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UNA NUOVA PRIMAVERA REFERENDARIA DI VALTER MARCONE

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Redazione- La scelta  di un “ si “ o di un “ no “ probabilmente verrà  dall’urna referendaria. Ancora una volta la politica in questo paese non è riuscita a varare  una legge utile , dignitosa e pienamente  attuabile ed anche in tempi utili , per un tema che interessa  tutti o almeno  un numero considerevole di persone  : l’eutanasia. Ovvero la possibilità di decidere in piena libertà del proprio corpo quando dovesse trovarsi  nella  condizioni in cui la persona ritiene che è inutile  continuare a vivere perché quella “ non è vita” a causa delle insopportabili sofferenze fisiche e quindi psicologiche. Una decisione alla pari  con quella di chi ritiene che comunque , in ogni condizioni ,vale la pena di vivere. Un voto  contro una ipocrisia che è quella  che ricorre a pratiche, negate dalla legge, che in realtà trovano  applicazione pietosa anche in situazioni  del nostro paese ,  senza ricorrere   ai viaggi in Svizzera, che la quasi totalità  delle persone non si possono permettere  a causa del costo elevato per ottenere   ufficialmente  sedazione e  dolce morte. Una soluzione, quella dell’eutanasia a “condizione”, divenuta legale  di recente anche in Spagna e Portogallo.

Il ricorso all’urna referendaria si deve all’iniziativa  dell’Associazione  Luca Coscione  . In realtà una iniziativa che tenta di colmare con un referendum un vuoto  normativo   relativamente al “fine vita” che la Corte Costituzionale, in varie occasioni (ordinanza n. 207/2018 e sentenza n. 242/2019), ha segnalato al legislatore. Inviti  volti ad eliminare il vulnus esistente che sono stati ignorati almeno fino al mese di luglio 2021 quando  in contemporanea è stata avviata la campagna per la firma  per richiedere il referendum  e l’approvazione del testo base della proposta di legge sul “Rifiuto di trattamenti sanitari e sulla liceità dell’eutanasia” da parte delle Commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera( in data 6 luglio 2021).

Il referendum su l’eutanasia  il primo che ha raggiunto e superato le cinquecentomila firme per essere proposto al vaglio per l’ammissibilità sembra aprire una stagione di referendum  perché  si affianca al referendum per la giustizia giusta che comprende anche la separazione  delle carriere tra giudici  a da ultimo  vede arrivare al traguardo il referendum sull’uso legale della cannabis,senza considerare  diciamo così le intenzioni referendarie di chi pensa di  proporre quesiti anche per esempio sul reddito di cittadinanza  e in genere su molti altri temi ,compresa la questione spinosa del green pass.

In realtà quello che si annuncia è dunque un autunno di referendum più che una primavera . Quella a cui allude il titolo  fu una primavera di firme e di banchetti nelle piazze,di gazebo  messi nei posti più impensati ,  di un tempo ormai lontano  ma vivo nella memoria perché  frutto di una stagione di  passione civile e di  rivendicazioni di diritti. In una condizione storica  e politica di grandi incertezze che  aiutarono a maturare una coscienza civile e democratica  in cui la conquista dei diritti  civili  risultò il collante per conservare appunto la vita democratica ed esercitare le libertà costituzionali.

Un processo lungo nel tempo . A cominciare dagli anni Sessanta. In quegli anni la trasformazione  fu caratterizzata dal repentino spostamento dalle campagne  che avevano svolto il ruolo di baricentro ed avevano dato vita ad una civiltà, quella contadina che per secoli aveva  rappresentato  il fulcro  strutturale del paese, verso le città. E in particolare dal sud al nord Italia . Tra il 1955 e il 1970 un terzo della popolazione aveva cambiato residenza . L’attrazione della città e  la possibilità di svolgere un lavoro spesso in fabbrica avevano  determinato e creato nuove soggettività : le donne, gli operai, i giovani .

