” LA VICINANZA DI DIO ” – DOTT.RE MARCO CALZOLI
Redazione- La sura più importante del Corano è la prima, i cui versetti 6 e 7 recitano: “(6) Guidaci sul sentiero sicuro,
(7) ṣirāṭa alladhīna an’amta ‘alayhim ghayri l-maghḍūbi ‘alayhim walā l-ḍālīna
(7) sul sentiero di coloro ai quali hai elargito benefici in abbondanza,
e non di quelli, ‘alayhim, (verso i quali) ti sei adirato, e non, walā, (quelli che) lasciano la strada giusta”.
Il sostantivo ṣirāṭa è l’accusativo di ṣirāṭ, “strada”, dal latino tardo strata. Il verbo an’amta è di IV forma con il senso “essere ben disposto”, “nutrire benevolenza”, dalla forma base na’ima, “essere comodo”, da cui na’am, “sì”. Ghayri è una particella che significa “non”, ma anche “diversamente da”. L-maghḍūbi è il participio passivo del verbo ghaḍaba, “adirarsi”; l’articolo (a)l- lo rende un participio sostantivato (“non di quelli della collera”). Tirmidi ha sostenuto che qui il Corano si sta riferendo agli ebrei. Dio non è preda delle passioni, quindi, secondo una interpretazione, il Corano prevederebbe l’atteggiamento che gli uomini devono tenere nei confronti degli infedeli. L-ḍālīna è un participio sostantivato attivo, “coloro che lasciano la via giusta” (i cristiani): dal verbo geminato ḍalla.
Un’altra particolarità filologica del testo arabo è la presenza del pronome relativo alladhīna assieme al pronome ritornante ‘alayhim (particella ‘ala + pronome suffisso).
In verità il Corano non prescrive di praticare brutalità verso gli ebrei e i cristiani. Da dove nasce allora questo atteggiamento? Bisogna osservare che gli arabi e i musulmani di oggi parlano dialetti arabi e non la lingua del Corano (arabo classico). Quindi, se non studiano, i musulmani non possono capire il Corano. Pertanto gli estremismi nascono in quegli ambienti dove i musulmani non conoscono il Libro Sacro, quindi gli imam indottrinano la popolazione a loro piacimento. Per esempio, il burqa non è previsto nel Corano ma nasce dai musulmani in Afghanistan, cioè da non arabi.
Il vero Islam, cioè quello più strettamente fondato sul Corano, è la religione dell’amore. Infatti la parola Islam deriva dalla radice di salam, che veicola le idee di “salvezza, salute, pace”. Nel Corano risuona 600 volte la radice rḥm, “misericordia”.
Ogni religione, presa nel suo valore più autentico, è una grande lode a Dio e quindi ai fratelli. Siamo tutti figli di una stesso Padre!
Ogni sura del Corano (tranne la 9) inizia con la basmala (“Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso”) e in seguito ogni opera della letteratura araba (e oggi anche i fumetti) inizierà con questa, tranne le poesie, in quanto tuttora sono considerate prodotti dei jinn, cioè dei diavoli.
Sono stati scritti interi saggi per cercare di capire la differenza tra questi due aggettivi (clemente e misericordioso: raḥmani e raḥimi), e ancora oggi se ne discute, infatti, come diceva il grande filosofo Al-Ghazali, il Corano è un oceano senza limiti. Per alcuni si tratta di due sinonimi, per altri il primo (raḥman) è un sostantivo: gli studiosi sono giunti a tale conclusione osservando come nel Corano il termine in questione è sempre con l’articolo determinativo –al, invece il termine raḥim compare nel Libro sacro soprattutto senza articolo, pertanto quest’ultimo sarebbe un aggettivo concordato con Raḥman. Allora la traduzione sarebbe questa: “Nel nome di Dio il Benefattore misericordioso”. In tal senso Raḥman sarebbe il nome proprio di Dio e potrebbe collegarsi alla forma Raḥmanan attestata nell’epigrafia preislamica dell’Arabia centrale e meridionale. Secondo un’altra ipotesi, Raḥman sarebbe un prestito dall’aramaico (-ān sarebbe il noto suffisso di origine aramaica).
