” LE COSE ,LA STORIA , IL PAESE ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Chiara Alessi racconta in “Lo stato delle cose Breve storia della Repubblica per oggetti”, Ed Longanesi ,2022 la storia di sei oggetti: la borraccia, la penna a sfera, la schiscetta, il passamontagna, la striscia rossa dei carabinieri e il fiore nel logo Fininvest.
Giornalista, curatrice e saggista, si occupa di cultura materiale e design, su cui scrive, tiene lezioni e cura mostre. Collabora con le principali riviste del settore e alcuni quotidiani.
Ha scritto i libri: Dopo gli anni Zero. Il nuovo design italiano (Laterza, 2014),Design senza designer (Laterza, 2016), Le caffettiere dei miei bisnonni (UTET, 2018), Tante care cose. Gli oggetti che ci hanno cambiato la vita (Longanesi, 2021) e Lo Stato delle cose (Longanesi, 2022). Per il Post ha curato i podcast Certe cose (2022) e Cosa c’entra? (2023). Per la casa editrice Electa è consulente e curatrice della collana OILÀ, dedicata a figure di donne nel Progetto del Novecento È autrice della rubrica #designinpigiama, lanciata su Twitter nel 2020 in pieno lockdown con l’idea di raccontare una pillola al giorno dedicata alla storia del design italiano Il suo film per la presentazione del podcast La mia Olivetti ha vinto il premio Archivissima de La Stampa.
Sul risvolto di copertina si legge :”Dopo “Tante care cose”, Chiara Alessi torna a raccontarci chi siamo e da dove arriviamo ripercorrendo la traccia storica e umana lasciata dagli oggetti che abbiamo amato. In queste pagine sfilano sei “cose” comuni e straordinarie che non solo hanno attraversato il tempo, ma l’hanno anche fatto. Spesso passandosi un inatteso testimone, perché non ci si pensa quasi mai ma la storia delle cose si muove. E noi con lei. Cose che hanno coinciso completamente con un’immagine, con un momento, con un racconto, fino a diventare l’immagine, il momento, il racconto, spesso finiscono poi per superarlo e trasformarsi in qualcosa di completamente diverso, ed è in questa non coincidenza tra quello che le cose dicono e che le cose fanno, e l’immagine che restituiscono di noi, che val la pena di guardare oggi. Per capire meglio la strada fatta fin qui, e provare a intuire dove potrebbe ancora portarci. “
Chiara Alessi con i suoi libri e la storia delle cose raccontata in modo semplice ma intricante
ci ha abituato a considerare e riconsiderare quelle storie che ci appartengono e che sono “un rapporto tra l’uomo e le sue creazioni che è al tempo stesso un innamoramento e una dipendenza” come scriveva Neil MacGregor in “. La storia del mondo in 100 oggetti,”, Trad. Marco Sartori. Milano, Adelphi, 2012.
Solo che siamo arrivati ad un assurdo che quelle che Chiara Alessi descrive e racconta in realtà sono le cose che ci mancano perchè hanno abdicato nella nostra giornata reale , nella nostra fantasia, nei nostri affetti che si sono volti ad altre “ cose “ . Quelle della modernità, quelle della immediata utilità. Quelle che probabilmente ci permettono di rompere un isolamento e ci consegnano ad una socialità positiva o negativa a secondo dei punti di vista dai quali vogliamo considerare appunto i progressi della tecnica ( telefonini , computer, gtablet, navigazione su internet , social ) o i pericoli della tecnoica ( leoni da tastiera sui social che si permettono sparate ad alzo zero condite da insulkti, cyber bullismo, ).
Sono le cose di cui forse erroneamente viviamo, ci nutriamo o meglio nutriamo i nostri occhi, il nostro cervello, la nostra anima. Sono quelle cose che ci offrono sempre nuove emozioni ma che spesso ci tirano anche dentro un vortivce di vuoto . Il nulla delle cose della modernità che ci accompagnano è a volte un dramma perchè noi non ce ne accorgiamo o non vogliamo accorgercene ma che in realtà ci spingono verso un baratro pericoloso. Quello dell’inesistenza, della indifferenza se non deol cinismo. Ma ne parliamo tra un attimo.