L’approvazione della legge sul divorzio del 1970 apre la strada verso la riforma del diritto di famiglia che, nel 1975, sancisce una pari responsabilità tra i coniugi e dà maggior equilibrio a diritti e doveri tra genitori e figli. Un cambiamento fondamentale che era in discussione da anni. La parità in materia di lavoro e le leggi di tutela per le lavoratrici madri arrivano nel 1977. Nel frattempo, temi personali come il potere sul proprio corpo e la scelta della maternità, s’impongono nel dibattito pubblico. “Il personale è politico”  diventa lo slogan delle femministe. Si manifesta in piazza per la depenalizzazione dell’aborto, che viene regolamentato con la legge 194 del 1978. Dunque affermazione di grandi valori e di radicale cambiamento della cultura e del costume nel Nostro Paese nel quale vi è stata una perfetta sintonia tra cultura giuridica e movimenti di massa: infatti si definiscono anni di grandi conquiste epocali sul piano normativo portatrici di libertà: la Legge 20/5/70 n. 300 lo Statuto dei Lavoratori; la Legge 1/12/70 n. 898 sul Divorzio ed ancora la Legge 19/5/75 n. 151 sul Diritto di Famiglia. Senza contare anche la legge e il regolamento carcerario che  nascono nel 1975. La legge 26/7/1975, n. 354, è dichiaratamente una legge di riforma, che, come tale, non si è limitata ad organizzare giuridicamente una istituzione dello Stato, ma ha messo in moto una serie di meccanismi propulsivi, che mirano a modificare non solo il sistema penitenziario, ma anche le interrelazioni fra questo e altre componenti del sistema sociale. La Legge 180 è la prima e unica legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Ciò ha fatto dell’Italia il primo paese al mondo (e al 2019, finora l’unico) ad abolire gli ospedali psichiatrici.

Nasceva in quegli anni una nuova società che proprio  dal tormento di quelle passioni scure che furono  gli attentati  dinamitardi  da parte della mafia, lo stragismo  di stato, la teoria degli opposti estremismi ,riuscì a trovare la forza per affermare principi e valori che  avvenimenti e forze avverse volevano intimidire  se non cancellare.

 Ma ritorniamo al primo referendum  che ha raggiunto  la quota firme per essere proposto al vaglio istituzionale .Su la Lettura di domenica 29 agosto  2021 sotto il titolo “Eutanasia si  o no . La scelta degli elettori” si può leggere la trascrizione di una conversazione   tra Francesco D’Agostino  e Filomena Gallo  a cura di Antonio Carioti. In cui appunto viene discusso questo tema dell’eutanasia   da due posizioni diverse e opposte tra loro. Nel momento in cui l’Associazione Luca Coscioni  ha annunciato di aver raccolto  oltre 750 mila firme per un referendum finalizzato  ad abolire il reato  di omicidio a carico  del consenziente ( tranne che nel caso di minori e di malati di mente ).

Ma l’articolo che abbiamo citato è uno dei tanti che affollano quotidiani e riviste perché  dalla cannabis all’eutanasia legale passando per la riforma  della giustizia e l’abolizione della caccia fino alla cancellazione del green pass  la “ refrerendite “, per usare un termine ora in voga,  sta soppiantando altre modalità di  lotta e di  affermazio0ne di diritti . Sembra essere  lo “ sport del momento”.  Una” referendite “ favorita da una specie di incidente parlamentare .

“ Con un “semplice” emendamento, approvato all’unanimità nonostante il parere contrario del Governo, il Parlamento ha rivoluzionato l’assetto del referendum abrogativo previsto dall’art. 75 della Costituzione e del referendum approvativo previsto dall’art. 138 della carta costituzionale ed ha profondamente trasformato il regime dell’iniziativa legislativa popolare disegnato dall’art. 71, comma 2, della Costituzione. Sono questi gli effetti delle norme che hanno introdotto – accanto alle sottoscrizioni tradizionali – la possibilità che il cittadino elettore usi la firma digitale per aderire ad una iniziativa referendaria o per presentare un progetto di legge di iniziativa popolare. Sono molti gli interrogativi aperti e le questioni sollevate da una innovazione “tecnica” che ha una evidente e indiscutibile rilevanza politica ed istituzionale.” ( 1)

Naturalmente si  è potuto giovare di questo provvedimento l’ultimo referendum proposto,quello sulla legalizzazione della cannabis ,  dopo quello sulla eutanasia e quelli sulla giustizia che sono precedenti al provvedimento del Parlamento  che  autorizza la firma digitale  del cittadino  che aderisce alla proposta di referendum . Tanto che per favorire la raccolta delle firme digitali Il Consiglio dei Ministri,del 29 settembre 2021 , su proposta del Presidente Mario Draghi e dei Ministri della giustizia Marta Cartabia, dell’economia e delle finanze Daniele Franco e per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di giustizia e disposizioni di proroga in tema di referendum, assegno temporaneo e IRAP. In materia di referendum il decreto legge proroga di un mese la possibilità di depositare le sottoscrizioni e i certificati elettorali per le richieste di referendum annunciate dopo il 15 giugno 2021 ed entro la data di pubblicazione dello stesso decreto legge. Il termine per il deposito passa dal 30 settembre al 31 ottobre 2021.