Secondo una tradizione molto antica, tutto il Corano è contenuto nella basmala, tutta la basmala è contenuta nella lettera ba (con cui inizia) e la lettera ba è contenuta nel puntino diacritico sottostante: quindi esotericamente tutto il Corano è concentrato, quasi fosse la totalità della materia primordiale prima della creazione, nel puntino sotto la ba.
Tale immagine potrebbe rappresentare la prima goccia di inchiostro del Calamo Divino (qalam, in 94, 4 e 68, 1) con cui Dio ha scritto gli archetipi di tutte le cose sulla Tavola Ben Conservata (lawh mahfuzin, in 85, 22).
Un’altra curiosità. In arabo la basmala è questa: bismi illah ar-raḥmani ar-raḥimi. Nel testo coranico compaiono tre alif, che segnaliamo in grassetto. Ma ne mancano altre tre. Infatti “nome” in arabo si dice īsm, quindi “nel nome” doveva essere bismi, ma la alif non è segnata. La stessa parola Allah (Illah) doveva avere la alif sopra la lam ma manca, vi è solo il segno della vocale breve /a/. Per finire, la parola raḥmani doveva contenere una alif (per via del suffisso aramaico –ān: raḥmāni) che però manca. I teologi musulmani asseriscono che le tre alif presenti nella basmala indicano il Mondo umano, invece le tre alif mancanti indicano il Mondo divino, che gli uomini non possono comprendere.
Infatti, secondo i filosofi islamici, Allah è “Essere Necessario” (wajib al-wujud), che è e non può non essere: quindi gli esseri non necessari (come le persone), che possono essere o possono non essere, non potranno mai comprendere del tutto Dio.
Dio nella sua essenza più profonda è amore. Ce lo rivela anche 1Giovanni 4, 8:
o mē agapōn ouk egnō ton theon, oti o theos agapē estin
“Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”
Queste parole greche sono assai suggestive. Il participio presente agapōn indica una azione continuativa, quindi colui che continua a non amare, cioè che perdura in questo suo atteggiamento, è perché non ha conosciuto Dio.
Il cristianesimo rivela che Dio è uno e trino: è la Santa Trinità. Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Padre è il creatore di tutto mediante la sua Potenza, il Figlio è la Sapienza che redime il mondo e lo Spirito Santo è il rapporto di amore tra Padre e Figlio. Quindi Dio, nel suo mistero più profondo, è una comunione di amore.
I mistici e i grandi poeti hanno addirittura esaltato questo grande mistero scorgendo (o credendo di scorgere) anche nell’amore umano il riflesso dell’amore divino.
Pensiamo alle poesie di Hafez (Shiraz, 1315 – Shiraz, 1390). Egli è stato un mistico e poeta persiano, uno dei più grandi. Il canzoniere (Divān) di Hafez – il cui nome significa “Colui che sa recitare a memoria il Corano” – è un celebre classico della letteratura persiana. Nelle righe iniziali di un suo ghazal è scritto:
“Perché mai, in cammino per la patria mia, non sono?
Perché mai polvere del vicolo dell’amico mio non sono?
Poi che dolore di estraneo e di esilio io più non sopporto
me ne torno alla mia città, ché il re di me stesso io non sono!
Sarò un intimo dell’alcova dell’Unione
ché servo tra i servi del sovrano io sono
Poiché non è chiaro che sarà di questa mia vita, meglio è
se, nel giorno fatale, dinanzi al mio bello ancora sono!
Anche se a causa di Fortuna dormiente o di impresa sventurata
io piangere debba, il custode del mio Segreto – attento – pur sono
Mai altro mestiere non ebbi che innamorarmi e fare il libertino
e ancora io mi sforzo: al mio mestiere intento per sempre io sono!
Speriamo che la Grazia del Principio sia vera mia guida, o Hafez,
altrimenti sì, di qui alla Fine, di me stesso vergognoso io sono!”.
