LE BANDE GIOVANILI OGGI (SECONDA PARTE) – PROF. GABRIELE GAUDIERI
Redazione- Il giovane delinquente, dopo un primo atto delittuoso, in cui sono venuti meno i freni inibitori, tende a reiterare l’azione, talvolta in modo più violento; la psicoanalisi ci spiega il comportamento deviante, ponendo attenzione a tre fattori: ES, IO, SUPER IO , facendoci notare che questi giovani evidenziano un super io fragile, il quale li porta a soddisfare ogni desiderio, che diventa una pulsione deterministica, senza curarsi dell’eventuale danno che essi, con tale atteggiamento, potrebbero determinare nel contesto sociale di prossimità.
Tale atteggiamento ha la sua eziopatogenesi nella prima infanzia, per mancanza di relazioni durevoli, per carenze affettive e, successivamente, per scarsa o mancata identificazione con un adulto autorevole, il quale avrebbe dovuto rappresentare la “legge” da introiettare, per passare dall’anomia ad una vera e propria autonomia, sia morale che intellettiva; la devianza di questi giovani è caratterizzata dal mettere in “isolamento” il “Super io” (con tale termine intendiamo la morale, le regole sociali ed anche una mente predittiva) , unico, “ freudianamente parlando”, in grado di porre un limite alle azioni riprovevoli e dannose per la società; ricordo, tuttavia, che, sin dagli anni trenta del Novecento, i minori vengono giustamente tutelati e la finalità della pena tende alla rieducazione sociale, poiché essi, nel porre in essere un’azione delittuosa, non prevedendone gli effetti letali che essa produce, devono essere rieducati, soprattutto oggi che le scienze sociali, le reti “terapeutiche” dispongono di consolidate prassi socio- psico-pedagogiche inimmaginabili anni orsono. L’incuria del mondo politico, la contrazione del Welfare State, la mancata attuazione di alcuni articoli della 328 del Duemila, fanno sì che il carcere minorile (Vedi il Beccaria di Milano) non riesca a risolvere o a migliorare la “vexata quaestio”: si potrebbe dire che abbiamo i giovani che gli adulti e le istituzioni hanno meritato!
Gli studi sulla personalità criminale hanno dimostrato che i soggetti attivi con comportamenti antisociali evidenziano instabilità emotiva e scarso o nullo adattamento all’ambiente, un disturbo antisociale di personalità, già ampiamente studiato dal DSM-V che lo definisce “un pattern pervasivo di disprezzo delle leggi e i diritti altrui che inizia prima dei 15 anni (come disturbo della condotta) e si manifesta nell’età adulta…i criteri diagnostici includono comportamenti come disonestà, impulsività, irritabilità, aggressività…”.
Un altro aspetto da valutare, in sede di diagnosi, per prassi clinica ormai consolidata, è il comportamento narcisistico, caratterizzato da una incapacità di provare empatia, non riuscendo i giovani devianti a comprendere i sentimenti degli altri, né il loro punto di vista, sono affetti da “cecità di sentimenti”; il narcisismo, presente nelle bande soprattutto di origine sud-americana, di cui tratterò nella prossima puntata, accresce le pulsioni aggressive, poiché la “libido” viene convogliata sul proprio io, in una dimensione egotistica e non, come dovrebbe essere, sugli altri, manca ogni forma di altruismo!
In ogni caso una banda è sempre in omeostasi con la società intorno ad essa: gli adolescenti, nella società contemporanea, non hanno più riferimenti culturali, soprattutto dopo la “caduta” delle ideologie o delle idee politiche, degne di questo nome, diventano soggetti “consumistici” e, non come nel passato, protagonisti del cambiamento sociale, culturale o poltico…accettano il reale, senza comprenderlo pienamente, interagendo con il mondo istintivamente, ma senza penetrarne i profondi significati semiologici, si sentono estranei e non compresi, per cui la violenza diventa una risposta “normale” del loro malessere!
PROF. DOTT. GABRIELE GAUDIERI
PEDAGOGISTA, DIDATTA FORMATORE