Sembra dunque che la strada sia spianata   per quanto riguarda la raccolta delle firme.  E che quindi possa cominciare quel grande carosello di proposte di  referendum abrogativi che  toccheranno i temi più disparati.   Bisogna però fare due considerazioni. La prima si riferisce  a tutta questa voglia di referendum  che  danno vita ad un fenomeno   che va  esaminato profondamente e che pone domande inquietanti sul perché. L’altra sulla questione delle firme digitali che sembra aprire il varco a quella che possiamo definire la  “ e. democrazia” ovvero quella democrazia digitale che da tempo i suoi promotori indicano come unico strumento  valido e ammissibile in sostituzione appunto di quella che è l’attuale democrazia parlamentare .

Il primo punto  dunque .  Perché   si ricorre al  referendum abrogativo in modo per così dire “ spropositato” ovvero su tanti argomenti diversi tra loro che potrebbero avere  una regolamentazione da parte del Parlamento   . Forse per i rimborsi  elettorali di cui parliamo di seguito . Oppure per la messa in discussione proprio del Parlamento  a causa  del   “ progressivo deterioramento delle sue funzioni , i cambiamenti intervenuti in questi anni nel rapporto tra il Governo e le Camere, la profonda delegittimazione del sistema parlamentare sul piano politico, culturale e sociale, nonché i ripetuti tentativi di riforma cui è stata sottoposta la seconda parte della nostra Carta costituzionale. Elementi che  non possono essere letti come un semplice adattamento della forma di governo italiana ai mutamenti del sistema politico e alla trasformazione in senso maggioritario della nostra democrazia parlamentare. Essi si rivelano, al contrario, come la messa in discussione dei caratteri fondamentali del sistema parlamentare delineato nella Costituzione repubblicana.”  ( 2)

E proprio  in riferimento al Parlamento scrive  Carlo Ferruccio Ferrajoli  in ‘ Come esautorare il parlamento. Un caso esemplare del declino di una democrazia rappresentativa’ su Teoria Politica  10/2020  Annali  (3)      “Sul piano teorico, il pericolo di un declino in Italia della stessa democrazia rappresentativa è determinato dalla crisi profonda che investe entrambi i rapporti di rappresentanza e di responsabilità politica che sono alla base della forma di governo parlamentare: il rapporto di responsabilità politica che lega il Governo al Parlamento e il rapporto di rappresentanza politica che lega quest’ultimo al corpo elettorale. La crisi di questi due rapporti e la conseguente e crescente irresponsabilità politica dell’esecutivo nei confronti delle Camere e dei parlamentari nei confronti degli elettori è già di per sé una crisi del nostro Stato rappresentativo, o meglio, si traduce nella messa in discussione di quell’idea di democrazia rappresentativa concretamente espressa dalla Costituzione italiana1. Inoltre, la crisi italiana ha investito, da almeno un quarto di secolo, anche due altri fondamenti del parlamentarismo: la centralità del pubblico dibattito parlamentare e l’esercizio della funzione legislativa da parte di assemblee rappresentative del corpo elettorale, che sono entrambi principi costitutivi delle assemblee legislative in tutte le democrazie rappresentative, anche di quelle che non hanno una forma di governo parlamentare.

Occorre tenere presente la normativa che disciplina l’espletamento dei referendum  che “Le richieste di referendum sono soggette a un duplice controllo. Il primo da parte dall’ufficio centrale per il referendum, puramente tecnico, e il secondo da parte della Corte costituzionale. Con la legge costituzionale del marzo 1953, infatti, sono state allargate le competenze della consulta, già regolate dall’articolo 134 della nostra costituzione. Ad oggi sono più di 60 i quesiti “bloccati” dalla corte. Ultima vittima illustre in ordine di tempo è il referendum sulla legge Fornero proposto dalla Lega nord, che nel gennaio del 2015 è stato dichiarato inammissibile. Al contrario, proprio grazie al parere favorevole dei giudici costituzionali, il prossimo aprile si terrà il referendum “in materia di ricerca, prospezione e trivellazioni marine“.

E c’è poi  la  questione importante  che abbiamo accennato . Stabilisce la norma  “e’ attribuito ai comitati promotori un rimborso pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di un euro per ogni firma valida fino alla concorrenza della cifra minima necessaria per la validita’ della richiesta e fino ad un limite massimo pari complessivamente a euro 2.582.285 annui, a condizione che la consultazione referendaria abbia raggiunto il quorum di validità di partecipazione al voto. Analogo rimborso e’ previsto, sempre nel limite di euro 2.582.285 annui di cui al presente comma, per le richieste di referendum effettuate ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione.”