Il ghazal è un breve componimento lirico della poesia persiana paragonabile al nostro sonetto. Una peculiarità stilistica del ghazal è che al penultimo verso compare il nome dell’autore. Rumi (Balkh, 30 settembre 1207 – Konya, 17 dicembre 1273), un altro grande mistico e poeta persiano, aveva tanta riverenza del proprio maestro che anziché scrivere il proprio nome metteva quello di costui, noto come Shams Tabrizi.
In questa lirica Hafez sta cantando l’amore per un suo amico, un uomo di cui è invaghito, ma nella tradizione mistica musulmana “amico” non è altro che Dio. Quindi, come sostengono i commentatori di Hafez, il grande poeta vede nell’amore umano le vestigia di quello divino.
Certamente la metafora dell’esilio descrive la condizione dell’amante lontano dall’amato ma anche quella del mistico sufi lontano da Dio. Nella letteratura sufi spesso Allah è visto distante dal mistico, il quale lo cerca nel mondo, anzi lo cerca in tutte le cose credendo di trovarlo anche dove meno se lo aspetta. Dio è infatti presente in tutte le cose e allo stesso tempo è radicalmente altro da questo mondo.
Un altro elemento ambiguo è l’accenno all’amico come “sovrano”, che indica la parte attiva nel rapporto amoroso ma anche Dio stesso, che nella letteratura mistica persiana è a volte definito “sovrano del cuore”.
Stesso discorso si può fare con la parola Unione, che indica sia la unione sessuale, sia quella amorosa (dei cuori), sia quella mistica con Dio.
Un ulteriore topos della poesia amorosa orientale è che l’amante custodisce il Segreto, che qui può assumere una sfumatura mistica.
Il Principio (azal) e la Fine (abad) alludono sia a un tempo continuato di innamoramento e amore ma sono altresì due concetti della teologia islamica: eternità a priori/eternità a posteriori.
Dio si fa trovare in quei vicoli sconosciuti dove le persone credono che non ci sia. Dio è vicinissimo al nostro cuore e sta lontano solamente se non lo amiamo abbastanza.
Deuteronomio 4, 7:
ki migow gadowl aser low ‘Elohim qerobim ‘elaw ka-YHWH ‘Elohenu bekal qare’enu’elaw
“Infatti qual grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?”.
Secoli dopo anche il Corano (50, 16) esprimerà il medesimo concetto:
aqrabu ilayhi min ḥabli l-warīdi
all’uomo Dio “è più vicino della (sua) aorta”
Per lo gnosticismo l’anima incarnandosi in questa realtà materiale perde la totale unione con Dio, ma la nostra natura spirituale è come se fosse la Perla: l’anima compie un viaggio di trasformazione che la conduce ad amare più intensamente Dio.
Salmo 138:
“1 Al maestro del coro. Di Davide. Salmo.
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
2 tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
3 mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
4 la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
5 Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
6 Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
7 Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
8 Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
9 Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
10 anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
11 Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
12 nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
13 Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
14 Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
15 Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
16 Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
17 Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;
18 se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.
19 Se Dio sopprimesse i peccatori!
Allontanatevi da me, uomini sanguinari.
20 Essi parlano contro di te con inganno:
contro di te insorgono con frode.
21 Non odio, forse, Signore, quelli che ti odiano
e non detesto i tuoi nemici?
22 Li detesto con odio implacabile
come se fossero miei nemici.
23 Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
24 vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita”.
I sentieri di Dio sono i nostri sentieri. Egli ci è vicino anche quando crediamo di allontanarci da lui.
I mistici cristiani sperimentano la cosiddetta “notte dell’anima”, nella quale provano l’esperienza dell’assenza di Dio. sprofondano nell’angoscia e nel peccato, con tentazioni carnali fortissime e altrettante prove spirituali. Ma Dio gli è ancora più vicino, sta al centro del loro cuore in quei momenti così terribili, anche se loro non lo avvertono.
Dio ama farsi cercare, ama manifestarsi nel dubbio e nella prova, che sono visti come tensione verso di lui.
Non smettiamo mai di cercare Dio in quanto egli si manifesta quando meno ce lo aspettiamo! Questo perché Egli ci è vicinissimo!
