MATARIKI QUARTA PARTE (APPENDICE)
Redazione- Dopo le tre parti dell’articolo sui calendari riportiamo questa parte in appendice che sottolinea come il quadro totem dei maori abbia un legame con la loro cultura e completiamo cosi’ il discorso ci avvaliamo del dott. Sorgi Sartori esperto di arte
il Matariki e l’arte di A.M. Sorgi Sartori
I Maori sono il popolo indigeno della Nuova Zelanda, discendenti dei coloni polinesiani dell’Est Polinesia. I Maori sono circa il 18% della popolazione neozelandese e la loro cultura e lingua, il Te Reo Maori, sono riconosciute ufficialmente.
I Maori sono arrivati in Nuova Zelanda, in diverse ondate di navigazione in canoa, tra il 1320 e il 1350. La loro migrazione proviene probabilmente dalle isole Cook o da Tahiti.
Si insediarono nella Nuova Zelanda, che chiamarono Aotearoa, ovvero “Terra delle Lunghe Nuvole
Bianche”.
I Maori hanno una ricca storia e cultura, che si manifesta in diverse forme, come la lingua Te Reo Maori, la musica, la danza (Kapa Haka), l’arte del tatuaggio (Tatau) e i racconti tradizionali (Pūrākau). Il tatuaggio è un rito sacro che conferisce prestigio all’individuo e ha significati complessi e vari.
La Kapa Haka è una danza di guerrieri che si esibisce in molte occasioni, inclusi matrimoni, funerali, feste e occasioni ufficiali.
Le comunità Maori sono organizzate in tribù (Iwi), sotto-tribù (Hapu) e famiglie (Whanau). Nella Società moderna la cultura Maori è ancora viva e presente in Nuova Zelanda, con un ruolo importante nella vita pubblica e sociale.
Il Movimento Reale Maori (Kīngitanga) è un movimento che ha cercato di creare un’unità politica e
culturale tra i Maori nel secolo XIX.
Nonostante le sfide storiche, i Maori hanno fatto progressi significativi in termini di diritti umani, istruzione e partecipazione alla vita politica.
Matariki è il nome māori della costellazione delle Pleiadi. Sorge a metà inverno nell’emisfero australe e per i māori la sua comparsa è foriera di un nuovo inizio. Alla lettera “Matariki” significa “occhi divini” (mat ariki) o piccoli occhi (mata riki). Secondo il mito, quando Ranginui, il Padre Cielo e Papatūānuku, la Madre Terra, furono separati dai loro figli, il dio dei venti, Tāwhirimātea, si arrabbiò coi fratelli al punto di strapparsi gli occhi e lanciarli in cielo.Matariki rappresenta il ciclo della vita e della morte; secondo la tradizione māori, Matariki era il momento in cui ricordare i morti dell’anno appena trascorso, ma segnava anche un evento felice, in quanto i raccolti erano stati compiuti, il cibo ricavato dal mare (kaimoana) e la cacciagione appena conclusa: il momento di festeggiare, ballando e cantando. Anche oggi Matariki è una delle feste più popolari, in Nuova Zelanda: un tripudio di luci e di colori nelle notti invernali, nella cornice di un Festival sempre più importante. Matariki e’ diventato un giorno di festa nazionale solo recentemente nel 2022.

Nelle più svariate culture primordiali, dall’antico Egitto al Sud America, dal nord Europa alle vallate del Gange, come d’altronde alle sconfinate pianure della Cina o della Siberia, dovunque troviamo degli elementi in comune che ci lasciano stupiti.
Un elemento centrale in molte culture antichissime è il TOTEM. Il Totem è il simulacro che rappresenta l’essere che è oggetto del culto. Il MATARIKI, il Totem Maori in tutta la sua inquietante presenza sembra ricordare uno Chagall meno sognante e più chiaro ed esplicito, quasi fosse una figura che esce da un racconto spaziale.
O forse un Kandinsky o un Mondrian nel suo esatto delinearsi di colori, ma questi grandi delle
avanguardie storiche avevano lo spazio come loro ricerca continua…
E quindi il sogno come quintessenza della nostra anima, del nostro sentire, con il cuore, con la pancia, non con la mente, e dal sogno lo Spazio, l’Universo che si spalanca in tutta la sua magia e indeterminatezza
Il Totem rappresenta quell’elemento naturale (un animale o, più raramente, un vegetale, un minerale o altro) considerato lo spirito custode del clan o il suo antenato mitico, e grazie al quale i membri del gruppo si riconoscono parenti; è oggetto di tabù e di culto particolare Questo spirito animale rappresenta tutte le forze creative sfrenate del mondo, inclusa la furia e la ferocia dell’energia rettiliana primordiale.
Ben rappresentato dalla figura archetipa riportata nella figura: un’entità che ci protegge ma al contempo ci rimanda a qualcosa di oscuro ed enigmatico, ermetico e misterioso ma anche angosciante e sconvolgente.
Non è forse in molte religioni monoteiste vietato la creazione di immagini di Dio, in parte per evitare l’idolatria e in parte per sottolineare il suo carattere trascendente e invisibile? La visione di Dio è considerata un evento di enorme importanza e significato, quasi pauroso. Spesso, la paura è associata alla consapevolezza della grandezza e onnipotenza di Dio.
È quindi il TOTEM elemento che ci connette alla divinità la quale ci assicura protezione ma dimostra nella sua essenza inconoscibile e imperscrutabile tutto ciò di cui noi poveri mortali siamo attratti e ci allontana, ci appaga e ci tormenta, e il nostro connetterci con le stelle e l’universo come quando guardiamo il cielo notturno con una intima malinconia perché è da lassù che veniamo e da lassù che torneremo. L’immagine e’ stata anche visionata dal maestro teatino Primavera che ha commentato il quadro.
