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LO SGUARDO DELLE PAROLE

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Redazione- Difficile pensare di recensire il libro di Eugenio Borgna dal semplicissimo titolo Parlarsi. Non solo per l’intensità e densità, anche poetica, di cui sono intrise le frasi ma, soprattutto, perché in questo libriccino di 96 pagine, di agevole e profondissima lettura, lo psichiatra piemontese ci dice di un’esperienza del vivere autentica. L’atto del prendersi cura, soprattutto nell’ambito della professione psicoterapeutica, si declina in un delicato gesto interiore e parla di attenzione, ascolto e sguardo. Assolutamente necessari.

Può anche rappresentare, stante l’età anagrafica dell’autore, un lascito da parte di chi della propria vita non ha fatto semplice somma   di giorni addizionati ad altri giorni. Consapevolmente o non, intende lasciare qualcosa dando, magari, ulteriore parola a quel legame che auspica altri preservino nel contatto con parti di noi. E’ probabilmente rappresentarsi un senso di esistere oltre una vita biologicamente terminata.

Eugenio Borgna parla della possibilità di sentirci autentici e veri: dall’adolescenza, nella quale in ogni caso non vengono mai meno le tracce della originalità e della reinvenzione, della immediatezza e della pregnanza semantica, si passa a un’età adulta nella quale i contenuti del linguaggio e della comunicazione si uniformano, e si omogeneizzano in un cocktail di espressioni svuotate (…), di bagliori e di smalto, di tensioni e trascendenza.

La parola comunicazione, poi, sottolinea l’autore, si usa, troppo spesso, come parola marmellata, parola valigia, include talvolta ciò che sembra, meno quello che è. Comunicare significa, invece, saper creare una reciprocità tra il tempo interiore di chi parla e quello di chi ascolta, cogliendo in esperienze, anche complesse, gli aspetti difficili, talvolta ambigui, e spesso imprevedibili della vita. Abbiamo in onere scegliere, soprattutto, il momento in cui parlare e quello in cui tacere: il contatto con la vita di ogni giorno, anche ferita dalla malattia, anche intrappolata dentro un nonsenso ancora da disvelare, obbliga spesso ad affrontare una sana paura per non rischiare di rimanere intrappolati dentro un’angoscia, patogena, difficilmente elaborabile nell’hic et nunc.

Le parole, i silenzi, i gesti del corpo si affidano alle antenne, leggere, della nostra sensibilità ed intuizione personale.In questo testo Eugenio Borgna sottolinea la capacità di poter essere attori di vita, non comparse dentro giorni, e la libertà nel determinare un proprio destino anche in tempi  bui.Interessante cogliere la potenza di questo dialogo interiore, un po’ il fil rouge del libro.

Capita si facciano spesso appelli al buon cuore, si affermi di dialogare col cuore, di avere a cuore sorti proprie e altrui destini. Semplicemente anche l’umile domani, che poi tanto umile non è. Forse per rammentare a noi stessi che un cuore lo possediamo ancora. Per Borgna sentimenti ed emozioni dicono di noi alla stessa stregua dei silenzi, dei gesti, degli sguardi e, non da ultimo, delle lacrime, non meno efficaci delle parole. Talvolta una nostra peculiare soggettività, troppo a senso unico, non riesce a centrare appieno il bersaglio del dialogo vero. Piuttosto si limita a riflettere il tremolio dell’altro, pur vero e ben distinto, come accade nelle acque ferme di un canale. Lo esprimono bene le parole di Malcom nel Macbeth di Shakespeare.

     Cerchiamo qualche ombra desolata, e là sfoghiamo in lacrime il nostro cuore dolente.

Tristezza, sofferenza, infelicità, solitudine, tenerezza e da ultimo un desiderio di comunità e continuità di destino sono esperienze in grado di avvicinarci alle sorgenti profonde della condizione umana, la parte più intima di noi, forse la più vera…

Uno struggersi che in Borgna anima l’indicibile presente della vita di ognuno, aprendo uno spazio, fuggevole e denso, alla speranza, nelle pieghe di una pensosità resa intima dalle parole di Rilke.

E se vi debbo dire ancora una cosa è questa: non crediate che colui che tenta di confortarvi, viva senza fatica in mezzo alle parole semplici e calme, che qualche volta vi fanno bene. La sua vita reca molta fatica e tristezza e resta lontana ancora da quella meta. Ma se fosse altrimenti

egli non avrebbe potuto trovare quelle parole.

 

 Eugenio Borgna, Parlarsi La comunicazione perduta, Collana Vele Torino, Einaudi, 2015

W.Shakespeare, Tutte le opere, Firenze, Sansoni, 1964

Rilke Rainer Maria. Lettere a un giovane poeta, Milano Arnoldo Mondatori Editore,  1994

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