Salmo 120, 5: “Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra”. Letteralmente: Egli è “ombra di te”, ṣill-k. La parola araba dhill significa “ombra”. Nella poesia araba l’ombra ha spesso un significato di protezione, per via del forte sole dei climi desertici. La consonante araba /dh/ non esiste nelle altre semitiche, quindi la parola corrispondente ebraica è ṣll, “ombra”. In aramaico la stessa radice significa “chiarire, detergere, pulire”. In questa radice vi è una idea di purificazione, quindi di santità (ci si purifica per entrare nello spazio divino), di divinità.
I monaci cristiani del passato pregavano Gesù Cristo quale Sedes Amicitiae, Dimora dell’Amicizia. Egli è colui che ci dona consolazione. La parola “consolazione” deriva dal latino e indica etimologicamente lo stare insieme nella solitudine.
Anche Dio è solo e cerca di consolarsi consolando noi che siamo soli. Dio ci ama talmente tanto che desidera vivere con noi, abbandonando la sua solitaria onnipotenza.
I mistici cristiani riferiscono di aver incontrato un Dio “pazzo di amore” per le sue creature. Il suo amore così “eccessivo” (san Francesco d’Assisi) lo spinge a salvare coloro che operano rettamente nel mondo.
Il Salmo 114 così recita:
“Amo il Signore, perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l’orecchio
nel giorno in cui lo invocavo.
Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi,
ero preso da tristezza e angoscia.
Allora ho invocato il nome del Signore:
«Ti prego, liberami, Signore».
Pietoso e giusto è il Signore,
il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge i piccoli:
ero misero ed egli mi ha salvato.
Sì, hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei occhi dalle lacrime,
i miei piedi dalla caduta.
Io camminerò alla presenza del Signore
nella terra dei viventi”.
Il Signore si è incarnato in Gesù Cristo per liberarci dalle opere del diavolo, cioè la morte e la sofferenza. Il male in tutte le sue forme non è voluto da Dio ma dal demonio che, confidando nella libertà dell’uomo di scegliere o meno il progetto di Dio, ha introdotto nel mondo ogni deficienza e ogni nefandezza.
Duemila anni fa Gesù, vero Dio e vero uomo, si è incarnato nella storia umana per offrirsi in sacrificio a Dio Padre con lo scopo di ottenere il perdono dei peccati, dando compimento a tutti i sacrifici antichi. Egli è la vittima perfetta che si dona per la salvezza del mondo. In ogni Messa si rinnovano di Cristo il sacrifico della croce e la sua risurrezione: nel pane e nel vino consacrati, infatti, vi è la presenza vera e reale del corpo, sangue, anima e divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. Il sacerdote offre pane e vino in sacrificio ma, sotto quelle apparenze, vi è il nostro Dio e Signore Gesù, che continua a offrirsi in maniera non cruenta fino alla fine del mondo.
Il pane è stato scelto da Dio come simbolo del suo corpo in quanto elemento indispensabile del nutrimento umano, così come l’Eucaristia lo è per la vita dello spirito. Inoltre Gesù fa riferimento al chicco di grano che deve prima morire per dare frutto (Giovanni 12, 24). Di più, il pane è formato da tanti chicchi che evocano anche l’unità della chiesa, che forma un solo corpo in Cristo (Didaké 9).
Il pane e il vino erano gli elementi più evocativi del pasto antico: per un orientale un Dio che si palesa in un pasto serba una ricchezza di significati oggi inesprimibili nel nostro Occidente, filiazione, amore reciproco, reciprocità in tutte le sue forme, amicizia, donazione, oblazione.