Allora referendum come business? “Quando un referendum abrogativo raggiunge il quorum, scattano i rimborsi per i comitati promotori: 1 euro per ogni firma raccolta. Ma prima del voto c’è il ruolo chiave svolto dalla corte costituzionale, che sancisce l’ammissibilità o meno dei quesiti. Più di 60 quelli fermati dalla consulta.”

Per esempio, grazie ai due referendum proposti nel 2011, l’Italia dei valori ha incassato oltre 1 milione di euro. Discorso analogo per il Comitato promotore per il sì ai referendum per l’acqua pubblica, che nel bilancio 2012 certificava 624.093 euro di rimborsi elettorali rimanenti grazie alla legge 157 del 1999.Esborsi anche confermati dalle pubblicazioni in gazzetta ufficiale, sia per i due referendum proposti dall’Italia dei valori, sia per quelli del comitato per l’acqua pubblica. In totale parliamo di 500.000 euro a quesito, per un totale di 2 milioni di euro.( 4)

Il secondo punto .Si riferisce ad un piccolo problema  relativo alla  firma digitale che farebbe dire che non è tutto oro quello che luccica . Si perché la firma digitale deve essere poi accoppiata sempre via web ad un certificato elettorale del sottoscrittore. Certificato elettorale che deve essere fornito dal Comune di residenza. Un problema vero perché , se dunque si parla di “e- democrazia”  ,tanto da sostituire la democrazia rappresentativa in teoria, praticamente  gli  strumenti informatici stentano a diventare  strumenti di lavoro della pubblica amministrazione  per cui si parla anche nel Piano Nazionale di ripresa e  resilienza  di una  transizione  digitale necessaria  . Un  processo  sicuramente complesso, molto sfaccettato, con il coinvolgimento di diversi  attori . Ma la digitalizzazione non è in discussione, anche perché è la direzione in cui sta andando il mondo. La PA italiana non fa certamente eccezione.   La trasformazione digitale della pubblica amministrazione è un obiettivo prioritario nei prossimi anni. Un obiettivo che porterà alla scomparsa della carta, alla riduzione dei costi e all’erogazione di servizi molto più efficienti e utili per il cittadino.  E dalla digitalizzazione dunque ci si aspetta  uno scatto a proposito della firma digitale per i referendum .

Ma quali sono i riferimenti legislativi del referendum abrogativo  ?.Scrive  Paolo Balduzzi su  La voce.info   :”In tema di referendum abrogativo, i riferimenti legislativi sono l’articolo 75 della Costituzione e il titolo II (articoli 27 – 40) della sua legge applicativa, la n. 352 del 1970. Il primo comma e il quarto comma dall’art. 75 sono quelli solitamente più discussi. Il comma uno prevede che possano richiedere un referendum abrogativo “cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali”; il comma quattro, invece, dice che il referendum è valido se “ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto” (il cosiddetto quorum). Non è molto chiaro come sia originata la scelta dell’Assemblea costituente. Dopo un certo dibattito, si decise di stabilire un numero fisso di sottoscrittori (500 mila, ma le proposte numeriche erano diverse) e non una soglia percentuale. La legge applicativa scandisce invece le tempistiche della richiesta e del procedimento, quelle del voto (dal 15 aprile al 15 giugno) e le competenze in materia di verifica delle firme e di accorpamento di eventuali quesiti simili.”

Un numero fisso di sottoscrittori  dunque . Che da una parte sembra essere un ostacolo  perché cinquecentomila firme sono tante  da raccogliere . Ma dall’altra , di fronte alla facilità di raccolta con la introduzione della firma digitale fa pensare alla necessità di  un provvedimento di modifica della normativa attuale  per aumentare  il numero delle firme. “Aumentare il numero delle sottoscrizioni necessarie appare auspicabile, ma non per questa ragione.( La facilità di raccolta delle firme digitali ). Lo spirito della Costituente sembra essere infatti quello di verificare la diffusione dell’interesse per il quesito referendario all’interno del corpo elettorale (con le firme e con il quorum) ma non certo quello di rendere il percorso di raccolta particolarmente duro. Nemmeno la legge 352/1970 appare andare in questa direzione. Al contrario, esperienze positive di partecipazione dovrebbero incentivare la più ampia diffusione possibile dell’identità elettronica anche in sede elettorale (voto elettronico), quando ovviamente sarà possibile garantire adeguatamente personalità, uguaglianza, segretezza e libertà del voto.”  (5 )

La storia italiana ci ha abituati  al fatto che  le probabilità di successo del referendum sono limitate. Gli italiani  sono stati  chiamati ,negli anni della Repubblica ,a rispondere a 73 quesiti referendari, di cui 68 abrogativi, uno consultivo e quattro costituzionali. I referendum abrogativi sono   i più numerosi e quindi i più frequenti, e  vengono espletati con modalità semplici. Rispondere con un si o con un no  al quesito proposto  rispetto all’abrogazione parziale o totale di una legge. Per essere valido, un referendum di questo tipo deve raggiungere il quorum, cioè devono aver partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto.