Prima facciamo una specie di elenco della “serva” . Ci accompagna nelle nostre giornate il telefonino con tutte le sue app e soprattutto come contenitore di tutti quei social che possiamo frequentare nel bene e nel male. Il punto è che non possiamo farne più a meno. Uno strumento che è diventato in pochi anni indispensabile come dice qualcuno ma anche invadente e capace di creare dipendenza. Gli smartphone sono un tutt’uno potendo gestire attraverso quello strumento una serie di app che ci introducono in mondi diversi e spesso lontani tra loro . Con un solo tocco del nostro dito riusciamo a servirci di funzionalità chi vanno dall’intrattenimento alla ricerca di oggetti da acquistare, ordinare cibo , informarci , discutere sulle chat su qualciasi argomento
Aspetti indubbiamente positivi per la partecipazione e l’apertura e socializzazione ad un mondo che ci circonda anche se strettamente virtuale . Con la consegueza che pur avendo a dispisizione tutte queste aperture noi in realtà viviamo materialmente confinati in un bozzolo e non riusciamo a liberarci da ansia, irritabilità, agitazione, panico, dipendenza dal telefono e difficoltà di concentrazione. Cosa spesso assurda ma soprattutto impensabile e improponiobile qualche decennio fa quando la piazza era reale .
Proprio dalla lista della spesa della serve viene fuori che gli oggetti descritti e raccontati da Chiara Alessi la borraccia, la penna a sfera, la schiscetta, il passamontagna, la striscia rossa dei carabinieri e il fiore nel logo Fininvest ma anche molti altri che ci ha abituato a riconsiderare in realtà sono stati sostituiti da telefono, radio, TV, orologio, torcia, videoregistratore, macchina da scrivere, lettore di libri, calcolatrice, computer, lettore e registratore di musica, fotocamera, videocamera, tastiera musicale, console di videogiochi, navigatore satellitare… Oggetti vitali . Forse .
Vitali sono gli oggetti ,è vero. Ce lo ricorda Donald W. Winnicot che è stato lo studioso più autorevole rispetto a questo argomento, sviluppando osservazioni sull’importanza dell’oggetto per il bambino, che lo accompagna nella fase delicata di separazione dalla madre. Ecco spesso noi ritorniamo a quell’età della crescita e maturazione degli esseri umani e vediamo, chissà quanto sapientemente o meno gli oggetti della modernità e del progresso tecnico custodi di emozioni e complici . Ma se quegli oggetti che anche loro sono grandi narratori come quelli del passato non ci aiutano a riflettere sulle nsotre abitudini , necessità, ,speranze paure ( e temo che lo facciano poco e male anzi inducendo altri bosgni, ,paure e difficoltà) , allora tutta questa riflessione si va a far benedire . Perchè il risvolto di questo discorso è la difficoltà di adattamento nella quale nasce e cresce la nostra indifferenza per il mondo della quale forse non ce ne accorgiamo ma che “marchia “ i nostri comportamenti come quelli per esempio di non andare più alle urne nelle tornate elettorali solo per citarne uno tra i più macroscopici.
L’indifferenza per il mondo che ci circonda a causa della concentrazione su poche cose anzi pochissimi strumenti.
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Antonio Gramsci (1891-1937) scrive nel giornale ‘La città futura’, numero unico, pubblicato nel febbraio del 1917 a cura della Federazione giovanile piemontese del Partito Socialista, partito in cui lui stesso militava una riflessione su l’indifferenza e spiega come questa sia uno dei mali più gravi della società.
Testualmente afferma : “ Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”. (…)L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; é ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. “
Insomma in tema di indifferenza : “pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. “
Ma questa è tutta un’altra storia .Come è tutta un’altra storia quella che ci induce , parlando di nuovo delle cose che ci circondano a riflettere, malgrado tutti gli aspetti negativi che sono stati considerati e i pericoli che sono stati indicati, a fermarci ancora su oggetti che comunque possono ritenersi oggetti simbolo, quelli che sono grandi narratori , quelli che narrano la storia .
Si legge sul sito dell’editore Longanesi a proposito del libro di Chiara Alessi «Il Novecento non è raccontabile se non attraverso le cose che ha prodotto. Le cose come sintomi. Questo vale per le invenzioni, per la loro diffusione, ma anche per lo stile, anzi gli stili che ha concepito e che a loro volta hanno influenzato società, costumi, culture. E vale soprattutto per il nostro Paese, che è lo Stato delle cose.»
Per esempio gli oggetti simbolo degli anni Settanta, Ottanta e Novanta del Novecento .Radio transistor Minerva ,tv portatile Mivar ,mobili svuotatasche ,apparecchi telefonici a rotelle grigi da tavolo, nero appesi alla parete ,specchio a unghia, valige morbide ,portariviste vari modelli ,dispositivi elettronici come il walkman e il Cubo di Rubik, oggetti di moda come scaldamuscoli e jeans a vita alta, articoli per la casa come il videoregistratore , e simboli di design come il marchio kartell , il Commodore 64 e il mangianastri, calze a rete, capelli cotonati e l’avvento dei videogiochi arcade
Oggetti che raccontano la storia ,la nostra storia , la storia del nostro paese .