Ecco le parole illuminate di san Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae III q75 a1):
“L‘effettiva presenza del corpo e del sangue di Cristo in questo sacramento non può essere conosciuta dai sensi, ma solo dalla fede, che si fonda sull‘autorità divina. Per questo S. Cirillo [In Lc, su 22, 19], commentando le parole: «Questo è il mio corpo, che sarà dato per voi», afferma: «Non dubitare che ciò sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore: essendo egli infatti la verità, non mentisce». E tale presenza è conveniente innanzitutto in rapporto alla perfezione della nuova legge. Infatti i sacrifici dell‘antica legge contenevano il vero sacrificio della morte di Cristo solo in modo figurato, secondo le parole di S. Paolo [Eb 10, 1]: «La legge ha solo l‘ombra dei beni futuri, non la realtà stessa delle cose». Era quindi giusto che il sacrificio della nuova legge, istituito da Cristo, avesse qualcosa di più: che cioè contenesse lui stesso che ha patito non solo sotto forma di simbolo o di figura, ma nella realtà. Di conseguenza questo sacramento, che contiene realmente Cristo in persona, costituisce, come afferma Dionigi [De eccl. hier. 3, 1], «il coronamento di tutti gli altri sacramenti», nei quali si trova [soltanto] una partecipazione della virtù di Cristo. Secondo, ciò conviene alla carità di Cristo, a motivo della quale per la nostra salvezza egli assunse un corpo reale della nostra natura. Ora, essendo sommamente proprio dell‘amicizia che «gli amici vivano insieme», come dice Aristotele [Ethic. 9, 12], Cristo ci promise come ricompensa [nella vita eterna] la sua presenza corporale con le parole [Mt 24, 28]: «Dovunque sarà il corpo, là si raduneranno le aquile». Tuttavia nel frattempo non ha voluto privarci della sua presenza corporale in questa peregrinazione, ma ci unisce a sé in questo sacramento per mezzo della realtà del suo corpo e del suo sangue. Da cui le sue parole [Gv 6, 57]: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui». E così questo sacramento è il segno della più grande carità ed è il sostegno della nostra speranza, grazie a una così familiare unione di Cristo con noi. Terzo, ciò si addice alla perfezione della fede, la quale ha per oggetto sia la divinità di Cristo che la sua umanità, secondo quelle parole [Gv 14, 1]: «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me». Ora, avendo la fede per oggetto realtà invisibili, di conseguenza Cristo, come ci offre la sua divinità invisibilmente, così in questo sacramento ci offre anche la sua carne in modo invisibile. Non considerando dunque tutte queste cose, alcuni sostennero che in questo sacramento il corpo e il sangue di Cristo sarebbero contenuti soltanto sotto forma di simbolo. Posizione questa che va respinta come eretica, essendo contraria alle parole di Cristo”.
Il libro dell’Apocalisse, che chiude la Bibbia, presenta un grande scontro tra Dio e il Male. Al capitolo 12 è scritto:
“1 Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. 2 Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. 3 Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; 4 la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. 5 Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. 6 La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
7 Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, 8 ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. 9 Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. 10 Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.
11 Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell’Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio;
poiché hanno disprezzato la vita
fino a morire.
12 Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo».
13 Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. 14 Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. 15 Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. 16 Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.
17 Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.18 E si fermò sulla spiaggia del mare”.
La storia dell’umanità è una continua battaglia tra forze del Bene e forze del Male per il controllo delle anime. Per questo motivo Dio ci è vicino: per salvarci dal grande drago rosso. E la Madonna è la Madre di Dio che lo coadiuva in questo compito.
La preghiera più importante del cristiano è la Santa Messa, da Cristo stesso consegnata agli apostoli, i quali hanno iniziato a celebrarla sin dagli inizi del cristianesimo. La seconda per importanza è il Rosario alla Beata Vergine.
Le forze del Male sono potenti, ma Dio è Onnipotente, non solo, ma ci ama di amore paterno e ha dato suo Figlio in riscatto per la nostra salvezza. Però ha bisogno del nostro aiuto! Sant’Agostino, infatti, diceva che Dio che ci ha creati senza il nostro consenso, non ci può salvare senza il nostro consenso: occorre quindi pregare incessantemente e praticare le opere buone per meritarci la salvezza.
La vita sulla terra non è all’insegna della felicità ma della prova: quello che conta è guadagnarci la salvezza e questo necessita di fatica, si dice che il paradiso costa lacrime e sangue.
Romani 8:
“18 Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
19 La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; 20 essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza 21 di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. 22 Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; 23 essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”
Marco Calzoli è nato a Todi (Pg) il 26.06.1983. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022. Ha dato alle stampe con varie Case Editrici 56 libri di poesie, di filosofia, di psicologia, di scienze umane, di antropologia. Ha pubblicato anche molti articoli. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web.
