionale del 1976 ha di fatto cancellato il mnopolio della Rai e poi con la legge Mammi creato un sistema misto leggittimando concorrenti privati della Rai con la possibilità di operare in diretta. Una trasformazione che ha dato vita ad un mercato e a un sistema misto con una televisione commerciale e la nascita di un sistema dei media forte, di un mercato dell’informazione e quindi di una scena pubblica mediatizzata .

Con un salto sicuramente di qualità nel modello della comunicazione che passa dal modello tipo regimi totalitari a quello della conquista del consenso. Ecco appunto la conquista del consenso attraverso la propaganda.. (1)

La propagnada politica che si avvale di diversi modelli come studiato nerl saggio La fabbrica del consenso. La politica e i mass media del 1988 scritto a quattro mani da Edward S. Herman e Noam Chomsky in cui dapprima viene sviluppata la teoria del modello di propaganda. per poi applicarla ad una serie di casi studio).

Tra questi appunto gli Stati Uniti d’America in cui i mass media sono “delle potenti ed efficaci istituzioni ideologiche che compiono una funzione di propaganda supportiva del sistema in cui si trovano, causata da una dipendenza dal mercato in cui sono situate, da presupposti interiorizzati, auto-censura e con una coercizione occulta”.

Un modello che sembra interessare anche il nostro paese dove si parla anche “dell’ossessione del consenso “ che permette, come dicevamo all’inizio, forme di violenza verbale nell’intento di racimolare qualche voto in più. Un modello che sembra non voler tener conto di un dato di fatto su cui riflettere seriamente; chi vince le elezioni raramente ha la maggioranza effettiva della popolazione e i sondaggi lasciano a voolte la situazione immutata. Ecco perchè chi governa con quel tipo di maggioranza dovrebbe sempre ricodare che la democrazia è fatta di separazione dei poteri e di valore dell’ assemblea, che trova la sua massima espressione nel Parlamento, ma anche nella collegialità di organi come la Corte costituzionale, o il Consiglio superiore della magistratura in una “società “appunto democratica che vive di trasparenza, libertà di espressione, tutela delle minoranze, e positivi processi di selezione della classe dirigent i.

Che è tutta un’altra cosa dei linguaggi ostili a cui purtroppo siamo abituati e che spesso ci coinvolgono come utenti di social e mass media .

(1)Per un esame più approfondito si può leggere la tesi Università Luiss Guido carli Facoltà di Scienze Politiche,Corso di laurea in Scienze di Governo e della Comunicazione ,pubblica – Comunicazione Istituzionale e Politica Cattedra di Comunicazione Politica: “ Campagne elettorali e propaganda politica nell’Italia repubblicana” Relatore Prof. Michele Sorice,Correlatrice Prof.ssa Vera Capperucci,Candidato Filippo Paradisi Anno Accademico 2011-2012https://tesi.luiss.it/10177/2/paradisi-sintesi-2013.pdf

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