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MATHIAS BURATTO E I SUOI RACCONTI DELLA “LOST GENEARTION” – (QUARTO EPISODIO)

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«Mi chiamo Karl», disse a fil di voce il ragazzo con l’intento di giustificare la sconveniente prossimità.

«Sara», rispose lei sempre più intimidita dalla situazione che si era venuta inaspettatamente a creare. «Grazie», continuò dopo alcuni istanti.

«Grazie?» ripeté Karl sorpreso. «Di cosa?»

«Per avermi salvata.»

«Ah, sì, è vero. Grazie a te.»

«Grazie?» Fu la volta di Sara a ripetere le parole di Karl con nuova sorpresa.

«Volevo dire… piacere di conoscerti.»

«Il piacere è mio, credimi.»

Alcuni sorrisi accompagnati da diversi attimi di smarrimento emotivo trovarono entrambi a guardarsi negli occhi senza però dirsi nulla. Sembrava che le parole fossero del tutto superflue, un semplice corollario a definire emozioni fin troppo meridiane. Tuttavia, quel silenzio tanto caro al loro cuore li stava già costringendo ai margini opposti di una storia che, senza premessa alcuna, anelava soltanto il piacere del fato. Una penna priva d’inchiostro, una pagina che per tacito consenso deve restare bianca; dopotutto siamo noi autori e interpreti di quella storia che giorno dopo giorno fa della vita la più grande avventura.

Sopraffatta dall’imbarazzo, la ragazza sussurrò a malincuore: «Ora dovrei andare.»

«Sì.»

Karl non riuscì ad aggiungere altro, nemmeno una sola parola a quell’inutile ostentazione di certezza. Allo stesso tempo, però, non voleva allentare l’abbraccio con cui stringeva il corpo della giovane.

«Così non riesco», gli fece notare Sara.

«Scusami», e senza distogliere lo sguardo da lei, il ragazzo allentò le braccia.

Karl, da perfetto gentiluomo, la aiutò ad alzarsi, e proprio in quel mentre il treno giunse in stazione. Sara gli porse la mano e con nuovo imbarazzo lo salutò sottovoce. Ma Karl, arresosi alla propria frenesia, scese dalla porta attigua, e proprio quando la ragazza raggiunse l’uscita lo trovò davanti a sé con la mano già tesa per aiutarla a scendere dal vagone. Lei si soprese solo in parte, oppure, cosa ben più probabile, riuscì a nascondere fin troppo bene la natura del proprio stupore.

«Grazie di nuovo», gli disse sfiorandogli la mano con il guanto in velluto bianco che soleva indossare.

Una volta scesa, con un timido sorriso si congedò da lui. Tuttavia, non fece in tempo ad allontanarsi di un metro che ritrovò Karl di nuovo davanti a sé. Tutto impettito e stretto nella propria divisa cercando di apparire quanto più elegante possibile. In quel momento, Sara non riuscì a trattenere la propria sorpresa che, nella forma di un nuovo sorriso, le illuminò lo sguardo.

«Mi stai forse seguendo, Karl?» gli domandò con piglio incerto e spensierato.

«Assolutamente», le rispose soltanto.

«Sì o no? Penso di non aver capito!»

«Tu cosa desideri?»

Sara arrossì. Dopo un po’ fece un breve assenso abbassando il capo e nascondendosi così sotto la tesa del cappello.

«Allora sì», disse Karl con nuovo slancio.

Lei lo guardò di soppiatto, nascondendo a entrambi la speranza di non essere corrisposta, ma gli occhi di Karl erano già lì, fermi a meno di un passo da lei. Scoperta, non riuscì in nessun modo a trattenere il nuovo sorriso che le tinse le guance con i colori più belli di un tramonto invernale. Poi, senza dire nulla, cominciò a cercare qualcosa negli oscuri meandri della propria borsetta Chanel. Lì per lì Karl la guardò non capendo né riuscendo nemmeno a ipotizzare cosa stesse facendo. I sogni, così come la speranza, non erano altro che facili illusioni a cui il ragazzo avrebbe fin troppo facilmente ceduto.

Dopo alcuni secondi la ricerca di Sara volse al termine, e preso un pezzetto di carta e una penna dorata scrisse qualcosa. Sempre in silenzio, piegò il foglietto a metà, quindi lo tese fino a incontrare le mani di Karl. Le braccia tremavano, il respiro pareva spezzarsi all’emozione quando i suoi occhi dai riflessi d’ambra si persero nel vuoto spazio di un sogno d’amore.

«Se vuoi, scrivimi», gli disse soltanto, e approssimando le sue labbra alle guance di Karl gli sussurrò all’orecchio: «A presto, spero.»

Il lungo vestito bianco che indossava con grande disinvoltura si confuse ben presto tra le persone, e gli occhi di Karl, così le sue labbra e i più timidi sogni, si persero tra mille sguardi di gente sconosciuta. Alcuni curiosi, altri indaffarati o persi nelle proprie inquietudini, ma in ogni caso riposti a mantenere una velata noncuranza.

E fu così che la pellicola fece sbiadire ogni più piccolo fotogramma inciso nella mente di Karl. Il nastro era ormai giunto al termine e i colori attorno a lui avevano già ripreso vividezza. Intanto, la voce dei ricordi, in quel momento evocata da Dooley Wilson, era prossima a riaccompagnare la vita nel suo lungo cammino a ritroso, e sulle nostalgiche note di As Time Goes By, la canzone che era sempre stata la colonna sonora della vita di Karl, il bianco e nero a poco a poco si dissolse.

Di nuovo costretto alla malinconia del presente, lasciò andare quello che era il suo unico pensiero felice per la diuturna insoddisfazione che nella forma di un cuore infranto gravava sulla sua vita. Aveva provato in ogni modo a tenere con sé la fatua essenza di quel ricordo. Non si era negato né arreso; anzi, aveva dissolto al suffragio del tempo tutte le proprie forze pur di vivere in quella sfocata immagine dalle sembianze così perfette. Era disposto a tutto, perfino a morire serbando la sola illusione di essere lì con lei, ma non gli era stato possibile. Ogni aspetto del presente aveva ritrovato il giusto equilibrio ormai spoglio di magia. La vana speranza che lo aveva portato fin lì era venuta a meno e il suo cuore, di nuovo arido e privo di fiducia, aveva perso la ragione di ogni battito. La vita, imperfetta e molto spesso ingiusta come un desiderio a metà, ancora una volta era riuscita a rubargli la speranza, proprio quella luce che solo da qualche istante aveva ritrovato l’espressione delle sue labbra.

Era passato un momento appena, nient’altro, ma un momento che sarebbe stato capace di riconoscere alla vita un significato ben più grande di quanto egli avrebbe mai osato sperare.

Questa, però, è un’altra storia.

Commenti

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6 Commenti
  1. Federica dice

    Ormai è un appuntamento fisso!❤️
    La bellezza di questa storia e la bravura di questo scrittore non vengono mai smentite. Settimana dopo settimana mi avvince sempre più.

  2. Sara dice

    Mi piace sempre più… i commenti sono sprecati: è troppo bello!

  3. Luisa dice

    Se è possibile, è sempre più bello!

  4. Lisa dice

    Non si può non emozionarsi con un racconto così…

  5. Paola dice

    Mi entusiasma e mi commuove, davvero troppo bello

  6. Ilaria dice

    Un racconto bellissimo! nn vedo l’ora (e allo stesso tempo no) di sapere come finisce