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MICHELANGELO E LA CAPPELLA SISTINA

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Redazione- Michelangelo nacque il 6 marzo 1475 a Caprese, in Valtiberina, vicino ad Arezzo, da Ludovico di Leonardo Buonarroti Simoni, podestà al Castello di Chiusi e di Caprese, e Francesca di Neri del Miniato del Sera. La famiglia era fiorentina, ma il padre si trovava nella cittadina per ricoprire la carica politica di podestà. Michelangelo era il secondogenito, su un totale di cinque figli.

I Buonarroti di Firenze facevano parte del patriziato fiorentino. Nessuno in famiglia aveva mai intrapreso la carriera artistica, anche perchè era ritenuto poco consono, visto il loro status con incarichi nei pubblici uffici.

All’epoca della nascita di Michelangelo la famiglia attraversava importanti difficoltà economiche: il padre era talmente impoverito che stava addirittura per perdere i suoi privilegi di cittadino fiorentino. La podesteria di Caprese, uno dei meno significativi possedimenti fiorentini, era un incarico politico di scarsa importanza, da lui accettato per cercare di assicurare una sopravvivenza decorosa alla propria famiglia, arrotondando le magre rendite di alcuni poderi nei dintorni di Firenze. Il declino influenzò pesantemente le scelte familiari, nonché il destino del giovane Michelangelo e la sua personalità: la preoccupazione per il benessere economico, suo e dei suoi familiari, fu una costante in tutta la sua vita.

Nel 1487 Michelangelo finalmente approdò alla bottega di Domenico Ghirlandaio, artista fiorentino tra i più quotati dell’epoca.

Il periodo più felice della giovinezza di Michelangelo fu interrotto nel 1492 dalla morte di Lorenzo il Magnifico, in seguito alla quale egli abbandonò la corte medicea. Nel 1494, preoccupato per i violenti conflitti politici seguiti a questo evento, Michelangelo fuggì prima a Venezia e poi a Bologna, dove fu incaricato di completare l’Arca di S. Domenico, il grande sepolcro marmoreo collocato nella chiesa dedicata al santo e che era rimasto incompiuto. L’artista vi intervenne con tre statue (S. PetronioS. Proclo e l’Angelo reggicandelabro) che si stagliano nette dal complesso ancora tardogotico dell’Arca.

Tornato a Firenze intorno al 1496, Michelangelo eseguì per un mercante fiorentino un Cupido dormiente, ripreso ancora dalla scultura antica. Il pezzo venne venduto come opera antica al potente cardinale Riario, residente a Roma, il quale, avvisato della truffa, rimase talmente ammirato da invitare l’autore della statua a trasferirsi presso il suo palazzo.

A Roma Michelangelo eseguì un’altra composizione ispirata all’antico, un Bacco ubriaco accompagnato da un ironico satiro, che fu collocato nel cortile della casa del banchiere fiorentino Jacopo Galli, amico dell’artista.

Al termine di questo primo soggiorno romano, nel 1498 il cardinale francese Jean de Bilhères incaricò Michelangelo di eseguire il gruppo marmoreo della Pietà per la propria tomba in S. Petronilla, la chiesa della nazione francese presso S. Pietro oggi non più esistente. La collocazione della statua in una nicchia richiedeva dimensioni ridotte: Michelangelo scelse con grande cura il marmoa Carrara e studiò bene le proporzioni, il panneggio, la composizione e le pose, fino a dare all’insieme un senso di profondità e grandiosità inaudito. La coppia di madre e figlio, quasi fusa in un nucleo di altissima tensione emotiva, si adagia su una roccia ruvida, al cui confronto risaltano i corpi e le vesti, lucidi fino alla luminosità. Per il carattere di perfetta armonia, grazia e bellezza, l’opera suscitò e suscita ancora universale ammirazione.

La Pietà consacrò la fama dell’artista che nel 1501 venne richiamato in patria dai rappresentanti della nuova Repubblica fiorentina che venne instaurata quando i Medici vennero cacciati nel 1494.

Tra i numerosi incarichi, il più celebre è senz’altro la statua di David, sui cui lavorò dal 1501 al 1504.

La Cappella Sistina

Nel maggio del 1508 iniziavano nel frattempo i lavori della volta della Cappella Sistina in Vaticano a Roma, avviati dall’artista, molto insicuro del risultato, vista la grandezza del lavoro.

In quattro anni Michelangelo dipinse, prima con l’aiuto di collaboratori e poi, dal 1509, completamente solo, una grandiosa composizione costituita da una finta architettura entro la quale sono disposti gli antenati di Cristo, i Profeti, le Sibille e i Nudi. Delimitati da fasce trasversali, i nove riquadri centrali della volta racchiudono altrettante storie della Genesi: la separazione della luce dalle tenebre, la creazione degli astri e delle piante, la separazione della Terra dalle acque, la creazione di Adamo, la creazione di Eva, il peccato originale, il sacrificio di Noè, il diluvio universale e l’ebbrezza sempre di Noè.

L’intero complesso si ricollega alle figurazioni delle pareti affrescate più di vent’anni prima da Botticelli, Perugino e altri pittori con storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Le scene di Michelangelo sono tutte basate sulla rappresentazione della figura umana, come nei loro colori violenti e innaturali rompono la serena armonia delle pitture rinascimentali delle pareti e introducono il tema di un drammatico conflitto

che troverà le note più alte nel successivo Giudizio universale.

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