In Italia sono dunque  in corso diverse campagne referendarie: Cannabis, Giustizia, Eutanasia, Caccia. Nello specifico, ecco i referendum attualmente in fase di discussione.

Legalizzazione della Cannabis. Promotore: Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. Si può sottoscrivere online (con Spid e anche senza) entro il 30 settembre:

Le richieste sono:

    .depenalizzare la condotta di coltivazione di qualsiasi sostanza (ma si mantengono le condotte di detenzione, produzione e fabbricazione di tutte le sostanze che possono essere applicate per le condotte diverse dall’uso personale) intervenendo sulla disposizione di cui all’art. 73, comma 1

   . di eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla Cannabis, con eccezione della associazione finalizzata al traffico illecito di cui all’art. 74, intervenendo sul 73, comma 4.

   . eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori attualmente destinata a tutte le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa, intervenendo sull’art. 75, comma 1, lettera a).

A una settimana dalla partenza della raccolta firme sono stare registrate oltre 500.000 sottoscrizioni.

https://referendumcannabis.it/

Giustizia. Nel dettaglio i temi toccati dal referendum saranno:

  .  Riforma del Csm – Stop allo strapotere delle correnti

.    Responsabilità diretta dei magistrati  – Più tutele per i cittadini, chi sbaglia paca

  .  Equa valutazione dei magistrati – I magistrati non possono essere controllati solo da altri magistrati

 .   Separazione delle carriere dei magistrati – Stop alle porte girevoli per ruoli e funzioni

 .   Limiti agli abusi della riforma cautelare – Per una giustizia giusta e un equo processo per tutti

.    Abolizione decreto Severino – Più tutele per sindaci e amministratori

Promotori: Partito Radicale e Lega/Salvini

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Legalizzazione dell’eutanasia. Promotore: Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. Si può sottoscrivere ai banchetti, nei Comuni e online (con Spid e anche senza)

Il referendum vuole:

   . abrogare parzialmente la norma penale che impedisce l’introduzione dell’eutanasia legale in Italia (art. 579, omicidio del consenziente)

   . abrogare integralmente il comma 2

    .abrogare il comma 3 limitatamente alle parole “si applicano”

https://referendum.eutanasialegale.it/

 

Abolizione della caccia. Promotore: Comitato referendum Sì aboliamo la caccia. Si può sottoscrivere ai banchetti, nei Comuni e online entro il 20 ottobre:

Il referendum chiede l’abrogazione della legge 157 11 febbraio 1922, ‘Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio’, in relazione alla lunga serie di articoli che disciplinano la caccia.

Referendum Sì Aboliamo la Caccia

Raccolte le 500.000 firme necessarie i quesiti saranno poi sottoposti al vaglio della Corte Costituzionale per la loro legittimità. Nel caso venissero accolti, le consultazioni referendarie si terranno nella primavera del 2022.

(1 )Questione giustizia .it

(2 ) https://journals.openedition.org/tp/1182

(3 ) Fondata nel 1985 da Norberto Bobbio, a partire dal 2011 Teoria politica si presenta in una veste rinnovata. Non la nascita di una rivista nuova, ma una nuova stagione e un nuovo progetto di vita per il medesimo soggetto ideale, collettivo, plurale, che negli ultimi trentacinque anni ha provato a far ascoltare la propria voce nel mondo degli studi politici.Tra continuità e mutamento, tra nuovo e non nuovo, Teoria politica pubblica articoli di ricerca nel vasto ambito dello studio della politica, che abbraccia la filosofia politica, soprattutto di indirizzo analitico, la scienza politica empirica e la sociologia politica, orientate all’elaborazione di modelli concettuali, gli studi giuridici, rivolti in particolare alla teoria generale del diritto e al diritto costituzionale, la storiografia attenta alle categorie della riflessione politica. Teoria politica pubblica un numero all’anno, con articoli in inglese, italiano, spagnolo, francese e portoghese.

( 4 ) https://blog.openpolis.it/2016/03/23/intema-referendum-e-il-ruolo-della-corte-costituzionale/6721

(5 ) https://www.lavoce.info/archives/89721/se-mezzo-milione-di-firme-ci-sembran-poche/

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