Prendiamo gli anni Settanta:. Vengono ricordati come il decennio piú lungo del secolo breve. Iniziano tragicamente con squadre di giovani e meno giovani che accorrono a Firenze . Le acque dell’Arno hanno infangato una città gioiello non solo nel suo assetto urbano , nelle sue architetture ma anche in tutti i suoi tesori come per esemopio il patrimonio artistico e librario custodito in quella città. Con un protagonismo giovanile che interessava non solo alla classe operaia ma anche alla piccola e media borghesia coinvolta in una scolarizzazione di massa che si avviava proprio in quel periodoi quei ragazzi gli “ angeli del fango” dettero una dimostrazione di coraggio e sacrificio .. Un decennio che continua con le contestazioni giovanili e operaie , la strategia della tensione, lo stragismo e la lotta armata, la solidarietà nazionale. Per approdare ad un mondo di speranza con il movimento del Settantasette e il femminismo, fino al tramonto della guerra fredda e al trionfo nei mondiali di calcio del 1982..
Gli anni dal 1966 al 1972 sono improntati alle vicende del rapimento e l’uccisione di Aldo Moro nel 1978 . Quegli anni raccontano il tentativo di avvicinamento del PCI , un partito che grazie ai suoi leader era divenuto un “partito italiano “ e non sovietico all’area di governo. Con la morte di Moro quel tentativo riportò l’orologio della storia un poco indietro nel tempo ,un ritorno al passato condizionato dalle dinamiche della Guerra Fredda.
Ebbene in quel decennnio così caratterizzato dagli avvenimenti storici ci sono oggetti altrettanto interessanti che lo caratterizzano . Icone di design come la Moka Bialetti e la Vespa Piaggio , prodotti artigianali e industriali come la colla Cocoina , e oggetti che riflettono il progresso tecnologico come il telefono Grillo e la sedia Superleggera . Questi oggetti raccontano la storia di un paese che oggi sembra orfano di storia. I prodotti più venduti variano a seconda del contesto (globale, italiano, online, ecc.), ma a livello globale lo smartphone è il prodotto più venduto, mentre in Italia dominano l’elettronica e la moda/abbigliamento .Le persone acquistano principalmente abbigliamento e accessori, elettronica e prodotti per la casa e il giardino. Queste categorie dominano le vendite online, L’abbigliamento è tra i prodotti più vendut. Su TikTok, su Subito.it dominano le vendite l’abbigliamento, i mobili e i casalinghi, seguiti da libri e riviste, ma anche smartphone, computer e moto/auto .
Strada facendo in questi ultimi cinquant’anni il panorama è andato cambiando . Fino ad oggi quando per esempio alimenti e bevande in una lista di acquisti totalizzano il 28% e sono all’ultimo posto tra categorie di shopping online più popolari :Abbigliamento – 53%;Calzature – 42%;Elettronica di consumo – 30%;Libri, film, musica e giochi – 28%; cura personale e bellezza – 28%. I prodotti più acquistati online in Italia secondo l’Istat :L’abbigliamento. … Gli articoli per la casa. … I film e le serie TV. … Computer, smartphone e altra elettronica di consumo. … Bellezza e benessere. … Libri, giornali e riviste cartacee. ..Gli articoli sportivi. …Farmaci e integratori alimentari.Secondo uno studio del Politecnico di Milano l’88% degli italiani possiede almeno un dispositivo tecnologico e il 61% usa una connessione a internet per fare acquisti online.
E dunque , a differenza del passato quando gli oggetti si acquistavano alla Standa o alla Rinascente per non dimenticare le bancarelle degli ambulanti che giravano le campagne italiane sui carretti per offrire oggetti in cambio spesso di stracci, ( oggetti come piatti di ceramica, bicchieri vetro, i veri “ritrovati” della modernità per quel tempo) , gli oggetti che raccontano la storia di questo paese sono oggi acquistati on line anche se Il volume d’affari complessivo del mercato dell’usato in Italia ha raggiunto circa 26 miliardi di euro nel 2023, con una crescita del 44% rispetto al 2022, guidata da 26 milioni di consumatori che acquistano e vendono ; mercati dell’usato sia fisici che per vendite on line .Sostenibilità ambientale e convenienza economica, attirano una clientela sempre più ampia e diversificata. Un mondo in cui gli o ggetti raccontano la storia delle persone e la storia del nostro paese . Una storia nuova , quella di oggi e chissà forse profeticamente anche quella di domani . Chissà.
